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rischio ambientale
rìschio ambientale Probabilità che un certo fenomeno naturale, superata una determinata soglia, produca perdite in termini di vite umane, di proprietà, di capacità produttive. Viene espresso in funzione di tre fattori: pericolosità ambientale (probabilità che un determinato fenomeno si verifichi in un certo territorio e in un determinato intervallo di tempo), vulnerabilità territoriale (insieme della popolazione, delle infrastrutture, delle attività economiche ecc., che può subire danni materiali ed economici), valore (danno che viene prodotto). Il r.a. può essere mitigato attraverso strategie di prevenzione, con azioni mirate alla riduzione della vulnerabilità e coerenti ai progressi delle ricerche sulla pericolosità ambientale.
rischio geomorfologico
I processi che lo determinano sono: degradazione dei versanti e in partic. movimenti franosi (oltre alla pericolosità intrinseca, le frane possono ostruire temporaneamente gli alvei fluviali e dar luogo ad accumuli incanalati che si scaricano periodicamente a valle); erosione e inondazioni fluviali, per le quali ultime è fondamentale la previsione in tempo reale delle piene di un corso d'acqua; erosione marina; erosione eolica; erosione glaciale, dove, con il ritiro dei ghiacci, alcune zone, notevolmente fessurate, subiscono crolli improvvisi; erosione carsica, dove la pericolosità è connessa alla presenza di numerose cavità nel sottosuolo.
rischio idrogeologico
Per questo tipo di rischio la pericolosità ambientale è riferita all'attività antropica, e in partic. alla probabilità che un determinato inquinante, per un certo periodo di tempo, vada a interessare le falde idriche sotterranee. In base all'uso del suolo, possono essere distinte almeno tre classi di pericolosità: agricola, urbana e industriale.
rischio sismico
È riferito alla probabilità che in una zona identificata si possa registrare un terremoto di una data magnitudo entro un certo periodo di anni. Il rischio sismico è il risultato di diverse componenti, rappresentate dalle condizioni geologiche e geografico-fisiche dell'area interessata, dalla densità della popolazione, dalle condizioni del patrimonio edilizio, dal tipo di economia, dal grado di 'educazione sismica' di un territorio, dalla presenza di strutture di soccorso e dalla efficienza dei servizi di protezione civile.
rischio vulcanico
Corrisponde alla probabilità che una determinata area sia interessata da fenomeni vulcanici potenzialmente distruttivi entro un determinato periodo di tempo. È possibile distinguere sia una pericolosità a breve termine o immediata, connessa a vulcani che eruttano frequentemente e che si trovano sostanzialmente in condizioni di condotto aperto (Etna, Kilauea, Saint Helens e Merapi), sia una pericolosità a lungo termine o potenziale, connessa invece a vulcani la cui frequenza eruttiva è bassa e che si trovano in condizioni di condotto ostruito (Vesuvio).
rischio associato ai cambiamenti climatici
Il progressivo riscaldamento artificiale dell'atmosfera espone vaste aree della superficie terrestre a differenti tipologie di rischio: rispetto a eventi meteorologici estremi (cicloni ecc.) sono notevolmente incrementate la superficie delle zone a rischio desertificazione e siccità insieme alla vulnerabilità di importanti aree costiere, minacciate di essere sommerse dall'innalzamento di livello degli oceani.
rischio ambientale - approfondimento di Piero Banucci
L'attuale concetto di ambiente si sviluppa a partire dalla fine degli anni Sessanta del Novecento. Mentre prima l'ambiente era considerato poco più di un semplice contenitore per l'uomo e per le varie specie vegetali e animali, oggi si pensa a esso soprattutto come a un complesso insieme di interazioni fisiche e biologiche e come a una risorsa di per sé limitata, da gestire con grande cautela. Mentre in passato il suo logorio non veniva conteggiato tra i costi di produzione dei beni di consumo, la conservazione dell'ambiente è diventata un fattore non eludibile per l'industria e per la produzione di servizi. I costi occulti dei prodotti industriali (come l'immissione di gas serra nell'atmosfera) sono destinati a diventare espliciti nella struttura dei prezzi. In questa prospettiva, che comporta la costante valutazione dell'impatto ambientale di ogni azione umana, acquista particolare importanza il concetto di rischio ambientale, cioè la valutazione delle conseguenze immediate e remote di un danno, certo o eventuale, recato all'ambiente. L'analisi del rischio ambientale e industriale (spesso largamente sovrapponibili) è oggi una disciplina di cui si occupano diverse organizzazioni internazionali, decine di riviste e migliaia di studiosi e di professionisti. Tuttavia essa soffre di scarsa credibilità presso l'opinione pubblica: nel passato la maggioranza degli studi sul rischio ambientale, commissionata da enti pubblici e aziende multinazionali, ha avuto l'intento di dimostrare il ridotto impatto delle loro iniziative, in ogni caso da qualificare favorevole per i cittadini sulla base del rapporto tra costo e benefici. La conseguente crisi di fiducia si esprime in una crescente conflittualità tra le popolazioni da un lato e amministrazioni pubbliche e grandi aziende dall'altro, fino a una vera e propria paralisi decisionale.
