CAVALCANTI, Aldobrandino

    Dizionario Biografico degli Italiani - Volume 22 (1979)

di Agostino Paravicini Bagliani

CAVALCANTI, Aldobrandino (Ildebrandinus). - Membro di una nobile famiglia guelfa di Firenze, lo si dice generalmente nato nel 1217; ma questa affermazione deriva soltanto dal fatto che secondo l’elogio funebre pronunciato da fra’ Remigio de’ Girolami (Salvadori, p. 29), il C. avrebbe avuto 27 anni all’epoca della sua prima elezione a priore di S. Maria Novella, e che secondo antichi storici domenicani, che non adducono però alcun documento, questa sarebbe avvenuta nel 1244 (Fineschi, I, p. 121). Parimenti incontrollabile è l’asserzione dei cronisti di S. Maria Novella, Fineschi e Masetti (I, p. 225), che lo fanno entrare nell’Ordine domenicano nel 1230 0 1231, negli ultimi anni del priorato del beato Giovanni di Salerno, fondatore del convento fiorentino. In un documento datato il C. figura per la prima volta il 25 apr. 1245 (Orlandi, p, 84), quale testimone di un’inchiesta inquisitoriale di fra’ Ruggero de’ Calcagni svolta a Firenze. A questa data è frate nel convento di S. Maria Novella. Un’antica tradizione storiografica domenicana, non comprovata da nessun documento attendibile, afferma che a lui fosse affidato l’ufficio di inquisitore dell’Ordine negli anni 1237-1240, e che Ruggero de’ Calcagni ne fosse il suo immediato successore.

Sulla durata del suo primo priorato di S. Maria Novella non poche sono le incertezze documentarie. Secondo i cronisti domenicani già citati, il C. sarebbe stato eletto per la prima volta nel 1244 e in tale carica avrebbe governato fino all’elezione di Enrico da Massa (1253). Nei mesi di gennaio e aprile 1245 era però priore un certo fra’ Alessandro (Orlandi, pp. 82 e 84). Il biografo quattrocentesco del C. Giovanni Caroli, sosteneva che il primo priorato di S. Maria Novella del C. fosse iniziato non prima del 1250. Soltanto in un documento di quell’anno, il C. è attestato da un documento datato (Fineschi, I, p. 145 n. 3).

Il 21 febbr. 1251 il C., priore di S. Maria Novella, è presente in S. Reparata a Firenze, a un atto della società di S. Maria del Bigallo (Orlandi, p. 94: 1250, in stile fiorentino). Il 1º febbr. 1254, data alla quale figura come teste in calce al trattato di pace stipulato tra Pistoia e Firenze, e alla conclusione del quale aveva avuto una parte non certo insignificante (Santoli, p. 67), è il termine ante quem, e anche in questo caso il Caroli (in Alberti, f. 117v) si rivela esatto, perché fa durare per circa un quinquennio il primo priorato di S. Maria Novella del Cavalcanti. Innocenzo IV, nella sua lettera del 13 marzo 1251 nella quale gli ordinava, stando a Siena, di rivendicare i diritti del nuovo vescovo di Volterra sul castello di Montieri contro la città di Siena, non lo chiama priore di S. Maria Novella, ma ci si può domandare se l’assenza di questa sua qualifica in una lettera papale non destinata ad affari concernenti l’Ordine domenicano sia sufficiente per sconvolgere la cronotassi dei priori di S. Maria Novella di quel periodo (Les Registres dInnocent IV, n. 5141; cfr. Potthast, n. 14.240).

Quando nel 1254 si celebra a Firenze il capitolo provinciale, il C. non era probabilmente più priore, perché in quell’occasione viene designato, dagli atti capitolari, socio del definitore al capitolo generale, senza alcuna qualifica (Acta capitulorum provincialium..., p. 18). Al capitolo generale tenuto a Milano nel 1255 intervenne effettivamente (Scheeben, p. 102). Di una sua partecipazione in qualità di definitore ai capitoli provinciali di Perugia nel 1249, e di Siena nel 1251, pretesa dal Fineschi (I, p. 124), non si hanno notizie nei corrispondenti atti capitolari (Acta capitulorum provincialium ordinis Praedicatorum, pp. 494 e 498). La sua presenza a Siena nel marzo 1251 è comunque attestata dalla suddetta lettera di Innocenzo IV.

