France ‹frãs›, Anatole

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Francefrãs›, Anatole. - Pseudonimo dello scrittore francese François-Anatole Thibault (Parigi 1844 - Saint-Cyr-sur-Loire 1924).  Non fu grande creatore di personaggi, ma seppe esprimere con evidenza e ironia i suoi gusti, le sue predilezioni intellettuali, la sua visione ed esperienza della vita. Fu soprattutto uno scrittore attento e raffinato, fedele a una tradizione di atticismo e di purezza formale che è propria della prosa classica francese. I romanzi Le Lys rouge (1894) e Le jardin d'Épicure (1895) gli procurarono un larghissimo successo internazionale. Nel 1921 gli fu assegnato il premio Nobel per la letteratura.

Vita e opereFiglio d'un libraio antiquario, si occupò dapprima di ricerche bibliografiche e brevi saggi critici (raccolti in Génie latin, 1913). Esordì come poeta parnassiano collaborando alla seconda e alla terza serie del Parnasse contemporain e raccogliendo in volume le sue poesie (Poèmes dorés, 1873; Les noces corinthiennes, 1876, dramma, rappr. 1902). I suoi primi racconti furono Jocaste e Le chat maigre (1879); il suo primo successo, Le crime de Sylvestre Bonnard (1881), seguito da Les désirs de Jean Servien (1882), che fu però scritto prima. Dopo un periodo di giornalismo letterario, specie sul Temps, rappresentato da saggi personali, di cui raccolse i migliori nei quattro volumi La vie littéraire (1888-92), la sua opera narrativa si svolse secondo alcune vene riconoscibili, caratterizzate ognuna da una certa nota di stile modulata con una maestria ormai posseduta in pieno. Vi è la vena dei ricordi d'infanzia: Le livre de mon ami (1885), Pierre Nozière (1899), Le petit Pierre (1918), La vie en fleur (1922). Altra vena è espressa in racconti o leggende, cristiani, medievali, squisitamente miniati, con una simpatia artistica che coesiste col suo scetticismo da discepolo di J.-E. Renan: Balthasar (1889), L'étui de nacre (1892), Le puits de Sainte-Claire (1895); nello stesso spirito è il romanzo Thaïs (1890), cui seguì La rôtisserie de la Reine Pédauque (1893), affresco di costume del sec. 18º e uno dei suoi libri migliori, e Les opinions de M. Jérôme Coignard (1893). Il romanzo di psicologia mondana Le Lys rouge (1894) e Le jardin d'Épicure (1895) furono i due libri che aprirono all'autore le porte dell'Accademia (1896). Infine, la vena satirica contro la società del suo tempo si fa più scoperta e volterriana nel ciclo di romanzi L'Histoire contemporaine (L'orme du mail, 1897; Le mannequin d'osier, 1897; L'anneau d'améthyste, 1899; Monsieur Bergeret à Paris, 1901). La satira sociale continua, più o meno, in tutte le opere narrative che seguirono: L'affaire Crainquebille (1901), Histoire comique (1903), Sur la pierre blanche (1905), L'île des pingouins (1908), Les contes de Jacques Tournebroche e Les sept femmes de la Barbe-Bleue (1908-09), Les dieux ont soif (1912), La révolte des anges (1914). Nel 1921 gli fu assegnato il premio Nobel per la letteratura.

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