Il criterio di vulnerabilità
La valutazione del rischio ambientale deve fare riferimento al concetto di vulnerabilità in quanto il rischio è sempre influenzato da numerosi fattori specifici, che vanno dalla densità della popolazione alle interazioni tra i vari sistemi territoriali: strade, telecomunicazioni, ospedali e così via. Ciò è vero a maggior ragione per un paese come l'Italia, che risulta al primo posto tra quelli industrializzati per danni da calamità naturali come alluvioni, frane (un terzo del paese è geologicamente instabile), terremoti, e dove solo di recente si è sviluppata la pianificazione dell'emergenza e di conseguenza il disaster management (la gestione della calamità). La valutazione del rischio è di per sé probabilistica: consequenziale quindi che un suo strumento fondamentale sia il calcolo delle probabilità, i cui prodromi risalgono allo studio commissionato nel 1685 al matematico J. Bernoulli da una compagnia di assicurazione dei Paesi Bassi. Più tarda è la valutazione del rischio industriale, che risale alla fine del Settecento e a uno studio sull'affidabilità delle caldaie per la macchina a vapore ideata da J. Watt. Recentissima è la formalizzazione del rischio ambientale: soltanto nel 1969 gli usa hanno varato il nepa (National environmental policy act), procedura poi ripresa da una direttiva europea del 1985 con il nome di Valutazione di impatto ambientale.
Anche nel rischio ambientale, come in quello industriale, è fondamentale la definizione del cd. albero del guasto, cioè un metodo che di ogni evento analizzi i diversi esiti e sotto-esiti derivati. La pratica nasce nel 1961 alla Bell telephone per valutare l'affidabilità del sistema di lancio dei missili a testata nucleare. Si tratta in sostanza di un diagramma con diramazioni ad albero in grado di descrivere tutte le possibili conseguenze di un evento avverso. In molti casi a posteriori sono emersi errori di sottovalutazione: N. Rasmussen (1927-2003), del Massachusetts institute of technology, sbagliò la stima della probabilità di incidente nucleare di un fattore mille, come fu acclarato dagli incidenti di Three Mile Island e di Černobyl´. L'elettronica e il software, il cui funzionamento è del tipo 'tutto o niente', introducono ulteriori incertezze in quei casi, comuni anche nel controllo ambientale, in cui siano utilizzati sensori e computer.
Fragilità del sistema
Il rischio ambientale è determinato da una doppia vulnerabilità: fisica del territorio e sistemica. L'Italia, per es., ha una evidente vulnerabilità dovuta alla franosità, alla sismicità e vulcanicità del territorio. Ma ancora più determinante è la vulnerabilità sistemica tipica delle aree densamente popolate e ad alta tecnologia. Emblematico della fragilità di sistema fu il black-out di New York del 1974: una grande nevicata causò l'interruzione della rete elettrica, con il conseguente blocco di metropolitana, ascensori, semafori, distributori; della paralisi approfittarono bande criminali per saccheggiare supermercati e alloggi.
Il rischio ambientale di origine naturale (terremoto, eruzione, alluvione, frana, valanga) è oggi in buona misura gestibile con una saggia programmazione del territorio, moderne tecnologie e adeguati piani di emergenza. Specifici algoritmi consentono di prevedere l'albero degli eventi da fronteggiare: per es., nel caso di un terremoto di magnitudo 8,3 a San Francisco crollerebbe il 35% degli edifici da 5 a 10 piani costruiti prima del 1911 nell'area del porto e, a seconda dell'ora del sisma, nella Bay Area ci sarebbero da 1.000 a 9.000 morti e da 7.000 a 40.000 feriti gravi. In Italia la regione a più alto rischio ambientale è la Campania: 176 comuni esposti ad alluvioni, 123 a inondazioni, più un forte rischio sismico per 3 milioni di persone e un alto rischio vulcanico per 800.000. Di recente si è considerato anche il rischio dell'impatto di un asteroide con la Terra. Si conoscono ormai più di mille pianetini potenzialmente pericolosi. Un evento radicalmente catastrofico si verifica in media solo ogni 100 milioni di anni. Tuttavia i calcoli dicono che la probabilità di decesso per impatto di un asteroide è sorprendentemente alta: 1 su 20.000 più o meno come quella di perire in un incidente aereo.
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Ecologia, Meteorologia
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