MUZZARELLI, Alfonso

MUZZARELLI, Alfonso

Dizionario Biografico degli Italiani - Volume 77 (2012)
di Sabina Pavone

MUZZARELLI, Alfonso. – Nacque a Ferrara il 22 agosto 1749 dal conte Francesco e dalla contessa Isabella Moro. La famiglia, originaria di Bologna, si era da tempo trasferita a Ferrara e si diceva imparentata anche con la casa d’Este.

Inviato a studiare presso il collegio Cicognini di Prato, uno fra i più rinomati istituti pedagogici gesuitici, entrò nell’ordine come novizio il 20 ottobre 1768, a Bologna, e si applicò con abnegazione alla pratica degli Esercizi spirituali ignaziani ispirandosi al modello di santità espresso da s. Luigi Gonzaga (al quale dedicò poi anche un poemetto dal titolo La vocazione di s. Luigi Gonzaga. Poemetto, Ferrara 1789, riedito a Roma nel 1804).

Tra gli anni Settanta e gli anni Ottanta pubblicò anche un Saggio d’italiane poesie di un ferrarese (Bologna 1774) e due raccolte poetiche (Poemetti diversi, ibid.; Rime, Venezia 1780). Il fratello Gaetano, così come il più noto nipote Carlo Emanuele, si cimentarono ugualmente con la poesia.

Dopo aver soggiornato presso i collegi di Bologna e Imola, la soppressione dell’ordine (1773) lo colse a Reggio Emilia, dove rimase ancora due anni per perfezionarsi negli studi teologici. Trasferitosi nuovamente a Ferrara, nel 1787, ormai sacerdote, gli venne offerto dal cardinale e arcivescovo di Ferrara Alessandro Mattei un canonicato presso quella cattedrale. A partire da quegli anni si impegnò sul versante controversistico e deve essere annoverato in quella schiera di teologi reazionari che ebbero un punto di riferimento nella figura del padre Francesco Antonio Zaccaria. Secondo il giudizio di Marina Caffiero, egli fu « uno dei più fecondi e oltranzisti autori di scritti antirivoluzionari e di confutazione dei moderni filosofi» (2005, p. 136). Uno dei suoi primi obiettivi polemici fu Jean-Jacques Rousseau: nel 1782 diede infatti alle stampe l’Emilio disingannato. Dialoghi filosofici (Siena), nel quale confutò le idee pedagogiche contenute nell’Émile, ou de l’éducation (1762) del filosofo ginevrino.

Il volume fu riedito a Foligno nel 1792, a Roma nel 1816 e a Venezia nel 1827 con un Nuovo elogio del canonico conte Alfonso Muzzarelli. Nel 1794 uscì anche una Continuazione dell’Emilio disingannato o siaConfutazione del contratto sociale di Gian Jacopo Rousseau (2 voll., Foligno).

Nel 1783 pubblicò Il buon uso della logica in materia di religione (Ferrara 1783) – una delle sue opere più note – dove affrontò alcune tra le questioni più dibattute della sua epoca: dal potere temporale della Chiesa alla tolleranza in materia di religione, dai problemi delle indugenze e dell’immunità ecclesiastica a quello dell’infallibilità papale. 

L’opera voleva essere una risposta al Sull’abuso della critica in materia di religione di d’Alembert e il tono era dunque quello del polemista e dell’apologeta delle verità della Chiesa tridentina. La struttura, pensata come una serie di capitoli indipendenti fra loro, fece sì che alcuni di essi venissero ripubblicati come opuscoli autonomi, non solo negli anni rivoluzionari (per es. il Dominio temporale del papa. Opuscolo del conte Alfonso Muzzarelli con prefazione e note di G.G.N. prete della Badia di S. Ruffillo, s.l. 1789) ma anche nella più tarda battaglia combattuta dagli ultramontani contro le idee del Risorgimento. Venne utilizzato, così come altri suoi testi sull’infallibilità, nelle Praelectiones theologicae (1835-1842) del teologo Giovanni Perrone. Il capitolo su Le tribolazioni della Chiesa. Opuscolo molto opportuno pei tempi presenti del celebre canonico Alfonso Muzzarelli (Napoli 1862) servì come incoraggiamento e sprone alle posizioni più oltranziste, secondo il principio guida per cui «la persecuzione è un testimonio sensibile della verità della nostra religione» (p. 9) e «alla sola Cattolica Chiesa appartiene il cimento della persecuzione e la palma della vittoria» (p. 11).

Nonostante Muzzarelli, in quanto ex gesuita, fosse vicino a coloro che, nell’attaccare Clemente XIV all’indomani della soppressione, erano scivolati su posizioni che mettevano in dubbio la stessa infallibilità papale, egli la difese strenuamente. Questo lo rese uno degli autori più apprezzati da Pio VI (che aveva diverse opere del ferrarese nella sua biblioteca) e dal Giornale ecclesiastico di Roma, del quale fu anche collaboratore e che recensì positivamente Il buon uso della logica e Il dominio temporale del papa, destinato a rimanere «fra i capisaldi della pubblicistica infallibilista fino al Vaticano I» (Pignatelli, 1974, p. 115).

