1931 · apriscatole

Utensile tagliente con cui aprire scatole e scatolette di latta contenenti cibi conservati.

Di un «apri-scatole di conserva», compreso in una serie di altri «[a]rticoli di uso domestico», si parla già nel 1878 (“La Stampa”, 28 novembre), e numerose altre attestazioni della voce si contano fino agli anni Venti del Novecento. Nell'edizione dell'11 febbraio di quest'anno della “Stampa”, in un paragrafo (La moglie americana) di uno spaccato di costume della città di Detroit, l'apriscatole viene consacrato a «utensile più usato in cucina»: «Quando ne ha voglia e quando il club gliene lasci tempo, la donna di casa prepara al consorte una cena molto spiccia a base di roba in scatola. L'apriscatole è l'utensile più usato in cucina. Il marito tornando dal lavoro deve però aver provveduto all'occorrente e dopo mangiato asciuga i piatti che la moglie ha lavati. Gli altri pasti non dànno molto da fare alla padrona di casa perché il marito prepara il breakfast anche per la sua compagna, che riposa a letto un po' più a lungo e la colazione ognuno la fa per proprio conto: lui al ristorante vicino all'ufficio o sul posto di lavoro in officina; lei al club, o in casa alla meglio senza far fatica, oppure anche lei vicino all'ufficio. I letti li prepara lei nei giorni feriali e lui alla domenica. La pulizia è incarico della padrona di casa, ma è molto spiccia; l'aspiratore elettrico elimina molta fatica e i pavimenti sono verniciati a lucido così che non occorre né cera né spazzolone. L'uomo deve ancora provvedere alla manutenzione generale della casa, tenere in ordine quel po' di prato davanti e dietro alla casa, curare l'automobile e il garage. La vita di una donna è di solito molto comoda e alquanto più scomoda che da noi, è quella degli uomini. Tanti mariti italiani che si lamentano delle loro compagne dovrebbero fare una capatina laggiù e provare quale è la situazione della maggior parte dei loro colleghi. Tornerebbero di gran corsa, sicuri che innumerevoli persone li possono invidiare».    

Un'invenzione tardiva

Di un apriscatole per scatole di conserva, incluso in una serie di altri «[a]rticoli di uso domestico», si parla già nel 1878, sulla “Stampa” (28 novembre), a proposito di un'assoluta novità sul mercato della quale si dà conto in un avviso di piccola pubblicità:

Nuovissimo ordigno indispensabile in tutte le cucine. Esso serve a varii usi. Martello, leva-chiodi, apri-scatole di conserva, leva-coperchi, alza-marmitte e casseruole, ecc.; prezzo L. 1 50 caduno.

L'“ordigno” pluriusi qui descritto – la funzione togli-coperchi sarebbe stata riproposta dall'apriscatole prodotto dall'azienda svizzera Kuhn Rikon: la lattina «si apre recidendo la giuntura laterale, anziché tagliare tutt'attorno alla parte superiore» (Norman 2004 [2004]: 213) – non pare avere molto a che fare con l'apriscatole, fornito di una rotella tagliente, brevettato nel 1870 da un americano del Connecticut, William Lyman. Un oggetto che non aveva avuto granché successo, perché scomodo e non molto funzionale:

bisognava posizionarne una delle due estremità esattamente al centro della scatola, per poi fare perno sull'estremità stessa e far girare la rotella, che tagliava il coperchio; se il puntello non era al centro, la rotella non tagliava solo il coperchio ma finiva per lacerare i bordi della latta (Cianci 2009: 44).

Il modello inventato da Lyman seguiva di dodici anni l'invenzione di un altro tipo di apriscatole, anche questo brevettato da un americano del Connecticut. Si tratta di Ezra J. Warner, e l'oggetto era una specie di temperino, antenato dell'apriscatole con cui, una volta bucato presso il bordo (con l'estremità metallica di cui l'apriscatole è dotato) il coperchio della scatola da aprire, si taglia tutt'intorno la latta con la piccola lama terminante nella punta foratrice; preceduto (1855) da uno analogo – l'aveva brevettato l'inglese Robert Yeates, ed era una specie di artiglio fornito di manico – , consisteva di una «lama appuntita da appoggiare sul bordo della scatola, dotata di una sicura in metallo che le impediva di entrare troppo in profondità all'interno del contenitore e guastare il cibo; con una seconda lama ricurva si faceva leva sulla prima per tagliare il coperchio. L'operazione fu poi definita come “metà baionetta, metà falcetto”» (ibid.). Proprio grazie alle loro baionette, durante la Guerra di Secessione (1861-1865), i soldati americani erano riusciti, pur tra mille difficoltà, ad aprire i cibi in scatola. All'indomani della conclusione (1868) del conflitto, almeno per le scatole di sardine, avrebbe provveduto una comoda e maneggevole chiavetta su cui arrotolare la superficie in metallo.
Le invenzioni di Yeates, Warner e Lyman erano giunte assai dopo il primo brevetto (1810) per l'inscatolamento dei cibi in contenitori metallici. Il merito era stato  di un inglese, Peter Durand, che aveva voluto fare un utile servizio alla Marina britannica; sui recipienti sigillati c'era scritto di tagliare nella parte superiore, in prossimità del bordo, servendosi di martelletto e scalpelletto. Il primo ad aver escogitato un metodo (1804) per sigillare alimenti in contenitori (di vetro) era stato però un birraio e pasticciere francese: Nicolas Appert. Fu lui ad aggiudicarsi il premio il denaro (12.000 franchi), messo in palio da Napoleone, da corrispondere a chi fosse riuscito a trovare il modo di conservare efficacemente il cibo destinato all'esercito francese. Il metodo  di Appert, che sull'argomento scrisse anche un libro (1810), consisteva nel riscaldare nell'acqua bollente le bottiglie, chiuse preliminarmente con un tappo, in cui erano stati immessi gli alimenti: albicocche, carciofi, castagne, mosto, pernici, uova, tartufi, ecc. (Wilson 2013 [2012]: 263). L'accettazione del premio impedì ad Appert di ottenere un brevetto per la sua invenzione, e a una manciata di mesi dall'uscita del suo volume fu un agente di cambio, l'inglese Peter Durand, a brevettare un «metodo di conservazione alimentare che aveva una somiglianza sospetta con quello di Appert» (ibid., p. 264):

