LE OPERE

Le regole della cavalleria

La collana «Tesori svelati», che l’Istituto della Enciclopedia Italiana dedica ai più grandi capolavori miniati della storia occidentale, viene impreziosita dalla riproduzione in facsimile di un codice dal grande valore artistico e storico, il ms. Fr. 4274 contenente gli Statuti dell’Ordre du Saint-Esprit au Droit Désir, conservato presso la Bibliothèque nationale de France a Parigi.

Descrizione

La collana «Tesori svelati», che l’Istituto della Enciclopedia Italiana dedica ai più grandi capolavori miniati della storia occidentale, viene impreziosita dalla riproduzione in facsimile di un codice dal grande valore artistico e storico, il ms. Fr. 4274 contenente gli Statuti dell’Ordre du Saint-Esprit au Droit Désir, conservato presso la Bibliothèque nationale de France a Parigi.
Un’opera prestigiosa che, oltre al fascino del mondo cavalleresco, trasmesso anche grazie all’ars illuminandi di uno dei maggiori miniatori napoletani, Cristoforo Orimina, arriva nelle case degli Italiani per offrire a esperti e appassionati un nuovo strumento per lo studio scientifico dei grandi manoscritti della storia italiana.
Un capolavoro riscoperto da Treccani che, come affermato dal Direttore generale Massimo Bray, si pone da sempre l’obiettivo di regalare al pubblico «un’immagine sempre più ricca e particolareggiata delle vicende storiche e della tradizione artistica del nostro Paese».
Un capolavoro che illustra codici e comportamenti del Tardo Medioevo. Alle origini delle più importanti monarchie nazionali e dei grandi signori del Rinascimento L’Ordre du Saint-Esprit au Droit Désir, noto anche come Ordine del Nodo, fu fondato nel 1352 da Luigi di Taranto, re di Gerusalemme e di Sicilia, allo scopo di subordinare al monarca i cavalieri del regno. La stesura di una raccolta di Statuti in lingua francese, a riprova dello stretto legame tra l’Ordine del Nodo e la compagnia fondata nel 1350 da Giovanni II di Francia (cugino di Luigi di Taranto), rispondeva esattamente a questa peculiare esigenza: delineare la struttura gerarchica all’interno dell’Ordine, i precetti da rispettare e le gratifiche concesse dal sovrano ai cavalieri per servizi resi e atti di devozione.

 

Un’eco di Giotto nelle straordinarie miniature di Cristoforo Orimina.

Un’opera unica che testimonia la profonda impronta giottesca, in particolare delle sontuose miniature di Cristoforo Orimina, uno dei principali miniatori del Trecento italiano.
Nella pittura ornamentale di Orimina, artista che ebbe un ruolo di primo piano nella celebrazione della casata angioina, è possibile scorgere ricordi degli affreschi dipinti da Giotto nella trecentesca Cappella Palatina del Maschio Angioino di Napoli.
Orimina reinterpreta Giotto secondo gli stilemi di Pietro Cavallini, dando forma ad un linguaggio fastoso ed elegante. I cavalieri, le dame, i musici e i tanti animali che trovano spazio nell’opera testimoniano la grande attenzione riconosciuta dall’artista alla pittura monumentale e alla plasticità delle figure in tutte le sue carte miniate. Un contributo di assoluto rilievo, dunque, per un’opera che, oltre a restituire tutto il fascino di un periodo fondamentale per la tradizione culturale europea e mediterranea, costituisce un esempio unico, e intatto, dell’arte della miniatura medievale.

 

Le caratteristiche


• Ms. Fr. 4274: pergamenaceo, tre guardie membranacee, prodotto a Napoli, databile al sesto decennio del secolo XIV
• Misure: un unico quinione, misura mm 356 × 258
• Legatura seicentesca con piatti in cartone ricoperti di marocchino rosso, decorati con una cornice a doppio filetto dorato sormontato da palmette; più all’interno un fregio impresso in oro, costituito da motivi fitomorfi, zoomorfi e floreali
• Contropiatti, recto della guardia iniziale e verso di quella finale sono ricoperti di carta marmorizzata in azzurro, rosso, verde e arancio
• Dorso a sei nervature con presenza di decorazioni dorate fitomorfe
• Tiratura mondiale di 299 copie numerate a mano (+13 esemplari non venali fuori numerazione)
• Un contributo di assoluto rilievo, dunque, per un’opera che, oltre a restituire tutto il fascino di un periodo fondamentale per la tradizione culturale europea e mediterranea, costituisce un esempio unico, e intatto, dell’arte della miniatura medievale

 

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dati tecnici

Volume formato
mm 356 × 258
Tiratura limitata copie numerate a mano
299
Legatura seicentesca con piatti in cartone ricoperti di marocchino rosso, decorati con una cornice a doppio filetto dorato sormontato da palmette
Dorso a sei nervature con presenza di decorazioni dorate fitomorfe

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Carta da Navigar 1559

Treccani dà alle stampe una mirabile edizione facsimilare nell’ambito della cartografia marittima cinquecentesca, in soli 349 esemplari contrassegnati con numerazione a mano: la Carta da navigar, prezioso Atlante nautico (Ms. Canon Ital. 143), opera di Bartomeu Olives (anche noto come Bartolomé o Bartolomeo Oliva), cartografo originario di Maiorca, datata 17 giugno 1559, conservata presso la Bodleian Library di Oxford.   LA CARTA DA NAVIGAR DI BARTOMEU OLIVES: UN SISTEMA DI RIFERIMENTO DELL’EPOCA Ricco di decorazioni, rose dei venti policrome, bandiere, galeoni e puntuali nomenclature dei luoghi oggetto di navigazione. Il codice è composto da cinque carte nautiche in stile maiorchino (ogni tavola su due fogli, per complessivi mm 550 × 420), di eccezionale qualità e bellezza, in ottimo stato di conservazione. Datato e sottoscritto dall’autore nella terza carta: «Bartolome olives mallorquino in venessia a di 17 de junyo Anny 1559».   IL CONTENUTO DELLE CINQUE CARTE Il facsimile è corredato, come di consueto, da un Commentario che intende offrire un inquadramento di carattere generale sulla storia della cartografia, con una Introduzione di scott L. Montgomery, seguita da due saggi di Wesley M. Stevens e di Uta Lindgren, il primo sulle rappresentazioni della terra dall’antichità al Medioevo e rinascimento, il secondo sulla letteratura geografica, la geografia matematica e l’orizzonte geografico empirico in età rinascimentale. L’analisi del manoscritto bodleiano è affidata a gabriella Airaldi, ordinario all’università di genova di storia del viaggio e delle relazioni internazionali, curatrice anche della scheda codicologica. Le carte nautiche descrivono: I) le coste atlantiche europee e africane da pederneira (portogallo) fino al Capo verde (Africa) e ...

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