aggettivi

aggettivi

Enciclopedia dell'Italiano (2010)
di Francesca Ramaglia

aggettivi

1. Forma

Insieme ai nomi, i verbi e gli avverbi, gli aggettivi sono una delle classi aperte di parole dell’italiano. Essa può essere suddivisa nelle due sottoclassi degli aggettivi qualificativi (che denotano per lo più proprietà o qualità) e di quelli determinativi che include numerali, possessivi (➔ possessivi, aggettivi e pronomi), dimostrativi (➔ dimostrativi, aggettivi e pronomi) indefiniti (➔ indefiniti, aggettivi e pronomi) e interrogatvi (interrogativi, aggettivi e pronomi). Per le proprietà del secondo gruppo si rinvia alle voci relative; qui si esaminano soprattutto gli aggettivi qualificativi, che rappresentano tipicamente l’intera classe lessicale.

Dal punto di vista morfologico, gli aggettivi italiani si accordano in genere e numero con il nome a cui si riferiscono ( accordo), così come avviene nelle lingue romanze. Tale accordo è obbligatoriamente marcato sia sugli aggettivi attributivi sia su quelli predicativi. In questo senso, l’italiano si distingue da lingue come l’inglese, che non hanno accordo dell’aggettivo col nome, e anche da lingue come il tedesco, in cui l’accordo è realizzato sugli aggettivi attributivi ma non su quelli predicativi.

Gli aggettivi italiani possono essere classificati sulla base della flessione. In questo senso, è possibile distinguere una prima classe di aggettivi a quattro desinenze:

maschile   femminile 

singolare   bello   bella

plurale belli belle

Un’altra classe comprende gli aggettivi a due desinenze, che hanno un’opposizione solo per il numero (il singolare è segnalato dalla desinenza -e ed il plurale da -i) ma non per il genere:

  maschile   femminile

singolare semplice semplice

plurale semplici semplici

La terza classe è quella degli aggettivi che escono al singolare in -a (in entrambi i generi) e al plurale in -i (per il maschile) e in -e (per il femminile):

                      maschile                  femminile

singolare     entusiasta                entusiasta

plurale        entusiasti                  entusiaste

      

Alcuni aggettivi di questa classe presentano interessanti fenomeni di allomorfia ( allomorfi):

                    

                        maschile                  femminile

singolare        belga                         belga

plurale           belgi                           belghe

      

Quest’ultima classe può però essere considerata come un sottogruppo della prima, soprattutto se si considera che in italiano antico c’era un’oscillazione fra -a (o -e) e -o nella desinenza del singolare maschile (per es., ipocrita / ipocrito, violente / violento, ecc.).

Vi sono poi alcuni aggettivi che, se flessi al maschile singolare, possono anche essere utilizzati come avverbi: a tale proposito, si considerino espressioni come andare veloce, parlare svelto, o il popolare vincere facile. (avverbi).

Infine, un’ultima classe è costituita da aggettivi invariabili (come alcuni aggettivi di colore: blu, indaco, rosa). Tra questi vanno annoverati anche quelli derivanti da originari sintagmi preposizionali (per esempio., dappoco, perbene, ecc.). Inoltre, per la loro funzione tipicamente aggettivale (cfr. § 3), possono essere assimilate agli aggettivi alcune espressioni complesse come di qualità (in casi come una persona di qualità), a posto (in un tipo a posto; si noti che nella lingua parlata tale espressione ammette addirittura il suffisso -issimo del superlativo, come in un tipo a postissimo: cfr. § 2), ecc. A questa categoria vanno aggiunte anche alcune costruzioni di più parole che operano come aggettivi invariabili:

(1) Una ragazza acqua e sapone

(2) Una bistecca nature

Tutti questi aggettivi si collocano obbligatoriamente dopo il nome cui si riferiscono.

