GARZANTI, Aldo

Dizionario Biografico degli Italiani - Volume 52 (1999)

GARZANTI, Aldo. - Nacque a Forlì il 4 giugno 1883 da Livio, maestro elementare, repubblicano e garibaldino, e da Maria Fussi. Frequentò le scuole medie e superiori a Forlì, dove ebbe insegnante G. Mazzatinti, che lo educò al lavoro di biblioteca e all'interesse per lo studio accurato e approfondito delle fonti archivistiche. Si iscrisse, quindi, alla facoltà di lettere dell'Università di Bologna, laureandosi nel 1907.

Nel periodo immediatamente successivo alla laurea si legò al gruppo di intellettuali che G. Gasperoni aveva raccolto intorno al periodico La Romagna nella storia, nella letteratura e nelle arti, di cui il G. divenne redattore nel 1911; al medesimo torno di tempo risalgono alcune pubblicazioni che ne manifestano l'interesse per la storia socioeconomica della sua regione - con particolare riguardo ai secoli XVI-XVIII - e la capacità di muoversi con disinvoltura negli archivi comunali e notarili: Il Comune di Forlì nella prima metà del sec. XVI (Forlì 1908), e Un banco ebreo di Forlì (in La Romagna, V [1908], pp. 266-279) dove, sulla base dei documenti relativi all'attività del banco sempre nel XVI secolo, riesce a ricostruire i rapporti fra una parte della comunità ebraica forlivese e la cittadinanza.

Contemporaneamente il G. aveva intrapreso la carriera dell'insegnamento. Da principio supplente presso il liceo ginnasio di Rimini quindi, in seguito a concorso, docente all'istituto nautico della medesima città, fu trasferito, nel 1909, alla cattedra di letteratura italiana del liceo di Alatri, da dove passò, nel 1912, a Chieri. Allo scoppio della guerra il G., convinto interventista, si arruolò in artiglieria venendo congedato, con il grado di capitano, nell'aprile 1919.

Nell'immediato dopoguerra si trovava a Milano, in aspettativa, quando maturò la decisione di abbandonare l'insegnamento per dedicarsi all'attività commerciale e imprenditoriale che sentiva più congeniale a un temperamento che i suoi amici e conoscenti ricorderanno intraprendente, brusco e vivace. L'occasione si presentò con la possibilità di ottenere in esclusiva la rappresentanza per l'Italia di alcune ditte americane di prodotti chimici (come l'importante E.I. Dupont de Nemours di Wilmington, nel Delaware), da utilizzarsi in particolare nel settore tessile e in quello della lavorazione del cuoio, oltreché per forniture alle nostre industrie chimiche. A questo scopo, nel 1919, venne fondata la Dott. Aldo Garzanti coloranti e prodotti chimici, con sede a Milano. I positivi risultati raggiunti lo spinsero, appena tre anni dopo, nel 1921, a creare una sua fabbrica, la SADAF, per la produzione diretta di coloranti e prodotti per la idrogenazione dei grassi e la lavorazione di alcoli derivati, sempre collegati al tessile e all'industria di cuoi e pellami. L'ulteriore positivo andamento delle sue imprese portò il G. a un nuovo ampliamento del giro di affari rilevando, nel 1932, la MIRET, un'azienda produttrice di pizzi, tulle e sete.

La varietà e l'ampiezza degli interessi del G. sono, comunque, posti in evidenza dai suoi successivi investimenti, quando, nel 1933, costituì in Toscana, a Suvignano, provincia di Siena, una tenuta agricola modello di 600 ettari e, soprattutto, quando, nel 1938, rilevò dall'IRI una delle più gloriose case editrici italiane la Treves, da tempo in gravi difficoltà.

La Fratelli Treves editori, creata nel 1861 da Emilio Treves, era stata per un quarantennio azienda leader del settore non solo in area lombarda ma anche a livello nazionale, trovando un proprio spazio di mercato negli ambienti della borghesia più acculturata e aperta e caratterizzandosi per una produzione eclettica che comprendeva una sezione narrativa particolarmente ricca di autori italiani prestigiosi, ma anche di buone traduzioni di classici stranieri, e un settore di saggistica altrettanto ricco, cui si afffiancava la pubblicazione di numerosi periodici di livello e destinazione vari, tra i quali primeggiava la celebre e benemerita Illustrazione italiana. Nel dopoguerra la vecchia impresa sembrò aver retto alla concorrenza di editori più combattivi e aggiornati come, per esempio, nella stessa Milano, A. Mondadori, ma alla lunga mostrò di non poter sostenere la concorrenza: anche il salvataggio tentato nel 1931 da G. Gentile - il quale, con il sostegno di capitali pubblici, inserì la Treves nella società che stava pubblicando l'Enciclopedia Italiana (Società Treves-Treccani-Tumminelli) - era infine fallito.

Quando il G. intervenne - modificando praticamente subito la ragione sociale della ditta in Casa editrice Garzanti, anche per la concomitante promulgazione delle leggi razziali - si trovò di fronte a impianti tipografici ormai obsoleti e a un catalogo invecchiato, cui le nuove leve dell'editoria avevano sottratto i nomi più prestigiosi, quali D'Annunzio e Pirandello, mentre la concorrenza di un periodico come La Domenica del Corriere aveva di molto indebolito le posizioni dell'Illustrazione italiana.

