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antisemitismo Avversione e lotta contro gli ebrei. l'ostilità del cristianesimo Il termine a. venne usato per la prima volta agli inizi dell'Ottocento, ma ha origini antiche. L'avversione e la lotta contro gli Ebrei hanno rappresentato una costante della storia europea a partire dal 2° secolo d.C., quando la distruzione di Gerusalemme da parte di Adriano e la conseguente fine di un'entità politica ebraica in Palestina accentuarono il fenomeno della diaspora (dispersione). All'antigiudaismo determinato dall'inquietudine suscitata da un popolo che non si integrava nelle nuove realtà locali, mantenendo religione, lingua, usanze, norme giuridiche proprie, si aggiunse, con l'affermarsi del cristianesimo, una motivazione di carattere religioso, per l'accusa di 'deicidio' già rivolta agli Ebrei da alcuni dei Padri della Chiesa. Nel 4° sec., quando il cristianesimo divenne religione ufficiale dello Stato romano, gli ebrei iniziarono a subire fortissime limitazioni, soprattutto nella loro capacità giuridica. Il complesso di limitazioni e di 'norme di sfavore' esistente nel Codice giustinianeo costituì nei secoli successivi il fondamento del diritto comune relativo alla condizione giuridica degli ebrei. Tale ostilità si intensificò dopo il 4° Concilio Lateranense (1215), che decretò che gli Ebrei non potevano avere uffici pubblici, dovevano astenersi dal comparire in pubblico durante la settimana santa ed erano obbligati a portare sulle loro vesti un distintivo giallo che li contrassegnasse. Nel periodo della Controriforma, le misure antigiudaiche, soprattutto di polizia, si moltiplicarono. La bolla Cum nimis absurdum, emanata da Paolo IV nel 1555, tra i molti divieti, prescrisse agli Ebrei dello Stato Pontificio di abitare in strade separate dai quartieri cristiani. La residenza coatta nel ghetto fu quindi adottata in diversi Stati europei. Un ripensamento è iniziato, all'interno della Chiesa cattolica, negli anni precedenti il Concilio Vaticano II, trovando poi la sua massima espressione nella dichiarazione conciliare Nostra aetate (1965). Di rilevante significato fu anche la visita (1986) di Giovanni Paolo II alla sinagoga di Roma. l'antisemismo 'scientifico' Nell'Ottocento, anche se nell'ordinamento giuridico di molti Stati europei ci si incamminò verso una parità effettiva dei diritti degli Ebrei con quelli degli altri cittadini, cominciò a diffondersi il fenomeno 'culturale' dell'a. (il termine fu coniato nel 1880 da Wilhelm Marr, autore di Antisemitische Hefte), fondato su una contrapposizione non religiosa ma razziale, basata su teorie pseudoscientifiche relative all'equivalenza di lingua e di razza e all'esistenza di lingue e razze 'pure'. L'a. 'scientifico' ebbe grande sviluppo in Germania, divenendo parte integrante del nazionalismo tedesco, che rivendicava la superiorità della razza ariana su tutti gli altri popoli. Questa forma di antiebraismo si sommò, nel 19° sec., al secolare patrimonio di odi religiosi e sociali accumulatosi contro gli Ebrei divenendo, in paesi quali Francia e Germania, frutto di precisi programmi politici: così in Francia esso venne sfruttato dai gruppi clericali e monarchici nel tentativo di rovesciare la 3a Repubblica (affare Dreyfus); in Germania fu un diversivo abilmente creato alla lotta di classe. In Russia (dal 1882), in Polonia, nella penisola balcanica, la persecuzione antiebraica diede luogo a clamorosi episodi di violenza (pogrom) . Nell'Europa occidentale l'a., con la crescita del nazionalismo e di ideologie antidemocratiche, razziste e filoariane, cominciò a diffondersi anche nelle masse popolari. l'antisemitismo nazista e fascista Nel 20° sec. l'a. alimentò nella Germania nazista un piano di sterminio freddamente e razionalmente attuato. A. Hitler (influenzato nel suo antisemitismo dall'agitatore austriaco G. von Schönerer) nel Mein Kampf e A. Rosenberg nel Mythus des 20. Jahrhunderts accusarono apertamente gli Ebrei di essere responsabili della sconfitta della Germania nella prima guerra mondiale e di costituire un'internazionale di capitalisti e di sfruttatori tendente al dominio del mondo (si citavano, in appoggio a queste affermazioni, i Protocolli dei Savi Anziani di Sion, dimostrati falsi nel 1921) e all'oppressione della razza 'ariana'. Divenute tali affermazioni dottrina ufficiale dello Stato tedesco con le "leggi di Norimberga" del 1935, gli Ebrei furono allontanati dalla vita pubblica, fatti oggetto di persecuzioni e quindi di un piano di sterminio totale. In Italia, in seguito all'intesa italo-tedesca (il cosiddetto asse Roma-Berlino) e all'allinearsi della politica fascista a quella del più forte alleato, alla "dichiarazione della razza" (15 luglio 1938), sottoscritta da un gruppo di docenti universitari seguì, nell'autunno 1938, la promulgazione di un decreto legge che diede inizio alla persecuzione degli Ebrei: prima di quelli non italiani, poi, con altre disposizioni legislative, anche di quelli italiani: la legislazione proibiva i matrimoni misti, prevedeva l'espulsione degli Ebrei stranieri e l'esclusione di quelli italiani dall'esercito, dal partito fascista, dai pubblici impieghi e dalle scuole; venivano inoltre limitate la proprietà, le attività industriali e commerciali, l'esercizio delle professioni. Il nuovo mito della Difesa della razza (titolo della rivista pubblicata a cura del ministero della Cultura popolare e diretta da T. Interlandi) entrò a far parte dell'ideologia fascista, nonostante l'opposizione manifestata dalla Santa Sede, da alcune personalità del regime e la generale impopolarità nell'opinione pubblica di un a. esplicitamente razzista. dopo la seconda guerra mondiale Dopo la tragedia della Shoah e la sconfitta del nazismo, manifestazioni di a. sono state per lo più limitate a episodiche attività di singoli movimenti neonazisti presenti in vari paesi. La nascita dello Stato di Israele (1948) ha determinato il diffondersi di un movimento antisionista nell'ambito del quale sono comparsi anche elementi di antisemitismo. Nuove manifestazioni di a., nel quadro di una più generale ripresa di atteggiamenti razzisti o xenofobi, si sono verificate in Europa a partire dall'ultimo decennio del 20° secolo.
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