In quegli stessi anni, a Ferrara, animò la congregazione dell’oratorio di s. Crispino, dedicata alla Madre della Misericordia, alla quale rimase legato anche quando si allontanò dalla città estense. In quel contesto promosse il culto del Sacro Cuore di Gesù (Istruzione pratica sulla devozione al cuore di Gesù, Ferrara 1788), scrisse libretti di taglio più propriamente spirituale (poi editi anche in francese) e pubblicò Il mese di Maria o sia di Maggio (ibid.1785), una delle sue operette più diffuse.

Dopo aver avuto numerose ristampe (più di un centinaio, fra cui nel 1787 a Foligno, nel 1791 a Parma e nel 1804 a Roma) e traduzioni, Il mese di Maria ebbe grande fortuna ancora per tutto l’Ottocento e fino ai primi decenni del Novecento (cfr. anche l’Anno mariano, o sia l’anno santificato ad onore della Beata Vergine Maria, Foligno 1791).

Fedele alla sua vena di polemista, all’inizio degli anni Novanta Muzzarelli pubblicò Delle cause dei mali presenti e del timore dei mali futuri. Avviso al popolo cristiano (Foligno 1792, anch’esso più volte ristampato: Torino 1862 e 1874) – «vero e proprio testo profetico» (Caffiero, 1991, p. 37) – connesso a quell’idea della persecuzione come strumento di purificazione necessaria per i cattolici e per le istituzioni della Chiesa (già presente nel citato opuscolo su Le tribolazioni della Chiesa) che andava in direzione di una «restaurazione legittimista dell’ordine politico, morale e religioso tradizionale» (ibid., p. 36) e proponeva con toni apocalittici un’equivalenza tra rivoluzione e invasioni barbariche.

Nel 1800, al reingresso dei francesi, il marchese Onofrio Bevilacqua, ex confratello, lo chiamò a Parma come direttore spirituale presso il ristabilito collegio dei Nobili, che il duca aveva nuovamente affidato ai gesuiti (alcuni dei quali tornati appositamente dalla Russia). Nel luglio 1803 il pontefice lo nominò teologo della Sacra Penitenzieria (cfr. i Sermoni del canonico Alfonso Muzzarelli teologo della Sacra Penitenzieria, Foligno 1804 e le Sacrae Penitentiariae theologi dissertationes [quattuor] selectae, Romæ 1807). Si stabilì quindi a Roma presso la chiesa del Gesù e, in assenza del padre Luigi Mozzi de Capitani, si occupò dell’oratorio del Caravita (una delle più antiche istituzioni romane gesuitiche, accanto alla chiesa di S. Ignazio) e fondò una congregazione per la gioventù presso la chiesa di S. Stanislao dei Polacchi, dove ebbe modo di rafforzare tra i fedeli la devozione al mese mariano. In quello stesso periodo fu anche postulatore della beatificazione di s. Francesco de Geronimo (cfr. la Raccolta di avvenimenti singolari e documenti autentici spettanti alla vita del b. Francesco di Geronimo, Roma 1806). Dal 1804 al 1808 fu anche uno degli animatori dell’Accademia di Religione cattolica.

Inaugurata a Roma nel 1801 (5 febbraio), l’Accademia avrebbe dovuto svolgere un ruolo trainante nella composizione di una sorta di contro-Enciclopedia dai caratteri tipicamente controrivoluzionari. Oltre a Muzzarelli, parteciparono a questa esperienza alcune importanti figure dell’ambiente curiale come Mauro Cappellari, Juan Andrés (uno dei più noti fra gli ex gesuiti spagnoli), Charles Sauvage, autore de La realité du projet de Bourg Fontaine (capisaldo della letteratura antigiansenista, le cui tesi furono difese da Luigi Mozzi nel suo Progetti degli increduli a danno della religione..., Assisi 1791, e dallo stesso Muzzarelli nell’opuscolo Gian Giacopo Rousseau. Accusator de’ filosofi, Assisi 1798, poi ripubblicato con il titolo Memorie del giacobinismo estratte dalle opere di Gian Jacopo Rousseau, Ferrara 1800).

All’arrivo di Bonaparte a Roma la Penitenzieria diede voto negativo sul giuramento che il clero era tenuto a prestare al nuovo governo e il 31 agosto 1809 Muzzarelli (perso, sin da giugno, ogni emolumento) venne messo in stato di arresto ai domiciliari, per essersi rifiutato di prestare tale giuramento. Dopo quattro giorni partì verso la Toscana ma per due mesi venne rinchiuso nel carcere di Civitavecchia. Avviato infine verso la Francia, passò per Bologna (15 gennaio 1810, dove riuscì a visitare la sorella e a fare testamento), Modena, Torino e arrivò a Lione il 2 febbraio 1810. Si trasferì quindi a Reims (13 febbraio) dove rimase fino al 17 maggio. Fu allora invitato dalle autorità a trasferirsi a Parigi, dove soggiornò in una casa di proprietà delle contigue dame di Saint-Michel.

