AMBROSINI, Antonio

    Dizionario Biografico degli Italiani - Volume 34 (1988)

di Mario Caravale

AMBROSINI, Antonio. - Nacque a Favara (Agrigento) il 10 sett. 1888 da Giovanni Battista e da Carmela Lentini.

Laureatosi in giurisprudenza a Palermo, si dedicò allo studio del diritto civile. Il suo primo lavoro, Disposizioni di ultima volontàfiduciarie, si articola in tre volumi (I, Napoli 1915; II-III, Roma 1917) ed esamina la disciplina nel diritto romano, in quello medievale (germanico, canonico e comune) e nell'ordinamento vigente. Nel 1916 conseguì la libera docenza in diritto civile e tenne successivamente corsi liberi della materia presso la facoltà giuridica di Palermo. In questi anni cominciò ad indirizzare i suoi interessi scientifici verso un settore di studi del tutto nuovo, quello dei rapporti giuridici derivanti dalla navigazione aerea, allora in pieno sviluppo. Questo campo di ricerche aveva trovato i suoi primi cultori in Germania e in Francia e aveva iniziato ad attirare studiosi anche in Italia. Nel 1919 l'A. propose alla facoltà palermitana l'istituzione di una cattedra di diritto aeronautico; la proposta non venne accolta, ma l'A., con il sostegno del romanista S. Riccobono, riuscì a tenere un corso libero della materia. Di questo corso di lezioni - il primo che veniva svolto in Italia - pubblicò il testo (Lezioni raccolte presso l'università diPalermo) a Palermo nel 1920.

La complessa materia dei rapporti giuridici derivanti dalla navigazione aerea presentava importanti profili di diritto internazionale che la conferenza della pace di Versailles cercò di disciplinare. Una commissione di esperti delle potenze vincitrici approvò il 13 ott. 1919 a Parigi una convenzione la quale non solo regolò alcune delle più urgenti questioni, ma stabilì anche il principio su cui doveva basarsi la normativa internazionale, affermando che ad ogni Stato era riconosciuta piena ed assoluta sovranità sullo spazio atmosferico sovrastante il suo territorio. In questa occasione venne anche istituita la Commission internationale de navigation aérienne (CINA), che si articolò in alcune sottocommissioni, una delle quali fu incaricata dell'esame dei problemi giuridici. Qualche anno più tardi, nel 1925, venne poi creato il Comité international technique des experts juridiques aériens (CITEJA). La sottocommissione giuridica della CINA ed il CITEJA furono le sedi principali in cui venne discusso, interpretato ed integrato il testo della convenzione di Parigi e dove venne elaborata, nel periodo compreso tra le due guerre mondiali, la disciplina internazionale della navigazione aerea.

L'A. - che nel 1922 aveva vinto la cattedra di diritto civile ed era stato chiamato ad insegnare presso l'università di Camerino - fece parte delle delegazioni del governo italiano presso i due organismi. Il contributo da lui apportato in queste sedi all'evoluzione ed all'arricchimento del diritto aeronautico fu di grande significato e si avvalse anche delle conclusioni cui egli giungeva nei suoi approfonditi studi sui vari istituti giuridici. L'A. si interessò di alcuni dei principali aspetti della disciplina stabilita dalla convenzione di Parigi. In particolare propose la modifica e l'integrazione delle norme sulla responsabilità del vettore aereo, al fine di introdurre "la regolamentazione dei danni al personale di volo, ai passeggeri, alle merci ed ai terzi alla superficie" (Garagozzo), regolamentazione che l'accordo internazionale del 1919 aveva trascurato.

