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Parole straniere e lingua italiana

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Autore Messaggio
comunità Treccani
  • Data27/01/2010 13:44
  • TitoloParole straniere e lingua italiana
I vocaboli stranieri che entrano a far parte della nostra lingua sono in costante aumento e spesso sostituiscono nell'uso quotidiano i corrispondenti termini italiani. Ci sono secondo te delle parole prese da altre lingue che hanno maggior impatto comunicativo rispetto a quelle italiane?  E quali termini della lingua italiana ritieni che andrebbero recuperati o maggiormente valorizzati?

Emil
  • Data27/01/2010 15:53
  • Titolo
Detesto quell'inglese markettaro che si usa nei posti di lavoro. Che tipo il lavoro più umile e malpagato sembra invece una figata. In altri ambiti invece, pensare a una strenua difesa dell'italiano sarebbe anacronistico: come si potrebbe oggi dire "calcolatore" invece che "pc"?
Diego71
  • Data27/01/2010 17:13
  • Titolo
Effettivamente, dipende un po' dal contesto. Nell'informatica per esempio  è difficile trovare parole italiane in grado di sostituire quelle inglesi. Però altra cosa è il linguaggio di tutti  i giorni dove la ricchezza dell'italiano e dei suoi dialetti riesce da se a descrivere qualsiasi situazione o sentimento. Il dialetto ancor più che l'italiano vero e proprio!
Felicity
  • Data29/01/2010 15:50
  • Titolotaggare o non taggare?
Emil ha ragione, però chi di noi non dice di aver "taggato" un video, una foto, su Facebook o semplicemente su internet?
Sfido qualcuno a dire di "aver associato al video una parola chiave"... In alcuni contesti, come quello di internet, è inevitabile usare termini e slang presi da altre lingue e poi magari "italianizzati"
 
mototopo
  • Data01/02/2010 15:56
  • Titolo
Io sinceramente questa strenua difesa dell'italiano non la capisco! Se una cosa si chiama "hard-disk" dovremmo forse tradurre il termine in "disco-forte", facendo un piacere ai linguisti ma rischiando che nel settore in cui lavoriuamo non ci capisca nessuno?
e poi nel campo dell'informatica è praticamente impossibile non usare termini inglese o derivati
angelo41
  • Data02/02/2010 17:56
  • Titolo
Invece ti dovresti sforzare per capirlo. Una lingua identifica un popolo, una cultura, un modo di essere. E' pur vero che andiamo verso un mondo globale, ma ancora ci sono nazioni, come la Francia per esempio, che non vogliono imbastardire la loro lingua, e non cito l'inglese perchè già domina il mondo e non accetta varianti.
Dalla fine della guerra si è verificato un continuo, progressivo, ingiustificato imbarbarimento della nostra lingua, ed anche i politici ci hanno messo del loro, con vocaboli tipo welfare (ma che roba è, cosa significa?). Pare che faccia tanto intellettuale e molti ostentano queste voci per sembrare più colti. E' noto come la nostra lingua sia la più ricca di vocaboli ma, pare, non ci basti e ne assimiliamo altri per scarso rispetto verso noi stessi.
L'hard disk, sono andato a leggerlo su internet e, da quando ho capito sarebbe il disco sul quale si registra la memoria, che può essere esterno ed interno. Ebbene chi ci vieta di chiamarlo "disco base", più chiaro comprensivo? Che ci azzecca disco forte?
Quando ero piccolo leggevo spesso sui giornali il vocabolo "speaker". Non sapevo cosa fosse, ma provavo vergogna a .chiedere per non fare la figura dell'ignorante. Ma ci voleva tanto a scrivere "annunciatore"? Certo è più lungo e ci sono più vocali, ma vuoi mettere.
angelo41
  • Data02/02/2010 18:22
  • Titolo
Dimenticavo Felicity. Si potrebbe dire "marcato"; la frase da te citata corrisponde alla spiegazione del vocabolo, ma non si è obbligati ad usare  la descrizione per esteso. Come ho scritto sopra, la nostra lingua è la più ricca di vocaboli e c'è sempre quello giusto per ogni occasione. Occorre un pò di riflessione, coraggio ed orgoglio per la propria lingua.
Leggendo Poe, molti anni fa, nello supendo racconto "La maschera della morte rossa" trovai il vocabolo "improvvisatori" con una nota in calce, dove veniva spiegato che l'autore lo aveva usato in italiano perchè non trovava un significato corrispondente nella lingua inglese.
 
