2009 · hashtag

Parola o concatenazione di parole, precedute dal simbolo del cancelletto (#), che serve a etichettare e a rintracciare soggetti e contenuti di interesse.

Da quest'anno, su Twitter, è il modo più semplice (mediante la creazione di etichette) per indicizzare i contenuti.

Due parole sulla parola

Fino a non molti anni fa, su Twitter, non c’era un modo semplice di aggregare le informazioni attorno a un tema, e di capire perciò chi, dove, quanto stesse discutendo di un certo argomento; una questione d’importanza tutt’altro che secondaria, perché conoscere ciò che la gente twitta può servire per rendersi conto di quali siano gli argomenti più dibattuti in rete, per “tastare il polso” dell’opinione pubblica e capire l’umore del momento, per cogliere lo “spirito del tempo”: lo Zeitgeist, per usare un termine caro a Google (http://bit.ly/1NA6mip). Nel 2009 Twitter introduce la possibilità di inserire in un tweet un hashtag, termine inglese composto da hash (‘cancelletto’) e tag (‘etichetta’). L'hashtag è una parola o una concatenazione di parole chiave, scritte in ogni caso senza spazi, precedute dal segno di cancelletto (#), ed è il modo più semplice, grazie alla creazione di etichette, per indicizzare i contenuti. È in pratica un collegamento ipertestuale che nel caso di Twitter, se cliccato, permette di visualizzare la lista di tutti i tweet pubblicati contenenti la parola o l'espressione chiave.
Hashtag, usato per la prima volta (2007) nel suo blog da Stowe Boyd, studioso di tecnologie della comunicazione, indicava all'inizio il simbolo del “cancelletto”; un significato mantenuto nella terminologia ufficiale di Twitter, dove l'intera stringa (cfr. Olmastroni 2014) è chiamata hashtagged word (“parola hashtaggata”). Subito dopo la sua implementazione per Twitter il termine, fra i candidati a parola dell’anno per il 2009, viene registrato nel New Oxford Dictionary. Il 2009 è anche l'anno delle prime Twitter (o hashtag) revolutions, come quella seguita alle elezioni in Iran: uno dei primi casi di massiccio impiego “politico” di hashtag su Twitter è #IranElections (cfr. Lee 2009).
Le prime attestazioni giornalistiche in ambito italiano di hashtag (tradotto ufficialmente, in un primo tempo, come etichetta) risalgono sempre al 2009, e chiamano in causa sia “la Repubblica” sia il “Corriere della Sera”:

Altre sono le parole che entrano a pieno titolo nella nuova edizione del New Oxford Dictionary. […]. La tecnologia ci regala il termine hashtag, che identifica la convenzione di attribuire parole chiave per identificare e raggruppare eventi ed argomenti trattati su Twitter (Emanuela di Pasqua, “Unfriend” è la parola dell’anno per l’Oxford Dictionary, “Corriere della Sera”, 17 novembre);

Dalla modalità paywall, che blocca l’accesso all’area di un sito riservata agli abbonati a un servizio a pagamento, all’hashtag di Twitter, il cancelletto (#) anteposto a una frase o una parola che permette la ricerca di post in argomento
(Massimo Arcangeli, La parola dell'anno? “Unfriend”. Vince il lessico da social network, http://www.repubblica.it/spettacoli-e-cultura/2009/12/15/news/la_parola_dellanno_unfriend_vince_il_lessico_da_social_network-1822632, 15 dicembre).

Nel 2012 hashtag sarebbe stata dichiarata parola dell’anno dall'American Dialect Society, e inserita tra i neologismi del  Treccani on-line.


Quando nasce un hashtag

A volte gli hashtag vengono decisi a tavolino, dagli ideatori di una campagna pubblicitaria o dai promotori di un evento (#MFW è l'hashtag ufficiale della settimana della moda di Milano, la Milan Fashion Week o #Expo2015), ma molto più spesso l’aggregazione dei contenuti avviene attraverso l’uso della parola chiave più ovvia, adottata in maniera spontanea dagli utenti. Non mancano hashtag usati con regolarità, come #FF, che sta per Follow Friday, inserito in messaggi tramite i quali, ogni venerdì, gli utenti possono consigliare profili Twitter interessanti da seguire.
Oggi, peraltro, il modo più veloce per trovare informazioni su un evento appena accaduto è andare proprio su Twitter e cercare tweet contenenti quel particolare hashtag. Fra gli avvenimenti degli ultimi anni in cui è avvenuto che Twitter (con Facebook) fornisse notizie più aggiornate dei canali tradizionali è stato, il 15 aprile 2013, lo scoppio di due bombe alla maratona di Boston: in pochissimi minuti tweet con hashtag #BostonMarathon hanno diffuso in tutto il mondo notizie e immagini non censurate, in presa diretta, addirittura supportando i servizi di emergenza in un momento in cui le reti telefoniche mobili stentavano a funzionare (cfr. Gilgoff-Lee 2013). È altrettanto consueto che chi segue le vicende di un talent o un reality show si ritrovi su Twitter a commentare, in tempo reale, il programma, dando origine a una discussione parallela al programma stesso. Anche in questo caso si ricorre ad hashtag appositi: si consideri, per es., il successo di #MasterChefItalia durante la puntata finale della quarta edizione italiana della trasmissione in onda su Sky.
Su Twitter c'è anche una classifica degli argomenti del momento, i cosiddetti trending topics (nella versione italiana: tendenze): spesso, per chi conia un nuovo hashtag, è considerato un vanto riuscire a entrare in questa classifica. Uno degli hashtag più popolari di sempre è stato #JeSuisCharlie, nato all’indomani dell’attentato che ha colpito, a Parigi (7 gennaio 2015), la sede del giornale satirico Charlie Hebdo: secondo alcune fonti i tweet che lo contenevano sono stati più di cinque milioni (cfr. Ulanoff 2015); un numero comunque basso rispetto ai 32 milioni di tweet con #worldcupfinal della finale tra Germania e Argentina, il 13 luglio 2014, della Coppa del Mondo. Gli hashtag sono stati adottati anche da Facebook, e sono infine tra le caratteristiche più rilevanti di Instagram, il social network per caricare fotografie, lanciato nel 2010, che conta attualmente centinaia di milioni di iscritti.