Significativi sono al riguardo i suoi interventi alle riunioni del CITEJA del 1927 e del 1930 in cui espose tesi che negli stessi anni andava approfondendo in studi quali Intema di responsabilità aeronautica, Perugia 1924; Caratteristiche fondamentali della responsabilità aeronautica, in Il Diritto aeronautico, V (1928), pp. 153-185, 296-312, 393-415; VII (1930), pp. 49-70, 137-157, 261-281; La limitazionelegale della responsabilità aeronautica, Roma 1928; Responsabilità aeronautica. Caratteristiche fondamentali, ibid. 1930. Le sue proposte vennero poi accolte dalla conferenza internazionale di Varsavia dell'ottobre 1929 e da quella di Roma del maggio 1933 e formarono i punti cardine della disciplina internazionale della responsabilità aerea. L'A. inoltre si occupò della definizione giuridica dell'aeromobile (in proposito scrisse il saggio Nozione tecnico-giuridica dell'aeromobile, in IlDiritto commerciale, XLII [1923], pp. 97-102, pubblicato in francese nello stesso anno in Revue juridique internationale de locomotion aérienne, VII pp. 449-455), nonché della disciplina del brevetto aeronautico e di quella del certificato di navigabilità: per queste due questioni avanzò interessanti proposte nella seduta della sottocommissione giuridica della CINA nel febbraio 1931, proposte che furono accolte. Infine, l'A. affrontò il problema di fondo della disciplina internazionale, quello della libertà di navigazione. La convenzione di Parigi, adottando il principio della sovranità dello spazio aereo nazionale, aveva fortemente limitato tale libertà. L'A. sosteneva la necessità di introdurre correttivi a questo principio ed espose le sue tesi sia nelle sedi internazionali (ad esempio nella riunione della sottocommissione giuridica della CINA svoltasi a Parigi nel 1930, sia in alcuni saggi (Delle condizioni poste dalla Convenzione di Parigi alla libertà disorvolo inoffensivo, in Riv. di diritto aeronautico, II [1933], pp. 285-296, apparso poi, in francese, in Revue de droit aérien, IV [1934], pp. 200-206; Le régime juridique des lignes aériennes, in Revue générale de droit aérien, III [1934], pp. 499-509).

L'interesse dell'A. non si limitò alla disciplina internazionale del diritto aeronautico, ma si rivolse anche alla legislazione italiana. Fece parte della commissione di esperti che nel 1923 elaborò il primo testo organico di norme sulla navigazione aerea (r.d.l. 20 ag. 1923, n. 2207), esponendo le sue idee anche nel saggio Contributi di diritto aereo. Per la legge italiana della navigazione aerea, Roma 1923. Sipccupò, poi, della disciplina di singoli istituti (si ricorda, ad esempio, lo studio L'ipoteca aeronautica, in Il Diritto aeronautico, VII [1930], pp. 337-360) e di specifici problemi (Degli impianti a terra necessari alla navigazione aerea, in Rivista aeronautica, VII [1931], pp. 335-352).

Nel 1926 l'A. aveva lasciato l'università di Camerino - di cui era stato rettore dal 1924 e dove aveva insegnato per incarico istituzioni di diritto civile e diritto commerciale - per passare alla cattedra di diritto civile della facoltà giuridica di Perugia. Aveva continuato ad interessarsi di studi civilistici (Studi sulla transazione, I, Limiti del concetto di transazione, Roma 1925; Emptio non tollit locatum, ibid. 1926), anche se la sua ricerca riguardava in modo prevalente il diritto aeronautico. Nel 1924 aveva fondato con A. Giannini la rivista Il Diritto aeronautico, trasformata nel 1932 in Rivista di diritto aeronautico, e dal 1927 al 1930 tenne corsi della materia presso la Scuola di ingegneria aeronautica di Roma. Presso questa scuola venne istituita nel 1933 la cattedra di diritto e legislazione aeronautica e l'A. fu chiamato a ricoprirla a partire dal 1º novembre dello stesso anno.

