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M. Colucci, M. Sanfilippo
Le migrazioni. Un'introduzione storica
Roma, Carocci, 2009, pp. 155, 14,00 euro.
Il tema delle migrazioni è spesso esaminato sotto la lente del contingente e dell’attualità, quasi ridotto a un argomento di interesse giornalistico o a una materia su cui legiferare e affrontato attraverso schematismi e semplificazioni che in molti casi possono risultare fuorvianti. In contrasto con una lettura limitata e superficiale del fenomeno, nel saggio Le migrazioni. Un’introduzione storica Michele Colucci e Matteo Sanfilippo tentano di delineare alcune linee guida essenziali per affrontarne lo studio, in primo luogo storicizzandolo, situandolo cioè in una prospettiva più articolata e mostrando come l’intera storia dell’umanità sia riconducibile, in fin dei conti, a una vicenda di continui spostamenti di popoli o di singoli individui.
Sin dall’antichità, fattori di ordine economico, politico, militare e sociale, spesso affiancati da vicende e scelte personali, hanno condotto gli uomini ad abbandonare il proprio paese di origine e a spostarsi, alla ricerca di territori più ospitali, di risorse, di materie prime, di lavoro e di nuove opportunità. L’attenzione degli autori si concentra in particolar modo sull’età contemporanea, a partire dal collasso del sistema economico e geo-politico che aveva caratterizzato l’Antico Regime, rappresentato dalle Rivoluzioni americana e francese e dalle guerre napoleoniche, passando per i moti e le insurrezioni patriottiche del XIX secolo e attraversando poi l’età del colonialismo europeo, il massiccio esodo in direzione del Nuovo Mondo, le due guerre mondiali e la guerra fredda, fino a giungere ai nostri giorni, all’era della globalizzazione e alle sue nuove sfide. Il punto di svolta, il momento in cui il fenomeno migratorio conosce una netta accelerazione, viene individuato nel potenziamento dei mezzi di trasporto che, a partire dalla metà dell’Ottocento, non soltanto rende più agevoli gli spostamenti ad ampio raggio ma favorisce i ritorni e il mantenimento di rapporti e relazioni tra quanti sono partiti e quanti sono rimasti.
Nel descrivere i fenomeni migratori gli autori seguono due linee-guida principali, da un lato mostrando la geografia degli spostamenti ed evidenziandone le principali direttrici, dall’altro analizzando brevemente le cause e i fattori che spingono molti alla partenza, dalle difficoltà economiche alle traversie politiche fino alle scelte personali.
Lo sguardo dei due autori ha il merito di comprendere anche realtà poco note, quali la folta emigrazione europea in direzione della Russia o gli spostamenti interni al continente asiatico e a quello africano, e di soffermarsi sulle rapide trasformazioni storiche, sociali ed economiche che, nell’arco di pochi decenni, hanno fatto di alcuni paesi di emigranti dei veri poli di attrazione per lavoratori stranieri, come è accaduto all’Italia e, in misura maggiore, alla Germania. Il saggio è molto denso e articolato e presenta dati, spunti di riflessione e numerosi rimandi alle diverse chiavi di lettura che sono state via via elaborate riguardo ai fenomeni migratori, grazie anche al supporto di una folta bibliografia. Si tratta di una panoramica sintetica ma efficace nell’ispirare percorsi di ricerca e di approfondimento, in quanto offre al lettore gli strumenti necessari per districarsi all’interno di una tematica indubbiamente complessa, ma anche estremamente significativa, ricca di implicazioni e di viva e stringente attualità.
Lisa Vagnozzi
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