sergio_belletti
  • Data23/02/2010 14:04
  • Titolo
Questa discussione mi ha fatto pensare che il portoghese é piu chiuso dell'italiano verso le parole estraniere. Poiché ogni parola é nazionalizata, non si usano per esempio le parole inglesi "personal computer" ma "computador" oppure cocktail é coquetel etc..però questo dipende anche dal fatto che l'istruzione è bassa e pochi sanno l'inglese.
angelo41
  • Data02/03/2010 21:30
  • Titolosolo portoghese
Non sono d'accordo. I portoghesi usano solo la loro lingua e ne sono fieri. Siamo noi che scimmiottiamo termini inglesi, dei quali non conosciamo il significato.
RaffaellaM
  • Data28/04/2010 15:37
  • Titolo
Sono d'accordo con angelo41, e aggiungo che anche quando conosciamo il significato delle parole le utilizziamo male. Per esempio "e-mail".In inglese si dice e-mail, non mail. Eppure spesso si sente dire "ho ricevuto una mail" o "ti invio una mail".
Prosfigika
  • Data21/08/2010 16:44
  • TitoloA volte è solo una questione di "comodità"
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Ho appena aderito alla comunità e mi è subito saltato all’occhio questo argomento sulla presenza di parole straniere utilizzate (o accettate) o entrate a far parte, più o meno forzatamente, della lingua italiana.
In quanto traduttore e redattore editoriale libero professionista da vari decenni, mi trovo a dover interfacciare quotidianamente con testi inglesi, portoghesi e spagnoli da tradurre in italiano o sui quali eseguire una lavorazione redazionale. Indubbiamente, e qui faccio specifico riferimento all’inglese, sono molti i termini stranieri che, pur avendo una propria traduzione nella lingua italiana, vengono (e molte volte a sproposito) utilizzati nella lingua originale. Sono d’accordo con chi ha affermato che la traduzione “forzata” di alcuni termini originali, anche se formalmente e semanticamente corretti, potrebbe apparire stridente.(per fare un esempio classico, nel campo informatico, un “file” rimane un “file”, anche se in italiano, come in effetti è, potrebbe essere reso con “archivio”, e un “mouse” rimane un “mouse” e non diventa certo un “topo”, non avrebbe senso, anche se questo è vero per altre lingue diverse dall’italiano, cfr. per es. “ratón” in spagnolo).
Diverso è il caso l’uso massivo e “forzato” di termini stranieri che, al contrario, hanno una resa corretta nella lingua italiana senza, per questo, apparire ridicoli. Potrei fare centinaia di esempi e non credo che sia questa la sede più appropriata. Un esempio per tutti: una pubblicità televisiva recente decanta un prodotto usato da un “hair stylist internazionale [sic]”. Ecco, dal mio modesto punto di vista non direi che l’accezione “internazionale” debba necessariamente richiedere l’uso di “hair stylist” invece di, per esempio, “parrucchiere”. Dato che la pubblicità è rivolta a un pubblico di lingua italiana, non credo che la traduzione italiana del termine svilisca in qualche modo l’accezione “internazionale”, né la professione richiamata.
Per concludere, a parte i termini entrati davvero a far parte del lessico italiano, non vedo assolutamente la necessità di appiattirsi sull’uso di termini stranieri solo perché, come molte volte accade, non ci si vuole sforzare a trovare una traduzione corretta, accettabile e non ridicola.
Grazie.
dizionarista
  • Data02/04/2011 18:58
  • Titoloforestierismi solo se comprensibili
Ho una laurea in lingue e lett. straniere moderne e posso dire che soprattutto l'inglese britannico è piuttosto maltrattato in Italia, in specie al livello fonematico (pronuncia), mentre il tedesco è quasi sconosciuto purtroppo. Detto questo, a mio parere il vero discrimine tra forestierismi da usare e da non usare è che se la parola  straniera è stata assimilata dallo standard medio dell'italiano, essa andrebbe accettata, ma se rimane solo conosciuta da una cerchia ristretta di specialisti di quel settore andrebbe meglio confinata a usi tecnici. 
Ridicolo mi sembra una cosa tuttavia: il malcostume dei politici italiani di chiamare con singtami o voci anglo-americani le loro iniziative o i loro usi: dalla 'social card' al ministero del 'welfare', dal 'question time' a 'election day'. Se puntassero a farsi comprendere dal maggior numero di cittadini possibile forse troverebbero voci ed espressioni di più immediata comprensibilità. Ma forse sono troppo pigri, o troppo incompetenti persino nella loro lingua madre.
Dari909
  • Data03/12/2011 3:30
  • Titolohard disk
hard disk -----> disco rigido
 
esiste!
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