Convinto sostenitore dell'autonomia scientifica del diritto aeronautico nell'ambito delle discipline giuridiche, l'A. offrì una sistemazione organica della materia nel suo lavoro più maturo Istituzioni di diritto aeronautico, edito a Roma nel 1939 (2ª ediz., ibid. 1940). Lo studio - che riprendeva ed approfondiva lo schema seguito nel precedente Corso di diritto aeronautico (I, Roma 1933; II, ibid. 1935) - si articolava in tre parti, la prima dedicata ai problemi connessi con l'utilizzazione dell'atmosfera e con la disciplina dell'aeromobile, la seconda al personale aeronautico, la terza ai rapporti giuridici derivanti dall'uso dell'aeromobile. L'elaborazione di un sistema unitario ed organico consentiva all'A. di sostenere sul piano scientifico la netta distinzione tra il diritto aeronautico e il diritto di navigazione marittima. La medesima tesi egli difese all'interno del comitato istituito dal ministero di Giustizia per la redazione del codice della navigazione. Con altri commissari predispose un progetto di codice della navigazione aerea, il cui testo venne pubblicato nel 1940 a Roma a cura della Federazione nazionale fascista esercenti imprese trasporti aerei. Il comitato, però, respinse le proposte dell'A. ed approvò le tesi unitarie, sostenute, tra gli altri, da A. Scialoja, deliberando la redazione di un codice unico per la navigazione marittima e per quella aerea. Anche dopo l'entrata in vigore del codice nel 1942 l'A. continuò a sostenere le sue idee (Il codice della navigazione e il diritto aeronautico, in Riv. del diritto commerciale, XI, [1942], n. 1, pp. 129-138), aprendo una vivace polemica con i difensori del sistema unitario come, ad esempio, S. Ferrarini ed A. Lefébvre d'Ovidio.

Nel 1939 l'A. era stato nominato nel consiglio di amministrazione della società LATI (Linee aeree transcontinentali italiane) costituita nello stesso anno per il collegamento aereo tra l'Italia e l'America del Sud. Nel dopoguerra consolidò i suoi rapporti con il mondo latino-americano: pur continuando ad insegnare presso la Scuola d'ingegneria aeronautica, di cui era preside dal 1944, si recò frequentemente a Buenos Aires a partire dal 1947. Qui tenne corsi di lezioni presso l'Instituto de derecho aeronáutico de la Nación, pubblicò nel 1949 la traduzione spagnola delle sue Istituzioni e collaborò alla redazione del codice aeronautico argentino, entrato in vigore nel 1950. Scrisse inoltre numerosi saggi per riviste giuridiche argentine e brasiliane. Nel 1953 lasciò i suoi incarichi argentini e da allora tornò a rappresentare il governo italiano in numerose riunioni internazionali sul diritto aeronautico, come la conferenza di Strasburgo del maggio 1954 e quella dell'Aja del settembre 1955. Lasciato l'insegnamento universitario nel 1963, non abbandonò del tutto i suoi interessi di studio: continuò a far parte del comitato di redazione della rivista Il Diritto aereo e si occupò di varie questioni, alcune delle quali di grande attualità, come quelle connesse con i viaggi nello spazio (L'uomo nel cosmoed il diritto, in IlDiritto aereo, X [197], pp. 295 ss.).

L'A. morì a Roma il 15 ag. 1983.

Fonti e Bibl.: Arch. centrale dello Stato, Ministero della Istruzione Superiore, Liberi docenti, busta 10; Ibid., Ministero dell'Interno, D.G. Pubblica Sicurezza, Div. polizia politica, fasc. n. 1821; Ibid., Segreteria particolare del Duce, Carteggio ordinario, busta n. 418, fasc. 157320/2; busta n. 916, fasc. 500100/114; busta n. 1424, fasc. 513903; M. Le Goff, Le droit aérien et monsieur le prof. A.A., in Studi in onore di A.A., Milano 1957, pp. 67-72; H.H.A. Ferrero, Nota critica sobre "Istituzioni di diritto aeronautico" del prof. A.A., ibid., pp. 401-445; H. A. Perucchi, A. y sus trabajos en la Argentina, ibid., pp. 484-495; A. A. Cocca, El pénsamiento juridico del prof. A. acerca de la astronautica, ibid., pp. 601-606; M. Fragali, L'odierna crisi del diritto aeronautico italiano, ibid., pp. 607-619; M. Porru Locci, A.A. e il codice della navigazione, ibid., pp. 631-636; F. Garagozzo, L'opera dei giunisti italiani nella formazione del diritto dell'aviazione sul piano internazionale, in Rivista aeronautica, XXXV (1959), pp. 741 s., 745 s., 748-752, 753 s., 756, 757 s., 763, 766; T. Ballarino, Diritto aeronautico, Milano 1983, p. 10; v. anche Noviss. Digesto ital., I, 1, p. 537.

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