ALCHIMIA

ALCHIMIA

Federiciana (2005)
di Francesca Roversi Monaco

Alchimia

L'epoca federiciana corrisponde al periodo in cui l'Occidente iniziò a elaborare il proprio sapere alchemico. Se già dal sec. XII, infatti, la trasmissione di alcune opere, in primis le Meteore di Aristotele, aveva stimolato il formarsi di un'alchimia latina, i primi testi originali risalgono proprio alla prima metà del Duecento.

La nuova disciplina giunse in Europa assieme al corpus aristotelico, che si andava imponendo come quadro di riferimento del sapere filosofico-naturalistico. Le ricerche alchemiche non vi trovavano, però, una chiara collocazione: nelle Meteore, opera in cui Aristotele analizza i fenomeni naturali del mondo sublunare, i capitoli De mineralibus ‒ in realtà una traduzione del De congelatione et conglutinatione lapidum di Avicenna aggiunta alla fine del sec. XII ‒ tralasciano alcuni concetti alchemici fondamentali, quali la scala dei metalli e la correlazione fra questi ultimi e i pianeti, negando la trasmutazione della materia.

Infatti, l'arte è più debole della natura, e se gli alchimisti possono spogliare i metalli vili dei loro accidenti (colore, gusto, sonorità), per ottenere una vera trasmutazione dovrebbero modificarne la struttura elementare, riportandoli ai loro costituenti primari: pertanto, "sciant artifices alkimie species transmutari non posse" (Halleux, 1994, p. 161).

La difficile integrazione dell'alchimia nel sistema aristotelico si accompagnava a un'analoga difficoltà rispetto all'istituzione universitaria: attribuirle uno statuto preciso all'interno della gerarchia risultava arduo, poiché essa rivestiva una posizione intermedia fra teoria e pratica senza potersi ridurre all'una o all'altra. Rispetto agli schemi classificatori e disciplinari della cultura scolastica l'alchimia, sapere in primo luogo operativo ma sostenuto da una fondamentale base teorica, era eccentrica e indefinibile, né arte liberale, né arte meccanica, né scienza naturalistica; il carattere segreto e rivelato ne accentuava, inoltre, l'emarginazione suscitando timori e sospetti.

In tal senso, dalla metà del Duecento si tentò di dimostrare la compatibilità fra le dottrine alchemiche e il sistema aristotelico. Alberto Magno tradusse e cercò di rendere tra loro omogenei i testi alchemici, istituendo regole di corrispondenza tra l'alchimia e la filosofia naturale aristotelica, mentre Ruggero Bacone, distinguendo due forme di alchimia ‒ la speculativa e l'operativa ‒, ne sottolineava le radici comuni alla filosofia naturale e alla medicina, definendola come teoria complessiva di generazione e trasformazione delle cose sensibili, non solo dei metalli.

La fase iniziale dell'alchimia latina è rappresentata da alcuni testi, in parte elaborati alla corte di Federico II. Come è noto, il disegno politico e culturale federiciano era fondato sul legame fra scienza e potere, fra interessi filosofici e obiettivi istituzionali, secondo un ideale di governo che interpretava il suo discendere da cause e leggi divine, naturali e umane, per individuare i legami tra l'ordine fisico del mondo e l'ordine delle realtà giuridiche e politiche (Morpurgo, 1995, p. 185).

In base al principio dell'unità del sapere, la cultura di corte federiciana diede vita a un modello scientifico pluridisciplinare ed enciclopedico, attraverso il quale cogliere le regole della natura e organizzare in modo armonico la società, fornendo al re gli strumenti utili a esercitare al meglio i propri compiti di governo.

Anche l'alchimia rientrò in questo programma politico e culturale, e ciò è assai significativo poiché risulta quasi un unicum: la sua presenza fra le scienze praticate alla corte di Federico costituisce un caso isolato di riconoscimento ufficiale del sapere alchemico, poiché, come si è detto, l'alchimia non ottenne mai uno statuto istituzionale e mancano prove documentarie anche sull'esistenza di scuole informali o private. Tale singolarità è in parte giustificata dal fatto che la corte sveva era formata da un circolo di dotti che strutturavano le proprie ricerche, anche le alchemiche, in relazione alle curiosità scientifiche dell'imperatore e alle sue iniziative politico-culturali. Si trattava, dunque, di una realtà legata in modo sostanziale a Federico e in tal senso anomala a sua volta rispetto a strutture più definite dal punto di vista istituzionale, come le università.

A Michele Scoto (v.), che dedica alcuni accenni all'alchimia anche nel Liber introductorius, sono attribuite due opere, l'Arsalchemie e il Lumenluminum: entrambe si richiamano a un ricettario ascritto a Ermete Trismegisto e al Libro degli allumi e dei sali, traduzione di un'opera araba del sec. XII, e riportano procedimenti comunicati da altri praticanti, secondo una modalità di trasmissione tipica del sapere alchemico. Fra essi è citato tre volte Elia da Cortona (v.), autore di un Lumen luminum che avrebbe scritto alla corte imperiale dopo esser stato deposto da ministro generale dell'Ordine francescano nel 1239. L'opera, in sei libri, tratta della trasmutazione e dei suoi principi teorici, basandosi sulle stesse fonti di Michele Scoto. Allo stesso periodo appartengono le Quaestiones Nicolai Peripatetici, che riprendono soggetti trattati nelle Meteore, il De perfecto magisterio, attribuito ad Aristotele e relativo alla composizione dei metalli e alla purificazione e preparazione delle sostanze, il Liber sacerdotum, un elenco di duecentosette procedimenti chimici (Halleux, 1994, passim).