2. Gradi dell’aggettivo

Come già menzionato, la maggior parte degli aggettivi denotano tipicamente proprietà o qualità. In altre parole, esprimono per lo più significati che possono essere graduati (quelli che nella terminologia tecnica vengono definiti scalari), ed è per questo che, a differenza dei membri delle altre classi di parole, per lo più casi, gli aggettivi possono essere modificati da avverbi ➔ intensificatori (per es., molto, troppo, poco: cfr. 3) e apparire al grado superlativo (cfr. 4-5) o in costruzioni comparative (cfr. 6):

(3) sono molto contento di essere qui con voi

(4) Alessandro Magno conquistò un impero vastissimo (superlativo assoluto)

(5) l’Everest è la montagna più alta del mondo (superlativo relativo)

(6) Elisa è più giovane di Marta (comparativo)

Naturalmente, sono esclusi da strutture come quelle in (3-6) quegli aggettivi che denotano proprietà non scalari (come inglese in 7), oppure quegli aggettivi denominali che non indicano proprietà intrinseche ma relazioni con entità definite dai nomi da cui derivano. Questi ultimi, definiti nella terminologia tecnica aggettivi relazionali (relazione, aggettivi di) hanno la funzione di «indicare una relazione» tra i due domini di entità denotati dall’aggettivo e dal nome che esso modifica: ad es., il sintagma in (8) viene interpretato come «quel tipo di calore che ha una certa relazione con il sole»:

(7) la lingua inglese ~ * la lingua inglesissima /

      * la lingua più inglese / * la lingua molto inglese

(8) il calore solare ~ * il calore solarissimo /

      * il calore più solare / * il calore troppo solare

(9) la bolletta elettrica ~ * la bolletta elettricissima /

      * la bolletta più elettrica / * la bolletta assai elettrica

(10) l’impianto idrico ~ * l’impianto idricissimo /

      * l’impianto più idrico / * l’impianto poco idrico

Data la loro funzione, l’interpretazione degli aggettivi relazionali varia a seconda del nome cui si riferiscono. Si osservino, ad es., i diversi valori associati all’aggettivo kafkiano negli esempi seguenti:

(11) un romanzo kafkiano

(12) l’opera kafkiana

(13) una situazione kafkiana.

3. Funzione

In italiano (e, più in generale, nella maggior parte delle lingue del mondo), gli aggettivi svolgono due funzioni principali: quella predicativa, per lo più quando l’aggettivo è correlato ad verbo copulativo come essere (cfr. 14), e quella attributiva ( attributo), vale a dire di modificazione di un nome (o pronome) in un sintagma nominale (cfr. 15).

(14) quell’uomo è intelligente (aggettivo predicativo)

(15) ho incontrato un uomo intelligente (aggettivo attributivo)

Come mostrano questi esempi, l’aggettivo predicativo esprime una proprietà (intelligente in 14) che viene predicata a proposito del suo soggetto (nel caso specifico, quell’uomo). Invece, l’aggettivo attributivo (intelligente in 15) è usato per determinare, insieme al nome a cui si riferisce (cioè uomo), il particolare individuo di cui si sta parlando; in altre parole, ha la funzione di limitare (o restringere) l’insieme delle entità che l’intero sintagma nominale può denotare (in termini tecnici, la sua referenza), e per questo motivo viene definito aggettivo attributivo restrittivo.

Al contrario, gli aggettivi che non hanno alcun ruolo nell’individuazione del referente del sintagma nominale di cui fanno parte sono chiamati appositivi, in quanto sono separati dal nome che modificano da una pausa (o da una virgola nello scritto) in modo simile a quanto avviene nel caso delle apposizioni nominali ( apposizione). La differenza funzionale fra i due tipi di aggettivi attributivi è illustrata negli esempi seguenti:

(16) la ragazza triste uscì dalla stanza [non le altre ragazze] (aggettivo restrittivo)

(17) la ragazza, triste, uscì dalla stanza [la stessa ragazza] (aggettivo appositivo)

Come si può notare, triste in (16) codifica un’informazione necessaria per identificare il referente del nome ragazza; in (17), invece, lo stesso aggettivo, seppur in una frase costruita con le stesse parole usate nell’esempio precedente, veicola un’informazione riguardo ad un referente già precedentemente individuato.

4. Posizione e interpretazione

Uno degli aspetti più sfuggenti del comportamento sintattico degli aggettivi attributivi di tipo restrittivo è la loro posizione nel sintagma nominale. L’italiano ha infatti ereditato dal latino la possibilità di collocare gli aggettivi sia prima che dopo il nome ( latino e italiano).

