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Le ferite del territorio messinese

08/10/2009 - Nel 2009 la tragedia è arrivata dall’alto, dalla pioggia, dalla montagna e dai fiumi ingrossati; nel 1908 e nel 1783 la distruzione giunse dal basso, attraverso violente scosse di terremoto. A non cambiare è il luogo dei disastri: Messina e i suoi dintorni, dove oggi si contano 28 corpi inghiottiti nel fango e 7 dispersi, e dove gli eventi sismici ricordati provocarono la morte di oltre 80.000 persone.

Sembra quasi che la natura si sia accanita contro questa zona della Sicilia. Ma anche l’uomo ha le sue responsabilità. Negligenze forse giustificabili più di due secoli fa, quando la ricostruzione della città sotto Ferdinando IV di Borbone non avvenne seguendo precisi criteri antisismici; errori di diversa natura quelli denunciati nel terremoto di inizio Novecento, allorché i soccorsi italiani ritardarono di una settimana, anticipati addirittura dall’intervento di navi russe e inglesi.
 
La colpa attuale si chiama, invece, abusivismo. Da una parte, ha distrutto la vegetazione sulle montagne, consentendo al fango di scendere verso i centri abitati senza incontrare nessun ostacolo naturale, e dall’altra ha permesso all’uomo di insediarsi in zone ad alto rischio idrogeologico.
 
Proprio per questa situazione di estremo pericolo, il WWF dal 2006 al 2009 ha reite...

08/10/2009 - Nel 2009 la tragedia è arrivata dall’alto, dalla pioggia, dalla montagna e dai fiumi ingrossati; nel 1908 e nel 1783 la distruzione giunse dal basso, attraverso violente scosse di terremoto. A non cambiare è il luogo dei disastri: Messina e i suoi dintorni, dove oggi si contano 28 corpi inghiottiti nel fango e 7 dispersi, e dove gli eventi sismici ricordati provocarono la morte di oltre 80.000 persone.

Sembra quasi che la natura si sia accanita contro questa zona della Sicilia. Ma anche l’uomo ha le sue responsabilità. Negligenze forse giustificabili più di due secoli fa, quando la ricostruzione della città sotto Ferdinando IV di Borbone non avvenne seguendo precisi criteri antisismici; errori di diversa natura quelli denunciati nel terremoto di inizio Novecento, allorché i soccorsi italiani ritardarono di una settimana, anticipati addirittura dall’intervento di navi russe e inglesi.
 
La colpa attuale si chiama, invece, abusivismo. Da una parte, ha distrutto la vegetazione sulle montagne, consentendo al fango di scendere verso i centri abitati senza incontrare nessun ostacolo naturale, e dall’altra ha permesso all’uomo di insediarsi in zone ad alto rischio idrogeologico.
 
Proprio per questa situazione di estremo pericolo, il WWF dal 2006 al 2009 ha reiterato per dieci volte all’amministrazione comunale di Messina la richiesta di fermare la variante al Piano Regolatore Generale e l’urgenza di ridisegnare la città a causa del grave rischio idrogeologico dell’area che sorge ai piedi dei monti Peloritani, suscettibili di smottamenti perché geologicamente giovani. Situazione aggravata dal fatto che tutte le vie di comunicazione della città dirette al mare sono in realtà dei fiumiciattoli o torrenti ricoperti da un manto stradale, di cui ripropongono anche il nome (Via Boccetta corrisponde al torrente Boccetta, e lo stesso accade per via Trapani o per via Annunziata). Strade che spesso mostrano cedimenti e dove sorgono case, scuole e campi sportivi.
 
Ma quando il rischio idrogeologico si definisce grave? E come se ne calcola il livello? Sul sito della Protezione Civile viene indicata la formula precisa, Rischio = pericolosità x vulnerabilità x valore. Nel dettaglio: la pericolosità è funzione della frequenza dell’evento dannoso, stimabile con un’approssimazione accettabile nel caso delle alluvioni, meno puntuale nel caso delle frane; la vulnerabilità è l’attitudine di una determinata “componente ambientale” (popolazione umana, edifici, servizi, infrastrutture) a sopportare gli effetti in funzione dell’intensità dell’evento. Il valore indica il numero di presenze umane o di risorse naturali ed economiche presenti, esposte ad un determinato pericolo. Quindi il rischio è il prodotto della probabilità di accadimento di un evento per le dimensioni del danno atteso.
 
