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I Codici miniati
Tavola Ritonda

Il ms. Palatino 556, straordinario prodotto della cultura delle corti padane, porta la data del 20 luglio 1446; fu realizzato dal copista Zuliano degli Anzoli e dai suoi collaboratori

 

Volumi, formato cm 20x27,5  1
Pagine 242
Disegni 289
Carte 171
Tiratura in copie numerate 750

Il ms. Palatino 556, straordinario prodotto della cultura delle corti padane, porta la data del 20 luglio 1446; fu realizzato dal copista Zuliano degli Anzoli e dai suoi collaboratori. Si tratta di un’opera di grande fascino sia sotto il profilo letterario sia dal punto di vista artistico.

Quanto ai contenuti, il testo rielabora le storie connesse all’epopea arturiana, incentrate sulla ricerca del Santo Graal e sulle imprese dei cavalieri della Tavola Rotonda, intrecciate alle vicende amorose di Lancillotto e Ginevra e di Tristano e Isotta. La redazione in volgare dialettale è arricchita da un cospicuo apparato illustrativo costituito da 289 disegni, eseguiti quasi esclusivamente a penna, che commentano il racconto, visualizzandolo in sequenza narrativa a ogni pagina. La presenza di tali disegni, distribuiti su 171 carte, accresce l’importanza che il codice riveste nell’ambito dell’illustrazione dei romanzi arturiani.

Per la loro attribuzione sono state avanzate varie ipotesi che riguardano due esponenti della famiglia Bembo - Bonifacio, il più famoso tra i pittori della famiglia, e Ambrogio, noto come miniatore -, oltre allo stesso Zuliano degli Anzoli. Riguardo alla committenza, è stato possibile formulare delle ipotesi sulla base di alcune caratteristiche iconografiche del codice: così, la particolare attenzione posta nell’illustrazione della liturgia del Santo Graal ha suggerito un legame diretto con i Gonzaga, mentre la raffigurazione ricorrente del ghepardo con collare e guinzaglio ha indotto a ricercare il committente nella cerchia delle famiglie cremonesi o nel contesto della famiglia viscontea; motivi prevalentemente legati all’araldica e agli stretti rapporti con la corte milanese hanno invece fatto ipotizzare una committenza di ambito parmense, nella persona di Pier Maria Rossi (1413-1482), conte di Berceto e di Corniglio, marchese di San Secondo.

All’approfondimento delle problematiche legate ai diversi aspetti del codice è dedicato il volume di saggi, curato da Roberto Cardini, che accompagna l’edizione in facsimile della Tavola Ritonda. Il volume si apre con l’introduzione di Daniela Delcorno Branca sulla specificità del Palatino 556 nell’ambito della tradizione arturiana italiana; seguono l’imponente saggio linguistico di Lucia Bertolini sull’influenza esercitata nella redazione del codice dalla lingua del copista; lo studio storico-artistico condotto da Marzia Faietti sul complesso rapporto tra testo e immagine; l’accurata indagine iconografica di Annette Hoffmann sui rapporti del codice con l’illustrazione figurativa precedente e coeva, e sulle novità che esso presenta. L’analisi degli aspetti tecnici della scrittura, quali le tipologie degli inchiostri, le loro combinazioni e la dinamica delle varie fasi del disegno è invece affrontata da Piera Giovanna Tordella, cui fa seguito lo studio di Adriana Di Domenico sulla committenza. Completano il volume la descrizione codicologica del manoscritto e un’accurata trascrizione del testo.

L’Istituto della Enciclopedia Italiana offre al lettore la stampa tipografica - su carta di cotone a bordi intonsi con legatura manuale - della miniatura del manoscritto Palatino 556, carta 99r, che riproduce Lancillotto con la compagnia dei cavalieri erranti di fronte a Tristano e alla regina Isotta. La riproduzione della miniatura è accompagnata dalla composizione in piombo dei versi del V canto dell’Inferno di Dante che descrivono l’incontro del poeta con Paolo e Francesca e il loro innamoramento, propiziato dalla lettura di un romanzo cavalleresco nel quale era narrato l’amore tra Lancillotto e Ginevra.

Caratteristiche del facsimile

Riproduzione integrale in quadricromia del manoscritto Tavola Ritonda, conservato a Firenze presso la Biblioteca Nazionale Centrale, codice Palatino 556

242 pagine fustellate di formato mm 275 x 200

Piegatura e cucitura manuali; legatura in velluto di seta rosso, piatto anteriore con angolari esterni e placca centrale romboidale in ottone dorato con motivi floreali e lapislazzuli, piatto posteriore con angolari esterni in ottone dorato con motivi floreali; capitelli in cotone rosso e oro

Stampa del facsimile con retino stocastico su carta pergamenata Luxor delle cartiere Fedrigoni

Tiratura mondiale di 750 copie numerate a mano ( 10 esemplari non venali fuori numerazione)

Il facsimile è accompagnato da un volume di commentario, formato mm 275 x 200, pp. 352, rilegato in pelle di vitello conciato in fossa, con incisione in oro, capitelli in pelle.

L’opera è custodita in un prezioso cofanetto a marmotta interamente ricoperto in pelle di vacchetta conciata in fossa, con doppio scomparto per contenere i due volumi sovrapposti; interno rivestito in seta vendôme, piatto anteriore con imbottitura, riquadro e titoli in oro fino, l’impressione a secco centrale riproduce due cavalieri in battaglia.

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