1929 · robot

Creatura meccanica in grado di eseguire, in forma automatica, azioni e operazioni che riproducono quelle umane. ► Sin.: androide, automa, droide.

È l'anno della traduzione italiana di Robot (dove la parola già compariva). Ne parla anche qualche giornale, qui con riferimento al nome del personaggio: «Robot, l'uomo meccanico, fatto da noi, è uno degli altri miracoli che attende essere realizzato, trasportandolo da quel mondo dell'immaginazione dove vive finora» (“La Stampa”, 18 settembre).

“A 16 anni leggevo i romanzi di Asimov. Ero affascinato dalla tecnologia, dalla scienza. Ero quello che si definirebbe oggi uno smanettone: costruivo radioline e molti altri oggetti per hobby. Se oggi fossi un adolescente sarei un maker, o qualcosa del genere. Alla robotica sono approdato dopo esperienze professionali in vari campi, dalla realtà virtuale all’automazione, nel 1989. Ho iniziato lo studio della robotica affascinato da questa nuova scienza, sintesi di molte discipline tecniche e umanistiche. Successivamente, grazie alla mia formazione liceale classica, ho esteso il mio interesse anche alle implicazioni sociali ed etiche della robotica. Per questo alcuni anni fa ho coniato il termine roboetica e, nel 2004, ho organizzato il primo Simposio internazionale sull'argomento.
Il mio impegno è far conoscere la realtà della robotica, al di là della sua iconografia letteraria e cinematografica. Occorre infatti saper affrontare le nuove sfide che la robotica pone, e far sì che il suo sviluppo sia indirizzato a un vero progresso umano. Virtù e problematiche inerenti alle macchine nascono da noi e dall’uso che ne facciamo”


Gianmarco Veruggio

Non basta una parola

La parola robot era comparsa per la prima volta nel 1920 in un dramma fantascientifico in tre atti intitolato R.U.R. (Rossumovi univerzální roboti, “I robot universali di Rossum”), opera del ceco Karel Čapek (1890-1938), messo in scena l’anno successivo al Národní Divadlo di Praga; racconta la storia di uno scienziato, il dottor Rossum, che in una fabbrica situata su un’isola costruisce dei robot, macchine realizzate in materiale organico in grado di sostiture gli esseri umani nei lavori più pesanti. Robot, coniato dallo stesso Čapek, deriva dal termine ceco robota, sinonimo di lavoro servile o forzato; il robot è dunque – o dovrebbe essere – al servizio dell’uomo. Nella sua opera Čapek mette anche in guardia dai pericoli rappresentati dalle macchine; il dramma si conclude infatti con la ribellione dei robot, che iniziano a provare sensazioni e sentimenti umani.
In Italia l'opera ceca è parzialmente riprodotta, nel 1929, in un quindicinale di settore (“Il Dramma”, IV, n. 68, pp. 9-42); nello stesso anno Guglielmo Marconi menziona Robot in un articolo giornalistico:

Robot, l’uomo meccanico, fatto da noi, è uno degli altri miracoli che attende essere realizzato, trasportandolo da quel mondo dell'immaginazione dove vive finora (Si potrà comunicare fra i pianeti?, “La Stampa”, 18 settembre).

Se qualcuno avrebbe poi pronunciato quel robot, erroneamente, robò (Migliorini 1963, s. v. robot), Tommaso Landolfi avrebbe intitolato Roboto accademico un racconto fantastico a sfondo erotico; «consacrato ai rapporti di parità tra uomo e macchina» (Battistini 2003: 62), e pubblicato anche in raccolta (In società, Firenze, Vallecchi, 1962, p. 17 sgg.), narra di una studentessa di un ateneo americano fisicamente attratta da un gigantesco computer, surrogato meccanico di un docente di storia.
Ma una parola o anche due o tre, tenendo conto dei precedenti (automa, androide), non sono sufficienti a descrivere il complesso mondo della robotica. Verrano così via via coniati i vari droide, umanoide o cyborg, altri vocaboli che raccontano il desiderio di creare esseri meccanici dalle sembianze umane in grado di eseguire operazioni sempre più complesse. Fino ad arrivare alla nuova frontiera dell’ibridazione uomo-macchina; l'ultimo della serie è umandroide, cui è stato preferito il corrispondente inglese (humandroid) nel titolo della versione italiana dell'ultimo film – nella versione originale: Chappie – del regista sudafricano Neill Blomkamp.  
Automi e umanoidi sono comunque sempre esistiti, dalla mitologia orientale – il re cinese Mu resta stupito alla vista di un automa perfettamente funzionante presentatogli dall’ingegnere Yan Shi, che lo aveva realizzato dandogli fattezze umane (cfr. Needham 1986: II, 53) – a quella greca (il dio Efesto che forgia servitori meccanici da sfruttare nei lavori di fucinatura). Nel Medioevo è esemplare la storia attribuita a papa Silvestro II: secondo Ademaro di Chabannes e Guglielmo di Malmesbury, infatti, il papa aveva una testa d’oro parlante che rispondeva alle domande con un sì o un no, probabilmente sulla base di un sistema matematico binario.