Il secondo priorato di S. Maria Novella sembra avere avuto inizio nel 1256 (Orlandi, p. 232). Nella pentecoste del 1257 (27 maggio) si tenne nel suo convento il capitolo generale. La sconfitta dei ghibellini a Montaperti (1260) significò l’esilio anche per numerosi ecclesiastici membri di famiglie in conflitto con i nuovi signori della città. Tra gli esuli fiorentini rifugiatisi a Lucca vi era anche il cavaliere Teghiaio Aldobrandi degli Adimari, che testò il 6 ag. 1261, e che nel suo codicillo del 5 apr. 1262 nominò il C. tutore di suo figlio (Davidsohn, IV, p. 169). A Lucca il C. è presente già nel 1261 in qualità di priore di S. Romano. Il capitolo provinciale di quell’anno lo nominò socio del provinciale per il capitolo generale che fu celebrato a Bologna l’anno seguente (Scheeben, p. 105).

Nel suo elogio Remigio de’ Girolami affermava che il C. era stato priore provinciale per un periodo di sei anni: eletto dal capitolo provinciale tenuto a Perugia il 7 luglio 1262 (Scheeben, p. 106), ne fu dimesso infatti dal capitolo generale di Viterbo del 1268 (Acta capitulorum generalium, p. 144).

Con Firenze il C. mantenne sempre stretti contatti anche di natura politica. Clemente IV gli aveva affidato nel 1267 l’incarico di assolvere dalla scomunica alcuni cittadini fiorentini (Les Registres de Clément IV, n. 1187). Nel 1272 fu persino inviato a Firenze da Gregorio X per convincere guelfi e ghibellini a ricercare una soluzione di compromesso alle loro lotte intestine (Schillmann, n. 881, dove si deve leggere A. priorem provincialem e non Ar...); la missione si era però rivelata infruttuosa, così come era stata infelice l’analoga precedente ambasceria papale guidata dal generale dei domenicani Giovanni da Vercelli (Davidsohn, IV, pp. 211 s.).

La data della sua elezione a vescovo di Orvieto non può essere fissata con precisione per mancanza di documenti datati. La si fa generalmente risalire al 1272 (cfr. ad es. Ughelli, I, col. 1472), ma in veste di vescovo il C. è attestato per la prima volta soltanto da una lettera di Gregorio X del 20 ag. 1273, nella quale il pontefice, dovendo partire per Lione al concilio generale, lo nominava suo vicario nella Campagna e Marittima, nella Marca d’Ancona, nel ducato di Spoleto e nel Patrimonio di S. Pietro nella Tuscia (Potthast, n. 20.753). Più tardi – e almeno dal 23 dic. 1274 in poi (Les Registres de Grégoire X, n. 455) – il C. fungerà anche da “vicarius Urbis”, nella quale carica alcuni storici sostengono che fosse stato confermato dai successivi pontefici Innocenzo V, Adriano V, Giovanni XXI e Niccolò III (Orlandi, p. 233). Allo stato attuale della documentazione, il suo immediato successore in questa carica fu il cardinale domenicano Latino Malabranca, attestato per la prima volta nel 1280 (Eubel, p. 495).

Il 17 nov. 1275, durante il suo soggiorno romano, il C. ratificò la donazione della chiesa di S. Maria sopra Minerva, fatta dalla badessa e dalle monache di S. Maria in Campo Marzio, ai domenicani di S. Sabina (Orlandi, II, pp. 418-419). Al C. vengono tradizionalmente attribuiti l’ampliamento della primitiva chiesa di S. Maria Novella (intorno al 1244) e l’inizio dei lavori per la ricostruzione del nuovo tempio del medesimo convento fiorentino. Le ricerche condotte dal Davidsohn (IV, pp. 466-469) dimostrerebbero però che queste affermazioni, risalenti al cronista quattrocentesco G. Caroli (Alberti, f. 116v), sono soltanto ipotetiche e non si basano su nessuna fonte attendibile.

La posa della prima pietra per la ricostruzione del convento di S. Maria Novella fu effettuata comunque dal cardinale Latino Malabranca il 18 ott. 1279, due mesi circa dopo la morte del C., che sarebbe avvenuta il 13 ag. 1279 secondo il sepolcrario di S. Maria Novella (Davidsohn, IV, p. 468) 0 il 31 ag. 1279 secondo il necrologio del medesimo convento fiorentino (ediz. S. Orlandi, p. 10, n. 124).

Il capitolo provinciale di Orvieto del 1275 gli aveva concesso in vita i suffragi come al provinciale che morisse durante il suo ufficio (Acta capitulorum provincialium, p. 46). L'orazione funebre fu tenuta, come è già stato sovente ricordato, da fra’ Remigio de’ Girolami (Salvadori, p. 129). Il monumento funebre, erettogli in S. Maria Novella, fu spostato, in seguito alla sistemazione fatta dal Vasari nel sec. XVI, nella parete della navata destra, sull’angolo della crociera accanto alla cappella Rucellai.

