AMEBA

    Enciclopedia Italiana (1929)

di Agostino PALMERINI - Paolo ENRIQUES

AMEBA (dal gr. ἀμοιβή "mutazione, alternativa", lat. scient. Amoeba Ehrbg.). - Roesel von Rosenhof scoprì nel 1755 un animaletto d'acqua dolce che chiamò proteo (dal nome della divinità marina ricordata nell'Odissea) perché di forma mutevole. Più tardi esso fu chiamato amiba (ameba) da Bory St. Vincent; indi l'Ehrenbterg istituì il genere Amoeba, che comprende molte specie. Il nome volgare ameba comprende, oltre questo genere, anche generi affini (p. es. Entamoeba, Pelomyxa), ed anche stadî del ciclo biologico di gruppi assai lontani. L'ameba è un animale unicellulare, con uno o più nuclei; il corpo è privo di scheletro, emette pseudopodî tozzi non filamentosi e muta continuamente di forma. Il nucleo unico, talvolta multiplo, possiede un corpo interno più colorabile; si divide generalmente per amitosi; in qualche caso è stata descritta la mitosi o meglio forme di divisione che ad essa si avvicinano. Il centrosoma è assente. Il citoplasma è distinto più o meno chiaramente in una porzione interna (endoplasma) e una zona esterna (ectoplasma). Nel primo si trova, oltre il nucleo, il vacuolo pulsante ed i vacuoli digerenti. L'ectoplasma, più fluido, emette gli pseudopodî. Questi sono prolungamenti irregolari, dotati di lento movimento e capaci di rientrare nel corpo dell'ameba. Talora si presentano numerosi e contorti; talora si vede un solo pseudopodio, ialino e tozzo. Queste differenze dipendono molto dalla diversità delle specie di ameba; ma anche della stessa ameba si possono avere in momenti diversi aspetti assai differenti. Gli pseudopodî compiono essenzialmente due funzioni: 1. traslazione del corpo: l'animale emette uno o più pseudopodî che aderiscono al substrato da una parte e poi, anziché ritrarli, fa, per così dire, l'opposto: il suo plasma fluisce in essi, così che tutto il corpo si sposta da quella parte; 2. presa dell'alimento: l'ameba non ha bocca, si nutre di batterî, di alghe microscopiche, di detriti organici. Un corpuscolo alimentare che venga a contatto col suo corpo, è inglobato e dà luogo alla formazione di un vacuolo digestivo. Gli pseudopodî si allungano in maniera da afferrare e inglobare l'alimento. A questo modo di alimentarsi dell'ameba, si dà il nome di fagocitosi (v.).

Un vacuolo pulsante si trova in alcune specie di amebe. Si contrae rapidamente e poi lentamente si dilata; dopo qualche tempo si contrae di nuovo (alcune volte in un minuto, o anche più di rado). Si ritiene che esso serva a rimescolare il liquido nel corpo dell'ameba. Questa può anche ritrarre gli pseudopodî e contornarsi di una membranella di cellulosa, formando così una cisti. Ciò accade quando intervengono condizioni sfavorevoli di esistenza, e serve per conservare l'animale in vita latente, in attesa che le condizioni tornino migliori.

La riproduzione avviene abitualmente per scissione, la quale, come in tutti gli organismi unicellulari, è una divisione della cellula, preceduta da quella del nucleo. Inoltre, quando l'ameba incistata riprende la vita attiva, dalla parete di cellulosa che si rompe escono talora numerosi piccoli germi. Questo processo è incompletamente noto per l'ameba; tuttavia per alcune specie si sono veduti e descritti questi germi, che sono forniti di un flagello, e rassomigliano perciò a minuti flagellati. Alcuni autori hanno anche affermato che essi si copulano a due a due. Tuttavia ciò non è sicuro, e soprattutto non è sicuro per le amebe in generale. Molti hanno anche descritto la copulazione di due amebe adulte; effettivamente due o anche più amebe possono riunirsi, fondendo i loro plasmi; i nuclei però non si fondono. Questo processo, che si chiama plasmogamia, nulla ha a che fare con la fecondazione, che consiste essenzialmente nella fusione di due nuclei. Le amebe che per plasmogamia si sono fuse, possono poi scindersi in due o più parti, ciascuna con qualche nucleo. La plasmogamia avviene sempre in condizioni di vita poco favorevoli. I suoi effetti e la sua ragion d'essere sono ignoti.

