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Nel percorso dell'ultimo anno di liceo, per quanto riguarda la storia, pur volendo affrontare la contemporaneità, è più proficuo partire dall'inizio del secolo XX oppure anticipare all'unità d'Italia?

Gloria Contella

 

Gentile collega,

il curricolo di storia per i licei (e, in generale, per la scuola secondaria di II grado) è, come ben sa, questione dibattuta e complessa.

Ormai da trent’anni si assiste ad ogni sorta di sperimentazione, con almeno due tentativi importanti di riordino complessivo della secondaria superiore (nel 1991 con i Programmi Brocca e nel 2001 con i curricoli De Mauro). Il risultato è stato che da un lato è aumentata la confusione delle indicazioni ministeriali e dall’altro si è rafforzata la dipendenza dei docenti dall’editoria scolastica, i cui manuali di storia restano di fatto  i veri punti di riferimento per il senso comune storiografico nella scuola (e forse anche fuori).

Fortunatamente, la libertà d’insegnamento e l’autonomia scolastica sancite dalla Costituzione e dal DPR 275/99 ci danno la possibilità, e la responsabilità, di dibattere e decidere  nei “dipartimenti di storia” delle singole scuole i curricoli più adatti ad esse.

In tale contesto, credo che si debba lavorare per favorire il massimo grado possibile di formazione nei giovani di una autentica cultura storica, che accompagni, cioè, alla conoscenza degli eventi la capacità di lettura degli stessi nel loro contesto spaziale e temporale. Ciò significa, per esempio, privilegiare le durate (piuttosto che le date secche) per comprendere trasformazioni e permanenze, diacronie e sincronie, curare la rappresentazione dello spazio per comprendere la geopolitica, costruire mappe concettuali adatte a comprendere i termini di un problema e gli approfondimenti di un tema.

Questo tipo di cultura storica dovrà necessariamente fare i conti con le 90 ore annuali (o le 60 in un istituto tecnico o professionale) previste dagli ordinamenti (non consideriamo per comodità di discorso quante di queste dovranno essere dedicate all’insegnamento/apprendimento della nuova disciplina “cittadinanza e costituzione”). Il punto principale della questione è quindi quali e quanti temi potranno essere affrontati nel tempo-scuola assegnato.  Su questo, proprio su questo, la discussione è aperta, tra gli storici, tra gli autori dei manuali, tra gli insegnanti. Non è il caso qui di entrare nel merito, ma credo ci si debba fortemente preoccupare che i giovani abbiano, al termine del loro corso di studi, una visione generale e complessiva del ventesimo secolo. La scala spaziale non potrà che essere mondiale, a partire dalla globalizzazione nel mondo attuale confrontata con l’ “europeizzazione” del mondo degli inizi del Novecento, in modo da rendere di immediata evidenza il rapporto presente-passato. In questo quadro la selezione dei temi da approfondire dovrà avvenire senza farsi condizionare né da una forzata successione cronologica né dall’impianto del manuale in adozione. Fondamentale, secondo il mio parere, è comunque  non trascurare i contesti che danno significato ai singoli temi.

In conclusione, per rispondere chiaramente alla sua domanda, pur non essendo questa la sede per proporre un vero e proprio “piano di studi” per l’ultimo anno di liceo, e rimandando ad altra occasione una discussione in proposito,  personalmente partirei  dall’inizio del XX secolo, dedicando l’intero anno scolastico a studiare il Novecento (anche gli ultimi decenni!) in chiave mondiale (e non solo italiana né europea). Assumere la data dell’unità d’Italia come inizio significherebbe implicitamente assumere la scala italiana come spazio privilegiato, come punto d’osservazione. Ciò non ci permetterebbe di leggere il Novecento nella sua enorme complessità, con le sue immense tragedie e inimmaginabili trasformazioni.

Vincenzo Guanci

 

Gloria Contella

 

Gentile collega,

il curricolo di storia per i licei (e, in generale, per la scuola secondaria di II grado) è, come ben sa, questione dibattuta e complessa.

Ormai da trent’anni si assiste ad ogni sorta di sperimentazione, con almeno due tentativi importanti di riordino complessivo della secondaria superiore (nel 1991 con i Programmi Brocca e nel 2001 con i curricoli De Mauro). Il risultato è stato che da un lato è aumentata la confusione delle indicazioni ministeriali e dall’altro si è rafforzata la dipendenza dei docenti dall’editoria scolastica, i cui manuali di storia restano di fatto  i veri punti di riferimento per il senso comune storiografico nella scuola (e forse anche fuori).

Fortunatamente, la libertà d’insegnamento e l’autonomia scolastica sancite dalla Costituzione e dal DPR 275/99 ci danno la possibilità, e la responsabilità, di dibattere e decidere  nei “dipartimenti di storia” delle singole scuole i curricoli più adatti ad esse.

In tale contesto, credo che si debba lavorare per favorire il massimo grado possibile di formazione nei giovani di una autentica cultura storica, che accompagni, cioè, alla conoscenza degli eventi la capacità di lettura degli stessi nel loro conte...

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