GOGGIO, Bartolomeo

GOGGIO, Bartolomeo

Dizionario Biografico degli Italiani - Volume 57 (2001)
di Anna Laura Saso

GOGGIO (Goggi, Gogio, Gogo), Bartolomeo. - Nato a Ferrara intorno al 1430, fu al servizio del duca Ercole I d'Este. Poche le notizie sulla sua biografia; sappiamo, tuttavia, che intraprese la carriera notarile (figura nel Catalogo dei notai dell'Archivio di Stato di Ferrara, n. 195), probabilmente a partire dal 1450, all'incirca all'età di vent'anni. Restano documenti da lui rogati dalla fine degli anni Ottanta ai Novanta, che interessano le principali famiglie di Ferrara (Este, Pasini, Costabili, Cicognara, Gualenghi, Sacrati, Prisciani, Bendidio, Cestarelli). Ciò sembrerebbe testimoniare una prova del suo prestigio professionale. Il G., inoltre, risulta dedicatario di opere di due letterati della corte ferrarese: Gaspare Tribraco de' Trimbocchi e Ludovico Carbone. Stando a quanto egli afferma nei suoi scritti, un forte legame dovette unirlo alla duchessa Eleonora, moglie di Ercole e figlia del re di Napoli Ferdinando I d'Aragona.

La produzione del G. si compone di due trattati, rimasti entrambi manoscritti: il primo, in volgare, in sette libri, redatto verosimilmente intorno al 1487, è il De laudibus mulierum (tramandato in copia unica dal ms. Additional 17415 della British Library, della fine del XV secolo). Tale datazione è deducibile dalla notizia, contenuta nella dedicatoria, della recente partenza di Ippolito d'Este per l'Ungheria in seguito alla nomina ad arcivescovo di Esztergom: il G. si augura che l'opera possa lenire il dolore della duchessa per l'allontanamento del figlio. Il De laudibus, che nel 1493 figurava nella biblioteca di Eleonora, sembrerebbe essere stato composto dal G. non su commissione ma di propria iniziativa e poi dedicato alla duchessa, del cui entourage egli doveva fare parte.

Il De laudibus, nonostante abbia avuto una circolazione piuttosto circoscritta, appare particolarmente significativo nell'ambito della cosiddetta querelle des femmes, come argomenta il Gundersheimer, per via dell'originalità del femminismo e della modernità di certe affermazioni sulla parità dei sessi che vi sono contenute. Per queste sue caratteristiche esso si differenzia profondamente dal resto della letteratura coeva, che si mantiene per lo più fedele a stereotipi e a luoghi comuni (come la naturale inferiorità fisica e morale della donna, la sua totale responsabilità del peccato originale ecc.). Il fulgido modello offerto dalla duchessa Eleonora, una donna di carattere, brillante, capace di conciliare le esigenze del governo con quelle della famiglia e della maternità, può senz'altro aver contribuito a radicare nel G. le sue idee sulla falsità e infondatezza della disuguaglianza dei sessi. Egli rintuzza le calunnie mosse contro le donne da scrittori, come il Boccaccio (si pensi al Corbaccio), che le denigrano sistematicamente o dai predicatori, che dai loro pulpiti alimentano la misoginia. Le modalità della creazione di Eva contenute nel racconto biblico, a giudizio del G., non solo non implicano alcuna dipendenza da Adamo, ma al contrario dimostrano palesemente che si è trattato di un atto soprannaturale e decretano la superiorità della donna rispetto all'uomo, che fu invece plasmato dal fango. Per il G. sono inoltre a vantaggio della donna il luogo dove avvenne la sua creazione (il giardino dell'Eden), nonché il suo fondamentale ruolo nel processo riproduttivo. Per quanto concerne la questione del peccato originale, il G. sostiene la tesi secondo cui l'errore della donna sarebbe stato un mero strumento divino nel piano della salvazione, l'imprescindibile presupposto dell'incarnazione che, altrimenti, non avrebbe avuto ragione di essere. Pertanto, dunque, l'espulsione dal paradiso sarebbe stata pianificata dall'alto al fine di lasciare la terra in eredità all'uomo. Un altro indizio della nobiltà della donna riposa nella sua superiore bellezza fisica, perfetta incarnazione delle caratteristiche divine. Per il G., il predominio del sesso maschile non può essere giustificato né da passi biblici né da ragioni naturali. Infatti, mentre le donne offrono frequentemente saggi di forza interiore, volontà e costanza (un esempio per tutti è offerto dalla Vergine Maria, scelta da Dio per essere la madre di suo Figlio), gli uomini si mostrano incostanti sia nella mitologia, sia nella storia sacra (Marte ed Ercole; Giacobbe, Sansone, i re David e Salomone). Sono state proprio le donne a porre le basi della società civile (lettere, arti, scienze, armi, legge, commercio, politica): basti pensare alla dea Iside che donò l'alfabeto agli antichi Egizi, alle Muse che presiedono alla poesia e alle arti, a Minerva che insegnò l'arte militare e la matematica e così via.

Minore interesse offre l'altro trattato del G., redatto in latino e intitolato De nobilitate humani animi opus (Modena, Bibl. Estense, Campori, 134 [gamma.S.6.7]). L'operetta, indirizzata a Ercole d'Este e incentrata sulla nobiltà dell'anima, contiene, oltre alla rievocazione dell'arrivo di Eleonora a Ferrara, la descrizione delle sue esequie e una lunga meditazione sulla sua morte, avvenuta l'11 ott. 1493.

In mancanza di dati documentali è questa anche la data dopo la quale va posta la scomparsa del Goggio.

Fonti e Bibl.: G. Tiraboschi, Biblioteca modenese, V, Modena 1784, p. 294; G. Bertoni, La biblioteca estense e la coltura ferrarese ai tempi del duca Ercole I, Torino 1903, pp. 163 s., 233; M. Catalano, Vita di L. Ariosto, II, Genova 1930, pp. 352, 379; C. Fahy, Three Early Renaissance treatises on women, in Italian Studies, XIII (1956), pp. 30, 32-36, 50; W.L. Gundersheimer, B. G.: a feminist in Renaissance Ferrara, in Renaissance Quartely, XXXIII (1980), pp. 175-200; P.O. Kristeller, Iter Italicum, I, p. 61; II, p. 431; IV, p. 102.

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