Negli anni passati in Francia, continuò a svolgere un ruolo di sostegno alla causa papale e scrisse voti sulle materie più disparate in una chiave fortemente antigiurisdizionalista. Notizie su quegli anni si ricavano dalla corrispondenza, in particolare quella scambiata con il suo procuratore Giuseppe Ingoli (Ferrara, Arch. storico comunale, b. 58, f. 3).

Morì a Parigi il 25 maggio 1813.

Le sue esequie furono celebrate anche a Roma, nella chiesa del Gesù, dal canonico della metropolitana ferrarese Francesco Finetti (poi entrato nella rinata Compagnia di Gesù) e a Ferrara, nella congregazione di s. Crispino (Ferrara, Arch. storico comunale, b. 58, f. 4: epitaffio del bibliotecario comunale, l’ex gesuita Girolamo Baruffaldi). Ristabilita la Compagnia di Gesù (1814), un busto di Muzzarelli venne posto nella biblioteca del Gesù accanto a quello di Juan Andrés e alla statua di Antonio Zaccaria.

Opere: Gregorio VII, Foligno 1789; Lettera a Soffìa sulla setta dominante del nostro tempo, ibid. 1790 (II ed., ibid.1814; trad. franc., Avignone 1828); Della vanità e del lusso del vestire moderno, Fuligno 1794; Operette inedite del conte canonico A. M. scritte nel tempo dell’Italica persecuzione, ibid. 1800; Opere scelte del canonico A. M. teologo della sagra penitenzieria e censore dell’Accademia di religione cattolica, Verona 1828.

Fonti e Bibl.: Roma, Archivum Romanum Societatis Iesu, Vitae 138, cc. 159 s. e 161 s. (2 copie dello stesso testo): Del P. A. M., 25 maggio 1813; Ferrara, Arch. storico comunale, Fondo M., b. 58, in part. f. 3: 175 lettere del canonico ferrarese A.M. inviate da Parma, Roma, Reims e Parigi a Ferrara al proprio procuratore dott. Giuseppe Ingoli (datate dal 1801 al 1813...) e f. 4 (Notizie sulla vita e la morte del canonico A. M., suo elogio funebre e epigrafe...); G. Ingoli, Onori funebri resi alla chiara memoria del fu canonico A. M. ferrarese, Ferrara 1813; Orazione e tributi poetici alla memoria del sacerdote A. M. ferrarese, Ferrara 1813 (altra ed. ivi 1873); G. Baraldi,  Notizia biografica sul canonico conte A. M., in Mem. di religione, di morale e di letteratura, s. 1, I (1822), 1, pp. 389-412 (con estratti della corrispondenza di Muzzioli con Ingoli e con lo stesso Baraldi); E. Letierce, Étude sur le Sacré-Coeur, II, Paris 1890-91,  pp. 435-42; E. Campana, Maria nel culto cattolico, Torino 1933, pp. 479-99; J. de Guibert, La spiritualité de la Compagnie de Jésus. Esquisse historique, Roma 1953, pp. 433, 448 s.; G. Pignatelli, Aspetti della propaganda cattolica a Roma da Pio VI a Leone XII, Roma 1974, pp. 21, 114 s., 130, 248, 291; Le dolci catene. Testi della controrivoluzione cattolica in Italia, raccolti e presentati da V.E. Giuntella, Roma 1988, ad ind. (raccolta di testi e nota bio-bibliografica alle pp. 480 s.); M. Caffiero, La nuova era. Miti e profezie dell’Italia in Rivoluzione, Genova 1991, pp. 36 s., 107, 150; P. Vismara, Oltre l’usura: la Chiesa moderna e il prestito a interesse, Soveria Mannelli [2004], pp. 229 s.; M. Caffiero, La repubblica nella città del papa: Roma 1798, Roma 2005, pp. 136-139; P. Stella, Il giansenismo in Italia, II: Il movimento giansenista e la produzione libraria, Roma 2006, p. 227; G.M. Bozoli, M. A., in Biografia degli italiani illustri..., a cura di E. De Tipaldo, I, Venezia 1834, pp. 85-87; G. Moroni, Diz. di erudizione storico-ecclesiastica..., XLVII, Venezia 1847, pp. 152 s., s.v.; C. Sommervogel, Bibliothèque de la Compagnie de Jésus. Bibliographie, V, Bruxelles-Paris 1894, coll. 1488-1513; G. Melinato, A. M., in Diccionario Histórico de la Compañía de Jesús: biográfico-temático, diretto da C.E. O’ Neill - J.M. Domínguez, III, Roma-Madrid 2001, pp. 2789 s.

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