Il C. fu un celebre predicatore. I suoi sermoni godettero di una larghissima diffusione. In parte essi furono falsamente attribuiti ad Arlotto da Prato e Tommaso d'Aquino (per i mss. e le edd. cfr. Kaeppeli, I, pp. 35-38).

Fonti e Bibl.: P.-Th. Masetti, Monum. et antiquitates veteris disciplinae Ordinis praedicatorum, I, Romae 1864, pp. 84, 127, 176, 203 s., 224-28; A. Potthast, Regesta pontif. Roman., II, Berolini 1875, nn. 14.240, 19-972, 20.973, 22.254; Les Registres dInnnocent IV, a cura di E. Berger, II, Paris 1885, n. 5141; Les Registres dHonorius IV, a cura di M. Prou, Paris 1888, n. 67 (inserto di una lettera del C., dell’8 maggio 1279); Les Registres de Grègoire X, a cura di J. Guiraud, Paris 1892-1906, nn. 455, 634, 773; Les Registres de Clément IV, a cura di E. Jordan, Paris 1893-1945, n. 1187; Acta capitulorum generalium Ordinis praedicatorum, I, a cura di B. M. Reichert, Romae 1898, n. 144; J. M. Pou y Marti, Litterae Confraternitatis a S. Bonaventura societati recommendatorum B. M. V. Romae concessae, a. 1268, in Arch. franc. hist., XVII (1924), pp. 448-53; F. Schillmann, Die Formularsammlung des Marinus von Eboli, I, Rom 1929, n. 881; J. C. Scheeben, Accessiones ad historiam Romanae provinciae saeculo XIII, in Arch. fratrum praedic., IV (1934), pp. 99-140; Acta capitulorum provincial. provinciae Romanae (1243-1344), a cura di Th. Kaeppeli-A. Dondaine, Romae 1941, pp. 18, 25, 46; G. Caroli, Vita di fr. A. C., in L. Alberti, De viris illustr. Ordinis praedicatorum libri sex, Bononiae 1517, ff. 116v-119v; F. Ughelli-N. Coleti, Italia sacra, I, Venetiis 1717, col. 1472; V. Fineschi, Mem. istor. che possono servire alle vite degli uomini illustri del convento di S. Maria Novella di Firenze, I, Firenze 1790, pp. 40, 121-55; G. Della Valle, Storia del duomo di Orvieto, Roma 1791, pp. 52 s.; G. Salvadori, La poesia giovanile e la canzone damore di G. Cavalcanti, Roma 1895, pp. 7-10 e App., pp. 129 ss. (elogio funebre del C.); C. Eubel, Series vicariorum Urbis a. 1200-1458, in Römische Quartalschrift, VIII (1895), p. 495; G. Salvadori-V. Federici, I sermoni doccas., le sequenze e i ritmi di Remigio Girolami fiorentino, in Scritti vari di filologia. A Ernesto Monaci, Roma 1901, p. 456 n. 42; Q. Santoli, Studi di storia pistoiese, in Bull. stor. pist., V (1903), pp. 53-72; R. Davidsohn, Gesch. von Florenz, II-III, Berlin 1908, ad Indicem; Id., Forschungen zur Gesch. von Florenz, IV, Berlin 1908, pp. 169, 212 s., 371, 468 s.; J. Müller, Die Legationen unter Papst Gregor X., in Römische Quartalschrift, XXXVII (1929), pp. 72, 91; G. Buccolini, Serie critica dei vescovi di Bolsena e di Orvieto, in Boll. della R. Deput. di storia patria per lUmbria, XXXVIII (1941), pp. 44 s.; S. Orlandi, Il VII centenario della predicaz. e ricordi di s. Pietro Martire in Firenze (1245-1945), Firenze 1946, pp. 6, 29, 41, 84, 92; Id., Necrol. di S. Maria Novella, Firenze 1955, I, pp. 10, 230-35 n. 124; II, pp. 418 s.; Id., S. Maria Novella e i suoi chiostri monumentali, Firenze 1956, pp. 47 s.; J. B. Schneyer, Repertorium der lateinischen Sermones des Mittelalters, I, Münster 1969, pp. 150 ss.; Th. Kaeppeli, Scriptores Ordinis praedicatorum medii aevi, I, Romae 1970, pp. 35-38.

Approfondimenti

CAVALCANTI, Aldobrandino > Enciclopedia Italiana (1931)

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