1953 · lego

Gioco di costruzioni consistente nel combinare variamente fra loro mattoncini di plastica, in modo da ottenere ogni volta un oggetto diverso.

Nel 1952 Kirk Christiansen Godtfred aveva aggiunto la frase LEGO Mursten (“mattoncini LEGO”) sulle scatole del gioco; quest'anno i LEGO diventano i mattoncini per antonomasia (e, d'ora in poi, il nome del marchio apparirà in ciascuno di essi).

Il carpentiere che reinventò il mattone

Anche la storia dei LEGO, come tante altre, inizia da un punto diametralmente opposto a quello di arrivo. Quando Ole Kirk Christiansen (1891-1958), un carpentiere danese, si trova sull’orlo del fallimento, è la capacità di reinventarsi che lo salva dal tracollo. Negli anni Trenta la Grande Depressione raggiunge la Danimarca e la piccola cittadina di Billund, dove vivono Ole, la moglie e i suoi quattro figli. È con l’aiuto del terzo, Godtfred, che nel 1932 Ole comincia a fabbricare giocattoli in legno. E inizia da un’anatra su ruote intagliata in legno di betulla (1935), da trascinare con lo spago; un passatempo semplice, eppure di grande richiamo. Nonostante le difficoltà economiche e le poche vendite, le sue creazioni si distinguono per una impareggiabile attenzione ai dettagli e per la qualità dei materiali. Senza mai voler scendere a compromessi, Ole vive seguendo un motto che sarebbe diventato lo slogan della LEGO: «Det bedste er ikke for godt» (“Neppure il meglio è buono a sufficienza”). Con l’evolversi del catalogo (si aggiungono alla collezione treni, aerei e automobili) arriva anche la necessità di un nome distintivo e così Ole pensa a LEGO, una parola macedonia ottenuta dalla fusione dei due elementi di leg godt, “gioca bene” (il caso vuole che lego, in latino, significhi “(io) metto insieme, compongo”).
Nel 1947 la LEGO Group entra nel mercato dei giocattoli di plastica acquistando una macchina per stampaggio a iniezione che viene usata per realizzare, oltreché pesciolini e marinai in miniatura, dei rudimentali automatic binding bricks (“mattoni auto-assemblanti”, venduti dal 1949). L'ingresso nel settore si rivela decisivo per l’azienda, e i piccoli mattoni riscuotono un tale successo da essere rinominati LEGO Mursten (“mattoncini LEGO”); è il 1953, ed è Godtfred ad aggiungere questa frase sulle scatole del gioco (a partire da quello stesso anno il nome del marchio viene impresso su ciascun mattoncino).
È sempre Godtfred, che prenderà le redini della compagnia qualche anno più tardi, dopo la morte del padre, a ingegnare un sistema di gioco che renda coerenti tra loro tutti i prodotti di Ole. Nel 1955 esce il primo set, una città componibile che avrebbe insegnato ai più piccoli l’educazione stradale; nel 1960, volendo seguire alcuni princìpi chiave (potenziale di gioco illimitato, accessibilità a bambini e bambine di ogni età, stimolazione della creatività e dell’immaginazione), Godtfred decide di abbandonare il legno e di proseguire coi soli mattoncini (Baichtal e Meno 2011: 4 sgg.). Nel 1958 era stato intanto introdotto il sistema d’incastro ancora presente nei LEGO odierni, sicché un mattoncino degli anni Sessanta si fisserebbe perfettamente con uno del Terzo Millennio. Seguirà una prolifica campagna di diversificazione che porterà nelle case dei più piccoli i Duplo (1969), mattoncini di dimensioni maggiori e più sicuri per i bambini al di sotto dei 5 anni, e nelle case dei più grandi il Technic (1977), un sistema LEGO più complesso che si avvale di pezzi speciali come ruote dentate, braccia meccaniche, rondelle e parti robotizzate. È il bambino il vero creatore del gioco; risiede perciò nell’assenza di un libretto di istruzioni il punto di forza dei LEGO, che Jostein Gaarder ha paragonato all’atomo democriteo

Anzitutto sono indivisibili, variano nella forma e nelle dimensioni, sono solidi e impermeabili. I Lego hanno anche agganci che permettono loro di unirsi per costruire tutte le figure immaginabili e possono essere separati in vista del loro riutilizzo. Ed è proprio questo il motivo per cui i Lego sono così famosi: la loro capacità di essere continuamente riutilizzabili. Un singolo Lego può far parte un giorno di una macchina, il giorno dopo di un castello. Possiamo ben dire che i Lego sono “eterni” (Gaarder 1991/200944: 54).


