ANDREA CICALA

Federiciana (2005)

di Hubert Houben

A. Cicala

A. Cicala (Castelcicala in Campania) era figlio di Paolo, conte di Alife e Golisano (l'attuale Collesano), e crebbe nei feudi paterni in Sicilia; succedette al padre nella signoria di Golisano senza ottenere però il titolo comitale. Nel 1236 l'imperatore Federico II gli concesse in feudo la signoria di Polizzi. Sposò Margherita, una sorella del conte Aldoino di Ischia, il quale, nel suo testamento del novembre 1234, l'aveva nominato tutore delle sue figlie e amministratore dei suoi beni in Sicilia.

Nell'ottobre 1239 Federico II nominò A. capitano della parte settentrionale del Regno, affidandogli con ciò le più alte funzioni amministrative e militari in tutte le province da Porta Roseti fino al Tronto. Si trattava di una carica creata dall'imperatore per organizzare meglio la difesa del Regno e per avere immediatamente a disposizione tutte le risorse finanziarie e militari, dato che il papa l'aveva scomunicato per la seconda volta. Dopo il suo insediamento, A. mise in atto le riforme ordinate da Federico II, accogliendo il giuramento di fedeltà dei nuovi portulani della Puglia, dell'Abruzzo e della Campania e poi anche quello degli ufficiali provinciali superiori.

La situazione bellica in corso imponeva ad A. di occuparsi per prima cosa dell'amministrazione e del restauro delle strutture castellari, e a questo scopo Federico II gli conferì ampi poteri. A. fece quindi insediare nuovi castellani nei castelli di Bari, di Trani e di Monticello e fece consolidare le strutture difensive di Montecassino, di Rocca Ianula e di Castel Volturno, dove furono anche rinforzate le guarnigioni. Confiscò i castelli dei feudatari inadempienti affidandoli a castellani imperiali, mentre protesse la frontiera settentrionale del Regno requisendo alcuni castelli situati oltre i confini, cioè nel ducato di Spoleto. Dai giustizieri delle singole province si fece mandare soldati per sorvegliare questi castelli. In alcuni casi propose all'imperatore la distruzione di luoghi fortificati per motivi strategici. Per poter più efficientemente controllare i singoli manieri, A. istituì nel gennaio 1240 la figura del visitator castrorum, che aveva il compito di ispezionare i castelli due volte la settimana. In virtù di queste iniziative, A. divenne il consigliere maggiore di Federico II nelle questioni militari.

A. si occupò inoltre di alcune chiese vacanti, assegnandone i proventi a nobili romani come Manuele Frangipane. Nel novembre 1239, per volontà dell'imperatore, accolse sotto la sua protezione lo Studio di Napoli garantendo il libero accesso agli studenti provenienti dal Regno, dall'Italia settentrionale e dalla Terrasanta. Sempre con il permesso di Federico II, A., alla fine del 1239, fece venire in Terra di Lavoro la moglie Margherita, che scelse come residenza il castello di Teano. Per procurare all'imperatore un pegno importante nelle trattative con papa Gregorio IX, A. si mise d'accordo con il comune di Rieti per catturare Mattia, il nipote del pontefice. Nello stesso periodo fu incaricato da Federico II di procedere contro la città di Benevento, enclave pontificia. A re Enzo, legato imperiale nell'Italia settentrionale, A. inviò un notevole contingente di cavalieri e arcieri, arricchito da mercenari saraceni.

Nel gennaio 1240 l'imperatore conferì ad A. alcune funzioni nell'ambito dell'amministrazione della giustizia, che finora erano state riservate alla Magna Curia. Dato che la corte imperiale, alla quale il tribunale della Magna Curia era legato, si allontanava non di rado dal Regno di Sicilia anche per periodi piuttosto lunghi, fu necessario creare un'istanza di appello supplementare, alla quale ci si poteva rivolgere direttamente e che Federico II pensava di collegare all'istituzione dei due capitani. Per lo svolgimento di queste nuove mansioni, ad A. furono assegnati da Federico II due giudici della Magna Curia.

Negli stessi anni A. si occupò della riscossione della collecta generalis e, nel febbraio 1240, procedette nella contea di Fondi, in Abruzzo e nel Molise contro persone sospette di essere nemici dell'imperatore. Per esercitare una pressione sul comune di Terni, ostile a Federico II, imprigionò cittadini ternani residenti nel Regno. Aprì poi un'inchiesta nei confronti dei procuratori e del castellano di Pettorano sul Gizio (nei pressi di Sulmona).

