CORBINELLI, Antonio

    Dizionario Biografico degli Italiani - Volume 28 (1983)

di Anthony Molho

CORBINELLI, Antonio. - Nacque a Firenze nel 1376 o nel 1377 da Tommaso di Bartolomeo e da Bartolomea di Piero Masini, sua seconda moglie.

La famiglia si era distinta sia nella vita politica sia in attività economiche, relative specialmente alla manifattura dei panni di lana. Dopo la morte del padre, di cui era l'ultimogenito, avvenuta quando il C. era ancora un bambino, visse insieme con i fratelli fino a poco prima dell'anno 1400. Sembra che i rapporti con i fratelli, i quali quasi tutti raggiunsero posizioni eminenti nella vita politica fiorentina, fossero piuttosto tesi, tranne con Angelo, col quale condivideva un vivo interesse per la cultura umanistica.

Tra i biografi più recenti del C. si sviluppò un vivace dibattito intorno al problema della sua partecipazione alla vita politica ed economica dei suoi tempi. Il Blum affermò che il C. fu un intellettuale di stampo medievale (come quelli condannati dal Rinuccini nella sua ben nota Invettiva) con scarsi interessi politici, e che tutte le sue energie furono dedicate agli studi umanistici. Il C. cioè rappresenterebbe il tipo di studioso che separa rigorosamente gli studi dalle attività pratiche, precisamente quel tipo soppiantato dagli umanisti civili, come il Bruni, il Palmieri ed altri contemporanei. Base di questa interpretazione è una citazione di Guarino che, per giustificare il proprio matrimonio avvenuto nel 1418, scrisse al C. contestandone l'affermazione "mulieres magno philosophantibus impedimento esse". Inoltre, il Blum si riferisce al fatto che il C. non si sposò, ed ebbe soltanto un figlio illegittimo. Il Martines, d'altra parte, provò con dati reperiti nell'Archivio di Stato di Firenze che il C. ebbe una carriera politica abbastanza importante e che si dedicò sia agli studi sia alle sue attività economiche. In questo senso il C., secondo Martines, si conformò ad un ideale di servizio alla comunità, e perciò rappresentò benissimo gli interessi e gli ideali della classe dirigente fiorentina.

La carriera politica del C. cominciò nel 1403, quando fece parte del Consiglio del popolo. Nel 1410 fu podestà di Settimo, nel 1416 fece parte della Signoria. Mentre ricopriva tale carica la Signoria propose che al Bruni, recentemente tornato a Firenze con la carica di cancelliere, fosse concesso un privilegio fiscale; non si conosce però quale sia stato il contributo del C. all'adozione di questa misura. Nel 1418 fece parte dei Dodici buonomini e poco dopo la sua uscita da questo ufficio fece parte dei Maestri delle gabelle; nel 1422 fu uno dei sindaci dell'esecutore degli Ordinamenti della giustizia, e nello stesso anno fu uno dei capitani di Orsanmichele. Due altre cariche governative completarono la sua carriera politica: nel 1423 venne chiamato all'ufficio degli Otto di guardia, e nel febbraio del 1424 fu designato podestà del Chianti.

Certamente, come osserva il Martines, la carriera politica del C. non fu altrettanto attiva come quella dei suoi fratelli. Ma questo fatto si spiegherebbe con la preferenza normalmente concessa e Firenze ai fratelli maggiori in attività politiche. Per quel che riguarda l'attività economica, il C. fu matricolato nell'arte della lana, di cui fu console nel 1422. Ebbe interessi commerciali sia in città, sia nel contado fiorentino. Nel 1417 e nel 1418 passò vari inesi a Camerino nel tentativo di difendervi certi suoi interessi economici, e nel 1420 ebbe dei conflitti di carattere economico con un mercante di seta, Miniato di BartoIo Benci. Di condizioni economiche piuttosto agiate, il C. pagò una imposta di prestanza nel 1403 che lo collocava sessantatreesimo nella graduatoria del suo quartiere, S. Spirito.

La fama del C. è basata sulla attività letterato e, soprattutto, di collezionista d! manoscritti latini e greci. Fece parte di quella cerchia intellettuale che, intorno al 1400, si formò intorno al vecchio cancelliere umanista, Coluccio Salutati. Sembra abbastanza probabile che il C. abbia studiato col Malpaghini e con il Crisolora il quale, appunto, era stato chiamato a Firenze come docente di greco. Inoltre, ebbe rapporti di amicizia con Ambrogio Traversari, Niccolò Niccoli, Leonardo Bruni, Giovanni Aurispa e Francesco Barbaro. Ma oltre al fratello Angelo, col quale ebbe dei rapporti molto affettuosi, l'umanista più vicino al C. fu Guarino Veronese, il quale sembra che fosse chiamato ad insegnare greco a Firenze nel 1410 proprio per iniziativa del Corbinelli. Secondo la testimonianza di Guarino, quando questi venne a Firenze all'inizio fu ospite del C., nella. cui casa visse per parecchio tempo. Ulteriore testimonianza di questo rapporto caloroso tra i due uomini sono le lettere del Guarino al C., pubblicate dal Sabbadini nell'Epistolario guariniano.. In occasione della morte del C. il Guarino scrisse due belle lettere, una a Filippo canonico, la altra a Francesco Barbaro, ricordando la figura dell'amico scomparso.

