15/12/2009 - Protesi personalizzate per un risultato unico e naturale, rinfoltimento del cuoio capelluto senza cicatrici, un naso nuovo che non stravolga la fisionomia del volto: sono solo alcune delle promesse della chirurgia estetica, ramo della chirurgia plastica che - insieme a quella ricostruttiva - modifica, corregge o migliora l'aspetto estetico e funzionale del corpo. Una tendenza in costante aumento, che non registra un segno negativo neppure in piena crisi economica: il numero di interventi estetici è aumentato del 59% dal 2000 a oggi. In Italia, il 70% delle donne tra i 25 e i 60 anni si è rivolta almeno una volta al medico estetico o al chirurgo plastico pur di sembrare più giovane. Negli USA, secondo i recenti dati pubblicati dall'American Society of Plastic Surgeons, nei prossimi otto anni gli interventi di chirurgia plastica cresceranno del 1000%. Ormai considerata un fenomeno di massa, la chirurgia estetica è diffusa in tutto il mondo: la globalizzazione della bellezza non conosce confini e anche le culture più lontane sembrano accomunate da un solo divieto, quello di invecchiare.
Ma sbaglia chi pensa che l’attenzione nei confronti del proprio corpo sia una moda attuale; la necessità di migliorare l’aspetto fisico si perde in epoche lontanissime. I primi interventi di chirurgia plastica ed estetica sembrano risalire addirittura agli antichi egizi: nel papiro di Edwin Smith, datato al 1700 a. C. ma probabilmente copia di un testo del 3000 a. C., sono descritti con precisione un peeling chimico per eliminare le rughe o la ricostruzione di un volto per un trauma facciale. Altrettanto ricchi di particolari sono i testi sanscriti dell’antica India, dove erano particolarmente diffusi gli interventi di rinoplastica e otoplastica per ovviare alle mutilazioni di naso e orecchie previste dalla legge per punire gli adulteri e i prigionieri di guerra. Le tecniche sono illustrate nella Sushruta Samhita, testo di medicina attribuito a Sushruta, vissuto nel 5° secolo a. C.: già allora la ricostruzione dell’orecchio veniva realizzata con pelle prelevata dalla guancia e la procedura di intervento sul naso – definita ancora oggi “con metodo indiano” - consisteva nel prendere un lembo quadrato di cute dalla guancia, ribaltarlo e poi inserirlo nella zona da ricostruire, fino all’attecchimento.
Queste pratiche si diffusero in Occidente solo dopo il ritorno di Alessandro Magno dall’invasione dell’India. Si narra che lo stesso imperatore Giustiniano II, detto Rhinotmetus, cioè “dal naso mozzo” perché mutilato dopo essere stato rovesciato dal trono, si fosse sottoposto a un’operazione di rinoplastica e poi avesse riconquistato il potere. Ma nel Medioevo la chirurgia plastica diventa un tabù: la Chiesa obbliga ad accettare la malformazione fisica come manifestazione divina, tanto che papa Innocenzo III proibisce qualsiasi intervento chirurgico. Prestola pratica chirurgica diventa di competenza dei barbieri: nasce così la tradizione italiana della famiglie in cui il mestiere di barbiere-cerusico si tramanda da una generazione all’altra. È il chirurgo bolognese Gaspare Tagliacozzo ad effettuare per primo la rinoplastica con criteri fondati su precise nozioni anatomiche. La tecnica d’intervento, nota come metodo italiano,descritta nel suo De Curtorum chirurgia per insitionem del 1597, è fondata sul trapianto autoplastico di un lembo cutaneo prelevato dall'avambraccio. La rinoplastica risulta particolarmente richiesta all’epoca perché il naso era spesso tagliato nel corso di un duello o intaccato dalla sifilide.
È necessario attendere il 1818 per la nascita ufficiale della chirurgia plastica, attribuita al medico tedesco Carl Von Graefe: in quell’anno il chirurgo pubblica Rhinoplastik, un volume in cui spiega 55 operazioni di rinoplastica, ma anche interventi di blefaroplastica (plastica della palpebra) e di palatoplastica. Di lì a poco inizia ad essere introdotta la pratica dell’anestesia nel corso delle operazioni. Ma è già tempo dei primi interventi per migliorare il volume del seno: alla fine del 19° secolo si fanno iniezioni a base di paraffina, cera d’api e oli vegetali, poi vietati a partire dal 1960. È la volta delle prime protesi: in ordine cronologico, quelle d’avorio, poi di vetro, e infine di materiali spugnosi, come l’Ivalon. Fino ad arrivare alle attuali protesi di silicone. L’ossessione per l’immagine agli inizi del '900 assume le caratteristiche di oggi, soprattutto tra le donne della classe media in ascesa. E il corsetto che per secoli ha costretto il corpo femminile diventa solo un ricordo. Lifting al viso, iniezioni di botulino e due protesi di silicone sono le basi dell’attuale bellezza: artificiale e omologata
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Pubblicato il 15/12/2009
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