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Guenter Lewy
Il massacro degli armeni. Un genocidio controverso
Torino, Einaudi, 2008, 394 pp., 12,80 euro.
Storico dei totalitarismi del Novecento, e in particolare del nazismo, Guenter Lewy, docente di Scienze politiche presso l’Università del Massachusetts, affronta in un saggio, The Armenian Massacres in Ottoman Turkey (2005), quello che la popolazione armena sparsa per il mondo ricorda come il “primo genocidio del XX secolo”. Il dato storico da cui l’opera prende le mosse è la deportazione degli armeni residenti nella penisola anatolica - buona parte dei quali non sopravvisse alle privazioni e alle successive azioni repressive attuate da cellule dell’esercito ottomano e da bande turco-curde -, nel biennio 1915-1916, sotto il regime centralistico e autoritario dei Giovani Turchi.
Il sottotitolo dell’edizione italiana aiuta a comprendere il senso e la difficoltà dello sforzo di ricostruzione compiuto da Lewy: il massacro degli armeni rappresenta infatti “un genocidio controverso”, sostenuto a gran voce dalla storiografia armena e filo-armena e negato, con altrettanto vigore, da quella turca e filo-turca, ed è ancora oggi, a quasi un secolo di distanza dagli eventi, fonte di polemiche e di tensioni diplomatiche. La posizione espressa da Lewy nell’opera è a sua volta oggetto di controversia, tanto da aver procurato allo storico l’accusa di negazionismo: appoggiandosi ad un’interpretazione ristretta, quasi ‘tecnica’, della categoria storiografica e giuridica di ‘genocidio’, Lewy non ritiene corretto - né fondamentale ai fini della comprensione e della valutazione dei fatti -, applicare una simile etichetta agli eccidi compiuti durante la Prima Guerra Mondiale nei confronti della popolazione armena residente in Turchia.
Vale a dire che, pur non negando la drammaticità degli eventi e le condizioni particolarmente dolorose in cui versava la minoranza armena, duramente oppressa dal governo centrale ottomano e vittima di sanguinose azioni repressive, Lewy si oppone alla tesi storiografica della pianificazione e di un’attuazione sistematica delle stragi da parte del regime dei Giovani Turchi, sul modello, per intendersi, della ‘soluzione finale’ adottata dai nazisti ai danni della popolazione ebraica. L’autore difende e argomenta la propria posizione prendendo in esame la storiografia relativa alla condizione degli armeni in Turchia a partire dalla seconda metà del XIX secolo, con particolare riferimento al biennio 1915-1916, e sforzandosi di far reagire tra loro fonti di matrice ideologica differente, in modo da evidenziare di volta in volta dissonanze, parzialità ed eventuali forzature. Alla base dell’indagine compiuta da Lewy e del suo tentativo di fare luce su una delle pagine più drammatiche del XX secolo vi è infatti l’intento di mostrare come l’interpretazione storica sia il più delle volte condizionata da dinamiche esterne, da rivendicazioni, pressioni e ‘aggiustamenti’ che spesso sono dettati dalla politica e da delicati rapporti ed equilibri interstatali, al di là della realtà dei fatti storici.
Lisa Vagnozzi
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