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Risultati e punteggi di La storia delle parole, a parole
1.
 
A. 0 punti; B. 1 punto; C. 3 punti
 
La parola staffa, da un identico – sebbene non attestato – termine longobardo *staffa, era in origine un ‘sostegno per montare a cavallo’. E, proprio nel senso di ‘arnesi di ferro pendenti dalla sella’ (dentro cui infilare i piedi mentre si cavalca), la storia di staffa parte (più o meno) dall’anno Mille e arriva fino ai giorni nostri. Per questo: zero punti a chi ha mescolato (di là dalle possibili affinità lontanissime date da origini comuni) la staffa con lo staff (maschile), ovvero ‘un gruppo di persone addette ad un compito o a un’attività specifica’. Staff è un vocabolo inglese che significa propriamente ‘bastone’ (come simbolo di autorità) attestato con questo significato dalla prima metà dell’Ottocento: e non c’entra con ‘l’ultima bevuta prima della partenza’ (a cavallo). L’ultimo bicchiere, in sostanza, prima di lasciare la taverna e mettersi in viaggio. 1 punto per chi, attraverso lontani ricordi tanto della staffa per cavalcature quanto della staffa ‘striscia di tessuto o di cuoio’ (fatta passare sotto il piede o la scarpa per tenere fermi i calzoni), si è lasciato abbindolare da un’etimologia falsa ma, in qualche modo, plausibile. Punteggio pieno per chi ha scelto C. ‘Tenere il piede in due staffe’ vale proprio ‘oscillare senza prendere posizione tra due partiti opposti’. E – a pensarci bene – dipende tanto dalla moda quanto dall’equitazione: a patto d’immaginarsi un cavaliere equilibrista e un falso dandy ridicolo e profittatore.
 
2.
 
A. 1 punto; B. 0 punti; C. 3 punti
 
L’«amico» della risposta C ha ragione a chiedere la vostra fiducia (e vi regala tre punti). Perché geloso viene dal latino ecclesiastico zelōsu(m), più o meno ‘pieno di zelante amore’. Da qui, nel tempo, ha assunto varie accezioni: visto che, per tramite provenzale, è passato – parafrasando De André – dall’“amor sacro all’amor profano”. Quindi geloso ‘desideroso’, ma anche ‘riservato’, ‘chi dubita della fedeltà della propria compagna’ o – nel Cinquecento – ‘chi prova invidia’. 1 punto alla A; perché l’etimologia è falsa, ma chi l’ha scelta è cascato in una trappola antica. Già il Salvini notava quanto fosse bizzarro ricondurre a gelo una parola che era legata a zelo, «voce greca originaria, che vale bollore». Allo stesso àmbito semantico vanno avvicinate le ‘persiane a grata’: progettate per salvaguardare la ‘gelosia’ di chi era certo di nascondere, così, la propria moglie alla vista degli altri uomini. Da De André a De André, che nell’album Le nuvole ha cantato (attingendo alla tradizione napoletana) “Fenesta co’ ‘sta nova gelosia /… / Tu m’annasscuonn’ Nennerella bella mia”. 0 punti per chi ha scelto la B, confondendo le imposte della Nova gelosia con la «maschera di gelso» di Ho visto Nina volare. Sbagliando canzone ed etimologia. Ps Gelso viene da cĕlsa(m) ‘alta’, con un sottinteso mōru(m): ovvero ‘pianta del gelso’ contrapposta alla mora di rovo, più bassa.
 
3.
 
A. 0 punti; B. 3 punti; C. 1 punti
 
I 3 punti sono nascosti nella B. Proprio perché il – comunissimo – saluto ciao viene dal veneziano schiao (da leggere s-ciao) che significava propriamente ‘schiavo’: con, sottinteso, ‘sono il tuo’, ‘sono il vostro’ ecc. Proprio come nell’espressione servo vostro citata nella finta telefonata della B. Era un modo esagerato e cordiale per porsi a disposizione della persona salutata, di solito in estrema confidenza con lo schiavo in fieri. 0 punti a chi ha confuso la falsa chiarezza con una promessa di veridicità. Magari fuorviato dall’esistenza – tristemente reale e squadrata – della mascotte calcistica della A. 1 punto per chi – pur nella falsità della ricostruzione – s’è comunque fidato delle possibilità ossimoriche e rituali di certe espressioni augurali. Un saluto morituro che vale comunque il “punto della bandiera” della C.
 
4.
 