A tale proposito è importante notare che, se esistono alcuni aggettivi che occorrono obbligatoriamente alla sinistra oppure alla destra del nome (cfr. rispettivamente 18-19 e 20-21), ve ne sono altri che ammettono entrambe le posizioni, spesso con evidente cambiamento di significato (come in 22-26), ma a volte con un’interpretazione pressoché stabile (cfr. 27-29) – sebbene non del tutto equivalente – nei due casi:

(18) un mero incidente ~ * un incidente mero

(19) il futuro presidente ~ *  il presidente futuro

(20) un romanzo russo ~ * un russo romanzo

(21) la corrente elettrica ~ * l’elettrica corrente

(22) un alto ufficiale un ufficiale alto

(23) un povero ragazzo ~ un ragazzo povero

(24) un grand’uomo un uomo grande

(25) un vecchio amico ~ un amico vecchio

(26) un autentico capolavoro un capolavoro autentico

(27) una bianca colomba / una colomba bianca

(28) un bravo architetto / un architetto bravo

(29) un fortissimo attaccante / un attaccante fortissimo

In ogni caso, tutti gli aggettivi costituiti da costruzioni sono posposti al nome:

(30) una ragazza acqua e sapone ~ * una acqua e sapone ragazza

Del pari, gli aggettivi appositivi sono dopo il nome:

(31) la donna, impaziente, corse via ~ * la, impaziente, donna corse via

Gli aggettivi attributivi hanno diverso significato nelle due posizioni in cui possono occorrere a causa della diversa relazione che instaurano con il nome (per una panoramica sugli aggettivi attributivi in italiano, Vincent 1986). A un livello più generale, è stato osservato che gli aggettivi postnominali hanno una funzione per lo più denotativa, mentre quelli prenominali ne hanno una connotativa (Nespor 1988), associata cioè ad «un valore qualificativo, affettivo o retorico» (Simone 1993: 78); è infatti possibile notare che «[g]eneralmente la posizione non marcata dell’aggettivo è dopo il nome cui si riferisce. Quando un aggettivo qualificativo precede il nome, esso indica di solito una maggiore soggettività di giudizio in chi parla o scrive, una particolare enfasi emotiva o ricercatezza stilistica» (Serianni 1988: 171; d’Addio 1974). Tale osservazione consente di cogliere la lieve differenza di significato che gli aggettivi in (27-29) mostrano nelle loro due posizioni rispetto al nome, nonché di capire perché alcuni aggettivi sono esclusi da una particolare posizione sintattica: considerando, ad es., gli aggettivi in (20-21), è facile notare che essi esprimono significati piuttosto ʻoggettiviʼ, che li rendono adatti ad occupare la posizione postnominale ma non quella prenominale, tipicamente riservata a modificatori con funzione connotativa.

Più in particolare, studiando gli aggettivi tramite la comparazione di lingue diverse, si può osservare come sia necessario classificarli in base ad alcune opposizioni semantiche corrispondenti alle diverse interpretazioni che ricevono (o possono ricevere) in funzione attributiva. Qui verranno brevemente presentate tre di queste opposizioni semantiche (per un’illustrazione più dettagliata e completa si veda Ramaglia 2008: cap. 1).

Una prima suddivisione oppone gli aggettivi con interpretazione «intersettiva» (vale a dire, determinata dall’ʻintersezioneʼ fra il significato dell’aggettivo e quello del nome a cui esso si riferisce) a quelli con interpretazione «non-intersettiva». Essa può essere esemplificata nel modo seguente (Cinque 2007):

(32) un attaccante buono non farebbe mai una cosa del genere

(33) un buon attaccante non farebbe mai una cosa del genere

In (32) il sintagma nominale che funge da soggetto riceve un’interpretazione intersettiva in quanto la sua denotazione corrisponde all’intersezione fra l’insieme degli attaccanti e l’insieme degli individui che hanno la proprietà di essere buoni: l’aggettivo in posizione postnominale viene infatti interpretato come «buono in quanto individuo». In altre parole, l’intero gruppo nominale ha un significato parafrasabile come «un attaccante che sia anche buono (come persona)». Invece, in (33)lo stesso aggettivo in posizione prenominale è non-intersettivo; l’aggettivo buono in questo caso non si applica al nome attaccante in quanto individuo, ma si riferisce piuttosto al suo modo di giocare: esso riceve dunque un’interpretazione di tipo avverbiale, e l’intero sintagma denota «un attaccante che giochi bene».

La seconda opposizione è quella fra gli aggettivi che denotano proprietà temporanee e quelli che denotano proprietà permanenti. Si osservino i seguenti esempi (cfr. Cinque 2007):

(34) le invisibili stelle di Andromeda sono molto distanti

(35) le stelle invisibili di Andromeda sono molto distanti

Il sintagma nominale in (34) viene interpretato in maniera non ambigua e si riferisce alle «stelle di Andromeda che sono intrinsecamente invisibili» (cioè, la cui luminosità è tale che non è possibile vederle ad occhio nudo); ciò vuol dire che l’aggettivo invisibili denota una proprietà permanente delle stelle. L’esempio (35) invece, oltre a quella appena illustrata per (34), ammette anche un’altra interpretazione, ove invisibili indica una proprietà transitoria (dovuta, ad es., a particolari condizioni atmosferiche nel momento dell’enunciazione).

