“Gli stili di apprendimento sono caratteristici comportamenti cognitivi, affettivi e fisiologici che funzionano come indicatori relativamente stabili di come i discenti percepiscono l'ambiente di apprendimento, interagiscono con esso e vi reagiscono.” (Keefe 1979). Come illustra questa definizione, lo stile è una categoria complessa, che attiene in primo luogo alle relazioni che l’individuo, con i suoi processi cognitivi, socioaffettivi e fisiologici, instaura con l’ambiente.
Il punto di vista pedagogico-didattico
È utile distinguere quattro grandi aree di stili tra loro interagenti: le preferenze fisico-ambientali, le modalità sensoriali, gli stili cognitivi e i tratti di personalità.
Le preferenze fisico-ambientali
Riguardano i modi personali di gestire i rapporti con la propria identità psico-fisica e con l’ambiente circostante: si tratta delle preferenze riguardo ai tempi e ai luoghi dello studio; alle condizioni climatiche (luce, temperatura, umidità, tempo atmosferico); alla presenza o assenza di suoni e i rumori; alle abitudini alimentari; alla postura e alla mobilità; e così via.
Le modalità sensoriali
Riguardano i modi preferenziali di utilizzare i sensi per gestire le informazioni in arrivo: tradizionalmente vengono considerate le modalità visiva/visiva non verbale, uditiva e cinestetica (o cinetica). La persona con preferenza cinestetica è facilmente riconoscibile per il bisogno di movimento, di coinvolgimento continuo, di attività concrete con cui sperimentare di persona quanto ha magari già letto o ascoltato. Quest’ultima modalità, spesso trascurata a scuola, è invece ben integrata negli approcci glottodidattici umanistico-affettivi come, per esempio, il Metodo della Risposta Fisica Totale o la Programmazione Neurolinguistica.
Gli stili cognitivi Ci si riferiscealle preferenze nei modi di elaborare le informazioni, si ipotizza la preferenza per un’elaborazione analitica (che parte dai singoli elementi per ricostruire il tutto) piuttosto che globale (che considera il contesto complessivo prima di scendere nei dettagli) – preferenze di solito associate alle funzioni degli emisferi, rispettivamente, sinistro e destro del cervello. A questa distinzione si sono aggiunti numerosi altri modelli bipolari riguardo al formulare ipotesi e individuare le variabili di problemi (sistematico/intuitivo) o riguardo al prendere decisioni e valutare in tempi lunghi o brevi (riflessivo/impulsivo). Di particolare interesse per la glottodidattica sono alcuni risultati della ricerca neurolinguistica, secondo la quale l’emisfero sinistro processa la fonologia, la morfologia e la sintassi; seleziona gli elementi più adatti nella costruzione del periodo; e determina il significato letterale e a livello del periodo stesso; mentre l’emisfero destro controlla gli elementi prosodici come ritmo e intonazione; elabora gli aspetti connotativi ed espressivi; definisce le implicazioni funzionali (per es. affermazione piuttosto che domanda); e determina il significato figurato e a livello di un intero enunciato (Danesi 1998). Questa visione bimodale dell’apprendimento linguistico implica un coinvolgimento integrale, cognitivo e affettivo, della mente, che deve essere attivata sia nello studio analitico degli aspetti formali del sistema linguistico, attraverso processi sistematici e deduttivi (emisfero sinistro), sia nello sviluppo più globale delle abilità funzionali e comunicative, attraverso processi intuitivi e induttivi (emisfero destro).
I tratti di personalità
Essi incidono sulla definizione complessiva di uno stile. Di particolare rilevanza è certamente l’opposizione introverso/estroverso, a cui è correlata l’eventuale preferenza per un lavoro individuale rispetto al lavoro in coppie o a gruppi. Anche in questo caso, nella glottodidattica si tratta di realizzare un equilibrio tra attività più basate sull'interazione, su contenuti di immediato interesse personale, su un'espressività più libera e creativa (che favoriscono i tipi estroversi) e attività più autonome, basate sullo studio più formalizzato e sulla riflessione personale, su un uso più consistente del controllo e della correzione (che favoriscono gli introversi).
