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CATALOGO STORICO

I luoghi dell’arte
Magna Grecia

Treccani, con il patrocinio della "Commissione Italiana per l'UNESCO",  tutela un eccezionale patrimonio culturale.

Descrizione

Il volume dedicato ai tesori della Magna Grecia e della Sicilia, diretto da Francesco D’Andria, Pier Giovanni Guzzo e Gianluca Tagliamonte, pubblicato nel 2012 con il patrocinio della commissione nazionale Italiana per l’ UNESCO, mette in rilievo l’influenza esercitata dalla civiltà coloniale greca nella costruzione dell’identità culturale italiana, e, più in generale, europea e occidentale.

L’opera fornisce al lettore un quadro completo e aggiornato della storia e dell’archeologia della Magna Grecia, ovvero di tutta quella parte dell’Italia meridionale oggi compresa nelle regioni Campania, Basilicata, Puglia, Calabria e Sicilia, investite a partire dall’VIII sec. a.C. dal fenomeno della colonizzazione greca.

In tali aree fiorì, per impulso dei nuovi arrivati greci, una civiltà che ci ha lasciato numerosissime e importanti testimonianze archeologiche, epigrafiche e numismatiche. Il volume si compone di 180 pagine di testo e di circa 800 tavole a colori a piena pagina, nonché di una serie di disegni e planimetrie, relativi ai monumenti e ai complessi archeologici presi in esame.

Nella parte testuale trovano posto una prima serie di saggi, affidati ad alcuni dei migliori specialisti della materia, che offrono un inquadramento storico-culturale complessivo delle civiltà magno-greca e siceliota, evidenziandone al contempo alcuni aspetti costitutivi o tematiche di particolare rilevanza; e una seconda serie di testi volta a illustrare, nei tratti essenziali, l’assetto urbanistico dei principali centri della Magna Grecia e della Sicilia.

Il volume, in tiratura limitata, di grande formato (cm 26,5 × 34), è stampato su carta speciale Scheufelen: le illustrazioni a colori sono di altissima qualità. La rilegatura è realizzata con metodi artigianali utilizzando una pelle pregiata, color rosso amaranto, conciata con sole sostanze naturali, secondo un procedimento impiegato da Giovanni Battista Bodoni nel XVIII secolo. Elegante dorso dotato di nervatura e impreziosito da impressioni e fregi dorati e a secco. Un prezioso cofanetto custodisce l’opera.

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dati tecnici

Volumi formato
26,5x34 cm
1
Pagine
1.000
Tavole a colori
800

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Venezia

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Si possono trovare infiniti modi per raccontare una città, che è, insieme, un luogo fisico, popolato di cose e di genti, e un luogo simbolico, un labirinto di segni e di metafore soggette a interpretazioni mutevoli, a seconda dei tempi e dei bisogni. Le illustrazioni della nuova monografia dedicata a Torino dall’Istituto dell’Enciclopedia Italiana sfidano questa complessità e propongono un percorso di circa 850 immagini , suddivise in due grandi blocchi: da un lato la storia della città raccontata attraverso i suoi monumenti – i palazzi, le chiese, le vie, le piazze, gli arredi, gli oggetti simbolo – dall’altro, quella stessa storia analizzata attraverso i giacimenti patrimoniali conservati nei musei. Si tratta di due sezioni separate, ma che dialogano e si integrano con una fitta rete di rimandi. Le raccolte dei musei, spesso arricchiscono l’immagine della città di oggi, restituendo elementi di storie perdute, ma anche documentano, attraverso il collezionismo, passioni e ambizioni particolari, sforzi di auto-rappresentazione che vanno al di là delle mura cittadine e che portano lo sguardo di Torino verso confini geograficamente e culturalmente lontani. Così accade per le straordinarie raccolte del Museo Egizio , nato nel primo Ottocento, o, più recentemente, per il Museo d’Arte Orientale; oppure per i peculiari interessi di figure eminenti del collezionismo cittadino, come Emanuele d’Azeglio e Riccardo Gualino, che hanno lasciato un’impronta cruciale a Palazzo Madama e alla Galleria Sabauda; o anche per il Museo del Cinema , erede delle attività sviluppatesi intorno ai centri di produzione cinematografica presenti in città negli anni Venti del secolo scorso. La prima sezione raccoglie circa 400 immagini ordinate sull’asse di una cronologia che copre ...

