Antiochia di Siria

Antiochia di Siria

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Antiochia di Siria (turco Antakya) Città della Turchia (186.243 ab. nel 2007), capoluogo della provincia di Hatay, nella fertile valle dell’Oronte, a 80 m s.l.m. La popolazione è mista (Turchi, Alauiti, Greci, Arabi, Armeni) e ripartita in piccoli quartieri, ai quali è da aggiungere il quartiere commerciale, con i suoi suk. La città moderna si sviluppa nel settore NE delle mura giustinianee e si estende soltanto su una parte dell’area occupata dall’antica agglomerazione. Nodo di comunicazioni con la Siria e il Libano, è mercato agricolo (cereali, frutta, tabacco, cotone), con alcune industrie alimentari e manifatture artigianali. 

Fondata dopo la battaglia di Ipso (301 a.C.) da Seleuco I Nicatore, fu sin dall’inizio capitale del nuovo regno di Siria e residenza abituale dei suoi re. Quando Pompeo nel 64 a.C. ridusse la Siria a provincia romana, A. divenne sede del governatore romano e centro dell’amministrazione civile e militare. Per la sua posizione, per gli abbellimenti che si succedettero via via fino al tardo Impero, per la sua importanza politica e commerciale, era considerata la metropoli dell’Oriente e una delle maggiori città del mondo antico. Al principio dell’era volgare, la sua popolazione toccava i 300.000 ab. (500.000 contando gli schiavi). In età bizantina, fu il più importante avamposto del mondo greco-romano in Oriente. Cadde in mano dei Turchi Selgiuchidi nel 1084. Dopo un assedio di cinque mesi, i crociati la conquistarono nel 1098 e per 170 anni fu capitale del principato di A., finché fu presa d’assalto e devastata dal sultano mamelucco Baibars nel 1268: data da allora la sua decadenza. 

La città si estendeva anche sull’isola formata da due braccia dell’Oronte, con un quartiere detto Epiphaneia sulle pendici del Silpio. Famoso il sobborgo di Dafne per le cascate del fiume e per il santuario di Apollo. A. aveva pianta regolare a scacchiera ed era attraversata da una maestosa via, fiancheggiata da doppi portici (più di 3000 colonne), di impianto ellenistico, poi compiuta da Tiberio e Caracalla. Sono stati messi in luce parte dello stadio, un teatro a Dafne (2° sec. d.C.) e quartieri di questo sobborgo con numerosi bagni e ricche case decorate da mosaici policromi figurati con scene mitologiche, allegoriche ecc. Due acquedotti di età imperiale portavano le acque delle cascate di Dafne alla città. Giustiniano fece molti restauri ma restrinse l’area abitata con una nuova cinta di mura, che lasciò fuori tutta l’isola. Costantino edificò la Grande chiesa, coperta da cupola e a pianta centrale. Del Martyrion di S. Babila (387), a pianta cruciforme, rimangono quasi soltanto i pavimenti. Non lontano da A. sorgeva il santuario di Qal‛at Sim‛ān, grandioso complesso di costruzioni dell’ultimo quarto del 5° secolo. Il Castello sul Silpio è opera bizantina del 10° secolo. 

A. è la città ove i cristiani assunsero questo nome ed ebbe prestissimo una posizione preminente, riconosciuta ufficialmente nei concili di Costantinopoli (381) e di Efeso (431). Dopo il concilio di Calcedonia (451) si determinò la spaccatura fra i monofisti giacobiti e gli ortodossi, o melchiti. Nel periodo del principato di A. il patriarca Giovanni V si ritirò a Costantinopoli e fu allora eretto il patriarcato latino, che durò fino al 1268. Durante la dominazione mamelucca e ottomana, i patriarchi melchiti si rivolsero spesso per aiuto alla Russia, mentre fin dal 16° sec. i giacobiti cominciarono a manifestarsi favorevoli all’unione con Roma, per cui si costituì il patriarcato siro; poi anche tra i melchiti fece progressi l’idea dell’unione con Roma, che si può ritenere completa con il patriarca Cirillo VI Tanas (1722). Dal 1775 questi patriarchi ebbero, per delegazione della Santa Sede, giurisdizione anche sui cattolici melchiti di Alessandria e Gerusalemme, finché Leone XIII sottopose alla giurisdizione di A. tutti i cattolici melchiti dell’Impero Ottomano. A. è ora sede del patriarcato (melchita) greco-ortodosso e dei patriarcati cattolici dei Siri (giacobiti), con residenza a Beirut, dei Melchiti, dei Maroniti, con residenza in Bekorki presso Beirut, dei Latini. Tutte le frazioni occidentali del patriarcato di A. seguivano il rito antiocheno, impropriamente detto siro o siriaco, tuttora conservato da ortodossi e melchiti. Tipo del formulario per il sacrificio eucaristico ne è la cosiddetta Liturgia di s. Giacomo, originariamente greca e poi tradotta in siriaco, armeno e georgiano.

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    Dizionario di Storia (2010)
    (turco Antakya) Città della Turchia asiatica, capoluogo della provincia di Hatay, sul fiume Oronte. Fondata intorno al 300 a.C. da Seleuco I Nicatore, che la dedicò al padre Antioco, fu popolata con il trasferimento degli abitanti d’Antigonea, fondata poco prima (306 a.C.) da Antigono I Monoftalmo. ...
  • ANTIOCHIA di Siria
    Enciclopedia Italiana (1929)
    (A. T., 153-154; ar. Anṭākiyah). - Città della Siria settentrionale, a 36°10′ di latitudine N. e 36°6′ di longitudine E., sulla sponda sinistra dell'Oronte (Nahr el-‛Āṣī), a 22 km. dalla foce; si estende fino alle pendici del monte Silpio (Ḥabīb en-Naggiār). Posta in una valle fertilissima, larga 38 ...