1971 · @ (at/chiocciola)

Simbolo grafico usato, negli indirizzi di posta elettronica, per separare il nome dell'utente da quello del dominio. ► Sin.: a commerciale, chiocciola, chiocciolina.

Nell'ottobre o nel novembre di quest'anno viene inviata, dall'ingegnere elettronico americano, di origine olandese (Raymond Tomlinson), che aveva riscoperto la chiocciola su una telescrivente, la prima e-mail della storia della posta elettronica.

Le origini (vicine) di un segno planetario

Familiare a più di due miliardi di utilizzatori di servizi di posta elettronica già nel 2010, e accolta con tutti gli onori perfino in un museo (il newyorkese MoMA), nessun altro simbolo grafico può vantare una vita altrettanto gloriosa di quella vissuta da @. E altrettanto grandi responsabilità: nello spagnolo scritto, sfidando la Real Academia Española che l’ha giudicato inammissibile (anche perché impossibile da estendere al parlato), va estendendosi l’uso di piegare @ a marca flessionale neutra, comprensiva del maschile e del femminile insieme: “¡Hola l@s viej@s amig@s y l@s nuev@s amig@s!” (“Ciao agli/alle amici/amiche vecchi/vecchie e nuovi/nuove!”). Un uso che va ormai diffondendosi anche in Italia.
La chiocciola informatica è stata messa al mondo da Raymond (Ray) Tomlinson, un ingegnere elettronico americano di origine olandese che l'ha concepita quasi per caso, dopo l’incontro con una telescrivente; per lui @ era un semplice carattere su una tastiera, per giunta assai poco utilizzato: collocato sopra la lettera P, ne condivideva il tasto. Nell'ottobre del 1971 l'ingegnere nota la presenza della a commerciale (sinonimo di at, at a price/rate of  ‘al prezzo di’: 5 gal @ $10/gal ‘5 galloni a 10 dollari ciascuno’) su una telescrivente ASR-33 dell’American Telephone and Telegraph (AT&T) e ne rimane attratto. Si manda intanto messaggi all’interno del laboratorio in cui lavora: a far da cavie due computer, divisi più o meno da una distanza di tre metri (“Mi spostavo ruotando sulla sedia dall’uno all’altro”, ha dichiarato qualche anno fa in un’intervista radiofonica, “scrivevo un messaggio sul primo e poi andavo sull’altro, guardando ciò che avevo provato a scrivere”). A distinguere la posta elettronica esterna da quella interna avrebbe successivamente provveduto lei, @, tenendo separati gli utilizzatori locali dai destinatari remoti.
Secondo una diffusa opinione, nella prima e-mail inviatasi (in quel mese di ottobre, o ai primi di novembre), Ray avrebbe scritto QWERTYUIOP; composta dalla prima fila di maiuscole a partire dall’alto, è la sequenza presente sulle attuali tastiere di milioni di cellulari e di computer. Tomlinson, pur confermando di aver allora adoperato le maiuscole, non ha mai detto che quell’e-mail contenesse QWERTYUIOP. Tuttavia, qualunque ne sia stato il testo, si sarà presumibilmente trattato di una successione casuale di caratteri; Tomlinson stesso ha più volte dichiarato che i messaggi che si spediva dalla sua stanza erano spesso scritti in gibberish, un linguaggio privo di senso che ricorda il grammelot.


