balena

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balena Nome comune di tre generi di Cetacei Misticeti della famiglia Balenidi: b., eubalena e b. pigmea.

La b. propriamente detta (Balena), è un enorme mammifero, di oltre 20 m di lunghezza in alcuni adulti, di forma piuttosto tozza, con capo lungo da un terzo a un quarto della lunghezza totale. Non ha pieghe cutanee sulla gola e sul petto, a differenza della balenottera. Si nutre di minuti organismi planctonici che restano impigliati nelle frange dei fanoni e di cui abbondano i grandi oceani freddi che sono il suo habitat preferito (Mare Artico, oceani Atlantico, Pacifico settentrionale e meridionale). Le b. compiono migrazioni periodiche in relazione con lo scioglimento dei ghiacci. La femmina partorisce un solo piccolo per volta. La b. polare o b. della Groenlandia (Balaena mysticetus) può raggiungere fino a 24 m di lunghezza totale, ha corpo tozzo, con testa molto grande; ha fanoni altissimi, fino a 5 m; l’occhio, piccolo, è situato dietro l’angolo della bocca; in prossimità di esso si trova l’apertura del condotto uditivo esterno; la femmina, dopo una gravidanza di 10 mesi circa, partorisce un piccolo, lungo 3-5 m, che l’accompagna per circa un anno; ormai rara, si rinviene ancora nel Mare Artico e negli oceani Atlantico e Pacifico settentrionale, ma soltanto oltre il 64° lat. N. 

Il genere Eubalaena comprende una specie vivente: la b. dei Baschi (E. glacialis), detta anche b. nera, ha dimensioni relativamente modeste (circa 17 m di lunghezza), testa distinta dal tronco mediante un solco nucale, una grossa escrescenza (berretto o bonnet) sulla parte anteriore del capo, abitata da Crostacei Ciamidi; anticamente era diffusa dal Golfo di Biscaglia verso N; attualmente, causa la caccia spietata di cui è stata oggetto, è limitata intorno all’Islanda e al Nord dell’America; si sono registrate casuali comparse di questa specie nel Mediterraneo, con individui che si sono arenati anche sulle coste italiane; la specie ha una sistematica controversa: alcuni autori riconoscono tre sottospecie, per altri le popolazioni australi sarebbero da attribuire a una specie a sé: Eubalaena australis

Il genere b. pigmea (Caperea marginata) vive nei mari australi e ha dimensioni assai minori; non oltrepassa infatti i 6 m di lunghezza. 

Per il rendimento economico molto elevato (una b. polare può fornire fino a 100 kg di fanoni, le stecche di b., e 30.000 l di olio) le b. sono state oggetto da secoli in tutti i mari di caccia intensissima. Le prime navi baleniere sembra siano state allestite nei sec. 14° e 15° dai Baschi. Dal 18° al 20° sec. la caccia spietata ha quasi fatto scomparire la b. dai mari artici, così che le flottiglie baleniere, a cominciare dalle norvegesi, hanno cominciato dal 1904-05 a battere i mari dell’Antartide. Accanto ai Norvegesi apparvero in queste zone gli Inglesi e in seguito i Tedeschi e i Giapponesi. Basi stabili per la caccia alle b. vennero fondate nelle solitarie isole subantartiche, mentre veniva diffondendosi la caccia pelagica, cioè non provvista di basi fisse, grazie alle gigantesche navi-officina di decine di migliaia di t di stazza lorda (factory ships), destinate specialmente alla lavorazione e conservazione dei prodotti. La caccia alla b. è stata regolata da convenzioni internazionali con limitazioni intese a salvaguardare il patrimonio faunistico: nonostante il dissenso di alcuni Stati ciò ha consentito una significativa flessione nella cattura delle b.: dalle 65.000 del 1963 alle circa 4000 del 1986, anno in cui cominciò la moratoria per difendere i cetacei dall’estinzione. Da allora nel mondo solo Giappone e Norvegia continuano a cacciare b., la cui carne è purtroppo considerata un cibo ricercatissimo. Olio di b. Estratto dall’adipe, ha colore variabile, a seconda delle condizioni di estrazione, dal giallo chiaro fino al bruno scuro; gli acidi grassi che contiene sono principalmente oleico, palmitico-oleico, non saturi a 20-22 atomi di carbonio (acido clupanodonico ecc.). Per l’estrazione si fonde il grasso con vapore sotto pressione. È usato in particolare nell’industria dei saponi, nella filatura della iuta, per preparare oli induriti.