ATAVISMO

    Enciclopedia Italiana (1930)

di C. Ar., Ce. S.

ATAVISMO (dal lat. atăvus "trisavolo"; fr. atavisme; sp. atavismo; ted. Atavismus o Rückschlag; ingl. atavism). - Il fatto che in un individuo, improvvisamente e inaspettatamente, possano apparire caratteristiche che non possiedono né i genitori, né gl'immediati ascendenti, viene interpretato dagli evoluzionisti come un ritorno a condizioni che esistevano in lontanissimi antenati, dopo una latenza durata per una lunghissima serie di generazioni (atavismo filetico). Per esempio, la rigatura trasversale della pelle, che compare talvolta nelle estremità anteriori del cavallo, si vuole ricondurre all'identica rigatura che presentavano razze estinte e che presentano ancora razze allo stato selvaggio, dalle quali si presume derivi il nostro cavallo domestico. Egualmente, la polidattilia nel cavallo, eccezionalmente rara, viene interpretata come un ritorno alla condizione polidattile che presentava l'ipotetico progenitore del cavallo (Hipparion). Questo cosiddetto atavismo filetico rientra però per alcuni autori nel campo del mutazionismo.

Il mendelismo ha poi spiegato perché talora ricompariscano, saltando due o anche più generazioni, caratteri esistenti in antenati più o meno lontani. Questa sorta di atavismo è dovuta a casi d'ibridismo; e naturalmente nulla ha di comune con l'atavismo filetico o mutazionale (v. anche eredità e genetica).

L'atavismo va distinto in: familiare, storico, preistorico, bestiale. Il primo si ha nel caso in cui il carattere che compare è rintracciabile, o almeno è ammissibile che abbia potuto esistere, nell'albero genealogico della famiglia cui appartiene l'individuo che lo presenta; il secondo, quando, pur dovendo risalire a un'epoca molto remota per ritrovare il carattere comparso, questo è di tal natura da poter essere riferito ad epoca non anteriore al sorgere della civiltà; il terzo, quando si debba risalire alle epoche incivili; il quarto, quando non abbia riscontro che in stadî filogeneticamente anteriori all'uomo.

La manifestazione atavica, sia fisiologica sia patologica, una volta comparsa, può trasmettersi a discendenti. In generale poi, più o meno giustamente, fin dalla sua prima comparsa è ritenuta di natura ereditaria; si parla quindi di eredità atavica, che rientra nella eredità mediata, o di ritorno (terza legge di Darwin).

Fin che si tratta di atavismo cosiddetto familiare o anche storico e preistorico, il fenomeno può essere spiegato come trasmissione ereditaria di caratteri recessivi.

Ben diversamente è da considerarsi il fenomeno della comparsa di caratteri che non hanno riscontro che in stadî filogeneticamente remoti, e che qualcuno ha voluto e vuole riferire a eredità atavica. Tali sono, p. es., la microcefalia, il labbro leporino, la polimastia, la polidattilia, le fessure branchiali, ecc. (v. teratologia).

A eredità atavica sono riferite anche certe anomalie psichiche, con pervertimenti della moralità, che caratterizzano la personalità di taluni tipi di delinquenti. In questi è frequente trovare anche anomalie somatiche (C. Lombroso). Anche in questi casi si è voluto vedere la trasmissione ereditaria di caratteri ancestrali. È questa un'interpretazione arbitraria, che non ha ricevuto una solida e obiettiva dimostrazione. Piuttosto che pensare a comparsa di caratteri psichici, di bestie o di razze umane pteistoriche, rimasti latenti per millennî nelle successive generazioni, è più logico e semplice riferire tali anomalie ad arresti o deviazioni di sviluppo dei centri nervosi, dovuti a malattie fetali, arresti e deviazioni che impediscono il regolare funzionamento dei centri psichici superiori.

Approfondimenti

Atavismo > Dizionario delle Scienze Fisiche (1996)

atavismo [Der. del lat. atavus "antenato"] La comparsa in un individuo di inaspettate caratteristiche non possedute né dai genitori, né dagli immediati ascendenti, sinon. di reversione.... Leggi

Argomenti correlati

Degenerazione

degenerazione antropologiaSecondo una concezione diffusa nell’Ottocento, processo inverso dell’evoluzione, cioè regressione a stadi propri dell’uomo primitivo e dei suoi antenati pre-umani, considerata elemento patogenetico delle malattie mentali e della criminalità (B.-A. Morel; V.-J.-J. Magnan; C. Lombroso). Lombroso definiva caratteri degenerativi (o stigmate d.) le anomalie fisiche che avrebbero contrassegnato l’aspetto e la morfologia del delinquente abituale, attribuibili o a una regressione a uno stato ancestrale (d. atavica) o a tare patologiche (lue, alcolismo ecc

Antropologia

antropologia Scienza dell’uomo, considerato sia come soggetto o individuo, sia in aggregati, comunità, situazioni. 1. A. fisicaRamo delle scienze biologiche che studia l’umanità dal punto di vista naturalistico, cioè in quanto costituente un particolare gruppo zoologico, sulla scorta di caratteri morfologici e fisiologici. Sganciandosi dall’a. di matrice umanistica, l’a

Mantegazza, Paolo

Mantegazza, Paolo. - Antropologo, igienista, patologo e scrittore italiano (Monza 1831 - San Terenzo 1910). Esercitò dapprima la professione medica in Argentina; tornato in Italia, fu prof. di patologia generale nell'univ. di Pavia (dal 1860), dove fondò il primo laboratorio di patologia generale in Europa. Deputato al parlamento e senatore, fece creare a Firenze la prima cattedra italiana di antropologia e ne assunse l'insegnamento (1870). Assertore convinto delle teorie darwiniane, ne studiò molti problemi (atavismo, pangenesi, selezione sessuale, ecc

Pensièro

pensièro La facoltà del pensare, cioè l'attività psichica mediante la quale l'uomo acquista coscienza di sé e della realtà che egli considera come esterna a sé stesso; proprio dell'uomo, lo differenzia dagli altri esseri viventi permettendogli di cogliere valori universali, di costruire nuovi modelli che trascendono i limiti spazio-temporali della percezione sensoriale, di formarsi una coscienza di quello che esperimenta nella sua interiorità e nella realtà esterna.

Invia articolo Chiudi