Nell'aprile 1240 partecipò alla dieta imperiale convocata a Foggia.

Nell'ambito delle riforme amministrative decise in quell'occasione, Federico II, per premiare la fedeltà e la capacità amministrativa di A., lo nominò capitano e maestro giustiziere delle province tra Porta Roseti e il Tronto, dove egli era stato sino ad allora semplice capitano; in questo modo, egli era stato promosso a una posizione quasi vicereale nella parte settentrionale del Regno. A. convocò i procuratori demaniali dei territori sottoposti alla sua giurisdizione per esaminare i loro rendiconti e diede esecuzione ai nuovi statuti su giudici, notai e medici promulgati nella dieta di Foggia. Raccolto un consistente esercito presso San Germano (l'attuale Cassino), sostituì il castellano di Rocca Ianula, Guglielmo di Spinosa, con Giovanni di Trentenaria. Per garantire quindi il finanziamento della guerra in corso, nel giugno 1241 convocò a Melfi i prelati delle province sottoposte alla sua giurisdizione e intimò loro di consegnare i tesori delle loro chiese. I beni confiscati furono depositati, nell'agosto 1241, a San Germano; alcuni prelati riuscirono a riscattare i loro tesori, mentre il resto fu portato alla corte di Federico II a Grottaferrata.

Sempre in quello stesso 1241, A. organizzò, su ordine dell'imperatore, il trasferimento da Napoli a Salerno dei prelati caduti in mano dell'imperatore dopo la battaglia del Giglio (v. Giglio, battaglia del), e mandò soldati per rinforzare le truppe imperiali accampate nei pressi di Rieti, dove egli stesso andò a trovare l'imperatore.

Nel maggio 1242 A. attaccò la stessa Rieti con i suoi soldati, mettendo a sacco i dintorni della città, ma, al contrario di quello che si era temuto, volle risparmiare Roma. Quale ricompensa per i servigi resi alla Corona, l'imperatore gli concesse, nella primavera del 1242, i castelli di Acri e di Corigliano, nonché altri feudi in Calabria.

Sembra che Federico II abbia affidato ad A. tra il 1242 e il 1243 anche il governo sulla parte meridionale del Regno, quando Ruggero de Amicis, capitano e maestro giustiziere di Calabria e Sicilia, fu inviato in una missione diplomatica a Baghdad e al Cairo. Nel febbraio 1243 partecipò alla Curia imperiale a Foggia e si recò poi a Taranto per riorganizzare l'amministrazione dei beni confiscati ai nemici dell'imperatore. Nel 1244, dopo che Viterbo aveva abbandonato la causa imperiale, A. fu impegnato ad organizzare la riscossione delle tasse per finanziare le imprese militari dell'imperatore.

Dopo la deposizione di Federico II da parte di Innocenzo IV durante il concilio di Lione (1245), la fedeltà imperiale di A. cominciò a vacillare. Si lasciò così convincere, nel 1246, a partecipare ‒ insieme a Tebaldo Francesco, Guglielmo di Sanseverino ed altri ‒ alla congiura di Capaccio contro l'imperatore svevo. Dopo la scoperta della cospirazione, aiutò i congiurati aprendo loro le porte del castello di Capaccio, ritenuto fino ad allora inespugnabile, dove i ribelli resistettero fino al 17 luglio 1246, quando il castello fu conquistato dalle truppe imperiali.

Ma a questa data A. doveva essere già deceduto da due mesi, essendo la sua morte registrata alla data del 17 maggio nel necrologio di Montevergine, dove fu commemorata il 21 maggio anche sua moglie Margherita. L'ipotesi che la morte di A. sia avvenuta il 17 maggio 1246 è poi suffragata dal fatto che il feudo di Casalrotto, concesso ad A. dall'abbazia benedettina di Cava dei Tirreni contro il pagamento di un censo, prima del 21 maggio 1246 era tornato alla Camera regia.

Come unica discendente gli sopravvisse la figlia Costanza alla quale Innocenzo IV confermò nel 1254 i feudi di Polizzi e di Golisano; nel 1277-1278 sposò il nobile Ugo de Conches di Marsiglia e in seconde nozze, nel 1279-1280, il francese Malgerius de Brussoes.fonti e bibliografia

N. Kamp, Cicala, Andrea di, in Dizionario Biografico degli Italiani, XXV, Roma 1981, pp. 290-293 (con indicazione delle fonti e della bibliografia).

W. Stürner, Friedrich II., II, Der Kaiser 1220-1250, Darmstadt 2000, pp. 256, 494, 495, 557, 561.

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