Tali opere compongono il corpus testuale riferibile all'epoca e alla corte federiciana e propongono un'alchimia essenzialmente pratica, un insieme di ricette operative che classificano le sostanze indicandone anche le fonti di approvvigionamento. Dal punto di vista teorico, invece, il problema maggiore era dovuto alle contraddizioni presenti nei testi tradotti. In tal senso si tentò di inserire l'alchimia nell'ambito della scientia naturalis, individuandola come una delle otto scienze subordinate, anche se più fecondo fu il collegamento con l'astrologia: Michele Scoto ricorda i patronati astrologici dei metalli, mentre nel De perfecto magisterio l'alchimia è definita un'astrologia inferiore.fonti e bibliografia

Aristotele, De perfecto magisterio, in J.-J. Manget, Bibliotheca Chemica Curiosa, Genevae 1702, I, 641A.

M. Berthelot, La chimie au Moyen Âge, I, Essai sur la trasmission de la science antique au Moyen Âge. Traditions techniques et traductions arabicolatines inclus le Liber Ignium et le Liber Sacerdotum, Paris 1893.

Id., Sur le Liber Sacerdotum contenu dans le manuscrit latin 651 A de la Bibliothèque Nationale de Paris, "Journal des Savants", 1893.

J.W. Brown, An Enquiry into the Life and Legend of Michael Scot, Edinburgh 1897 (rist. 1992).

I. Hammer-Jansen, Das sogennante IV. Buch der Metheorologie des Aristoteles, "Hermes", 50, 1915, pp. 113-136.

H.M. Briggs, De duobus fratribus minoribus medii aevi alchimistis, fr. Paulo de Tarento et fr. Elia, "Archivum Franciscanum Historicum", 20, 1927, pp. 305-313.

Avicenna, De congelatione et conglutinatione lapidum, Being Sections of the Kitāb Al-Shifā, a cura di A.J. Holmyard-D.C. Mandeville, Paris 1937.

M. Mazzoni, Sonetti alchemici di Cecco d'Ascoli e frate Elia, Roma 1955; B. Boni, Frate Elia e l'alchimia, in Actes du VIII Congrès International d'Histoire des Sciences, Firenze-Paris 1958, pp. 506-527.

S. Wielgusa, Édition critique et analyse historique-philosophique de 'Quaestiones Nicolai Peripatetici', traité naturel du XIIIe siècle, "Bulletin de Recherches de l'Institut de la Culture Médiévale", 2, 1969-1973, pp. 18-22.

Avicenna, De quattuor species corporum mineralium, in G.C. Anawati, Avicenne et l'alchimie, in Oriente e Occidente nel Medioevo, Roma 1971, pp. 285-341, in partic. p. 299.

C. Baffioni, Il IV libro dei 'Meteorologica' di Aristotele, Napoli 1981.

Ch.B. Schmitt-D. Knox, Pseudo-Aristoteles Latinus. A Guide to Latin Works Falsely Attributed to Aristotle Before 1500, London 1985, nrr. 1-6, 10, 21-22, 25, 26, 41, 47, 54-56, 58, 73-74, 85, 88, 90, 93-94.

L. Thorndike, A History of Magic and Experimental Science, II, New York 1923, pp. 307-337.

C.H. Haskins, Science at the Court of the Emperor Frederick II, in Id., Studies in the History of Mediaeval Sciences, Cambridge 1924, pp. 242-271 (New York 1960).

Id., Michael Scot, ibid., pp. 272-298; Id., The Alchemy Ascribed to Michael Scot, "Isis", 10, 1928, pp. 350-359.

S.H. Thomson, The Text of Michael's Scot 'Ars Alkimiae', "Osiris", 5, 1938, pp. 523-559.

T. Gregory, Filosofia e teologia nella crisi del XIII secolo, "Belfagor", 19, 1964, pp. 1-16 (ora in Id., Mundana sapientia. Forme di conoscenza nella cultura medievale, Roma 1992, pp. 61-76).

L. Thorndike, Michael Scot, London 1965; R. Halleux, Les textes alchimiques, Turnhout 1979.

R. Manselli, La corte di Federico II e Michele Scoto, in L'averroismo in Italia: Convegno internazionale. Roma, 18-20 aprile 1977, Roma 1979, pp. 63-80 (ora in Id., Scritti sul Medioevo, ivi 1994, pp. 185-207).

C. Crisciani-C. Gagnon, Alchimie et philosophie au Moyen Âge: perspectives et problèmes, Montréal 1980.

Alchemy Revisited. Proceedings of the International Conference of History of Alchemy at the University of Groningen, a cura di Z.R.W.M. von Martels, Leiden 1990.

