auxina Sostanza di crescita diffusibile che si forma nelle piante, nelle cellule degli apici vegetativi, degli abbozzi fogliari e delle gemme fiorali, e stimola l’accrescimento in senso longitudinale, anche rapido e aspecifico, delle cellule dei tessuti al disotto dell’apice. Indicata in un primo tempo con il termine eteroauxina per distinguerla da due sostanze isolate dalle urine umane (auxina a, o acido auxentriolico) e dai germi di mais (auxina b, o acido auxendiolico), si vide poi trattarsi sempre dello stesso composto, identificato come acido β-indolacetico (IAA), di formula
L’a. e parecchi altri composti analoghi sintetici, come il 2,4-D (acido 2,4-diclorofenossiacetico) e l’α-NAA (acido α-naftalenacetico), che hanno proprietà fitormoniche e ne imitano l’azione, provocano nelle piante un complesso di risposte morfologiche e fisiologiche. In condizioni appropriate, l’a. e le sostanze auxinosimili possono promuovere la formazione di radici, inibire lo sviluppo di gemme, la caduta di foglie e frutti e indurre modificazioni rilevanti nello sviluppo sia di organi intatti o recisi, sia delle colture di tessuti.
Al livello molecolare, le a. provocano cambiamenti nel metabolismo degli acidi nucleici e inducono vari enzimi; esse sono poi caratterizzate dalla capacità di accelerare la velocità di crescita di tessuti primari recisi da germogli, con risposte all’IAA e alle a. sintetiche talora assai rapide, misurabili nello spazio di qualche ora, o addirittura di minuti, di trattamento. Ciò rende le sostanze auxiniche particolarmente adatte nelle ricerche sulla crescita delle pareti cellulari in espianti di tessuti, ove pare agiscano con qualche meccanismo che incide sulla funzionalità delle pareti stesse, allentandone la struttura mediante rottura di legami fra i loro componenti molecolari, o promuovendo la sintesi di nuovo materiale che, incorporato nelle pareti, ne aumenta la superficie. Su questi elementi, vi sono tuttavia pareri in contrasto tra loro.
Nelle strutture biologiche l’a. è presente in concentrazioni molto basse (10−6-10−8g/l) e in tal modo è impiegata nella pratica orticola come regolatore della fioritura, della maturazione dei frutti, della produzione di frutti senza semi (frutti apireni). In dosi più alte (10−5g/l) trova impieghi come inibitore dell’accrescimento e antigermogliante per la conservazione di prodotti orticoli; in dosi massicce (10−2-10−4g/l), infine, l’a. e gli analoghi sintetici attivi si comportano come energici diserbanti selettivi.
dicotomia In botanica, il tipo di ramificazione apicale (anche dicotomia dicopodia), nel quale l’apice dell’asse (tallo o un ramo di questo, fusto, radice, foglia) si divide in due apici, i quali continuano l’accrescimento originand
dermatogeno In botanica, il tessuto meristematico più esterno degli apici vegetativi delle piante superiori, dal quale trae origine l’epidermide. Consta di un solo strato di cellule le quali si dividono unicamente in senso perpendicolare alla
preriposo In botanica, periodo della quiescenza di una pianta durante il quale le gemme riprendono facilmente l’accrescimento. Nei climi temperati tale periodo si svolge di norma durante l’estate (➔ quiescenza).
moltiplicazione biologia L’accrescimento numerico degli organismi viventi mediante la riproduzione biologica. Il coefficiente di m. è diverso nelle diverse specie. L’aumento degli individui di una specie, nelle successive generazioni, è c