A. 0 punti; B. 1 punto; C. 3 punti
 
0 punti, naturalmente, a chi ha sottovalutato (anche per via etimologica) tutti i precari del mondo: caricando la già gravosa condizione di ‘temporaneo’ e di ‘incerto’ con l’offensiva via etimologica dell’inutilità e dell’inefficacia. 1 punto a chi, anche se sbagliando, si è lasciato incantare da un tipo di “evoluzione” plausibile del termine: e ha peraltro concesso alla precarietà una – seppur minima, fugacissima – gloria momentanea. I 3 punti della correttezza sono nella C. E la bizzarria etimologica trova riscontro nel mondo contemporaneo, purtroppo: quando diventa filologicamente, storicamente ed etimologicamente chiaro che nemmeno la precarietà può essere raggiunta (e ottenuta) se non per grazia della sorte o per il tramite labile, incerto e univoco delle preghiere.
 
5.
 
A. 0 punti; B. 3 punti; C. 1 punto
 
1 punto, a chi ha dato la risposta C, viene assegnato per motivi puramente narrativi: quasi ci dispiace che la pericolosissima, conradiana città di Busille non sia mai esistita: mentre Trebisonda sì: anche per questo particolare fuorviante abbiamo evitato la nettezza dello 0. Che invece è il punteggio della A. Solo perché sono troppe e troppo evidenti le incongruenze spaziali e temporali della ricostruzione. Né vale la – motivata – diffidenza nei confronti di certa gestione italiana dei mezzi di trasporto. Punteggio pieno a chi ha riconosciuto, nella meraviglia della spiegazione, la sorprendente realtà dei fatti. E il modo in cui, attraverso l’etimologia, si riscoprono Le Indie nel Vangelo. O si prega la Donna Bisodia nel Pater Noster: la figura popolare – anche venerata – nata per magia estemporanea dal Da nobis hodie (‘dacci oggi’) del Padre Nostro.
 
6.
 
A. 3 punti; B. 1 punto; C. 0 punti
 
La parola italiana pizza si è diffusa nel mondo attraverso la ‘pizza napoletana’, naturalmente. Ma l’origine antichissima della parola è, per l’appunto, germanica. Più o meno secondo la trafila raccontata in modo concitato dallo sbalordito amico della A. Per chi ha scelto l’origine cinese, 1 punto. Perché ha associato gli spaghetti alla pizza in un unico, plausibile iter gastronomico dal Sol Levante fino a Posillipo. Anche se la parola pi-thy-za e il significato letterale che l’accompagna sono del tutto inventati. Così come l’inesistente (e un po’ inquietante) “cialda pizica”: che porta con sé lo 0 dell’errore.
 
7.
 
A. 3 punti; B. 1 punti; C. 0 punti
 
Il gatto non è cattivo. Ma l’etimologia di gatto da cǎttu(m) ecc. (come sostitutivo di fēle(m) dal IV secolo circa)è esatta. Quindi la B si ritrova 1 punto nonostante la malizia fosse negli occhi di chi leggeva. 0 punti per l’improponibile timone ingovernabile (progettato, forse, da qualche ingegnere navale votato al naufragio). 3 punti per chi, pur non conoscendo – o non ricordando – la corretta ricostruzione di cattivo, ha però intuito che mancava qualcosa di significativo. Con il valore di ‘maligno’ ecc. cattivo (dal latino captīvu(m), ‘prigioniero’) viene dal latino cristiano captīvu(m) diăboli, ‘prigioniero del diavolo’, quindi ‘posseduto’. Mancava proprio l’elemento maligno che ha trasformato un prigioniero in ossesso quotidiano.
 
8.
 
A. 3 punti; B. 1 punto; C. 0 punti
 
3 punti (anche se con un trucco, seppur innocente) alla A. Nel significato di ‘lavamano’ lavabo è davvero di tramite francese; laddove invece nel senso di ‘recipiente per l’acqua fissato al muro nelle sacrestie’ l’origine è schiettamente latina (dal salmo XXV, Lavabo inter innocentes manus meas: versetto inciso sull’oggetto vero e proprio e in questo modo ‘ribattezzato’). Lavabo è la prima persona del futuro (letteralmente ‘laverò’) così come placebo, lett. ‘piacerò’. Le cui attestazioni iniziali (prima che si sviluppasse una vera e propria farmacologia) nel significato di ‘medicamento somministrato per accontentare il paziente’ sono inglesi e primo-ottocentesche. La battuta sui gruppi rock è in parte vera (il caso di Placebo); e il misterioso “commentatore”, parlando di mass-media e summit si riferisce alle pronuncie anglofile “di ritorno” mass-mìdia e sàmmit. Diffuse, ma sbagliate. 1 punto alla falsa etimologia ispanica della B (solo per il generico riferimento al ‘farmaco’). 0 punti alla C; il nome aspirina (così detto perché indica l’acido acetilsalecitico preparato senza utilizzare i fiori della Spiraea ulmaria) venne coniato sul cadere del XVIII secolo da H. Dreser e brevettato dalla casa farmaceutica tedesca Bayer. Troppo noto il farmaco per confondere inglese e tedesco.
 