Non avendo lasciato scritti letterari, il monumento principale del C. fu la meravigliosa biblioteca definita da R. Blum, il quale le dedicò un'ampia monografia, "una delle più grandi collezioni di codici antichi allora esistenti". La collezione consisteva di 277 codici. 77 dei quali scritti in greco. Blum paragonò la collezione del C. con quella, ben più vasta, raccolta dai Visconti nello stesso periodo, la quale però non conteneva codici greci. Sarebbe forse più utile fare i confronti con collezioni fiorentine raccolte nei primi del '400 da altri cultqri di studi classici, come il Pandolfini e lo Strozzi: il confronto dimostra che la biblioteca del C. rispecchia abbastanza fedelmente gli interessi greco-latini sviluppatisi a Firenze nei primi due decenni del Quattrocento. Dante, Petrarca, Boccaccio, Ovidio volgarizzato, Agostino, Aristotele, Cicerone, ed altri scrittori romani e cristiani si trovavano accanto a manoscritti greci. Secondo il Blum, i manoscritti latini erano tutti di opere classiche; soltanto un Cesare, un Plinio e un Aulo Gellio sono opere relativamente rare nei primi del Quattrocento. Ci sono poi tre libri veramente eccezionali in questa collezione: il Brutus, lo Orator e le Verrine. Il Blum, nella sua ricostruzione della storia di questa biblioteca, si basò su inventari preparati dopo il passaggio dei codici alla Biblioteca della Badia fiorentina. Ma esiste un altro inventario, scoperto recentemente da Samuel Hough, redatto pochi giorni dopo la morte del C. dagli Ufficiali dei pupilli. Base della ricostruzione della biblioteca corbinelliana deve essere questo documento, di cui Hough sta preparando la edizione e il commento.

Del testamentodel C. esistono quattro redazioni rispettivamente del novembre 1410, dell'aprile 1421, del novembre 1424 (esistente in due frammenti diversi) e del febbraio 1425. Dopo la morte dell'unico figlio naturale, nel 1415, il C. dispose che le sue proprietà fossero divise. in parti uguali tra i nipoti, figli dei fratelli Bartolomeo, Giovanni ed Angelo. Oltre ai lasciti convenzionali, lasciò una somma di cento fiorini perché fossero costituite delle doti a povere fanciulle fiorentine. Inoltre dispose che una sua casa di via Mag gio fosse usata da "tutte le donne vedove disciese o che disciendessono di Tommaso nostro padre per linea maschulina". Con ogni probabilità il suo patrimonio non fu sufficiente a coprire tutti questi lasciti, perché, nella portata del Catasto redatta quasi due anni dopo la morte del C., suo fratello Giovanni affermò che era impossibile adempiere le volontà del fratello defunto. Il lascito principale del suo testamento concerne i codici della sua biblioteca, i quali furono lasciati "toto tempore vite" a Iacopo di Niccolò de' Corbizzi, un suo caro amico, dopo la cui morte dovevano passare alla Biblioteca della Badia fiorentina. Inoltre, il C. lasciò ai monaci benedettini di questa abbazia cento fiorini perché fosse costruita una libreria destinata a conservarvi i codici. Ad assicurare che questa parte del suo testamento fosse eseguita, indicò l'abate del monastero e gli "antiquiori etate ex descendentibus Tommasi de Corbinellis". Questo dono sarebbe stato valido solo se l'abbazia avesse mantenuto la sua regola vigente. Se, per caso, la regola fosse cambiata, i libri dovevano passare alla biblioteca della chiesa di S. Spirito. Ma come il Blum ampiamente dimostrò nella sua monografia i codici furono alla fine sistemati nella badia.

Poco prima della sua morte, il C. lasciò Firenze per sistemarsi a Roma. I motivi di questo suo trasferimento non si conoscono. Il Guarino, nella sua lettera al Barbaro in occasione della morte del C., opinó che ne fossero causa le tasse molto alte; il Blum pensò che al tempo della sua partenza da Firenze il C. avesse già perso gran parte del suo patrimonio. Il Martines dubita di questa tesi, senza potere però chiarire le circostanze della partenza del Corbinelli.

Il C. morì a Roma il 14 ag. 1425, in casa di un altro fiorentino pure lui residente a Roma, Matteo de' Bardi.

Fonti e Bibl.: Per tutte le fonti manoscritte ed archivistiche si rimanda ai lavori recentemente dedicati alla vita del C.: R. Blum, La biblioteca della Badia fiorentina e i codici di A. C., Città del Vaticano 1951; L. Martines, Addenda tothe Life of A. C., in Rinascimento, VIII (1957), pp. 3-19; Id., The Social World of the Florentine Humanists, Princeton, N. J., 1963, passim e specialmente pp. 319 s. Le lettere del Guarino si trovano nell'Epist. di Guarino Veronese, a cura di R. Sabbadini, I, Venezia 1915, pp. 22, 164 ss., 166-168, 192, 484, 486 s.; III, ibid. 1919, p. 12. Gli unici documenti inediti e sconosciuti agli studiosi precedenti sono l'inventario della proprietà del C. compilato pochi giorni dopo la sua morte dagli ufficiali dei Pupilli conservato nell'Archivio di Stato di Firenze, Magistratodei Pupilli, 169, f. 134 (documento molto gentilmente segnalatomi da S. Hough), e la portata al catasto delfratello Giovanni, conservato ibid., Catasto, 17 (S. Spirito, Nicchio, anno 1427), f. 750r.

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