C. Crisciani, Il corpo nella tradizione alchemica: teorie, similitudini, immagini, in I discorsi dei corpi, Turnhout 1993, pp. 189-233.

M. Pereira, L'alchimia medievale, "Nuova Civiltà delle Macchine", 2, 1993, pp. 86-100.

S. Vecchio, Elia d'Assisi, in Dizionario Biografico degli Italiani, XLII, Roma 1993, pp. 450-458.

C. Burnett, Michael Scot and the Transmission of Scientific Culture from Toledo to Bologna via the Court of Frederick II Hohenstaufen, in Le scienze alla corte di Federico II, Turnhout 1994, pp. 101-126.

R. Halleux, L'alchimia, in Federico II e le scienze, a cura di P. Toubert-A. Paravicini Bagliani, Palermo 1994, pp. 152-161.

S. Ackermann, Empirie oder Theorie? Der Fixsternkatalog des Michael Scotus, in Federico II e le nuove culture. Atti del XXXI Convegno storico internazionale, Centro Italiano di Studi sul Basso Medioevo-Accademia Tudertina, Spoleto 1995, pp. 287-302.

P. Morpurgo, 'Tuum studium sit velle regnare diu': la sovranità fondata sulla 'nuova' filosofia e sulle 'nuove' traduzioni, ibid., pp. 173-224.

C. Crisciani, Aspetti della trasmissione del sapere nell'alchimia latina: un'immagine di formazione, uno stile di commento, in Le crisi dell'alchimia, Turnhout 1995, pp. 149-184.

B. Obrist, Vers une histoire de l'alchimie médiévale, ibid., pp. 3-43.

A. Colinet, Alchimie antique et médiévale avant 1300. Mystères et réalités, in Le réalisme, a cura di J.F. Stoffel, Louvain-la Neuve-Paris 1996, pp. 51-70.

C. Crisciani-M. Pereira, L'arte del sole e della luna. Alchimia e filosofia nel Medioevo, Spoleto 1996.

M. Pereira, Arcana sapienza. L'alchimia dalle origini a Jung, Roma 2001, capp. 5-9.

Pubblicità

Categorie

Altri risultati per ALCHIMIA

  • alchimia
    Dizionario di Storia (2010)
    Il complesso di teorie e di tecniche finalizzate all’ottenimento della pietra filosofale e dell’elisir di lunga vita, o alla trasmutazione dei metalli vili in oro; in seguito ha assunto anche il significato di arte di trasformare utilmente le sostanze naturali. Elementi di cultura alchimistica furono ...
  • alchimia
    Enciclopedie on line
    Complesso di teorie e tecniche che assumevano la loro ispirazione dalle pratiche tendenti a ottenere la trasmutazione dei metalli vili in oro, la pietra filosofale, l’elisir di lunga vita. Il termine deriva dall’arabo kīmiyā’, uno dei nomi del reagente per la trasformazione dei metalli, detto in Occidente ...
  • alchimia
    Dizionario di filosofia (2009)
    Complesso di teorie e tecniche tendenti a ottenere la trasmutazione dei metalli vili in oro, la pietra filosofale e l’elisir di lunga vita. Il termine viene dall’arabo (ṣan‛a) al-kīmiyā’ «(arte della) pietra filosofale». In arabo kīmiyā’ è uno dei nomi del reagente per la trasformazione dei metalli, ...
  • alchimia
    Enciclopedia dei ragazzi (2005)
    Trasformazione materiale e perfezionamento spirituale L'antica scienza della trasformazione delle cose, l'alchimia, ebbe origine in Egitto in età ellenistica e registrò sviluppi significativi anche in Oriente nella cultura indiana e in quella cinese. Dal mondo culturale greco l'alchimia passò, nel ...
  • alchìmia
    Dizionario delle Scienze Fisiche (1996)
    alchìmia (meno corretto alchimìa) [Der. del lat. mediev. (sec. 12°) alchimia, e questo dall'arabo (san'a) al-kimī-ya- "(arte della) pietra filosofale", che a sua volta deriva, attraverso il siriaco kimī-ya-, dal gr. tardo chymèia o chemèia] Arte, nata nell'ambiente ellenistico dell'Egitto nel I sec. ...
  • Alchimia
    Enciclopedia dell' Arte Medievale (1991)
    Dall'arabo al-kīmiyā', disciplina che, sulla base del ragionamento analogico, ricava dall'esperienza della pratica metallurgica, fittile o tintoria i presupposti teorici di una concezione che vede l'universo pervaso dall'anima mundi e l'uomo-microcosmo teso al raggiungimento della massima elevazione ...
  • ALCHIMIA
    Enciclopedia Italiana (1929)
    La storia dell'alchimia, secondo il Kopp, è la storia di un errore umano. Più che d'un errore s'avrebbe a dir d'una colpa se pensiamo a Dante che confina "nell'ultima bolgia delle diece" il condiscepolo suo Capocchio, senese, che falsò "li metalli con alchimia" e con lui Griffolino d'Arezzo "per alchimia ...