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enciclopedìa Compendio, spesso illustrato, di tutto il sapere di un'epoca (e. generale), espresso in forma chiara e non specialistica (con le singole voci delle varie discipline disposte in ordine alfabetico), il cui fine è diffondere la cultura nella società. L'e. storicamente più nota è l'Encyclopédie, ou Dictionnaire raisonné des sciences, des arts et des métiers, par une société de gens de lettres (1751-72), opera fondamentale dell'Illuminismo francese, che costituì la prima grande iniziativa culturale moderna. Pensata inizialmente come semplice traduzione della Cyclopaedia di E. Chambers (1728), divenne, sotto la direzione di D. Diderot e di J.-B. d'Alembert, un autonomo progetto, che si avvalse dei più grandi studiosi e pensatori dell'epoca (Voltaire, Montesquieu, J-J. Rousseau, Buffon, d'Holbach, F. Quesnay e R.-J. Turgot). Prendeva così avvio una caratteristica essenziale delle e. moderne, cioè essere opere non di un singolo, ma di un gruppo di collaboratori. Tra le altre imprese enciclopediche, si segnalano il tedesco Konversations-Lexikon dell'editore Brockhaus (1796-1819), il francese Grand dictionnaire universel du XIXe siècle di P.-A. Larousse e l'Encyclopaedia Americana (1829). Delle numerose opere inglesi, la più autorevole è l'Encyclopaedia Britannica (1a ed. 1768-71), che invece di smembrare le varie discipline in molte voci ne dava trattazioni unitarie concise ma complete. In Italia, la prima opera di livello internazionale è stata l'Enciclopedia italiana di scienze lettere ed arti in 35 volumi (1929-37), diretta da G. Gentile e pubblicata dall'Istituto della Enciclopedia Italiana fondato da G. Treccani: oltre che per l'elevato livello scientifico, l'opera si caratterizzò per un ricchissimo apparato illustrativo, che fece da modello in Italia e all'estero. enciclopedia - approfondimento di Paolo Casini Negli ultimi decenni del 20° sec. la crescita del sapere ha raggiunto un ritmo esponenziale, costringendo la mappa delle discipline scientifiche e delle attività umane a continui riassestamenti formali e sostanziali. Di conseguenza le dimensioni, il taglio espositivo, gli ambiti disciplinari delle enciclopedie appaiono oggi estremamente articolati, come sono diversificate per età e per esigenze professionali sia le fasce del pubblico che esse si propongono di raggiungere sia l'estensione e il livello qualitativo di informazioni che offrono. Ricognizione del sapere per discipline La richiesta è stimolata dall'offerta, su un mercato fortemente concorrenziale, dove si moltiplicano non soltanto le enciclopedie dedicate alle varie discipline o aree del sapere - dalla medicina alla fisica, dal diritto alle scienze sociali, dalle letterature alle arti figurative, dalla psicologia alla filosofia - ma anche i manuali o dizionari enciclopedici rivolti a singole professioni o a specializzazioni tecnologiche talora molto circoscritte. A parte le varietà degli ambiti disciplinari, i contenuti di tali imprese sono a loro volta 'enciclopedici' almeno per due motivi: da un lato per la pratica che consiste nel manipolare, rifondere e aggiornare in modo più o meno critico materiali attinti da altri compendi enciclopedici, particolarmente per le conoscenze di tipo geografico, storico, letterario; in secondo luogo per l'esigenza insopprimibile di riconnettere l'informazione settoriale a un quadro più generale che vada oltre le trattazioni autonome o strettamente informative, mediante lemmi multidisciplinari e rinvii a settori attigui. Enciclopedie a stampa, multimediali e on-line Considerando il processo di parcellizzazione delle conoscenze, interno anche alle singole discipline più altamente specializzate, e simmetrico in ogni campo alla parcellizzazione del lavoro e della ricerca, ci si può chiedere se le enciclopedie universali a stampa che hanno esercitato un primato sulle varie scene nazionali siano ormai soltanto i monumenti di un grande passato. Ci si può domandare se l'informatica non sia venuta a supplire, su scala planetaria, alla funzione delle enciclopedie di consultazione, le quali a loro volta, anche per motivi di concorrenza commerciale, si sono dovute progressivamente dotare di strumenti multimediali. Inoltre le enciclopedie a stampa sono oggi esposte alla concorrenza sleale, per così dire, del web. A chiunque cerchi un'informazione rapida, o non abbia sotto mano un'enciclopedia aggiornata, capita sempre più spesso di avventurarsi nell'oceano della rete informatica, per imbattersi in risposte più o meno soddisfacenti, o a volte fuorvianti: il web è una sfinge che emette sentenze frammentarie ed elusive. Lo strumento comunicativo è utile, l'accesso veloce, il contenitore non meno neutro delle opere a stampa e probabilmente destinato a sviluppi impensabili. Enciclopedie on-line sono possibili, una volta che siano risolti non facili problemi di organizzazione, proprietà intellettuale, tutela giuridica. I primi tentativi di questo genere, rivolti a un pubblico indifferenziato, hanno, però, ignorato questi problemi mediante una formula ingenua, ottimistica, utopico-demagogica: affidare alla stessa cerchia potenziale degli utenti a basso costo la compilazione delle voci, la loro rettifica e, in prospettiva, il completamento e l'aggiornamento permanente. Ridotto al minimo l'apparato di selezione e controllo, la spontaneità del processo collettivo ha dato luogo, com'era da aspettarsi, a un prodotto ibrido, con lemmi costellati di errori grossolani. Nel lancio commerciale di nuove enciclopedie, come in tante altre attività umane - non escluse le scienze, le lettere, le arti - il futuribile rappresenta un abile artificio di marketing e di concorrenza. Più arduo è dare risposta anche in sede enciclopedica alle nuove sfide poste dai processi di globalizzazione delle informazioni, il cui flusso è spesso a senso unico, condizionato dall'egemonia planetaria della lingua inglese come lingua franca. Se un'enciclopedia scientifica o tecnica si rivolge a una élite internazionale di specialisti, non ha altra scelta che rispecchiare il fronte più avanzato della ricerca proveniente da un ristretto numero di paesi anglofoni. Le aree linguistiche più circoscritte trovano comunque nella lingua franca l'unico possibile tramite di comunicazione nella babele intercontinentale. Le enciclopedie di iniziazione didattica, i prontuari o 'lessici di conversazione' redatti nelle lingue locali non possono non avere il compito di conservare e trasmettere un patrimonio di cognizioni tradizionali, e insieme la funzione di adattare, tradurre, informare, rendere accessibile a un pubblico circoscritto una grande mole di conoscenze attinte dalla koinè internazionale. Non è certo una situazione nuova nella storia delle culture europee o di derivazione europea, ma il problema è reso più complesso dai processi di globalizzazione e acculturazione mediante il basic english che investono, per flussi incrociati, tutti i continenti. Se è vero che la rapida obsolescenza delle enciclopedie cartacee dipende da questi e altri problemi di natura geopolitica, linguistica, culturale, non sarà certo il puro e semplice ricorso al web a risolverli. La sfida cruciale che un'enciclopedia deve vincere, quale che sia lo strumento di cui si serve, consiste nel dare informazioni rigorosamente controllate e nel demistificare i luoghi comuni, gli errori, i fraintendimenti, le opinioni incontrollate, nuovi idoli "tribali" - per parafrasare Bacone, profeta dell'enciclopedismo moderno - che rendono difficile trovare il filo conduttore corretto attraverso il labirinto della cultura di massa.
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