Infine, gli esempi  (36-37) illustrano l’opposizione fra aggettivi 'restrittivi' e 'non restrittivi' (cfr. Cinque 2007):

(36) le noiose lezioni di Ferri se le ricordano tutti

(37) le lezioni noiose di Ferri se le ricordano tutti

Come già osservato, gli aggettivi di tipo restrittivo hanno un ruolo centrale nel determinare la referenza del sintagma nominale di cui fanno parte: essi infatti concorrono, insieme al nome che modificano, all’individuazione dello specifico referente di cui si parla. Se si considera l’esempio (36), si può osservare che l’aggettivo noiose non fornisce tale contributo semantico: questo esempio infatti non presuppone l’esistenza di altre lezioni oltre a quelle noiose di cui si sta parlando. Ciò indica che l’aggettivo denota una proprietà inerente: la frase significa dunque che «tutti ricordano le lezioni di Ferri, e tutte queste lezioni erano noiose».

Proprio perché non forniscono un’informazione necessaria per restringere la referenza dell’espressione nominale, tali aggettivi vengono definiti non-restrittivi (da non confondersi con gli aggettivi appositivi (illustrati nel § 3): anche se entrambi i tipi di aggettivi non hanno alcun ruolo nell’identificazione del referente, essi sono tuttavia realizzati in maniera differente, in quanto gli aggettivi non-restrittivi sono prenominali mentre quelli appositivi appaiono in posizione postnominale e sono separati dal nome per mezzo di una pausa intonativa. A differenza di quanto osservato riguardo a (36), nell’esempio (37) si oscilla tra l’interpretazione restrittiva e quella non-restrittiva dell’aggettivo noiose: esso può da un lato presupporre l’esistenza di altre lezioni, che non siano noiose, di Ferri (interpretazione restrittiva), oppure presentare l’essere noiose come una caratteristica di tutte le sue lezioni, esattamente come in (36).

Si noti peraltro che una simile corrispondenza fra posizione e interpretazione (relativamente all’opposizione fra aggettivi restrittivi e non-restrittivi) è già in Dante: tra gli aggettivi attributivi realizzati alla sinistra del nome, infatti, Ambrosini (1978: 173) cita – oltre a quelli riferiti a nomi propri (cfr. «questa nobilissima Beatrice», Vita Nuova XXII), ai dimostrativi e ai numerali – «gli agg[ettivi] qualificativi che indicano una caratteristica intrinseca e abituale al referente».

È a questo punto importante osservare che, sebbene non ci sia perfetta corrispondenza fra la posizione prenominale o postnominale di un modificatore aggettivale e la sua interpretazione relativa alle tre opposizioni semantiche appena menzionate, esistono alcune tendenze che vanno sottolineate.

Innanzitutto, per quanto riguarda queste tre opposizioni, è necessario considerare le interpretazioni disponibili per gli aggettivi usati in funzione predicativa:

(38) l’attaccante è buono (cfr. 32-33)

(39) le stelle di Andromeda sono invisibili (cfr. 34-35)

(40) le lezioni di Ferri sono noiose (cfr. 36-37)

Nell’esempio (38), l’aggettivo buono può riferirsi ad attaccante solo in quanto individuo e non per il suo modo di giocare: l’unica interpretazione possibile è dunque quella intersettiva, corrispondente a quella che l’aggettivo riceve in posizione postnominale, mentre è esclusa quella non-intersettiva (o avverbiale) associata alla sua realizzazione prenominale.