La pratica didattica
I compiti di apprendimento dovrebbero cercare di soddisfare la varietà di stili sempre presente nel gruppo-classe.
Per esempio, un compito come “guardare una sequenza di un film senza il sonoro e discutere a gruppi ipotesi sulla trama”, favorisce gli stili visivo-non verbale, globale e intuitivo, ma anche uditivo ed estroverso (nella discussione di gruppo); un compito come “scrivere il resoconto di una gita scolastica e scambiarla con un compagno che la controlla e la corregge” favorisce gli stili visivo-verbale, analitico, sistematico e riflessivo e introverso; un compito come “a coppie, a turno un alunno mima delle azioni e l’altro le descrive oralmente” favorisce gli stili cinestetico, uditivo, intuitivo ed estroverso.
Centrale è comunque la figura dell’insegnante, portatore a sua volta di uno stile (di apprendimento prima ancora che di insegnamento), che, con la sua scelta di compiti e con la gestione dei rapporti interpersonali, può contribuire a realizzare una didattica varia e bilanciata. Questo comporta la necessità di esplorare la gamma delle diversità individuali, in modo da identificare il più chiaramente possibile i profili individuali e del gruppo-classe, di cui gli alunni stessi devono diventare consapevoli.
Ma l’impatto degli stili sulle scelte pedagogiche e didattiche deve anche considerare la necessità di abituare gli studenti a far fronte a compiti che non siano in sintonia con le loro preferenze individuali: si tratterà allora di sostenerli con la stimolazione di opportune strategie di apprendimento per compensare i loro eventuali punti di criticità nella gestione di problemi. Questo apre la strada a una didattica che sia nel contempo strategica, perché basata sull’attivazione di strategie nel vivo dei compiti di apprendimento, e metacognitiva, perché strutturata sull’alternanza tra esperienza e riflessione e sullo sforzo costante di aumentare la consapevolezza, individuale e del gruppo-classe, non solo di che cosa si sta imparando, ma anche di come si impara.
*Consulente pedagogico, formatore e autore di materiali didattici, è da tempo impegnato nella ricerca sugli stili e le strategie di apprendimento e insegnamento e sulla motivazione ad apprendere. Su questi temi gestisce un sito Internet bilingue (italiano e inglese) www.learningpaths.org
di Luciano Mariani*
“Gli stili di apprendimento sono caratteristici comportamenti cognitivi, affettivi e fisiologici che funzionano come indicatori relativamente stabili di come i discenti percepiscono l'ambiente di apprendimento, interagiscono con esso e vi reagiscono.” (Keefe 1979). Come illustra questa definizione, lo stile è una categoria complessa, che attiene in primo luogo alle relazioni che l’individuo, con i suoi processi cognitivi, socioaffettivi e fisiologici, instaura con l’ambiente.
Il punto di vista pedagogico-didattico
È utile distinguere quattro grandi aree di stili tra loro interagenti: le preferenze fisico-ambientali, le modalità sensoriali, gli stili cognitivi e i tratti di personalità.
Le preferenze fisico-ambientali
Riguardano i modi personali di gestire i rapporti con la propria identità psico-fisica e con l’ambiente circostante: si tratta delle preferenze riguardo ai tempi e ai luoghi dello studio; alle condizioni climatiche (luce, temperatura, umidità, tempo atmosferico); alla presenza o assenza di suoni e i rumori; alle abitudini alimentari; alla postura e alla mobilità; e così via.
Le modalità sensoriali
Riguardano i modi preferenziali di utilizzare i sensi per gestire le informazioni in arrivo: tradizionalmente vengono considerate le modalità visiva/visiva no...