di Maria Gabriella Ottaviani*
Perché insegnare statistica a scuola? In che cosa consistono le competenze statistiche? Perché trascurare talenti come Rosa De Vivo? Ma soprattutto... chi è Rosa De Vivo?
La diffusione della statistica nella scuola italiana
Anche se la statistica, accompagnata o meno dalla probabilità, è parte dei programmi scolastici italiani da molti anni, l’insegnamento che se ne fa a scuola, all’interno del curricolo di matematica, non porta a buoni
risultati. Le ragioni sono tante, ma la principale è che la statistica non fa parte del bagaglio culturale della larga maggioranza dei docenti che la dovrebbero insegnare.
Si è spesso trattato di fuochi di artificio con un seguito esiguo. Il terreno non fertile tende infatti a far inaridire i teneri germogli che sono soffocati dalla consuetudine. E, tuttavia, gli statistici continuano nel loro lavoro puntuale ed attento
per e
nella scuola partecipando tra l’altro a pieno titolo ai progetti
m@t.abel e
m@t.abel-PON. Si tratta dei piani di formazione MIUR-Unione Matematica Italiana-Società Italiana di Statistica rivolti ai docenti di matematica della scuola che hanno come obiettivo il miglioramento dell’insegnamento della matematica, anche al fine di ovviare ai deficit rilevati nelle indagini OCSE-PISA.
La scuola, tuttavia, sembra impermeabile alla statistica, alla probabilità, all’incertezza. In buona sostanza si tratta di aspetti verso i quali la cultura italiana nel suo insieme sembra essere refrattaria come mostra la difficoltà con la quale anche la scienza e la tecnologia si diffondono in Italia.
Perché è così importante 'capire di statistica'?
Eppure qualcosa pare muoversi, e questo stesso dossier ne è testimonianza. Un dossier di statistica si giustifica con la curiosità intellettuale verso una disciplina la cui esigenza emerge dalla società in tutte le sue sfaccettature. Se la statistica e i suoi strumenti sono presenti sempre di più nei mezzi di comunicazione e sempre più spesso chi si rivolge al grande pubblico si riempie la bocca di dati statistici e cita indagini statistiche su indagini statistiche, sarà opportuno che il grande pubblico ne capisca qualcosa.
Se alla fine sono le statistiche che orientano ovunque le scelte dei Governi, forse i cittadini dovranno imparare ad argomentare
sui e
coi numeri senza esserne travolti. Ma i cittadini acquisiscono le conoscenze di base a scuola, e allora a scuola deve realizzarsi anche l’insegnamento/apprendimento della statistica. Siccome ciò sta accadendo a livello
mondiale, l’Italia non può essere l’unico paese a rimanere indietro.
Tuttavia, l’esigenza d’innovazione nel campo della didattica alla quale il Paese si trova di fronte è ancora più profonda. L‘assenza della statistica nella scuola italiana esiste ed è grave, ma è piccola cosa rispetto alla mancata innovazione del sistema educativo nel suo complesso. Innovazione che è stata invece già messa in atto negli altri paesi.
Da una scuola che fornisce conoscenze, più o meno legate fra loro, è necessario passare a una scuola che aiuti gli studenti a diventare cittadini competenti, consapevoli di scelte difficili e importanti per la loro vita presente e futura e rispetto alle quali la statistica offre strumenti di comprensione e di previsione.
Si pensi, ad esempio, ai problemi della previdenza nel nostro Paese. La loro soluzione dipende in buona parte dalla composizione della popolazione italiana per età. In effetti, la distribuzione della popolazione attuale per età è nota e la sua struttura fra 20-30 anni è prevedibile con ottimi margini di approssimazione, ma chi lo sa? In effetti pochi conoscono la piramide delle età della popolazione italiana e fa fatica a circolare anche una pubblicazione interessantissima, perché densa di informazioni statistiche, come noi italia che l’Istat ha presentato il 12 gennaio 2010.
