Diritto internazionale e comparato

Adattamento

Francesco Salerno

L’assetto dualista dei rapporti tra diritto interno e diritto internazionale, delineato in modo variegato dalla dottrina positivista italiana, trova conferma nelle disposizioni della Costituzione italiana che configurano apposite garanzie di attuazione del diritto internazionale. Ne consegue che leggi statali e regionali incontrano precisi limiti di legittimità costituzionale costituiti dal rispetto di obblighi internazionali e di conseguenza i giudici nazionali devono interpretare le stesse leggi in conformità a tali obblighi. Inoltre, il novellato art. 117, co. 1, Cost. ha introdotto un principio generale di coerenza del rispetto di obblighi internazionali a prescindere dalla loro preventiva “ricezione” nell’ordinamento interno. Ne consegue che il contenuto dell’obbligo internazionale si determina direttamente tramite rinvio mobile al suo ordinamento di origine.

Adozione

Sara Tonolo

Nel sistema italiano di diritto internazionale privato la disciplina internazionalprivatistica dell’adozione si definisce coordinando il capo V della l. n. 218/1995 (artt. 38-41) e la legge sull’adozione (l. n. 184/1983) come modificata dalla l. n. 476/1998 e dalla l. n. 149/2001. Si tratta di un coordinamento complesso alla luce dei diversi principi cui si ispirano le fonti considerate, da operarsi tenendo conto del principio generale del superiore interesse del minore.

Ambiente

Marina Castellaneta

L’Unione europea svolge, da tempo, un ruolo centrale nell’ambito della tutela dell’ambiente, che è diventata una politica e un obiettivo inserito nei Trattati. Gli interventi dell’Unione, in linea con gli obiettivi fissati dal Trattato sul funzionamento dell’Unione europea, sono realizzati nel pieno rispetto di principi quali quello di prevenzione, di precauzione, di correzione alla fonte e “chi inquina paga”. Questi principi risultano sviluppati anche nei numerosi atti di diritto derivato adottati dall’Unione europea e nel Settimo programma di azione in materia di ambiente e consentono ormai di delineare caratteristiche proprie, anche nel contesto internazionale, dell’azione dell’Unione europea in questo settore.

Arbitrato

Serena Forlati

L’arbitrato è uno dei mezzi giurisdizionali di soluzione delle controversie internazionali, alternativi all’accordo fra le parti che pure costituisce il fondamento dell’efficacia vincolante del lodo. Agli arbitri spetta la funzione di decidere la controversia secondo diritto; rispetto al regolamento giudiziario, l’arbitrato si caratterizza per la maggiore adattabilità alle esigenze ed alle scelte delle parti, che possono decidere di comune accordo la composizione del collegio e le regole procedurali da seguire, nonché individuare, in ampia misura, le norme giuridiche sulle quali dovrà fondarsi la decisione. Laddove tali profili non siano compiutamente disciplinati, spettano comunque agli arbitri i poteri “inerenti” necessari ad assicurare un adeguato svolgimento della procedura e l’efficacia della sentenza.

Arbitrato internazionale

Luigi Fumagalli

La disciplina italiana dell’arbitrato con elementi di internazionalità si è evoluta nel tempo. All’emersione di una disciplina di tale istituto, prodotta dalla l. n. 25/1994, è seguito il suo riassorbimento, disposto con il d.lgs. n. 40/2006, nella disciplina generale dell’arbitrato (art. 806 ss. c.p.c.). Ciononostante, il mezzo arbitrale per la risoluzione delle controversie nascenti dal commercio internazionale continua ad essere riconosciuto anche nel nostro ordinamento, per effetto, in particolare, di convenzioni internazionali. L’arbitrato internazionale, nella sua declinazione di arbitrato commerciale internazionale, viene dunque esaminato dal punto di vista del complesso quadro normativo ad esso dedicato, risultante dal concorso di regole recate da convenzioni internazionali e di norme interne.

