MONTALDO, Adamo

    Dizionario Biografico degli Italiani - Volume 75 (2011)

di Guido De Blasi

MONTALDO, Adamo (Adamo di Montaldo, Adamo da Genova). – Nacque nel quarto decennio del XV secolo nel territorio della Repubblica di Genova, da cui il patronimico usato spesso nelle fonti (Adam ianuensis). Le notizie relative alla famiglia, agli anni dell’infanzia e della formazione sono inesistenti.

La prima informazione certa è del 1457, quando il M. soggiornò presso la corte aragonese di Napoli. Vestì l’abito agostiniano probabilmente tra il 1458 e il 1460 e si incardinò nella provincia lombarda dell’Ordine. Ebbe come docente di sacrae litterae l’agostiniano Guglielmo Becchi.

Nel 1464 e nel 1475 il M. risulta iscritto nei registri fiscali di Genova, i focaggi. Il 5 genn. 1467 divenne lector biblicus. Nel 1469 ottenne l'autorizzazione a predicare in tutti i conventi dell'Ordine agostiniano. Ottenuto il titolo di baccalarius honorarius nel 1470, conseguì la licenza di bacchalario e il permesso di poter predicare in qualunque chiesa.

Nel 1472 divenne sacrae theologiae magister e nel 1473 prese parte al capitolo della provincia romana dell’Ordine, tenutosi a Genazzano, ottenendo l’incarico di riformare il convento agostiniano di Genova come vicario del priore generale Jacopo dell’Aquila; il M. svolse la missione in maniera tanto soddisfacente da essere ricordato nel 1481 per gli statuta salutifera che emanò. Nel 1474 il M. fece parte di commissioni di esami per il bachalarium in teologia presso lo Studio agostiniano di Roma.

Nel 1476 fu accusato di disobbedienza ai superiori, per le sue profezie malevole e per la sua venalità. Il generale agostiniano Jacopo dell’Aquila lo esortò a obbedire alle regole, ad astenersi dalle predicazioni e a celebrare le messe secondo le norme canoniche, pena l’espulsione dall’Ordine.

Queste tensioni accentuarono il conflitto tra il M. e coloro che egli riteneva suoi persecutori: i confratelli Sereno da Napoli, Andrea Trotti, Jacopo dell’Aquila e Ambrogio Massari; a tale dissidio è da ricondurre anche la lettera che indirizzò a Lorenzo de’ Medici il 9 sett. 1479 per accusare Trotti di fomentare gli agostiniani della provincia toscana contro il Magnifico.

Nel 1479 fu eletto praeses nel capitolo della provincia romana dell’Ordine a Genazzano; nello stesso anno fu vicario e praeses nel capitolo della congregazione di S. Maria del Popolo a Roma.

Nel 1483 il M. fu arrestato. Nei suoi Iudicia racconta che Violante Riario, nipote di Sisto IV, rese pubbliche le opinioni negative su Ambrogio Massari, generale dell’Ordine, prima considerato amico e sant’uomo, poi avversato e bollato dal M. come exterminator ordinis. Massari a sua volta diffuse notizie che accusavano il M. di gettare discredito sui nipoti del papa, Girolamo e Raffaele Riario, e di intrattenere relazioni con Ferrante d’Aragona, allora nemico del Papato. Arrestato per questi motivi il M. fu liberato dopo pochi mesi grazie all’intervento di Sisto IV e del cardinale Giovanni Battista Cybo.

Un anno dopo la scarcerazione (1484), il papa concesse al M. il priorato di S. Antonio di Perugia, con una rendita di 100 fiorini annui. È molto probabile che il M. abbia prestato il servizio di copista sotto Sisto IV, come indicherebbero le dediche di due manoscritti da lui copiati ed entrambi conservati in Spagna.

Nel 1485 il M. fu commissario pontificio nel processo intentato da Innocenzo VIII nei confronti di A. Massari e fu testimone della morte di questi. Il M. era molto legato a Innocenzo VIII, di cui fu forse confessore.

Tra il 1486 e il 1487 predicò nella basilica di S. Pietro in occasione dei funerali di Lazzaro Doria, oratore genovese, e della festa della Ss. Trinità.

Il M. morì a Roma alla fine del marzo 1494, ucciso a coltellate nella sua stanza presso il convento di S. Agostino dopo una predica in cui accusò velatamente Alessandro VI di «marranesimo».

Opere. Al periodo napoletano sono riconducibili il De apparitione cometae dedicato ad Alfonso d’Aragona (1457); le operette dedicate a Callisto III (1455-58): il De clara vita Alphonsi regis, i Cohortatorii ad papam Callistum pro Costantinopoli versus sulla caduta di Costantinopoli del 1453, il De clara vita excellentissimi Alexandriae patriarchae (Arnoldi Rogerii) e il De laudibus praeclarissimi domini patriarchae versus, biografia e lode del vescovo di Urgell Arnau Roger, cancelliere presso la corte di Napoli; la prima stesura (1458) della Passio Domini Jesu Christi dedicata ad Alfonso d’Aragona, poi ampliata e dedicata al successore Ferdinando.

Del 1460 sono i carmi Ad reverendissimum ac omni laude dignissimum virum e l’elogio In eiusdem commendationem dedicati a Guglielmo Becchi e allo stesso periodo risale un epigramma polemico rivolto contro Antonio da Rho riguardo i suoi Errata Lactantii.

Entro il 1471 il M. curò la revisione del De orthographia di Giovanni Tortelli per l’edizione a stampa romana, presso Urlich Han e Simone Cardella, intervenendo con l’aggiunta di brani originali e di una lettera prefatoria al vescovo di Arles Philippe di Lévis.

Tra il 1475 e il 1476 dedicò al tesoriere papale Meliaduce Cicala il De constantinopolitano excidio; nel 1480 declamò dinanzi a Sisto IV gli Inflammatoria contra Teucros carmina; nel 1484 scrisse il De laudibus Sixti IV, come ringraziamento per la scarcerazione.

Allo stesso periodo risalgono i due codici da lui vergati: il primo contiene le copie del De potestate pontificiis et concilii generalis di Pietro del Monte e del De auctoritate papae, concilii et cardinalium di Nicolò Tedeschi (1483); il secondo conserva il suo Epithoma librorum divae Brigidae e le copie del Vasilligraphon sybille Erythree, dell’Encheridion di Sesto Pitagorico e del De summa rerum omnium romanorum gestarum libri di Rufo Sesto (1484 ca.).

Dopo l’elezione di Innocenzo VIII Cybo (1484) compose il De nobilitate Innocentii papae, dedicato a Ferdinando d’Aragona, e il De laudibus familiae de Auriae, dedicato al capitano pontificio Gian Domenico Doria.

Durante il pontificato Cybo, il M. allestì un codice contenente la revisione del Magni Aristotelis ad Alexandrum de regimine dominum (il Secretum secretorum dello Pseudo Aristotele) e dell’Epistola archadei judaei ad Alexandrum de cognitione veri Dei (De cognitione veri Dei di Mardocheo) e due testi profetici da lui composti, il Divinitus prolata iudicia sive premonita e il Quedam alia summatim posita iudicia, dedicando il manoscritto prima a papa Innocenzo, poi a Ludovico il Moro. Nei primi anni di Alessandro VI riscrisse il Romuleon di Benvenuto da Imola, aggiungendovi componimeti poetici e una vita di Alessandro Magno.

Non è databile il carme De laudibus beatae Christinae de Vicecomitibus, mentre risulta perduto il De dolore beatae Mariae Virginis in passione Filii.

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