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Roma - Musei Vaticani

L’inestimabile patrimonio di cultura e di arte dei Musei Vaticani costituisce il contenuto di due tomi di grande formato di circa 850 pagine ciascuno, pubblicati nel 2010, la cui direzione scientifica è stata affidata ad Antonio Paolucci, direttore dei Musei Vaticani. Si tratta di una delle più famose istituzioni culturali della Santa Sede, conosciuta ovunque per i capolavori che i pontefici romani hanno nel tempo commissionato, raccolto e preservato a partire dal primo nucleo, la collezione di sculture di Giulio II (1503-1513) esposta nel cosiddetto cortile delle Statue, oggi cortile ottagono. Nella loro forma di raccolte artistiche ordinate in edifici accessibili al pubblico, i Musei e le gallerie pontificie hanno origine da Clemente XIV (1769-1774) e Pio VI (1775-1799); la parte allestita sotto il loro pontificato prese dunque il nome di Museo Pio-Clementino. Pio VII (1800-1823) ampliò notevolmente le raccolte di antichità classiche, aggiungendovi il Museo Chiaramonti e il Braccio Nuovo. Gregorio XVI (1831-1846) fondò il Museo Etrusco, con i reperti degli scavi dell’Etruria meridionale, il Museo Egizio, con i monumenti provenienti dalle esplorazioni in Egitto e con quelli che si trovavano già a Roma, il Museo Profano Lateranense (1844), con statue, bassorilievi, mosaici di età romana che non potevano trovar posto nei palazzi Vaticani. A questo, Pio IX (1846-1878) aggiunse nel 1854 il Museo Cristiano, comprendente sculture cristiane antiche, sarcofagi e iscrizioni. Sotto il pontificato di Pio X (1903-1914), nel 1910, venne aggiunto il lapidario ebraico: una sezione contenente 137 iscrizioni di antichi cimiteri ebraici di Roma. Queste ultime raccolte (Museo Gregoriano Profano, Museo Pio Cristiano e Lapidario Ebraico) sono state trasportate, per volere di ...

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Pompei

Nella collana «città vesuviane e loro fortuna», il volume Pompei, pubblicato nel 2003, diretto da Giovanni Pugliese Carratelli, condirettore Antonio Giuliano, raccoglie un gran numero di disegni conservati nel Museo nazionale di Napoli, che mostrano la condizione delle pitture (degli edifici e dei pavimenti di essi) al momento della scoperta, pitture successivamente in parte svanite o addirittura scomparse a causa della prolungata esposizione agli agenti atmosferici. Sono inoltre pubblicate alcune vedute degli scavi. La scoperta di Ercolano, e poi quella di Pompei, dettero vita a un gusto che ebbe vasta diffusione in tutta Europa, influenzando anche le più svariate produzioni di arte applicata. Al fine di mostrare l’importanza che la cultura europea attribuiva alle scoperte − soprattutto alle pitture − sono riprodotte, fuori testo, alcune figure edite nelle Antichità di Ercolano. Assieme si pubblicano le fotografie a colori dei rami tratti dai disegni eseguiti a Pompei da Giovan Battista Piranesi poco prima della morte (rami probabilmente incisi dal figlio Francesco). Il periodo particolarmente evidenziato nel volume è quello compreso all’incirca tra il 1770 e il 1870, quando la fotografia non aveva ancora preso il sopravvento sulle capacità interpretative dei singoli disegnatori. Il volume è in formato cm 26,5 × 34, rilegatura bodoniana con cofanetto in pelle pieno fiore conciata a mano nel colore rosso amaranto.

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