9/02/2010 - Si susseguono sulle principali riviste specializzate articoli scientifici che documentano i risultati di recenti ricerche condotte nell’ambito della medicina del sonno, settore disciplinare che negli ultimi decenni ha registrato sostanziali avanzamenti e da cui provengono importanti indicazioni sugli effetti acuti e cronici indotti dalla carenza di sonno.
Casco dal sonno. Casco nel sonno e vi casco per effetto del sonno. Come casco di stanchezza, di noia. Come cado nella disperazione. Come cado, in genere. Il sonno riassume tutte queste cadute, le riunisce. Il sonno si annuncia e diventa emblematico all’insegna della caduta, della discesa, più o meno rapida, o dello sprofondamento, del venir meno improvviso.
J.-L. Nancy, Cascare dal sonno, 2009 (ed. or. 2007)
L’immagine del sonno come profilo di una labilità, di un perentorio ritrarsi della coscienza che reclama il suo essere solo per sé stessa, attraversa per intero la storia del pensiero umano: padre di mille figli, tra cui Morfeo - gemello del dio della morte Thanatos e divinità dei sogni che assume forme (μορφή) umane -, già il dio Hypnos (o Sonno, il latino Somnus) della mitologia greca ben impersona la pluralità di figurazioni che ingombrano il buio del riposo umano di un affastellato materiale residuale, impresentabile alla ragione.
Riflessioni filosofiche ed elaborazioni letterarie hanno costruito un’approssimazione al mondo del sonno che sotto molti aspetti integra e rende più complesso quello che lungo percorsi diversi si è andato chiarendo negli ultimi decenni grazie agli avanzamenti registrati nel campo delle neuroscienze. Notte dentro la notte, proprio per il suo carattere indifferenziato - ogni dormiente è identico a ogni altro, e si connota soprattutto in quanto “assente” - il sonno si è sottratto a una fenomenologia esauriente almeno fino alla messa a punto di strumenti scientifici (in primo luogo l’elettroencefalogramma) in grado di registrare l’attività fisiologica che nel suo corso si svolge all’interno del cervello e di enuclearne in tal modo fasi e tipologie.
Solo negli anni Sessanta del Ventesimo secolo la scoperta dell’esistenza di fasi di sonno REM (sigla dell’ingl. Rapid Eye Movements, “rapidi movimenti oculari”), in cui si rilevano contrazioni di distretti muscolari limitati e si produce l’esperienza delsogno, ciclicamente alternate a fasi non-REM caratterizzate da riposo profondo e quieto, ha aperto la strada alla fondamentale distinzione tra un sonno paradossale e un sonno sincronizzato e alla formulazione di ipotesi su una possibile diversificazione delle funzioni di entrambi. In questo quadro anche il sogno - che Sigmund Freud definì nella sua Interpretazione dei sogni (1900) “il guardiano del sonno”, di fatto aprendo cronologicamente e teoreticamente il Ventesimo secolo alla scoperta dell’Io - sembrerebbe obbedire, in un lavorio silenzioso e incessante, agli stessi criteri di ordinamento e classificazione delle tracce mnemoniche entro contenuti riguadagnabili alla sfera del conscio.
Meccanismi omeostatici e ritmi circadiani regolano i delicati equilibri tra le forze che promuovono la veglia e quelle che inducono il sonno. Numerosi e importanti studi, i cui risultati vengono costantemente documentati sulle principali riviste specializzate, segnalano oggi che una riduzione delle ore di sonno, soprattutto negli adolescenti, determina una drastica limitazione delle capacità di concentrazione e di attenzione, innalzando il rischio di elaborare idee suicidarie e di sviluppare sindromi depressive (Sleep, 33, 1, gennaio 2010). Non solo: oltre al già noto aumento del rischio di infarto e di malattie cardiovascolari e di disordini metabolici, secondo un recentissimo studio condotto da D. Cohen (Beth Israel Deaconess Medical Center di Boston) un debito cronico prodotto da frequenti episodi di insonnia produrrebbe gravi deficit delle facoltà cognitive più ancora che la perdita acuta generata da una notte di veglia, e tali deficit non sarebbero compensabili a breve termine con il solo aumento delle ore di riposo. Una corretta igiene del sonno deve dunque prendere in conto, accanto a disturbi quali l’insonnia, l’ipersonnia o la narcolessia, i comportamenti individuali che interferiscono con il ritmo ordinario degli orologi biologici: nel suo “rumore bianco”, elaborazione degli sfondi conflittuali della psiche, il sonno è un processo fisiologico attivo che consente al cervello di comunicare con sé stesso e alla mente umana di ripristinare le sue inesprimibili qualità.
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