I primi vagiti

Prima di materializzarsi sulle tastiere delle telescriventi, nel ventennio iniziale del Novecento (negli anni Quaranta, con l’utilizzazione delle teletypes come terminali di sistemi di elaborazione, sarebbe poi giunta alle tastiere dei computer), la chiocciolina era approdata, sul finire dell'Ottocento, alle macchine da scrivere. La sua storia ha però inizio almeno nel Medioevo.
Per una certa scuola @ nascerebbe al tempo in cui il suo svolazzo era ancora una lettera, più esattamente una d. Siamo in età alto-medievale, fra il VI e il VII secolo, e in quella d stilizzata e avvolgente preceduta dall’a si leggerebbe perciò la preposizione latina ad. È stato un paleografo americano, Berthold L. Ullman (1882-1965), il primo a sposare la tesi, nella prima metà del Novecento, che l’a commerciale inglese fosse debitrice del modo in cui veniva rappresentata quell’ad del latino (Ullman 1932/19974). La minuscola carolina si era sbarazzata della maggior parte delle tante lettere “abbracciate” che affollavano le scritture corsive precedenti, lasciando sopravvivere solo le più radicate. Quella meglio conosciuta, e di più antica tradizione, era senz’altro la legatura per et, introdotta dalla semionciale fra le scritture ufficiali; sarebbe diventata l’ampersand. Nella visione di Ullman anche @ era una vecchia legatura precarolina, risultato dell’“esagerato” sviluppo di una d onciale. Quasi settant’anni dopo uno studioso italiano, Giorgio Stabile, avrebbe provato a smentirlo.
Secondo Stabile @ sarebbe stata in origine un’unità di peso e di capacità, la spagnola arroba. Il termine è l’adattamento castigliano di un’altra unità di misura, l’ispano-arabo arrúb‘, a sua volta trasformazione dell’arabo classico rub‘ ‘un quarto’. La pista “economica” suggerita dallo sp. arroba non poteva essere ignorata. La ricerca dell’ideale terreno di coltura per la venuta al mondo di @ imponeva di guardare a una scrittura diversa dall’onciale. Bisognava scommettere sulla scrittura in uso, a partire dal XIV secolo, presso i vari rappresentanti degli ambienti medievali del commercio e degli affari: la mercantesca. L’intuizione di Stabile non tardò a dare i suoi frutti, ripagandolo degli sforzi compiuti: ad attenderlo, in cima all’elenco di abbreviazioni di una nota paleografica posta in fondo a un’edizione di documenti mercantili dei secoli XIII-XVI, c’era una a svolazzante (in senso antiorario). Non restava a questo punto che sfogliare la raccolta di testi (Melis 1972), per trovare almeno un riscontro del simbolo repertoriato nell’appendice paleografica commerciale (opera di Elena Cecchi). Lo studioso lo scovò in una lettera inviata il 24 maggio 1536 da Siviglia (a Roma) da un mercante toscano, Francesco Lapi; il destinatario è Filippo di Filippo Strozzi, informato dall’amico del valore della merce trasportata su tre navi in arrivo nella città spagnola, dove «una @ di vino, che è di 1/30 di una botte, vale 70 o 80 duc(ati) el manco». È assai improbabile che @ stia qui per anfora (o amphora), come ritiene Stabile; è quasi certo che debba essere letta invece arroba.
Jorge Romance, giornalista e storico medievale aragonese, ha ricordato le numerose attestazioni di @ nei registri doganali del Regno di Aragona, dove, fino al 1713, si pagava un dazio sulle merci in entrata e in uscita; il simbolo indicava lì una misura di capacità per aridi, per l'appunto di nome arroba, e corrispondeva alla quarta parte di un cafiz, un’altra parola di origine araba (ispano-arabo qafíz, dall’arabo classico qafīz). In un documento di registrazione di una partita di grano di provenienza castigliana, trascritto in un registro del 1448 (la Taula de Ariza) conservato presso l’Archivio provinciale di Saragozza, l’@ è già riconoscibile. Tuttavia, che il segno sembri una a contenuta in una o non vuol dire che sia effettivamente tale. Guardiamo a quell’a come a una r inclinata a destra, con il tratto verticale ridotto a un moncherino, e pensiamo che in quell’o aperto e centrifugo, terminante quasi a piombo sotto il rigo, sia fuso un qualche tratto aggiuntivo; la conseguente lettura di @ sarà ro, con il suo bel cappellino curvo (titulus) a segnalarne la natura di abbreviazione.
A convincerci che siamo sulla buona strada è un documento del 1444, proveniente da Teruel, anche questo – e gli altri che menzionerò fra un attimo – segnalato da Romance; per quanto l’abbreviazione per arrobas, evidenziata dal riquadro, appaia diversa da quella registrata nella Taula de Ariza, non è impresa da molto riuscire a interpretare anche qui quell’o aperto e svolazzante, occhiellato in alto, come un ro e annesso titulus. Decisivi in merito i riscontri offerti da altre due testimonianze aragonesi, entrambe del 1445: la Taula de Calatayud, e la Taula de Monzón. Nella prima il tratto d’abbreviazione, simile alla linea di contorno di un orecchio, è a destra della o e ingloba ro; nella seconda è un semicerchio che include sempre ro, ma stavolta sovrastandolo. Immaginando di unire i due tratti – il viaggio “aereo” è qui lecito – il cerchio quasi si chiude. Ho detto quasi, perché una lettera inviata il 24 maggio 1536 da Siviglia (a Roma) da Francesco Lapi, mercante toscano, si apre con un addì che in realà è @ddì, con il cerchietto della a in legatura con la d inmediatamente seguente. Riappare il fantasma di Ullman.
Fin qui la storia di arroba, a tutt’oggi ampiamente circolante, come unità di misura, nell’ispano-americano e nel portoghese brasiliano, dov’è ancora in uso nella compravendita di prodotti animali e vegetali. Facile comprendere le motivazioni del passaggio semantico a ‘chiocciola informatica’. La lettura di un indirizzo e-mail come “nome utente” in/presso/contenuto in (@) “nome domino” è lo stessa che faremmo di fronte a un’@ che un mercante veneziano, nel Cinquecento, avesse voluto posporre a una certa quantità di un liquido e anteporre al contenitore ospitante. Il modello ispira anche l’@ che, nelle manifestazioni sportive americane, separa il nome della squadra ospite da quello dell’avversaria. Se fosse applicato anche da noi Inter @ Juventus segnalerebbe che la gara è da disputarsi a Torino, Juventus @ Inter che è da giocarsi a Milano; nel primo caso è l’Inter a recarsi presso la Juventus, nel secondo è la Juventus a recarsi presso l’Inter.  