Ancora, quanti si rendono conto del motivo per il quale una emittente radiofonica nazionale che al mattino invita gli ascoltatori a scegliere on line fra due opinioni rispetto a un fatto di rilievo, scrive nel suo sito che il sondaggio non ha valenza scientifica?
E molti altri esempi si potrebbero ancora fare, nei campi più svariati.
In cosa consistono le competenze statistiche?
L’integrazione delle conoscenze, delle abilità e delle caratteristiche individuali per soddisfare le richieste specifiche dell’ambiente o di una determinata situazione, dunque il passaggio da abilità a
competenze, è un punto-chiave per un moderno sistema educativo. In questo quadro generale, la scuola deve operare affinché lo studente sviluppi
anche competenze statistiche.
Ciò che si chiede è che, alla conoscenza della statistica come mera tecnica di trattamento dei dati quantitativi, si accompagni lo sviluppo della capacità di comprendere il processo attraverso il quale, partendo dal problema posto dallo studio quantitativo di un fenomeno collettivo, attraverso la definizione dell’oggetto della rilevazione - e quindi di ciò che si intende misurare - grazie alla raccolta dei dati, alla loro classificazione, rappresentazione ed elaborazione, si giunge alla fase delicatissima della interpretazione e delle conclusioni che rendono accessibile a tutti la conoscenza quantitativa del fenomeno studiato.
D’altronde, se nella società dell’informazione sono competenze fondamentali:
- raccogliere, analizzare, e organizzare informazioni;
- comunicare idee e informazioni;
- usare la tecnologia;
- risolvere problemi,
quando l'informazione è quantitativa, il processo logico-cognitivo su cui la statistica si basa emerge spontaneamente e, con essa, le competenze statistiche.
Ambito disciplinare e modalità didattiche per l’insegnamento/apprendimento della statistica
"...lo sviluppo di tutte le sue potenzialità e la capacità di orientarsi nel mondo in cui vive (sia esso l'ambiente di più diretto riferimento, o lo spazio sempre più esteso della comunicazione e dell'interscambio), al fine di raggiungere un equilibrio attivo e dinamico con esso;
l'assimilazione e lo sviluppo della capacità di comprendere, costruire, criticare argomentazioni e discorsi, per dare significato alle proprie esperienze e anche difendersi da messaggi talvolta truccati in termini di verità e di valore"
allora la conoscenza delle basi della statistica, la capacità di trattare piccoli insiemi di dati statistici e di utilizzare il tutto per trarre conclusioni in un contesto reale e con senso critico, ossia lo sviluppo di competenze statistiche, non può non entrare a scuola.
Il problema così si sposta immediatamente su quale sia l’ambito disciplinare opportuno per l’insegnamento/apprendimento della statistica a scuola e con quali modalità didattiche ciò sia possibile. Il progetto PISA, sin dalla sua
prima edizione, assegna all’ambito della matematica il filone dell’incertezza, nel quale si conglobano sia la statistica sia la probabilità.
Le modalità didattiche che favoriscono l’insegnamento/apprendimento della disciplina nella scuola sono note grazie a studi scientifici
internazionali e
nazionali sviluppati nel corso degli ultimi trenta anni. Esse si fondano sull’uso di dati reali che possano generare l’interesse degli studenti verso il metodo statistico e lo studio dei suoi concetti e dei suoi strumenti. Poiché lo
studio della statistica richiede l’utilizzo dei contenuti offerti dagli altri nuclei della matematica: numeri, geometria, relazioni e funzioni, apprendere la statistica ha l’ulteriore vantaggio di far comprendere allo studente l’utilità degli argomenti della matematica che egli va di pari passo acquisendo.
*Insegna Statistica di base presso la Facoltà di Scienze statistiche dell'università "La Sapienza" di Roma. È direttore della rivista "
Induzioni. Demografia, probabilità e statistica a scuola".
Pubblicato il 4/2/2010