Assunzione di prove all'estero

Luigi Fumagalli

Viene esaminato il complessivo quadro normativo rilevante di fronte al giudice italiano per l’assunzione di prove all’estero, quale condizionato dal limite territoriale della sovranità statale. Tale quadro risulta dal concorso di norme interne, incentrate sull’art. 204 c.p.c., e di regole recate da convenzioni internazionali, quale la convenzione dell’Aja del 18 marzo 1970, e, sul piano europeo, dal regolamento CE n. 1206 del 28 maggio 2001.

Atti dell’Unione Europea

Paola Mori

Si delineano le caratteristiche generali del sistema degli atti adottati dalle istituzioni dell’UE quali tipizzati dall’art. 288 TFUE. Viene poi dato conto dei loro rapporti e della classificazione in atti legislativi, delegati e d’esecuzione introdotta dal Trattato di Lisbona. Gli atti tipici sono distinti a seconda che abbiano carattere vincolante – i regolamenti, le direttive e le decisioni – o meno – le raccomandazioni e i pareri; ciascuno di essi è analizzato alla luce delle specifiche caratteristiche. Sono poi esaminati gli accordi interistituzionali e i cd. atti atipici. In conclusione è illustrato il regime comune degli atti: l’obbligo di motivazione, i requisiti di forma e di pubblicità, l’entrata in vigore.

Autodeterminazione dei popoli

Enrico Milano

L’autodeterminazione dei popoli costituisce un principio fondamentale del diritto internazionale contemporaneo. In una prospettiva di evoluzione storica, viene esaminata l’emersione del detto principio nel diritto internazionale generale e nel diritto internazionale pattizio e ne viene definito l’ambito di applicazione, con particolare riferimento ai soggetti destinatari dei diritti da esso derivanti e alle situazioni in cui tali diritti trovano riconoscimento. Infine, è preso in considerazione il tema d’attualità dell’autodeterminazione cd. “esterna” nel diritto internazionale contemporaneo, oltre il contesto storico della decolonizzazione.

Autorizzazioni all’uso della forza

Maurizio Arcari

La questione delle autorizzazioni all’uso della forza è esaminata con specifico riferimento alla prassi del sistema di sicurezza collettiva delle Nazioni Unite e del suo organo principale, il Consiglio di sicurezza. Oltre alla questione generale del loro fondamento giuridico alla luce della Carta ONU, sono considerati le varie tipologie di autorizzazioni all’uso della forza, i presupposti e le condizioni per la concessione di autorizzazioni da parte del Consiglio di sicurezza, gli effetti giuridici delle autorizzazioni, il controllo sulle azioni autorizzate e i relativi limiti. Infine, è valutato il ruolo delle organizzazioni regionali nella materia.

Azione esterna

Francesco Munari

Il “nuovo” concetto di azione esterna comprende l’insieme delle politiche e delle azioni svolte dall’UE in ambito internazionale. Ciò non equivale a trasformarla in un’entità federale, né a modificare assetti o principi fondanti quest’ultima, tra cui le competenze attribuite. L’azione esterna continua quindi a essere divisa tra PESC (e PSCD) e politiche materiali UE aventi rilevanza internazionale, come la politica commerciale comune. Anche sul piano delle fonti e degli atti di diritto derivato permangono significative differenze, anche per il diverso ruolo svolto dalle istituzioni UE a seconda degli ambiti su cui si svolge l’azione esterna. Questa dicotomia si riflette poi sia sulla delimitazione dell’ambito di operatività delle diverse politiche componenti l’azione esterna, sia sul riparto di competenze tra UE e Stati. Ciò posto, il quadro unificante che si è cercato di realizzare col Trattato di Lisbona appare apprezzabile ed è suscettibile di consentire alla UE di rafforzare la propria posizione sulla scena internazionale, tanto più se le difficoltà ermeneutiche e sistematiche presenti nei testi dei trattati verranno affrontate e risolte con pragmatismo e conformemente all’effetto utile del diritto UE.

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