CERICA, Angelo

    Dizionario Biografico degli Italiani - Volume 34 (1988)

di Giorgio Boatti

CERICA, Angelo. - Nato ad Alatri (Frosinone) il 30 sett. 1885 da Pietro Felice e Luisa Villa. Iniziò giovanissimo la carriera delle armi, frequentando i corsi dell'Accademia militare.

Sottotenente del 74° reggimento fanteria dal settembre 1906, fu promosso tenente nel giugno 1909. Trasferito nell'arma dei carabinieri nel giugno 1912, partecipò alla prima guerra mondiale e conseguì i gradi di capitano (ottobre 1916), di maggiore (settembre 1920) e di tenente colonnello (febbraio 1927).

Partecipò, nel corpo di spedizione italiano in Africa orientale, al conflitto italo-etiopico come comandante della legione dei carabinieri di Asmara (settembre 1936-giugno 1939), ottenendo la promozione a colonnello il 10 genn. 1939 e a generale di brigata il 19 giugno 1939 (entrambe per meriti eccezionali). Dal giugno 1939 al maggio 1940 fu comandante dei carabinieri dell'Africa orientale, poi comandante superiore dei carabinieri dell'Africa settentrionale dal luglio 1940 al febbraio 1941.

Rientrato in Italia, dal 22 giugno 1942 (giorno della sua nomina a generale di divisione) al 22 luglio 1943, fu comandante della IV brigata carabinieri Podgora, e nel luglio 1943 fu nominato comandante generale dell'arma dei carabinieri, succedendo al generale Azolino Hazon, perito tragicamente insieme con il suo capo di Stato Maggiore sotto il bombardamento di Roma del 19 luglio.

Pur assumendo formalmente la carica di comandante generale dell'arma solo il 27 luglio, il C. fu tra i protagonisti delle convulse giornate che, dopo la sfiducia espressa dal Gran Consiglio del fascismo verso Mussolini, portarono alla destituzione e all'arresto di quest'ultimo. In particolare, prima di assumere formalmente il comando generale dei carabinieri, il C. venne avvicinato da stretti collaboratori del capo di Stato Maggiore Ambrosio che si assicurarono dell'appoggio del vertice dell'arma in una eventuale azione contro il capo del fascismo.

Il 26 luglio, il C. venne convocato a palazzo Vidoni e ricevette direttamente dal generale Ambrosio l'incarico di procedere all'arresto di Mussolini. Il C. predispose l'arresto - affidato per esplicita volontà dei sovrano agli appartenenti all'arma - nel parco di villa Savoia, al. termine dell'udienza concessa a Mussolini da Vittorio Emanuele III, e ne incaricò un nucleo ristretto e fidatissimo di ufficiali dell'arma, disponendo contemporaneamente lo stato di 'allarme in tutta la capitale degli uomini della "benemerita".

Nelle ore successive al colpo di mano che portò Badoglio ad assumere la carica di capo del governo, il C. provvide a predisporre, assieme ai più stretti collaboratori dello Stato Maggiore dell'arma, un piano per l'impiego dei reparti dei carabinieri presenti. nella capitale e nelle zone limitrofe (in tutto poco più di ottomila uomini) contro possibili moti di piazza e azioni militari organizzate dai gerarchi fascisti rimasti in libertà. Gli eventi, però, non resero necessario il ricorso a tale piano. I massimi esponenti del Partito nazionale fascista si adeguarono infatti alla nuova situazione e lo stesso segretario del partito Scorza, recatosi nel pomeriggio del 26 luglio al comando generale dell'arma, venne prima fatto arrestare e poi, per diretto intervento del C., "lasciato libero per potersi dedicare alla neutralizzazione degli elementi estremisti dei partito" (Bianchi, p. 698).

Nelle stesse giornate il C. si preoccupò di impedire che l'immenso archivio accumulato dalla segreteria particolare di Mussolini venisse saccheggiato e disperso da gruppi di dimostranti e di provocatori: dispose quindi l'invio di alcuni ufficiali dell'arma che provvidero a sequestrare e a mettere al sicuro un buon numero di casse di documenti. Nello stesso periodo (5 ag. 1943) fu promosso generale di corpo d'armata.

Il 9 sett. 1943 - poche ore dopo la dichiarazione con la quale Badoglio rese noto l'armistizio con le forze angloamericane e mentre la capitale veniva investita dall'attacco concentrico delle unità tedesche - il C. fu alla testa degli allievi carabinieri che, assieme ad altre unità dell'esercito e a nuclei di volontari civili, si batterono sulla via Ostiense per impedire l'avanzata dei reparti nazisti.

Dopo il 13 settembre, ricercato dai Tedeschi, si rifugiò in Abruzzo. Raggiunte le regioni liberate, il C. lasciò, il 19 nov. 1943, il comando generale dell'arma, sostituito dal generale Giuseppe Pièche. Nei mesi successivi partecipò alla guerra di Liberazione reggendo prima il comando delle divisioni 209, 210, 228 e 230 e poi, per disposizione del ministro della Guerra Casati, assunse dall'ottobre 1944 al marzo 1945 il comando della delegazione T dello Stato Maggiore dell'esercito operante da Firenze con l'incarico, assegnatole dal governo italiano, di coordinare la lotta contro i Tedeschi nelle province poste sulla linea del fronte.

Alla conclusione del secondo conflitto mondiale, il C., decorato di medaglia d'argento al valor militare e insignito dalle autorità statunitensi della Medal for Freedom Silver Palm, assunse il comando militare territoriale della regione Emilia-Rornagna (aprile 1945-maggio 1947). Dal maggio 1947 al settembre 1951 fu presidente del Tribunale supremo militare.

Lasciato il servizio attivo, il C. si dedicò all'impegno politico candidandosi nell'aprile 1948 in un collegio elettorale laziale al seggio di senatore nelle liste della Democrazia cristiana. Eletto con vasti consensi, partecipò ai lavori della prima, seconda e terza legislatura, impegnandosi soprattutto su temi della politica militare (fu anche presidente della commissione Difesa del Senato nel corso della seconda legislatura).

Il C. morì a Roma l'11 apr. 1961.

Fonti e Bibl.: Atti parlamentari, Senato della Repubblica, legislature I-III, ad Indices; Ufficio storico dello Stato Maggiore dell'esercito, Le operazioni delle unità italiane nel settembre-ottobre 1943, Roma 1945, passim; Comando gen. dell'arma dei carabinieri, L'arma dei CC.RR. in Roma durante l'occupazione tedesca, Roma 1946, pp. 3240; G. Bianchi, 25 luglio crollo di un regime, Milano 1963, pp.661-704; F.W. Deakin, Storia della repubblica di Salò, Torino 1963, ad Indicem; R. Zangrandi, 1943. 25 luglio-8 settembre, Milano 1964, ad Indicem. Per un inquadramento generale delle vicende si vedano: Ufficio storico dello Stato Maggiore dell'esercito, L'azione dello SMG per lo sviluppo del movimento di liberazione, Roma 1975, e Le unità ausiliarie dell'esercito italiano nella guerra di Liberazione, Roma 1977. Si vedano altresì le testimonianze dello stesso C. sugli eventi del luglio 1943 riportate sul settimanale Tempo del 19 luglio e del 2 ag. 1956.

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