Importantissima, per il problema della loro posizione sistematica, è la questione dei rapporti tra le amebe e le altre forme inferiori. Secondo gli autori del secolo passato, le amebe erano poste al principio del regno animale, come le forme più semplici di tutte. Esse infatti hanno un corpo cellulare privo di forma costante e privo di quei differenziamenti cellulari che si trovano negli altri protozoi (flagelli, ciglia vibratili, spicole scheletriche, ecc.). Secondo Haeckel, ancor più primitivo sarebbe un organismo capace di assimilare, e privo anche di grandezza costante (v. bathybius). Però tale organismo non esiste in realtà. Le amebe, invece, per il loro corpo munito di pseudopodî, appartengono a un gruppo di Protozoi, i Rizopodi, insieme coi Radiolarî, Foraminiferi ed altri. In questi ultimi due gruppi si conosce con sicurezza un complicato ciclo biologico, con adulto fornito di pseudopodî, e con germi agami (spore) e germi sessuati (gameti). Per le amebe, come si è detto, si è pure potuta dimostrare in alcuni casi la riproduzione per germi flagellati. I germi flagellati di tutti questi protozoi hanno una conformazione somigliante a quella del gruppo dei Flagellati. L'ameba rappresenta dunque qualche cosa di più complesso di un flagellato, perché allo stadio flagellato fa seguire quello di adulto privo di flagelli. Perciò i moderni autori pongono nella classificazione prima i Flagellati, e poi i Rizopodi (comprese le amebe), i Foraminiferi, Radiolarî, ecc. (v. anche: animale, protozoi).

Esempî di specie d'acqua dolce sono l'Amoeba proteus Pallas, grande 200-500 μ; l'Amoeba limax, sotto il quale nome sono state descritte da molti piccole amebe assai comuni; di specie marine l'Amoeba crystalligera. Molte specie d'amebe, infine, sono parassite degli animali o dell'uomo. Quelle dell'uomo appartengono al genere Entamoeba Casagrandi e Barbagallo (1897). La Entamoeba coli Lösch (emend. Schaudinn) si trova con grande frequenza nell'intestino delle persone sane. Si ritiene sia un parassita innocuo o capace di produrre disturbi relativamente lievi. L'Entamoeba histolytica Schaudinn, è causa della dissenteria amebica.

L'Entamoeba coli (Lösch 1875) è stata chiamata anche Amoeba intestini vulgaris, A. lobosa oblonga, A. lobosa undulans, A. diaphana, A. reticularis, A. vermicularis, Entamoeba hominis, ecc.

Non ha azione patogena; nell'uomo e negli animali vive nel grosso intestino dove si nutre dei diversi detriti del contenuto. Penetra nella mucosa intestinale solo quando questa sia lesa da altre cause morbose, così è stata riscontrata in ulcerazioni secondarie al tifo, all'anemia perniciosa, alla leucemia. Non è inoculabile al gatto o solo eccezionalmente quando l'intestino sia leso, come nella occlusione intestinale (Brumpt). Si sviluppa rigogliosamente in ambiente a reazione alcalina o neutra, si riproduce per scissione, e si incista. È assai diffusa negli animali e nell'uomo nel quale è facile ritrovarla nel più del 50% dei casi. Drbohlav nel 1924 ha potuto ottenerla in coltura. Qualche volta contiene un parassita, un fungo del genere Sphaerita della famiglia delle Chytridineae. Né l'emetina né gli altri medicamenti che sono efficaci nella dissenteria, fanno scomparire l'A. coli dall'intestino.