L'acquisizione della nuova impresa comportò per il G. un passo che aveva, comunque, fino ad allora evitato: essendo previsto un incontro del nuovo proprietario con B. Mussolini, venne fuori che il G. non aveva mai preso la tessera del Partito nazionale fascista. Si riuscì a ovviare all'inconveniente solo nel marzo 1940, quando la ricevette dalla Federazione milanese sicché, nell'aprile, poté finalmente avere luogo l'intervista con il duce. Il G. ottenne in ogni modo l'appoggio del regime, tanto che la Garzanti fu da subito fra le case editrici che ricevettero ricche commissioni dalla Direzione generale accademie e biblioteche (41 titoli al 1943).

Gli eventi bellici ebbero pesanti ripercussioni sulla casa editrice: gli edifici della vecchia Treves, in via Palermo, con la tipografia e il magazzino, andarono distrutti nel corso dei bombardamenti di Milano della metà di agosto 1943; in seguito, poiché non aveva aderito alla Repubblica sociale italiana, il G. venne estromesso con decreto prefettizio dalla direzione della sua azienda in quanto dichiarato antifascista. Ripreso il controllo dell'impresa dopo la Liberazione, il G. ricostruì nel giro di un anno (per questo ottenne più tardi il premio Roncoroni per la ricostruzione grafico-editoriale) le Officine grafiche Garzanti dotate delle più moderne tecniche di stampa.

Nel contempo partivano, o riprendevano, nuove collane editoriali affidate a prestigiosi collaboratori: "I filosofi" ad A. Banfi, "Scrittori dell'Ottocento" a P. Pancrazi, "I classici della letteratura" a M. Apollonio; vennero anche pubblicate La storia del teatro drammatico (1939-40) di S. D'Amico e La storia della musica (1939-46) di F. Abbiati. Un ampio ventaglio di opere di storia della cultura ad alto livello che furono punto di partenza per il successivo ingresso della casa editrice nel campo delle opere enciclopediche, dove riuscì a conquistarsi uno specifico ruolo e una fetta di mercato estremamente significativi, in cui precedentemente operavano, in regime di semimonopolio, soprattutto le aziende piemontesi.

Non fu però il G. a guidare questa evoluzione ma l'unico figlio Livio (avuto dalla moglie Maria Ravasi, sposata nel 1920) - cui pure si deve la presenza nel catalogo di molti nomi significativi della più recente letteratura italiana (per esempio C.E. Gadda e P.P. Pasolini) - in quanto il G. nel 1952 si ritirò dalla direzione della casa editrice per motivi di salute, rimanendone, però, presidente.

A questo momento il G. possedeva o controllava ancora tutte le aziende da lui fondate nel corso della sua fortunata vicenda imprenditoriale: la Aldo Garzanti coloranti, società in accomandita semplice, con una forza lavoro di 40 impiegati e 20 operai e un capitale di 500 milioni di lire; la SADAF spa, di cui era principale azionista, con stabilimento a Fino Mornasco (Como), 50 operai e 8 chimici, e un capitale di 300 milioni di lire; la MIRET, società anonima, stabilimento a Cernusco sul Naviglio, 300 operai, 200 milioni di capitale. Inoltre nel 1950 aveva rilevato la Società anonima Antonio Biffi per la fabbricazione di acidi (in particolare acido solforico), con stabilimento a Milano, 150 operai e un capitale di 500 milioni. La casa editrice, cui forse maggiormente rimane legata la visibilità pubblica del G., impegnava, sul finire degli anni Cinquanta, 450 operai e 80 impiegati e si era arricchita di una tipografia a Roma.

Negli ultimi anni il G. si dedicò maggiormente all'attività filantropica, che non aveva mai trascurato: contribuì al restauro della Rocca Caterina Sforza di Forlì e, sempre a Forlì, creò nel '57 la Fondazione Livio e Maria Garzanti con il fine di offrire ospitalità e sostentamento ad artisti bisognosi, giovani e anziani; nel 1954 era stato fra i finanziatori della spedizione italiana che conquistò la vetta del K2. Nel 1955 fu nominato cavaliere del lavoro e in precedenza grande ufficiale al merito della Repubblica.

Morì improvvisamente a San Pellegrino Terme nella notte fra il 4 e il 5 luglio 1961.

Fonti e Bibl.: Necr. in Corriere della sera, 6 luglio 1961; Roma, Archivio storico della Federazione nazionale dei cavalieri del lavoro, fascicolo personale; Chi è? 1957, s.v.; L. Garzanti, Una città come Bisanzio, Milano 1985, passim; Personaggi della vita pubblica di Forlì e circondario. Diz. bio-bibliografico, a cura di L. Bedeschi - D. Mengozzi, Urbino 1996, s.v. (con bibl.); Storia dell'editoria nell'Italia contemporanea, a cura di G. Turi, Firenze 1997, ad ind.; Grande Diz. encicl. UTET, VIII, Torino 1968, p. 630 (con indicazioni relative al catalogo Garzanti).