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CATALOGO STORICO

La Divina Commedia. Il codice Egerton

Il codice, conservato presso la British Library, è uno dei manoscritti più lussuosi e precoci dell’intera Commedia di Dante Alighieri, il più antico fra i superstiti ad essere completamente illustrato (edizione in facsimile e commentario 2015).

Descrizione

Il codice, conservato presso la British Library, è uno dei manoscritti più lussuosi e precoci dell’intera Commedia di Dante Alighieri, il più antico fra i superstiti ad essere completamente illustrato (edizione in facsimile e commentario 2015).

Composto di quasi 190 carte pergamenacee di formato medio-grande e copiato nel tipo di scrittura libraria per eccellenza, la gotica textualis, con un commento latino e ben 253 tra miniature e disegni schematici, è un codice sontuoso, frutto di un lavoro d’équipe verosimilmente durato non meno di due anni, che promuove il grande poema volgare di Dante a testo degno di essere letto e commentato.

Il manoscritto non è datato, né sottoscritto da copisti o possessori, ma la sua fattura, la tipologia di scrittura, la patina linguistica, l’attribuzione delle miniature al cosiddetto Maestro degli antifonari padovani e una serie di ulteriori dati interni, che emergono in particolare dall’apparato di glosse, ci permettono di collocarlo attorno al 1340, in un’area tra l’Emilia e il Veneto.

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dati tecnici

Volumi in formato
cm 39,4x26,5
1
Pagine
376
Miniature
253
Tiratura copie
numerate a mano
599

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Bibbia di Borso d’Este

Commissionato da Borso d’este, opera dei due miniatori principali, Taddeo Crivelli e Franco de’ Russi, e della loro scuola, quella del calligrafo milanese Pietro Paolo Marone, del conciatore delle pergamene, il bolognese Giovanni della Badia, e del legatore Gregorio da Gasparino, che eseguì una coperta in velluto cremisi con borchie d’argento dorato. A tale riguardo Treccani informa che nel 1775 la legatura originale fu sostituita con una in pelle, ma che le borchie originali conservate furono riprodotte fedelmente. Il mecenate lombardo, inoltre, rimarca l’antitesi tra il «lavoro immenso» e il «breve tempo» che servì per compierlo, poco più di un lustro (1455-1461). L’edizione del facsimile, 2 voll., era edita da Emilio Bestetti (1937).

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