Le ricadute “musicali”… e l’abuso di hashtag

Molti musicisti si sono ispirati agli hashtag per le loro canzoni. Will.I.Am ne ha fatto il titolo di un pezzo (#thatPower, 2013) cantato con Justin Bieber, idolo delle adolescenti; i rapper tedeschi Y-Titty e MC Fitti, per fare solo un altro esempio, hanno registrato una canzone dal titolo #Hashtag, il cui videoclip abbonda di riferimenti visivi al cancelletto.
Si può anche abusare di hashtag. Talora il “reato” è di approfittare di un trending topic, in maniera parassitaria, inserendo hashtag di tendenza in messaggi che non hanno alcuna attinenza con l’argomento. Questo comportamento non solo è condannato da Twitter, ma anche apertamente osteggiato: l’utente colto in fallo rischia di vedersi sospendere il profilo. In altri casi il problema è l’uso sovrabbondante di hashtag, in alcuni messaggi talmente numerosi da “mangiarsi” tutto il resto del tweet (che, ricordiamolo, può contenere solo 140 caratteri). Su questa pessima abitudine hanno ironizzato Jimmy Fallon e Justin Timberlake in uno sketch, andato in onda negli Stati Uniti (Late Night with Jimmy Fallon, 21 ottobre 2013), che abbiamo riportato qui di seguito e accompagnato alla sua traduzione in italiano; nella scena i due, seduti su un divano, simulano una conversazione su Twitter e ogni volta che compare il cancelletto pronunciano la parola hashtag e ne fanno il segno con le dita (indice e medio delle due mani sovrapposti e incrociati tra di loro).

Jimmy Fallon: Hey, Justin what’s up?
Justin Timberlake: Not much Jimmy, #chilling. What’s up with you?
Jimmy Fallon: It’s been busy working, #riseandgrind #isitfridayyet?
Justin Timberlake: Hey, check it out, I brought you some cookies. #homemade, #oatmealraisin, #showmethecookie!
Jimmy Fallon: Sweet. #don’tmindifidon’t. It’s very good. #gettinmycookieon, #iamtherealcookiemonster, #nmmmmm…
[…]
Quest: Hey guys?
Jimmy Fallon: Yeah, Quest.
Justin Timberlake: What’s up?
Quest: #shutthefuckup.

(“JF: Ehi, Justin, come va?
JT: Niente di che, Jimmy, #mistorilassando. E tu come stai?
JF: Un sacco di lavoro… #alzatiedaccidentro #nonèancoravenerdì?
JT: Ehi, guarda qui, ti ho portato dei biscotti. #fattiincasa, #avenaeuvetta, #fammivedereilbiscottone!
JF: Che carino... #maancheno. È molto buono. #misentobiscottoso, #sonoilveromostrodeibiscotti, #gnamgnamgnamgnam…
[…]
Q: Ehi, ragazzi!
JF: Ciao Quest.
JT: Che succede?
Q: #chiudetequellacazzodibocca”).


Vera Gheno

Bibliografia

Boyd Stowe, 2007, Hash Tags = Twitter Groupings, 26 agosto, http://stoweboyd.com/post/39877198249/hash-tags-twitter-groupings.
Gilgoff Dan, Lee Jane J., 2013, Social Media Shapes Boston Bombings Response, “National Geographic News”, 17 aprile, http://news.nationalgeographic.com/news/2013/13/130415-boston-marathon-bombings-terrorism-social-media-twitter-facebook.
Lee Tom, 2009, The Cost of Hashtag Revolution, “The American Prospect”, 26 giugno, http://prospect.org/article/cost-hashtag-revolution.
Olmastroni Stefano, 2014, Hashtag, 17 aprile, http://www.accademiadellacrusca.it/it/lingua-italiana/parole-nuove/hashtag-0.
Ulanoff Lance, 2015, #JeSuisCharlie: Popular but not Twitter’s biggest hashtag of all time, 9 gennaio, http://mashable.com/2015/01/09/jesuischarlie-hashtag-popularity.