Leonardo, Frankenstein e i robot di Asimov

Nel Rinascimento, a proposito del robot, spicca la figura di Leonardo da Vinci. Tra i diversi disegni del Codice Atlantico (1478-1519) si cela anche il progetto di un cavaliere-robot; il progetto, svelato nel 1957 dallo storico dell’arte Carlo Pedretti, è stato realizzato da uno studioso di robotica, Mark Rosheim, che ha costruito (2002) il primo modello completo del cavaliere meccanico per un documentario della BBC (Leonardo: The Story of an Undisputed Genius).
Negli ultimi secoli la corsa spasmodica alla realizzazione di macchine sempre più sofisticate ha portato altresì alla comparsa delle prime opere letterarie sul tema degli automi. L’antesignana di questo genere di letteratura è Mary Shelley con Frankenstein, or the Modern Prometheus (1818), un romanzo che mette in scena la paura dello sviluppo tecnologico attraverso il robot-mostro creato dal dottor Victor Frankenstein. È però il Novecento il secolo della consacrazione dei robot. Non solo per il dramma di Karel Čapek, ma anche per l’attività di Isaac Asimov, il primo a formulare, nel racconto Liar! (1941) e in diverse altre opere, le tre leggi fondamentali della robotica (Asimov 1986/20092: 49): 1) «Un robot non può recare danno a un essere umano e non può permettere che un essere umano riceva danno a causa del suo mancato intervento»; 2) «[U]n robot deve obbedire agli ordini degli esseri umani a meno che tali ordini non siano in conflitto con la Prima Legge»; 3) «Un robot deve proteggere la propria esistenza, a meno che tale protezione non entri in conflitto con la Prima o con la Seconda Legge».


Da Metropolis al robot-killer


Il cinema di genere fantascientifico è influenzato dai robot fin dal primo dopoguerra: la falsa Maria protagonista del film Metropolis, il capolavoro firmato da Fritz Lang nel 1927, è un robot costruito dallo scienziato Rotwang per incitare gli operai a ribellarsi e portarli in seguito alla rovina. Se il cinema ha saputo anticipare i tempi, la tecnologia è stata però in grado di fare passi da gigante nel campo della robotica: accanto ai robot che entrano nelle case sotto forma di elettrodomestici multifunzione, l’elettronica e la cibernetica hanno favorito lo sviluppo di macchine antropomorfe sempre più efficienti, utilizzate in ambiti diversi. A partire dai progetti dello scienziato Ichiro Kato – come WABOT-1 (1973), il primo robot antropomorfo bipede capace di camminare, o WABOT-2 (1984), il robot musicista presentato all’Expo di Tsukuba –, gli scienziati hanno infatti implementato l’uso dell’intelligenza artificiale nelle macchine, giungendo a creare robot adatti a moltissimi impieghi; come la medicina, un settore in cui l’Italia è all’avanguardia:

Fiore all’occhiello dei robot nazionali è iCub. Alto 107 centimetri pesa 22 chili. Ha le sembianze di un bambino di circa 4 anni, con capacità di apprendimento dal mondo esterno. Un progetto tra robotica e neuroscienze che vede impegnati oltre mille ricercatori dell’IIT (Istituto italiano di tecnologia) di Genova, capofila di altre 10 università italiane (Umberto Torelli Umberto, La carica dei robot italiani, “Corriere della Sera”, 6 dicembre 2012)

Ma la ricerca robotica ha fatto registrare progressi anche in altri ambiti. Come quello militare, in cui sono stati ideati i LAWS (Lethal autonomous weapons system, “sistemi di armi autonome letali"), robot-killer che rendono quanto mai concrete le minacce raccontate in tanti film o romanzi di fantasicenza:

Che cosa sono i Robot killer? Sono robot programmati per agire autonomamente durante una missione militare: macchine, cioè, in grado di prendere da sole la decisione di uccidere. Non come i droni, che per essere attivati hanno bisogno di un uomo che schiacci il bottone; i Robot killer non hanno bisogno della presenza umana, fanno da sé. (Carlo Mercuri, Nel mirino dei soldati robot: arrivano le macchine militari programmate per agire autonomamente, “Il Messaggero”, 8 dicembre 2014)

Fabio Di Nicola

Bibliografia

Asimov Isaac, 20092, Sogni di robot, Milano, il Saggiatore (prima ediz.: 2003; orig. iIngl. 1986).
Barrow John D., Tipler Frank J., 2002, Il principio antropico,  Milano, Adelphi (orig. ingl.: 1986).
Battistini Andrea, 2003, Sondaggi sul Novecento, a cura di Lorenza Gattamorta, Cesena, Il Ponte Vecchio.
Centini Massimo, 1992, La sindrome di Prometeo. L’uomo crea l’uomo: dalla mitologia alle biotecnologie, Milano, Rusconi.
Ceserani Gian Paolo, 1969, I falsi Adami. Storia e mito degli automi, Milano, Feltrinelli.
DM10 = Alfredo Panzini, Dizionario moderno delle parole che non si trovano nei dizionari comuni […], Milano, Hoepli, 1963 (prima ediz.: 1905).
Losano Mario G., 1990, Storie di automi. Dalla Grecia classica alla Belle Époque, Torino, Einaudi.
Migliorini Bruno, 1963, Appendice di dodicimila voci, in DM10, pp. 763-1093.
Needham Joseph, 1986, Science and Civilization in China,  Cambridge, Cambridge University Press, 2 voll.
Scott Peter B., 1987, La rivoluzione robotica: automazione e trasformazione dei processi industriali, Padova, Muzzio (orig. ingl.: 1984).