Allo stesso modo, in (39 e 40) i due aggettivi sono ambigui per quanto riguarda le due opposizioni semantiche in questione (rispettivamente, proprietà temporanea in opposizione a permanente, e interpretazione restrittiva in opposizione anon-restrittiva): anche in questo caso, quindi, l’interpretazione di un aggettivo predicativo corrisponde a quella che lo stesso aggettivo riceve, se usato in funzione attributiva, in posizione postnominale e si distingue invece da quella legata alla posizione prenominale. Ciò è confermato dall’analisi degli esempi in (22-26): l’interpretazione che essi ricevono in posizione postnominale, infatti, corrisponde sistematicamente all’unica disponibile in funzione predicativa. Tale corrispondenza è illustrata nei seguenti esempi:

(41) l’ufficiale è alto (cfr. un ufficiale alto)

(42) il ragazzo è povero (cfr. un ragazzo povero)

(43) l’uomo è grande (cfr. un uomo grande)

(44) l’amico è vecchio (cfr. un amico vecchio)

(45) il capolavoro è autentico (cfr. un capolavoro autentico)

Un’ulteriore conferma della corrispondenza fra l’interpretazione degli aggettivi predicativi e quella degli aggettivi attributivi postnominali viene dall’impossibilità che gli aggettivi obbligatoriamente prenominali come quelli illustrati in (18-19) siano usati come predicati:

(46) * l’incidente è mero

(47) * il presidente è futuro

Alla luce di tali osservazioni, è possibile formulare il seguente principio riguardo alle proprietà sintattiche e semantiche della modificazione aggettivale in italiano: gli aggettivi attributivi postnominali (ma non quelli prenominali) ricevono un’interpretazione di tipo predicativo, vale a dire la stessa che essi hanno quando vengono usati come predicati alla destra della copula (cfr. 14).

Tale generalizzazione non è tuttavia priva di eccezioni. Ne rimangono infatti esclusi prima di tutto gli aggettivi denominali che abbiamo definito relazionali (cfr. 8). Infatti, pur essendo esclusi dalla funzione predicativa, tali aggettivi si possono trovare solo alla destra del nome (cfr. 48):

(48) il sistema nervoso ~ * il nervoso sistema (cfr. * il sistema è nervoso)

Un’altra eccezione è costituita da un gruppo di aggettivi tipicamente non predicativi che tuttavia si differenziano da quelli in (18-19)in quanto alcuni di essi sono solo postnominali (cfr. 49) ed altri possono invece apparire sia alla sinistra che alla destra del nome (cfr. 50-51):

(49) la città alta (= «la parte alta della città») ~ * l’alta città (cfr. * la città è alta – agrammaticale nell’interpretazione in questione)

(50) il principale motivo / il motivo principale (cfr. * il motivo è principale)

(51) un totale imbecille / un imbecille totale (cfr. * l’imbecille è totale)

Nonostante le eccezioni illustrate in (48-51), la generalizzazione che abbiamo proposto sembra non presentare controesempi per ciò che riguarda l’interpretazione degli aggettivi attributivi prenominali, che difatti sono sempre associati ad un significato di tipo non predicativo: ciò è evidente innanzitutto nel caso degli aggettivi obbligatoriamente prenominali (cfr. 18-19), che, come illustrato in (46-47), sono esclusi dalla funzione predicativa; inoltre, anche in presenza di aggettivi come quelli in (22-26), che possono occorrere in entrambe le posizioni rispetto al nome mostrando una evidente differenza di significato nei due casi, la posizione prenominale è sempre correlata con un’interpretazione non predicativa (mentre quella postnominale è associata alla stessa interpretazione che tali aggettivi ricevono in funzione predicativa, come già illustrato in (41-45):

(52) un alto ufficiale (≠ l’ufficiale è alto)

(53) un povero ragazzo (≠ il ragazzo è povero)

(54) un grande uomo (≠ l’uomo è grande)

(55) un vecchio amico (≠ l’amico è vecchio)

(56) un autentico capolavoro (≠ il capolavoro è autentico).

5. Ordine

Dato che un nome può avere più di un aggettivo, è importante osservare l’ordine fra i diversi modificatori in un sintagma nominale. È stato osservato che in molte lingue gli aggettivi appartenenti a classi semantiche diverse (per es., aggettivi di colore, di forma, di dimensione, ecc.) si collocano in un ordine per lo più rigido; in particolare, in posizione prenominale l’ordine fra le varie classi è

qualità > dimensione > forma > colore > nazionalità (cfr. Cinque 1994)

mentre in posizione postnominale gli aggettivi possono seguire o questo stesso ordine oppure l’ordine inverso. Quanto all’italiano, i vari modificatori non sono rigidamente ordinati; tuttavia, una sequenza di più aggettivi tende ad essere realizzata alla destra del nome ed il loro ordine «preferito», o non-marcato, è inverso rispetto a quello appena illustrato (cfr. Cinque 2007):

(57) un cane nero enorme (N > colore > dimensione)

