BRILLA, Antonio

    Dizionario Biografico degli Italiani - Volume 14 (1972)

di Franco Sborgi

BRILLA, Antonio. - Figlio di Giacomo (muratore, saltuariamente scultore e modellatore di figurine da presepe secondo una lunga tradizione familiare) e di Concessa Nervi, nacque a Savona il 22 sett. 1813.

L'eterogeneità della produzione del B. - che va da sculture in legno, in gesso, in avorio, a intagli, opere al cesello e ceramiche - e il grande numero delle sue opere (stimabili a oltre millecinquecento) renderebbero difficile ricostruirne la vita e l'iter operativo se non esistesse un'attenta e affettuosa biografia redatta dalla nipote Maria Gustavino che gli fu accanto come segretaria nell'ultimo ventennio di vita. Il B. apprese giovanissimo l'arte della scultura seguendo in un primo tempo gli insegnamenti del padre che godeva di una certa fama locale in questo campo. All'età di otto anni circa il B. fece apprendistato presso una fabbrica savonese di ceramiche e più tardi frequentò, pur discontinuamente, lo studio del pittore savonese Oxilia. La sua cultura e la sua formazione artistica furono tuttavia quelle di un autodidatta.

La prima notizia di unattività professionale vera e propria si ritrova in un contratto del 15 luglio 1836, in cui lo scultore savonese si impegnava assieme al padre all'esecuzione di un gruppo di sculture raffiguranti La flagellazione di Cristo, oltre a opere di minore interesse, per la Confraternita dei penitenti rossi di Cortemilia (Cuneo), oggi disperse (Gustavino, p. 128).

Sposatosi nel 1838 con Francesca Forzano (che era sorella dei musicisti savonesi), ebbe modo di compiere qualche tempo dopo un viaggio d'istruzione a Firenze insieme con lo storico savonese Tommaso Torteroli, al seguito del marchese Gerolamo Gavotti. Vi si trattenne per tre mesi copiando e studiando le opere dei musei; in tale occasione conobbe personalmente artisti come il Bartolini e il Duprè, con il quale intrattenne rapporti fino alla vecchiaia (Gustavino, p. 27).

Tornato a Savona, attese per alcuni anni alla decorazione - allora molto in voga - dei battelli in legno dei vicini cantieri di Varazze, eseguendo prevalentemente polene: fra queste rimase famosa una sua Cleopatra avvelenata dall'aspide, ora perduta (Gustavino, p. 29).

Il B. aveva nel frattempo aperto uno studio a Savona per poter soddisfare le numerose richieste di opere sacre e profane che gli giungevano da varie parti per il diffondersi della sua fama. A quanto sembra, doveva svolgere anche attività di restauro, se nel 1842 fu chiamato dalla Confraternita di Nostra Signora di Castello a Savona perché mettesse mano alla Pietà del Murialdo (Buscaglia, s.d., p. 13).

A questo periodo vanno assegnate la scultura La consegna delle chiavi a s. Pietro, per la chiesa di S. Giovanni Battista a Finale Marina, ove tuttora si conserva e le disperse S. Nicola di Bari (eseguita per un privato di Pietra Ligure) e S. Giovanni Battista (per un committente di Loano). Il primo impegno pubblico di una certa importanza fu la decorazione del Teatro Chiabrera di Savona, per il quale eseguì gran parte delle sculture della facciata e il fregio in stucco del frontone (raffigurante Gabriello Chiabrera che consegna l'"Amedeide" ad Amedeo di Savoia) su bozzetti di Santo Varni; queste opere, tuttora esistenti, vanno datate verso il 1853, anno di inaugurazione del teatro.

Intorno a questi anni ebbe inizio il periodo più fecondo dell'attività del B., che si era reso noto per "la speditezza con cui lavorava" (Gustavino, p. 30): "speditezza" che, come agevolmente si riscontra nelle opere superstiti, andava a scapito della qualità della produzione.