L'universo LEGO


I LEGO sono rapidamente diventati oggetto di culto presso tanti amateurs, e la loro versatilità si presta bene anche alle esigenze dei fanatici del modellismo, ma chi non ne ha almeno qualche pezzo in casa? Secondo i dati dell'azienda produttrice (http://education.lego.com/it-it/about-us/lego-education-worldwide/lego-facts) ci sono 86 mattoncini in media per ogni abitante della Terra. Non è perciò una sorpresa che il Web pulluli di fan club del gioco, che siano sorte associazioni nazionali ad hoc, che ogni anno si tengano convegni e si disputino gare destinate ai più creativi; gli affezionati del mattoncino vantano anche un gergo tutto loro (Baichtal e Meno 2011: 49-50).
L’enorme potenziale del giocattolo si esprime soprattutto attraverso i set, organizzati per temi, e i personaggi collezionabili (minifigures, o più comunemente minifig). Così la LEGO richiama periodicamente nei vari negozi i bambini e gli adulti desiderosi di vivere nuove avventure: tra le serie più famose LEGO City (di cui fa parte il primo trenino elettrico, del 1966), LEGO Space (1978-2013) e LEGO Pirates (dal 1989), cui vanno aggiunte le serie – Star Wars (dal 1999), Harry Potter (2001-2011), Batman (2006-2008), Indiana Jones (2008-2009) – che ripropongono alcune delle più celebri saghe del grande schermo. A tenere il mattoncino al passo coi tempi ci pensano le “minifigure”, che dal 1978 ripropongono personaggi della storia, della televisione, della cultura popolare (tra i tanti Rosa Parks, Albert Einstein, Jack lo Squartatore, Clint Eastwood, Britney Spears e perfino San Francesco d'Assisi). Non finisce qui: con l’avanzata tcnologica, e l’evolversi di giochi e passatempi, la LEGO sente la necessità di partecipare all’universo dei videogiochi (lo fa anche per star dietro alla concorrenza); arriva così LEGO Island (1997), il primo esemplare di un lungo filone videoludico tuttora in sviluppo, e ai giochi classici di azione, avventura, strategia si affiancano i giochi in licenza abbinati ai set speciali (Harry Potter, 2001-2011, Star Wars, 2005-2011, Batman, 2008-2014, Indiana Jones, 2008-2009), così che il mattoncino virtuale spinga verso l’acquisto del mattoncino reale.
L’universo LEGO non sembra insomma esaurirsi mai, e oltre ai sei parchi a tema “Legoland” sparsi per il mondo (il più grande si trova a Windsor, ma il primo lo ospita gelosamente Billund dal 1968) l’azienda ha prodotto nel 2014 un film per bambini, The LEGO Movie. La pellicola, di Phil Lord e Christopher Miller, ha incassato 469 milioni di dollari nel mondo ed è stata accolta positivamente dalla critica (cfr. Scott 2014). Ma per la LEGO il gioco non è neanche tutto, perché la multinazionale del giocattolo si è sempre impegnata affinché le sue costruzioni potessero raggiungere determinati obiettivi anche in quanto a istruzione e cultura. I risultati non sono mancati (sorprendenti nelle terapie rivolte ai bambini autistici: Baichtal e Meno 2001: 272 sg.), e a fare il resto ci hanno pensato la varia letteratura (riviste, fumetti, libri ispirati ai LEGO), e le arti pittoriche e architettoniche. Ma è soprattutto lo stimolo alla fantasia e alla creatività che da sempre alimenta lo spirito LEGO. E così sarà, si spera, per molti altri anni a venire.


Andrea Canetto

Bibliografia

Baichtal John e Joe Meno, 2011, The Cult of LEGO, San Francisco, No Starch Press.
Gaarder Jostein, 200944, Il mondo di Sofia, Milano, Longanesi (orig. norveg.: 1991).
Herman Sarah, 2012, A Million Little Bricks. The Unofficial Illustrated History of the LEGO Phenomenon, New York, Skyhorse.
Robertson David C. e Bill Breen, 2013, Brick by Brick. How LEGO Rewrote the Rules of Innovation and Conquered the Global Toy Industry, New York, Crown Business.
Scott Anthony Oliver, 2014, Toying With Ideas Outside the Manual, “The New York Times”, 7 febbraio.