9.
 
A. 0 punti; B. 1 punti; C. 3 punti
 
0 punti alla A. E delle scuse sentite per aver scomodato sant’Agostino (e il suo latino scritto) per la creazione della meno plausibile tra le etimologie (anche se, va detto, le possibilità di “passaggio” etimologico da un valore semantico al suo esatto opposto esistono e sono comprovate). 3 punti, invece, per chi ha scelto l’associazione tra buatta e busta. Busta viene dal francese antico boiste (ora boîte: dal tardo Ottocento, ‘piccolo locale notturno’; agl’inizi boîte de nuit ‘scatola da notte’, adattato nelle forme – appunto – boatta, buatta ecc.). Boiste, a sua volta, è la resa del francese antico per bŭxida(m), ‘scatola di bosso’ (la stessa origine di bussola, chiamata bòssolo fino al XVI secolo). Ancora fino al Cinquecento il significato primario, mercantile, di busta era ‘astuccio, scatola’. Solo dalla metà dell’Ottocento s’è “sviluppato” e ha “vinto” l’uso di busta, affermandosi contro i termini concorrenti inviluppo, sopraccarta ecc. 1 punto alla B. Anche se la trasformazione del legno in carta in secoli remoti doveva, in qualche modo, far capire (scomodando ancora causa, effetto e figure retoriche) che era solo “fumo negli occhi”.
 
 
10.
 
A. 1 punti; B. 0 punti; C. 3 punti
 
Un po’ dispiace dare 1 punto alla A: proprio per quel riferimento evidentemente falso alla musica ‘pedestre’ degli zampognari. Va pur detto che l’etimologia poteva essere plausibile (con il dipiù dell’accenno – vero – alle proposte ricostruttive di zampa). Vale il contrario del ‘pedestre’: zampogna e sinfonia derivano dalla stessa symphōnía del greco antico (‘accordo, armonia, concerto musicale’). Zampogna per tramite “popolare”: dal latino symphōnia(m) nel significato di ‘strumento a fiato’; sinfonia è una voce dotta usata per indicare, appunto, prima un ‘complesso armonioso di suoni’, poi il vero e proprio ‘brano strumentale’. Quindi: 3 punti a chi ha trovato risvolti natalizi nel genio salisburghese e in Bach. 0 punti a chi ha dato credito all’improbabile Baccio dei Castigli e ai suoi versi – davvero, questi sì – pedestri.
 
 
RISULTATI
 
 
Da 0 a 10 punti: «Etimofantastici». La storia delle parole vi affascina: ma non riuscite in alcun modo ad ancorarvi alla realtà ricostruttiva della Storia. Siete attratti dal bizzarro: ed è vero che nessuno, senza saperlo per via scritta, può capacitarsi con esattezza del perché si dica tafferuglio. Quello che vi si consiglia, però, è una maggiore adesione alla realtà; un rispetto maggiore per le cose: divisi come siamo – appunto – tra causas e res di cui dobbiamo tenere conto.
 
Da 11 a 20 punti: «Etimorealistici». Siete piuttosto consapevoli delle storie che si muovono attorno e dentro le parole. Solo di tanto in tanto vi concedete delle fughe fantasiose di cui non potete privarvi: pena l’esclusione di tutto un mondo possibile di cui – comunque – intuite il peso e l’importanza nella vostra vita. L’unico consiglio da darvi è quello di collegare tutte le strade empiriche tra loro. Evitando di rifugiarvi nell’inverosimile, se siete certi dell’esattezza delle vostre conclusioni.
 
Da 21 a 30 punti: «Etimologistici». La storia delle parole, per voi, non ha segreti (o, quantomeno, è notevole la vostra capacità di azzardo sulla plausibilità delle storie raccontate). Riuscite a ritrovare con facilità sedimenti, incrostazioni e splendori decaduti in tutte le parole che vi attraggono. Attenzione a non sovrapporre troppi piani linguistici differenti nello stesso “momento”. Si rischia il caos non gestito: e ci si perde l’assoluta esattezza della comunicazione contemporanea. Ps. Se vi riesce bene, però, vi chiamate Gadda o Landolfi. Tutto sta a essere spietati con le proprie carte d’identità.
 
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