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Augé, Marc. - Antropologo francese (n. Poitiers 1935). Noto per le sue ricerche in Africa occidentale, è passato poi ad occuparsi di un’antropologia dei mondi contemporanei e della dimensione globale e cosmopolita che accomuna i popoli coloniali e l’Occidente. È tra i pensatori più significativi dell'antropologia contemporanea. Opere e pensiero. Acquisita una grande rinomanza in campo antropologico grazie alle sue ricerche sul campo in Costa d’Avorio e nel Togo concernenti la malattia, la morte e i sistemi religiosi, ricerche poi codificate nei suoi primi tre saggi (Le Rivage alladian, 1969; Théorie des pouvoirs et idéologie, 1975; Pouvoirs de vie, pouvoirs de mort, 1977; trad. it. 2003), si è orientato successivamente verso una 'antropologia del quotidiano' che ha trovato campo privilegiato di analisi negli spazi moderni (autogrill, centri commerciali, alberghi e in senso generale tutti gli spazi topografici in cui si svolgono i riti dell'afflusso e del consumo di massa) dominati dall’assenza di storia, identità, relazioni. In base a ciò, ha elaborato la teoria dei 'nonluoghi' come spazi estranianti e deculturalizzati che giacciono concettualmente all'estremo opposto del 'luogo antropologico', teoria che ha conosciuto la sua migliore espressione in quelli che sono i suoi lavori più noti: Un ethnologue dans le métro (1985; trad. it. 1992) e Non-lieux: introduction a une anthropologie de la surmodernité (1992; trad. it. 2005). Tra le sue altre opere va fatta menzione di Le temps en ruines (2003; trad. it. Rovine e macerie. Il senso del tempo, 2004) e di La mere d’Arthur (2005; trad. it 2005). Pensatore a tutto campo, le sue serrate analisi della contemporaneità (tra le più recenti occorre segnalare ancora L'anthropologie, 2004; trad. it. L'antropologia del mondo contemporaneo, 2006) hanno lasciato talvolta spazio a riflessioni sui valori di alcuni aspetti oggi desueti della prassi umana (Eloge de la bicyclette, 2008; trad. it. 2008) o a testi fluidi e personalissimi quali Casablanca (2007; trad. it. 2008), in cui il filo delle immagini filmiche riconnette l'autore alla corrente di emozioni e ricordi del passato e lo conduce a indagare i singolari meccanismi della memoria. Nel saggio Le métro revisité (2008; trad. it. 2009) A. è tornato a riflettere, a oltre venti anni di distanza da Un ethnologue dans le métro, sulla metropolitana parigina come luogo privilegiato di un'indagine sulla modernità, mentre in Où est passé l'avenir (2008; trad. it. 2009) ha denunciato in termini filosofici e politici il rischio di un "dominio del presente" che comprime ogni profondità temporale ed espropria la società contemporanea della sua storia e del suo futuro. È stato directeur d’études presso L’École des hautes études di Parigi.
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