Fra le opere eseguite in questi anni particolare fama gli resero i gruppi scultorei processionali (forse le migliori fra le sculture a grande formato), ossia le cosiddette "casacce" della tradizione delle confratemite liguri: se ne conservano alcune, quali la Deposizione di Cristo (oratorio del Cristo risorto, Savona), recata in processione per la prima volta il venerdì santo del 1866 (Buscaglia, 1907, pp. 34 s.), e la Discesa dello Spirito Santo (chiesa di S. Spirito a Zinola, presso Savona). Con questo genere di sculture vanno inoltre collegati i gruppi con varie scene della Vita di Cristo del santuario di Crea nel Monferrato.

Dell'attività di scultore del B. restano oggi numerosi esempi, non sempre felici nell'esecuzione. La maggior parte delle opere sono andate tuttavia disperse in chiese e cappelle italiane ed estere, in conseguenza della fortuna che incontravano presso il pubblico più eterogeneo sia per il loro accentuato carattere pietistico, sia per essere state eseguite in materiali relativamente poco pregiati quali il gesso e il legno: basti pensare che del ricchissimo elenco redatto dalla Gustavino per il periodo che va dal 1867 al 1890 (pp. 129-138) solo poche opere sono oggi reperibili nei luoghi originari.

Fra quelle reperibili citeremo il S. Andrea, la Madonna del Rosario, il S. Pietro, della chiesa di S. Spirito a Zinola (Savona); il mediocre gruppo in stucco del Battesimo di Cristo, nella chiesa di S. Nicolò ad Albisola Superiore; la delicata Madonna della Misericordia (bozzetto per una più grande statua inviata in Sud America) della chiesa di S. Andrea a Savona; le grandi statue in gesso degli Apostoli, di S. Barnaba e S. Paolo e gli stucchi del catino absidale nell'oratorio di S. Maria Maggiore ad Albisola Superiore; il piacevole gruppo in gesso, di piccole dimensioni, del Battesimo di Cristo in S. Domenico a Savona; La Vergine con s. Giovanni e la Maddalena e le otto statue di Santi e Personaggi dell'Antico Testamento, del santuario dell'Acquasanta, nei pressi di Genova; la mediocre statua della Madonna della Misericordia, del santuario della Madonna del Gazzo (Genova-Sestri); le quattro statue di Dottori della Chiesa, in Nostra Signora della Consolazione a Genova; le. otto statue di Santi, della chiesa della Immacolata Concezione, a Genova; il Crocefisso, processionale, conservato nella chiesa di S. Giacomo di Genova-Comigliano; la bella Vergine in gloria, in legno, della cattedrale di Mondovì; e infine l'Addolorata, in legno policromo, della parrocchiale di Peveragno.

Come ceramista il B. (a parte l'apprendistato giovanile e saltuari rapporti con fabbriche savonesi) iniziò, dal 1860 circa, una sistematica collaborazione con la manifattura di Sebastiano Ricci a Savona. Ciò gli permise di partecipare alle più importanti esposizioni industriali italiane, quali le genovesi del 1872 e 1880, quelle di Milano del 1881 e di Torino del 1883, raccogliendo premi e consensi.

Di questa sua produzione non restano invero molti esemplari noti, essendo la maggior parte delle opere andata successivamente dispersa in varie collezioni private in Italia e all'estero: ricorderemo il vassoio con La battaglia di Legnano (Milano, Museo del Castello sforzesco), presentato insieme con un'opera analoga con Venere e Nereidi, dispersa, all'Esposizione milanese del 1881 (T. D'Albisola, p. XXV). Alcune sue ceramiche sono conservate al Museo civico di Savona (Buscaglia, 1918), e altre sono state esposte nel 1970 alla Mostra della ceramica dell'Ottocento ad Albisola: fra queste un Ritratto a mezzo busto di C. Folco, in ceramica bianca invetriata simile al biscuit (catal., n. 101), e quattro Figurine da presepe, in ceramica dipinta dopo la cottura (catal., n. 204).