(58) un tavolo cinese rettangolare (N > nazionalità > forma)

(59) una piazza grande bellissima (N > dimensione > qualità)

Sebbene l’ordine fra gli aggettivi in (57-59) possa essere invertito (cfr. ad es. Un cane enorme nero), le sequenze riportate sembrano mostrare gli ordini meno marcati per gli esempi in questione. Si noti che se si invertissero gli aggettivi si avrebbero conseguenze sull’interpretazione dell’intero sintagma nominale: in generale, infatti, i modificatori che appaiono in posizione più distante dal nome si riferiscono a (hanno ʻportataʼ su) quelli ad esso più adiacenti. Ciò vuol dire che in (57) il nome cane viene dapprima modificato dall’aggettivo nero, e poi la sequenza cane nero è a sua volta modificata da enorme; invertendo l’ordine lineare fra i due aggettivi, invece, si otterrebbe un’interpretazione tale che l’aggettivo enorme modificherebbe cane e infine nero si applicherebbe al gruppo cane enorme.

Sebbene tale differenza di interpretazione possa apparire sottile, tuttavia può essere utilizzata per ottenere effetti come la messa in rilievo o il contrasto fra più aggettivi: in particolare, una sequenza come (57) è più facilmente usata per porre l’accento sulla proprietà espressa dall’aggettivo enorme, come, ad es., nel caso in cui il parlante volesse contrastare «un cane nero enorme» con «un cane nero piccolo»; al contrario, se si volesse mettere in evidenza (o contrastare) l’aggettivo di colore nero, difficilmente verrebbe usata la sequenza in (57), ma i due aggettivi verrebbero piuttosto realizzati nell’ordine inverso (ad es., Un cane enorme nero, in opposizione ad un cane enorme di un altro colore).

Occorre infine osservare che tali relazioni di ʻportataʼ fra i vari aggettivi non costituiscono l’unico fattore determinante per il loro ordine. Ad es., esiste una tendenza a mettere gli aggettivi più «pesanti» (cioè più lunghi, ovvero composti da un maggiore numero di sillabe) a destra di quelli più «leggeri». Ciò spiega perché un sintagma come quello in (60) risulta più accettabile di quello in (61), sebbene l’ordine degli aggettivi che ci attendiamo in base alle loro classi semantiche sia N > forma > dimensione:

(60) Un tavolo grande rettangolare

(61) Un tavolo rettangolare grande.

Fonti

Alighieri, Dante, La Vita Nuova seguita da una scelta delle altre opere minori, a cura di N. Sapegno, Firenze, Vallecchi Editore, 1949.

Studi

Ambrosini, Riccardo (1978), Aggettivo qualificativo, in Enciclopedia dantesca. Appendice: biografia, lingua e stile, opere, Roma, Istituto dell’Enciclopedia Italiana, ad vocem.

Cinque, Guglielmo (1994), On the Evidence for Partial N-Movement in the Romance DP, in G. Cinque et al. (a cura di), Paths Towards Universal Grammar. Studies in Honor of Richard S. Kayne, Washington DC, Georgetown University Press, pp. 85-110.

Cinque, Guglielmo (2007), The Syntax of Adjectives. A comparative study, ms., Università degli Studi Ca’ Foscari di Venezia.

D’Addio, Wanda (1974), La posizione dell’aggettivo italiano nel gruppo nominale, in M. Medici - A. Sangregorio (a cura di), Fenomeni morfologici e sintattici nell’italiano contemporaneo, Roma, Bulzoni, pp. 79-103.

Nespor, Marina (1988), Il sintagma aggettivale, in L. Renzi et al. (a cura di), Grande grammatica italiana di consultazione, Bologna, Il Mulino, vol. 1°, pp. 425-441.

Ramaglia, Francesca (2008), La sintassi degli aggettivi e la proiezione estesa del NP (tesi di dottorato), Roma, Università degli Studi Roma Tre.

Serianni, Luca (1988), Grammatica italiana, Torino, UTET.

Simone, Raffaele (1993), Stabilità e instabilità nei caratteri originali dell’italiano, in A. Sobrero (a cura di), Introduzione all’italiano contemporaneo, Roma - Bari, Laterza, vol. 1°, pp. 41-100.

Vincent, Nigel (1986), La posizione dell’aggettivo in italiano, in H. Stammerjohann (a cura di), Tema-Rema in Italiano, Tübingen, Narr, pp. 181-195.

Pubblicità

Categorie