MENDÌA, Ambrogio

MENDÌA, Ambrogio

Dizionario Biografico degli Italiani - Volume 73 (2009)
di Alfredo Buccaro

MENDÌA, Ambrogio. – Nacque a Napoli il 2 giugno 1813. A sedici anni (1829) superò il concorso di ammissione alla Scuola di applicazione degli ingegneri di ponti e strade, prima in Italia, fondata a Napoli nel 1811 da Gioacchino Murat. Nell’esame finale di diploma, nel 1833, il M. si classificò al primo posto, venendo immediatamente assunto nel corpo di Acque e strade. In seguito, nel 1836, già ingegnere capo, si laureò anche in matematica e fisica presso l’Università napoletana.

Sin dal 1837 fu chiamato a insegnare, nella stessa scuola di ponti e strade, meccanica applicata alla stabilità delle costruzioni e, in seguito, applicazioni di geometria descrittiva e architettura statica e idraulica. Nel 1841 prestò giuramento come ingegnere di terza classe nel corpo di Ponti e strade. Nel 1850 ottenne la cattedra di geometria descrittiva e meccanica applicata presso la facoltà di scienze matematiche dell’Università di Napoli. A partire dal 1860 – divenuto nel frattempo ingegnere di seconda classe (1852) – a tale insegnamento aggiunse quello di meccanica razionale.

Dopo l’Unità il M. fu nominato ingegnere di prima classe nel r. corpo del genio civile (1861), ma dovette rinunciare alla carica per incompatibilità con la cattedra universitaria; dal 1863 fu professore ordinario di costruzioni statiche e idrauliche e di meccanica applicata alle costruzioni nella scuola di applicazione, denominata da allora R. Scuola d’ingegneria di Napoli, di cui fu direttore dal 1881 al 1886.

Egli curò, tra l’altro, la redazione del nuovo regolamento dell’istituto (1881) e il completamento della sistemazione (iniziata nel 1863) della nuova sede nell’ex convento di S. Maria di Donnaromita, di cui redasse i rilievi ai vari livelli e il progetto per il nuovo fronte su via G. Paladino.

Il suo allievo F. Milone (1888) sottolineò la ragguardevole attività professionale del M. e la sua imponente produzione scientifica, ma anche le spiccate capacità didattiche.

Il M. ricoprì anche altre importanti cariche pubbliche, tra cui quelle di membro del Consiglio dei lavori pubblici sotto il governo borbonico e, dopo l’Unità, di consigliere tecnico e ispettore «pel ramo idraulico nel municipio di Napoli», di membro del Consiglio tecnico municipale, di amministratore generale delle Bonifiche, di presidente della Giunta metrica di Napoli e di assessore alle Opere pubbliche della città; fu inoltre socio ordinario del Real Istituto d’incoraggiamento e socio corrispondente della R. Accademia di belle arti di Napoli.

Tra gli incarichi professionali più importanti ottenuti dal M., tutti in ambito pubblico, vanno ricordati il prosciugamento del lago di Agnano, il ripristino della galleria romana di Seiano tra Posillipo e Coroglio, e la costruzione di importanti strade in territorio campano, come la via da Dugenta a Frasso Telesino e la nazionale da Val Fortore a Baselice.

Per quanto riguarda in particolare la bonifica del lago di Agnano, un progetto era stato redatto sin dal 1839 dal M., all’epoca ingegnere incaricato del servizio delle strade del circondario di Pozzuoli: l’idea, basata sull’apertura di un canale tra il lago e la piana di Bagnoli, fu presa in esame solo nel 1856, venendo però modificata entro il 1861 da A. Maiuri, all’epoca ispettore generale del corpo di acque e strade. Divenuto amministratore generale delle Bonifiche nel 1865, il M. intervenne nuovamente sul progetto iniziale, redigendo i grafici esecutivi: le opere, affidate a concessionari privati, iniziarono con l’apertura di un emissario sotto il monte Spina, atto a convogliare le acque in mare; nonostante alcuni ritardi dovuti a problemi tecnici, l’intervento si concluse entro la metà degli anni Settanta.