Dalle formule ai numeri il passo è breve: nel dossier Ecosistema rischio 2008, realizzato da Legambiente e Protezione Civile si legge che 1.700 comuni italiani sono a rischio frana, 1.285 a rischio di alluvione e 2.596 a rischio sia di frana che di alluvione. La Calabria, l’Umbria e la Valle d’Aosta sono le regioni con la più alta percentuale di comuni classificati a rischio (il 100% del totale), seguite dalle Marche (99%) e dalla Toscana (98%). In Sicilia la percentuale dei comuni a rischio si attesta al 70%, ma il rapporto rivela che i comuni di Ucria e Alì in provincia di Messina hanno ricevuto la maglia nera per le attività contro il rischio idrogeologico. Pur avendo interi quartieri e aree industriali in zone pericolose, non hanno messo in campo nessuna azione di mitigazione. E gli eventi purtroppo lo hanno dimostrato.
 
Bibliografia
L’area dello Stretto. Messina e Reggio Calabria nelle prospettive dell’economia mediterranea, a cura di Giuseppe Pace e Elvira Petroncelli, Napoli, Edizioni Scientifiche Italiane, 1997.
Attanasio Sandro, 28 dicembre 1908 ore 5,21 terremoto, Acireale, Bonanno, 1988.
Baratta Mario, Il terremoto calabro-siculo del 28 dicembre 1908: Messina, Roma, Presso la Società Geografica Italiana, 1909.
Catenacci Vincenzo, Il dissesto geologico e geoambientale in Italia dal dopoguerra al 1990, Roma, Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato, 1992.
De Stefano Demetrio, I terremoti in Calabria e nel Messinese, Napoli, Edizioni Scientifiche Italiane, 1987.
Gierotto Antonio, Il rischio idrogeologico in provincia di Messina, Milazzo, Sistan, 2006.
Gisotti Giuseppe - Benedini Marcello, Il dissesto idrogeologico. Previsione, prevenzione e mitigazione del rischio, nuova ed. aggiornata e ampliata, Roma, Carocci, 2000.
Intorno al terremoto del 1908. Morfologia e processo urbano a Messina, a cura di Giuseppe Campione, Giusi Curro e Amelia Ioli Gigante, Messina, Amministrazione comunale. Assessorato alla Pubblica Istruzione della Provincia Regionale, 1990.
Ioli Gigante Amelia, Messina, 2. ed., Roma-Bari, Laterza, 1989.
Polto Corradina, Uso del territorio e tutela dell’ambiente nella fascia costiera tirrenica messinese, «Archivio Storico Messinese», v. 53 (1989), p. 50-58.
Portis Alessandro, Sei frammenti di critica geologica pratica o teoretica editi ed inediti occasionati dal terremoto calabro-siculo del 28 dicembre 1908, Roma, Tipografia della Pace E. Cuggiani, 1909.
Simone Rita, La città di Messina tra norma e forma, Roma, Gangemi, 1996.
Il terremoto di Messina. Corrispondenze, testimonianze e polemiche giornalistiche, a cura di Francesco Mercadante; prefazione di Salvatore Pugliatti, Roma, Edizioni dell’Ateneo, 1962.
Torcia Michele, Il terremoto accaduto nella Calabria e a Messina alli 5 febbrajo 1783, a cura di Giovanni Russo, Reggio Calabria, Nuove Edizioni Barbaro, 2003.
Ursino Giovanna, Degrado ambientale, tutela e prospettive di valorizzazione degli assi idrografici delle fiumare del Messinese, Messina, Università, 1995.

 

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Link al web italiano

  Protezione Civile – Rischio idrogeologico

  Dossier Ecosistema rischio 2008

  Il terremoto del 1783 nei documenti dell’Archivio di Stato

  Il terremoto di Messina del 1908 – Video

  Foto di Messina dopo il terremoto del 1908

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