Un cenno particolare merita l'attività di modellatore di figurine da presepe, forse la parte più autentica della produzione del B., ove egli si muove con maggiore immediatezza espressiva, meno incline a ottenere effetti pietistici e retorici, innestandosi in una tradizione artigianale ligure fiorente lungo il XVIII ed il XIX secolo. Seppe in queste opere ottenere risultati piacevoli, come testimoniano la Mungitrice, del 1875 circa (Savona, collezione Soraggi), la Figurina da presepe (già Savona, collezione Martinengo), la Sacra Famiglia con Gelindo e Gelinda - due figure del folclore ligure - e i due Pastori della collezione C. Del Buono di Savona.

Va infine ricordata la sua attività come intagliatore in avorio - in particolare di crocefissi - a cui spesso univa quella di cesellatore in argento nelle decorazioni che vi apponeva: il numero di opere di questo genere si aggirava secondo la Gustavino intorno ai trecento esemplari; una di esse è conservata nella chiesa di S. Carlo a Genova.

Il B. morì a Savona l'8 febbr. 1891.

Dei figli, Stefano (1840 c.-1910 c.) fu quello che seguì più l'attività paterna. Frequentata la scuola dei savonesi Oxilia, Frumento e D. Buscaglia, svolse particolarmente attività di decoratore a stucco e di scultore. Fra le sue opere decorative si ricordano gli stucchi della facciata della chiesa di S. Pietro a Savona, e quelli interni dell'oratorio dei SS. Giovanni Battista ed Evangelista, sempre a Savona. Eseguì inoltre le statue della facciata della chiesa di S. Lorenzo a Villanova Mondovì (intorno al 1889: in quest'anno si terminò infatti la costruzione della facciata). Come il padre, anche Stefano operò da ceramista: ci restano fra l'altro un Cristoforo Colombo (1882) e una Fuga in Egitto (circa 1883), entrambi nella collezione degli eredi S. Poggi ad Albisola Marina.

Il secondogenito Francesco (n. 1842 c.) studiò disegno e scultura a Genova con Santo Varni, con il quale collaborò. Fatto ritorno a Savona, limitò la propria attività ad opere di scarso interesse: quivi morì nel 1910.

Infine Michele (Savona 1845-1917) studiò disegno e pittura all'Accademia ligustica di belle arti di Genova e poi all'Accademia di belle arti di Torino. Raggiunse un certo successo come pittore di ceramiche: ci sono pervenute alcune sue opere quali un vassoio in ceramica con il Ritratto di C. Folco, esposto alla citata mostra di Albisola nel 1970 (catalogo, n. 91).

Fonti e Bibl.: F. Alizeri, Notiziedei professoridel disegno in Liguria dalla fondazione dell'Accademia, III, Genova 1866, pp. 424 a.; F. Brunengo, Sulla città di Savona. Dissertazione storica cosparsa di amenità letterarie, Savona 1868, pp. 347-349; D. Buscaglia, L'arte nella processionedel Venerdì Santo in Savona, Savona 1907, pp. 34 s.; [D. Buscaglia], La Processione del VenerdìSanto a Savona, Savona s.d., pp. 13 s.; Id., Un'opera artistica di ceramica donata al Museodi Savona, in Arte e storia, XXXVII (1918), 6, pp. 217-219; F. Noberasco, La ceramica savonese, Savona 1925, pp. 14 s.; A. Cappellini, Santuari del Genovesato, Genova 1930, pp. 26 s.; F. Noberasco, Artisti savonesi, Savona 1931, p. 27; Id., L'Oratorio di S. Domenico sotto il titolodel Cristo Risorto, Savona 1932, p. 13; M. Gustavino, Un artista eccezionale: A. B., Savona 1934; A. Minghetti, Ceramisti, Milano 1939, p. 85; F. Sacchi, La battaglia di Legnano, in La ceramica, XI (1955), pp. 20-22; La Mallè, Learti figurative in Piemonte, Torino 1962, pp. 231, 425; T. D'Albisola, La ceramica popolareligure, Milano 1964, pp. XXIV-XXX, 20, 94-99; G. Buscaglia, Mostra della ceramica liguredell'Ottocento (catal. della mostra di Villa Faraggiana, Albisola Superiore, estate 1970), Savona 1970, schede nn. 91, 101 s., 204 e n. 10; A. Bettanini-D. Moreno, Ilpresepio genovese, Genova 1970, p. 28.

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