CATALOGO STORICO

Petrarca - Trionfi

Prima dell’invenzione della stampa, il libro raggiunse il massimo della sua bellezza nella forma del codice miniato, e in epoca rinascimentale, sia in Italia sia in Europa, assunse un ruolo di grande rilievo e valore quale oggetto prezioso ambito dagli esponenti della nobiltà e poi anche da quelli della emergente classe borghese. Fiorirono, grazie al mecenatismo di illustri casate, importanti scuole di amanuensi e di miniatori chiamati a realizzare veri e autentici capolavori d’arte. Gioielli che sono stati raccolti nelle biblioteche o nelle collezioni private, ma che oggi, grazie ai progressi compiuti nella tecnologia della riproduzione in facsimile, possono essere integralmente e fedelmente riproposti agli appassionati cultori del libro.

Descrizione

Il codice di Francesco Petrarca (cors. 55 K 10), della seconda metà del XV secolo, è conservato presso la Biblioteca dell’Accademia Nazionale dei Lincei e Corsiniana (edizione in facsimile e commentario 2006).

Si tratta di un manoscritto di medio formato, prezioso per l’eleganza della scrittura in inchiostro bruno, per l’abbondante uso della foglia d’oro nella realizzazione delle iniziali, per la ricchezza della decorazione e dell’illustrazione. 

Lo stile delle figurazioni e la tipologia della decorazione marginale riconducono il manoscritto alla cerchia di Francesco d’Antonio del Chierico, uno dei maggiori miniatori fiorentini attivi nella seconda metà del Quattrocento.

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Bibbia di Borso d’Este

Commissionato da Borso d’este, opera dei due miniatori principali, Taddeo Crivelli e Franco de’ Russi, e della loro scuola, quella del calligrafo milanese Pietro Paolo Marone, del conciatore delle pergamene, il bolognese Giovanni della Badia, e del legatore Gregorio da Gasparino, che eseguì una coperta in velluto cremisi con borchie d’argento dorato. A tale riguardo Treccani informa che nel 1775 la legatura originale fu sostituita con una in pelle, ma che le borchie originali conservate furono riprodotte fedelmente. Il mecenate lombardo, inoltre, rimarca l’antitesi tra il «lavoro immenso» e il «breve tempo» che servì per compierlo, poco più di un lustro (1455-1461). L’edizione del facsimile, 2 voll., era edita da Emilio Bestetti (1937).

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Bibbia di Marco Polo

Fu portata dalla Cina a Firenze dal padre gesuita Philippe Couplet, il quale attestò di aver rinvenuto il manoscritto presso la dimora di un pagano. Quest’ultimo assicurava che la sua famiglia aveva posseduto il piccolo codice sin dai tempi della dinastia Yuan (1271-1368), quando giunse dall’Europa Marco Polo: pertanto, ove si presti fede a tale fonte orale, questa Bibbia sarebbe l’unico manoscritto superstite tra quelli che i latini portarono in Cina tra il XIII e il XIV secolo. Il commentario, in lingua italiana e in cinese, prende le mosse dal dialogo culturale antico di secoli tra Europa e Cina per approfondire compiutamente l’aspetto codicologico e conservativo.

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Atlante Nautico

Proveniente dalla collezione dell’erudito e bibliofilo Antonio Magliabechi (1633-1714), il codice è uscito dalla bottega del cartografo Battista Agnese, che operò a Venezia tra il 1536/7 e il 1564, e rappresenta un prodotto altamente innovativo dal punto di vista geografico e cartografico. Le sue caratteristiche iconografiche, sia nelle carte nautiche sia nelle tavole astronomiche e geografiche, testimoniano della qualità esecutiva dell’opera, senza dubbio destinata a un pubblico facoltoso ed esigente, desideroso di essere aggiornato sulle più recenti scoperte.

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Tavola Ritonda

Il codice (ms. Palatino 556), datato 20 luglio 1446, è conservato presso la Biblioteca nazionale centrale di Firenze (edizione in facsimile e commentario 2009). Realizzato dal copista Zuliano degli Anzoli e dai suoi collaboratori, rappresenta uno straordinario prodotto della cultura delle corti padane. Redatto in volgare dialettale, il testo rielabora le storie connesse all’epopea arturiana, incentrate sulla ricerca del Santo Graal e sulle imprese dei cavalieri della Tavola Rotonda, intrecciate alle vicende amorose di Lancillotto e Ginevra e di Tristano e Isotta. Il cospicuo apparato illustrativo è costituito da 289 disegni, eseguiti quasi esclusivamente a penna, che commentano il racconto.

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