1933 · moka (o moca)

Caffettiera a pressione per il caffè espresso di uso domestico.

Nasce la Moka Espress Bialetti.

Un ottagono perfetto

Nel 1919 il signor Alfonso Bialetti fonda a Crusinallo, in provincia di Verbania, un’officina per produrre semilavorati in alluminio poi trasformata nell'Alfonso Bialetti & C. Fonderia in Conchiglia, un laboratorio per progettare e realizzare prodotti pronti per il mercato. È ancora una piccola ditta, ma la svolta sarebbe venuta di lì a pochi anni: nel 1933, dopo aver osservato la moglie che faceva il bucato con una vecchia lisciveuse, una lavatrice a caldaia, Bialetti inventa un prodotto destinato a rendere lui e la sua azienda famosi in tutto il mondo: è la Moka Express, la caffettiera a pressione per prepararsi un espresso.
Il nome (moka o moca) deriva dalla città yemenita di Mokha, uno dei primissimi centri di produzione di caffè, la «nettarea bevanda», per dirla con Parini, «ove abbronzato / fuma ed arde il legume […] d’Aleppo /  giunto, e da Moca che di mille navi / popolata mai sempre insuperbisce» (Il Mattino, 140-143). La parola, con l’introduzione sul mercato della moka Bialetti, passa rapidamente da marchionimo a sinonimo di macchinetta del caffè, imponendosi da subito, per facilità e rapidità d’uso, su caffettiera napoletana, cui è dedicato anche un noto monologo di Eduardo De Filippo (Questi fantasmi, 1946). La moka affianca anche, senza però mai giungere a sostituirla, la macchina da bar per il caffè espresso, l’unica in grado di prepararlo fino all’avvento dell’invenzione Bialetti; il macchinario professionale era nato già nel 1884, da un’idea di Angelo Moriondo poi perfezionata da Luigi Bezzera, ed era stato immesso sul mercato da varie aziende (prima la milanese La Pavoni, poi la Gaggia, la Victoria Arduino e altre), riscuotendo un enorme successo. Ma poter bere un espresso appena svegli, senza dover andare al bar, era un'altra storia.
La moka Bialetti, dal design art déco, era un oggetto dal funzionamento piuttosto semplice: rigorosamente  ottagonale, in alluminio o acciaio, si componeva di un bollitore che si riempiva d’acqua, sul quale veniva inserito un filtro a forma di imbuto riempito di caffè e quindi avvitato un bricco raccoglitore; quando la caffettiera è posta sul fuoco l’acqua si scalda e sale fino a incontrare il caffè, producendo la bevanda che si raccoglie nella parte superiore della macchinetta. Un’idea semplice e allo stesso tempo geniale, tanto da essere venduta in oltre 100 milioni di esemplari e da entrare quindi nel Guinness dei primati; da essere al centro di una mostra monografica organizzata a partire dal 2013 (La moka si mette in mostra); da essere accolta quale simbolo di design italiano nelle collezioni permanenti del Triennale Design Museum di Milano (inaugurato nel 2007) e del Museum of Modern Art (MoMA) di New York (cfr. Soletti e Toscani 2004: 19).


L'omino coi baffi e... un’idea

Negli anni la moka è stata costantemente perfezionata; per es. modificandone le dimensioni, per poter così riuscire a preparare da una a diciotto tazzine di caffè insieme. Molti sono stati poi i nuovi prodotti della Bialetti lanciati sul mercato, anche molto recentemente, per rispondere alla circolazione di apparecchi sempre più moderni per preparare il caffè in casa, come le caffettiere elettriche e le macchine che utilizzano caffè in cialde o in capsule; dalla macchinetta in alluminio Bialetti sono derivate la Mokona (2006), per l'espresso trivalente (per caffè macinato, ma anche per capsule e cialde), e la Moka Induction (2014), per il caffè su piani a induzione. Tutti segni della vitalità di un prodotto – dal 2010 non più fabbricato nello stabilimento di Crusinallo – che è rimasto fedele all’idea del suo creatore, quell’Alfonso Bialetti da sempre ricordato come l’“omino coi baffi”. Così lo ritrasse il disegnatore Paul Campani (1923-1991), a partire dal 1953, in una serie di vignette pubblicitarie accompagnate dallo slogan: «Eh sì sì sì... sembra facile (fare un buon caffè)!»; uno dei primissimi esempi di partecipazione diretta di un imprenditore, sia pure in abito fumettistico, alla pubblicità del suo prodotto, secondo un meccanismo ampiamente replicato in anni recenti.
L'omino Bialetti «diviene subito il protagonista della comunicazione pubblicitaria del prodotto e si identifica talmente con esso da assorbirlo in sé, in una sorta di osmosi fatale» (Pitteri 2006: 39); dagli anni Cinquanta, infatti, il personaggio inizia a essere riprodotto anche sul fianco della moka, per poi diventare parte integrante del marchio. La Moka Express Bialetti e l’omino coi baffi diventano insomma una cosa sola, ieri come oggi: il personaggio di Campani continua a figurare ancora nel logo dell’attuale Bialetti Industrie S.p.A, nata nel 2002 dalla fusione tra l’azienda fondata da Bialetti e altri marchi italiani produttori di piccoli elettrodomestici e accessori per la casa (come Cem, Girmi, Rondine, Aeternum). È l’ultimo passo prima della quotazione in borsa (27 luglio 2007) del gruppo industriale.


Sembra facile…

L’omino coi baffi ha il suo boom a partire dal 1958, con l'approdo a Carosello (Giusti 1995, s. v. Bialetti): per risparmiare tempo e denaro il personaggio, doppiato da Raffaele Pisu, appare quasi sempre immobile e muove soltanto la bocca, su cui scorrono le lettere delle parole di quel che dice. Simpaticamente imperturbabile, consiglia ogni volta come affrontare situazioni all'apparenza semplici (per es. la riparazione di un rubinetto che perde) per poi finire per ammettere, con l’ormai consolidato slogan, che le cose sembrano più facili di quanto non siano realmente.
Questo è vero soprattutto per il caffè, che in Italia è espressione di una filosofia. Siamo fra i pochi paesi al mondo in cui si può scegliere tra decine e decine di modi differenti di sorseggiarlo (lungo, corto, macchiato caldo, macchiato freddo, etc.), e anche fra i pochi a essere rosi dai dubbi, quanto ai modi della sua preparazione, su quale e quanta acqua usare; su quale e quanto caffè mettere; se stringere o non stringere forte la caffettiera; se lasciarne il coperchio aperto o chiuso; se girare il caffè prima di versarlo oppure no. Tanti i segreti per un ottimo caffè preparato in casa ma una sola certezza, da più di ottant'anni: farselo con la moka.

Francesco Lucioli

Bibliografia

Giusti Marco, 1995, Il grande libro di Carosello. E adesso tutti a nanna..., Milano, Sperling & Kupfer.
Pitteri Daniele, 2006, La pubblicità in Italia dal dopoguerra a oggi, Roma-Bari, Laterza.
Soletti Francesco, Toscani Ettore, 2004, L’Italia del caffè, Milano, Touring Club Italiano.