Il brevetto fu acquistato per mille sterline da Bryan Donkin, un ingegnere con il fiuto per le grandi opportunità. Nel 1813 Donkin, con i suoi soci Hall e Gamble, aprì a Bermondsey uno stabilimento […] che sfornava alimenti lavorati con la tecnica di Appert, riscaldandoli per ben sei ore in contenitori chiusi immersi in acqua bollente.  Ma c'era una differenza fondamentale: Donkin, Hall e Gamble notarono che le bottiglie di vetro erano troppo fragili e decisero di confezionare il cibo – carote, vitello, bolliti di carne, manzo lessato eccetera – in barattoli di ferro rivestiti di stagno: le scatolette (ibid.).


Arriva l'apriscatole elettrico

Le attestazioni di apriscatole si contano numerose fino agli anni Venti del Novecento. Nell'edizione dell'11 febbraio 1931 della “Stampa”, in un paragrafo (La moglie americana) di uno spaccato di costume sulla città di Detroit (“Dinamic City”), rubricato fra i Paesaggi d'Oltreoceano e firmato Job., l'apriscatole viene consacrato a «utensile più usato in cucina»:

Quando ne ha voglia e quando il club gliene lasci tempo, la donna di casa prepara al consorte una cena molto spiccia a base di roba in scatola. L'apriscatole è l'utensile più usato in cucina. Il marito tornando dal lavoro deve però aver provveduto all'occorrente e dopo mangiato asciuga i piatti che la moglie ha lavati. Gli altri pasti non dànno molto da fare alla padrona di casa perché il marito prepara il breakfast anche per la sua compagna, che riposa a letto un po' più a lungo e la colazione ognuno la fa per proprio conto: lui al ristorante vicino all'ufficio o sul posto di lavoro in officina; lei al club, o in casa alla meglio senza far fatica, oppure anche lei vicino all'ufficio. I letti li prepara lei nei giorni feriali e lui alla domenica. La pulizia è incarico della padrona di casa, ma è molto spiccia; l'aspiratore elettrico elimina molta fatica e i pavimenti sono verniciati a lucido così che non occorre né cera né spazzolone. L'uomo deve ancora provvedere alla manutenzione generale della casa, tenere in ordine quel po' di prato davanti e dietro alla casa, curare l'automobile e il garage. La vita di una donna è di solito molto comoda e alquanto più scomoda che da noi, è quella degli uomini. Tanti mariti italiani che si lamentano delle loro compagne dovrebbero fare una capatina laggiù e provare quale è la situazione della maggior parte dei loro colleghi. Tornerebbero di gran corsa, sicuri che innumerevoli persone li possono invidiare.   

Il 1931 è anche l'anno in cui viene messo in commercio da un'azienda di San Francisco, la Star Can Opener Company, il primo apriscatole elettrico. Utilizza, esattamente come quello manuale, la «ruota dentata di avanzamento» (Carli 2000: 60) brevettata sei anni prima dalla stessa compagnia californiana. È l'alba di una nuova era.

Massimo Arcangeli

Bibliografia

Carli Fabrizio, 2000, Elettrodomestici spaziali. Viaggio nell'immaginario fantascientifico degli oggetti dell'uso quotidiano, Roma, Castelvecchi.
Cianci Antonio, 2009, Eureka! 100 inventori + 100 invenzioni che ci hanno cambiato la vita, Novara, De Agostini.
Norman Donald A., 2004, Emotional design. Perché amiamo (o odiamo) gli oggetti della vita quotidiana, Milano, Apogeo (orig.  ingl.: 2014).
Rubino Jr. Anthony, 2015, Dal post-it al push-up. 100 idee geniali che avresti potuto avere anche tu, Milano, BUR (orig. ingl.: 2010).
Wilson Bee, 2013, In punta di forchetta. Storie di invenzione in cucina, Milano, Rizzoli (orig.  ingl.: 2012).