Assai più importante per la sua azione patogena è l'Entamoeba dysenteriae (Councilman e Lafleur, 1893). Fu descritta la prima volta da Lösch col nome di Amoeba coli che Schaudinn fece poi adottare per la specie non patogena. È stata chiamata anche Amoeba urogenitalis. Entamoeba histolytica, E. tetragena, E. africana, ecc. Kartulis nel 1885 descrisse la forma libera nel pus di un ascesso del fegato, Quinke e Rossi nel 1905 la forma cistica e dimostrarono la possibilità dell'inoculazione al gatto; Vincent nel 1909 mise in evidenza i portatori di amebe, cioè gli individui che in stato di perfetta salute portano nel loro intestino e disseminano amebe patogene, infettanti.

È molto importante studiare i caratteri di questa ameba patogena in confronto con quelli dell'A. coli. Nell'una e nell'altra le dimensioni possono variare fra 30-40 μ, ma nell'A. coli l'ectoplasma non è così distinto e non ha la rifrangenza spiccata come nell'A. dissenterica. Nell'endoplasma dell'A. coli non si trovano globuli rossi fagocitati, come è di regola nella A. dissenterica. Alla temperatura di 20°-25° la mobilità del protoplasma e la formazione degli pseudopodî sono molto più tarde e più lente nell'A. coli che non nell'A. dissenterica. Il nucleo dell'A. coli è quasi centrale, visibile a fresco e mostra spesso molti ammassi di cromatina, quello dell'A. dissenterica è periferico, piccolo, raramente distinto a fresco e contiene un solo cromosoma. Le cisti mature dell'A. coli sono voluminose, misurano da 15-20 μ di diametro e presentano otto nuclei, quelle dell'A. dissenterica sono più piccole, fra 10-14 μ e contengono quattro nuclei. Secondo Brumpt, vi sono nell'uomo altre specie di amebe con cisti a quattro nuclei e non è possibile differenziare l'A. dissenterica dalle altre non patogene basandosi soltanto sullo studio morfologico delle cisti.

Accanto all'A. histolytica è stata descritta l'Entamoeba dispar (Brumpt 1925) e l'E. minuta (Hartmann 1912), che appartengono anch'esse alle amebe dissenteriche.

Inoculando nel retto del gatto feci contenenti amebe patogene si riproduce la dissenteria amebica, o in forma grave mortale, o in forma più tenue, che guarisce spontaneamente. È notevole il fatto che il gatto non ammala spontaneamente quasi mai per ingestione sperimentale di materiale infetto, e non presenta mai la forma cronica che è invece caratteristica dell'uomo.

Anche al cane, al topo e ad alcune scimmie si può inoculare l'ameba dissenterica.

Walker e Sellards sperimentando su detenuti hanno riprodotto la dissenteria amebica nel 20% degli individui che avevano ingerito cisti amebiche: i sintomi comparvero in periodo vario da 20 a 95 giorni.

Boeck e Drbohlav (1904) hanno ottenuto la coltura delle amebe, con forme iníettanti anche dopo successivi passaggi nei terreni di sviluppo.

L'emetina uccide le forme mobili dell'ameba dissenterica, ma non ha azione su quelle cistiche, e ciò serve a spiegare le frequenti recidive (v. amebiasi).

L'Entamoeba gingivalis (Gros. 1894) o buccalis o dentalis, sarebbe, per alcuni autori, la causa di una forma di gengivite, o piorrea alveolare (Rigg's disease), sulla quale l'emetina ha buona azione terapeutica.

Bibl.: A. Lustig, Malattie infettive dell'uomo e degli animali, Milano 1915; W. C. Mac. Callum, Pathology, Londra 1924; E. Brumpt, Précis de parasitologie, Parigi 1924.

Approfondimenti

Ameba  > Dizionario di Medicina (2010)

ameba Genere di Protozoi comprendente specie d’acqua dolce e marine, alcune parassite dell’uomo e degli animali. Il citoplasma delle a. è privo di scheletro ed emette pseudopodi tozzi, non filamentosi, mutando così continuamente di forma.... Leggi

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