La grotta di Seiano, realizzata nel I secolo a.C. dall’architetto Lucio Cocceio Aucto per mettere in comunicazione la villa di Pausylipon con Pozzuoli e con il porto di Miseno, non era agibile da secoli a causa di continue frane: essa fu riattata nel 1840 per ordine di Ferdinando II su progetto del M., riaprendo quindi il suddetto collegamento. Tra le altre infrastrutture di cui si occupò sotto i Borbone troviamo il progetto, non eseguito, di serbatoi pluviali destinati a rifornire di acqua i villaggi del Vomero, dell’Arenella e di Antignano, e quello, redatto su diretto incarico di Ferdinando II, di una strada a mezza costa da Posillipo a Coroglio, anch’esso rimasto sulla carta per il sopraggiungere dell’Unità.

Nel 1865, già noto come studioso ed esperto professionista, su incarico della provincia di Capitanata, il M. redasse il progetto per il tracciato della ferrovia Napoli-Benevento-Foggia, che però fu poi eseguito dalla Società delle strade ferrate meridionali secondo un andamento diverso e meno funzionale.

Anziché il percorso concepito dal M. da Napoli a Benevento per la Valle Caudina, lungo 66 km, di cui 44 già esistenti e solo 22 di nuova ferrovia, si preferì un tracciato di 97 km attraverso i terreni franosi della valle del Volturno e del Calore, che venne inaugurato nel 1869.

Inoltre, in uno studio pubblicato nel 1868 (Progetto di una condotta d’acqua potabile dalla valle del Sabato alla città di Napoli, Napoli) può leggersi una sua proposta, non realizzata, per la condotta delle acque potabili dal torrente Orciuoli per la valle del Sabato e il monte di Cancello fino alla città di Napoli, alla quota della collina di Capodimonte.

Infine il M. partecipò attivamente, a partire dal 1883, alla faticosa elaborazione delle decisioni da prendere per la fognatura di Napoli, prendendo posizione contro il progetto del Comune predisposto da G. Bruno e sostenuto da G. Melisurgo: l’intervento, a seguito delle modifiche richieste anche dallo scoppio dell’epidemia colerica del 1884, fu approvato all’inizio del 1885 e realizzato solo nel successivo decennio.

Il M. morì a Napoli il 24 genn. 1888.

Tra le sue principali pubblicazioni scientifiche vanno citate: Intorno alla ferrovia da Napoli per Benevento a Foggia (Napoli 1866); Nella causa vertente fra la Società italiana per le strade ferrate meridionali ed i signori Filippo Acobelli Benedetto Stragazi ed il prefetto di Benevento promossa in seguito alla rovina avvenuta nel dicembre 1875 del ponte denominato Torello (Ancona 1878); Relazione di perizia nella causa vertente fra la Società italiana per le strade ferrate meridionali e le province di Bari e di Capitanata intorno al fiume Ofanto (Napoli 1878); Considerazioni di massima e di modalità sul progetto municipale risguardante la fognatura della città di Napoli (ibid. 1884); Rapporto… nella causa Peccerillo e Finanza, (ibid. 1884); Relazione sulla R. Scuola d’applicazione per gl’ingegneri in Napoli (ibid. 1884).

Fonti e Bibl.: A. M.: discorsi pronunciati sul feretro, 25 genn. 1888, Napoli 1888; F. Milone, A. M.: necrologia letta da…nella tornata del 2 febbr. 1888, in Rendiconto del R. Istituto d’incoraggiamento, 1888, n. 2, pp. 1-6; G.F. Tricomi, Matematici italiani del primo secolo dello Stato unitario, in Memorie dell’Acc. delle scienze di Torino, cl. di scienze fisiche, matematiche e naturali, s. 4, I (1962), pp. 82-84; La Scuola di ingegneria in Napoli 1811-1967, a cura di G. Russo, Napoli 1967, ad nomen; A. Buccaro, Documenti sul prosciugamento del lago di Agnano e sulla bonifica della piana di Bagnoli, in V. Cardone- L. Papa, L’identità dei Campi Flegrei, Napoli 1993, pp. 182-185; Scienziati-artisti. Formazione e ruolo degli ingegneri nelle fonti dell’Archivio di Stato e della facoltà di ingegneria di Napoli, a cura di A. Buccaro- F. De Mattia, Napoli 2003, ad nomen; S. Maria di Donnaromita, in Il patrimonio architettonico dell’Ateneo Fridericiano, a cura di A. Fratta, I, Napoli 2004, pp. 84-87.

A. Buccaro

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