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Al Gore
L'assalto alla ragione
Feltrinelli, Milano, 2007, pp.269, euro 15.
Dopo alcuni anni dedicati alla sensibilizzazione della cittadinanza su tematiche ambientali, con particolare riguardo al problema del riscaldamento globale (si ricordi il successo del documentario An Inconvenient Truth - Una scomoda verità), l’ex vice-presidente statunitense Al Gore torna ad occuparsi della realtà politica americana con un saggio incentrato sul rapporto tra democrazia e mezzi di comunicazione di massa. Intrecciando costantemente il passato e il presente della democrazia americana, dalla Dichiarazione di indipendenza fino a George W. Bush e Dick Cheney, Gore analizza le trasformazioni che l’affinamento dei mezzi di comunicazione, e in particolare il passaggio dalla carta stampata alla radio e alla televisione, ha determinato nel modo di concepire e condurre il confronto politico.
Da qui il titolo del saggio, L’assalto alla ragione, che descrive con molta efficacia la progressiva perdita di valore del dato razionale e scientifico di fronte alla propaganda politica e a sempre più massicce e costose campagne di immagine, che tendono a condizionare l’opinione pubblica, riducendola di fatto alla passività, e a trasformare i cittadini in ‘pubblico’. Il mezzo televisivo, che nella sua diffusione capillare è apparentemente quanto di più democratico si possa immaginare, ha in realtà il potere di snaturare il dibattito democratico, mettendo in serio pericolo i presupposti stessi della democrazia. Per supportare le proprie argomentazioni, Gore ricorda il clima politico generatosi negli Stati Uniti in seguito agli attentanti dell’undici settembre, soffermandosi sul ruolo svolto dal mezzo televisivo nel fomentare o suscitare nei cittadini determinate sensazioni e paure e nel forgiare una sorta di ‘nemico’ comune, anche a dispetto di prove o evidenze razionali. La televisione, afferma Gore, si è rivelata capace di influenzare profondamente la politica, di dettarne ritmi e agenda e persino di ‘costruire’ la verità, al di là e a prescindere dai dati di fatto, al punto da essere in grado di tramutare l’informazione politica in mera propaganda a servizio di chi dispone di maggiori possibilità economiche.
Di fronte a tale ‘involuzione democratica’, che non è peculiarità dei soli Stati Uniti d’America ma può interessare tutte le democrazie del mondo, Gore intravvede una via d’uscita nella promozione e nella sempre più capillare diffusione di mezzi di comunicazione alternativi, più ‘democratici’. Il fondatore dell’innovativa Current Tv - un noto network interattivo che trasmette sia via satellite che via web -, vede proprio in internet e nel pluralismo che tale strumento comporta una sorta di garanzia per la democrazia del futuro, riconoscendogli la capacità di ristabilire l’indipendenza e la sovranità dell’opinione pubblica. Se così fosse - e tale è l’auspicio di Gore -, l’era della televisione non sarebbe altro che una breve parentesi intermedia tra l’era della carta stampata e quella del web.
Lisa Vagnozzi
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