I tanti nomi di at

Qualcuno ha immaginato, con un po’ di fantasia, che in @ l’inglese abbia voluto leggere una a dentro una e (Each At), il francese una a dentro una c (Chaque à), l’italiano una a dentro una o (Ogni A). Solo uno squarcio, che apre a un mondo di denominazioni le più varie possibili.
Un topolino o una chiocciola, un verme o una scimmia, un cane o un gatto, una proboscide d’elefante o la coda di un maiale; oppure un paperottolo, come in greco (παπάκι), non tanto per il caratteristico incedere, buffo e un po’ ciondolante, del palmipede, ma piuttosto perché @ assomiglia al profilo della sua testa o al suo occhio sgranato in tanti fumetti, fiabe illustrate, disegni animati. Le diverse lingue, per dare un nome ad @, non hanno però attinto solo al mondo animale, parte integrante della vita quotidiana di ogni abitante del pianeta: in francese è perlopiù arrobe o arobase (il primo termine, attestato dal XVI secolo, discende dallo sp. arroba, di cui s'è già detto); in tedesco (Affenohr) e in bulgaro (ухо) si può dire “orecchio” (in kazako, ufficialmente, è “orecchio della luna”: айқұлақ); in russo la si può sentire indicata con масямба, dal nome di una malachite proveniente dalle miniere di Mashamba (una località africana della Repubblica Democratica del Congo).
Sempre in russo @ può suonare плюшка, nome di una gustosa pasta moscovita che, nelle sue varie forme, arieggia più o meno da vicino il nostro simbolo. Qui la via imboccata è gastronomica, la stessa di altre lingue: in giapponese la chiocciolina prende il nome da un cilindro salato di pesce, del genere surimi (naruto), tagliato generalmente a fette (la singola sezione presenta un motivo a spirale di color rosa o rosso); in ceco @ diventa un filetto d’aringa marinata (zavináč) in forma d’involtino, come in slovacco (zavinač), mentre in còrso è una cipolla (ciuvodda, ciudda, civolla); in ebraico la parola familiare per riferirsi al nostro simbolo è “strudel” (שטרודל) per la somiglianza con una porzione del più famoso dolce di frutta arrotolato. Sono altrettanti nomi di dolci arrotolati anche lo svedese kanelbulle, una pasta alla cannella, simile al плюшка moscovita, cosparsa di grani di zucchero e familiare agli abituali frequentatori dei centri d’arredamento IKEA, e lo spagnolo ensaimada (catalano ensaïmada), una brioche spolverata di zucchero – può presentarsi farcita, ed è in genere di dimensioni consistenti – e una forma di pane caratteristiche delle Baleari.
Anche per l'inglese, e per l'anglo-americano, le alternative ad at non mancano: snail (‘chiocchiola’); ape (‘scimmia’); cat (‘gatto’); rose (‘rosa’); whirlpool (‘mulinello’), diffuso da un linguaggio di programmazione ideato a fini goliardici (INTERCAL); ecc. Del tutto estemporaneo astatine (‘astato’), il nome di un elemento chimico radioattivo il cui simbolo è At, al pari di  decine e decine di altri vocaboli sceti a rappresentare @. C’è chi l'ha chiamata a cerchiata (circle-a) o arrotolata (scroll-a), o le ha dato più semplicemente del rotolo (scroll); chi le ha cucito addosso i panni di un uovo fritto (fried egg), un lazo (lariat) o una voluta (whorl), un vortice (vortex) o un ciclone (cyclone); chi si è sentito ispirato da un cavolo (cabbage) o dalla tipica forma del germoglio di una specie commestibile di felce, la “testa di violino” (fiddlehead); chi, come uno storico dell’arte, l’inglese Frances Marks, ha suggerito di attribuire ad @ l’impegnativo Van Goggh’s ear (“orecchio di Van Gogh”).

Massimo Arcangeli

Bibliografia

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