BERNARDO da Parma

Dizionario Biografico degli Italiani - Volume 9 (1967)

di Roberto Abbondanza

BERNARDO da Parma. - Nacque al principio del sec. XIII (possibile anche la fine del sec. XII) da una famiglia probabilmente di piccola nobiltà feudale, che traeva il nome da una località, Botonus (Bottone?), dove (1230) le Rationes decimarum per l'Emilia dicono fosse una cappella e, nel 1299, una chiesa, dipendenti dalla pieve di Traversetolo, nel Parmense.

Nell'epigrafe tombale B. è detto "de Botono de Parma ", e ciò ha fatto preferire a taluni biografi l'individuazione, a nostro parere impropria, sotto il cognome Bottoni. In verità, B. si definisce semplicemente "Bernardus Parmensis" (gl. dividatur ad X.1.6.28).

Fu allievo a Bologna dei canonisti Tancredi e Vincenzo Ispano. Ricordato già nel 123o quale docente di diritto canoniconello Studio che lo aveva avuto scolaro (Savioli, Annali…),il primo documento conservatoci che lo menzioni, e con la qualifica di "magister", reca la data del 1232,quando B. interviene con altri professori bolognesi in un atto dei capitolo della cattedrale. "Canonicus Bononiensis" e cappellano papale è per la prima volta designato in una bolla di Innocenzo IV del 13 giugno 1247, indirizzata a B. e al vescovo di Cervia, perché, dopo la rinunzia dell'abate di Nonantola Cirsacco, promuovano l'elezione di un nuovo abate.

I problemi della rinunzia di Cirsacco e della successione del nuovo abate Bonaccorso erano ancora aperti otto anni più tardi e affidati ancora, per la soluzione, a B., se in argomento troviamo lettere di Alessandro IV in data 12 luglio e 3 sett. 1255, indirizzate, oltre che a Cirsacco, a Bonaccorso e ai monaci di S. Procolo, anche al "magister Bernardus, canonicus Bononiensis, capellanus noster". B. è ricordato anche in altra bolla di Alessandro IV del 21 settembre dello stesso anno.

Nel 1250 B. interviene all'atto mediante il quale dal podestà veniva concessa all'arciprete di Monteveglio la chiesa di S. Ambrogio, in cambio della chiesa di S. Apollinare, che doveva essere demolita.

Testimone a un atto vescovile troviamo B. sotto la data del 28 giugno 1262.

Anche Urbano IV, come i suoi predecessori, tenne in gran conto B. e gli affidò delicate incombenze, come quella trasmessagli con bolla dell'8 sett. 1264 di immettere nel possesso del castello di Carpi quel Manfredo, vescovo di Verona, che, rettore della Marca anconitana, per la sua fedeltà alla Sede apostolica tanto aveva sofferto a opera di re Manfredi. B. era anche titolare della chiesa di S. Maria di Montovale nell'agro bolognese, per la quale ebbe a subire molestie e danni a opera di Iacopo conte di Panico. Al momento della morte di B. era in corso una causa per risarcimento dei danni, nella quale gli successe un altro canonico, Bernardo da Querceto.

L'Affò e il Sarti non credono alle notizie, peraltro non documentate, che volta a volta presentano B. uditore in Roma del palazzo apostolico, cancelliere dello Studio bolognese, arcivescovo di Genova; né credono che abbia mai insegnato altrimenti che a Bologna, escludendo un suo trasferimento a Reggio.

B. morì a Bologna tra il 12 e il 31 marzo 1266. L'Affò, sulla fede di un necrologio del capitolo parmense, precisa: il 24 marzo. è da eliminarsi definitivamente la data - tra il 12 e il 31 maggio 1263 - fornita dallo Schulte. B. aveva fatto testamento il 10 giugno 1262, e lo confermò il 9 giugno 1265, aggiungendo disposizioni circa la sua sepoltura (da farsi presso la tomba del suo maestro, Tancredi, nella chiesa di S. Pietro) e diversi legati, tra cui quello dei suoi pochi libri ("Codicem, Digestum vetus et Digestum Novum et Summa Uguitionis in Decretis… et Psalterium cum ymnario") e di alcuni oggetti preziosi, al nipote Gerardo. Altri codicilli, del 6 e del 12 marzo 1266, sono segnalati dal Sarti.

L'opera maggiore di B. è la glossa alle Decretales Gregorii IX. Queste erano state promulgate il 5 sett. 1234, ma già una intensa attività esegetico-sistematica si era svolta, da quasi mezzo secolo, sulle compilazioni decretalistiche che avevano preceduto l'opera affidata da Gregorio IX a Raimondo da Peñafort., e che in essa erano quindi confluite insieme con il materiale legislativo più propriamente gregoriano. Valendosi pertanto degli apparati, delle glosse, delle summae e di altri scritti sulle cinque compilationes antiquae, nonché dei lavori che subito avevano incominciato a svolgersi intorno al Liber Extra, B. redasse, in guisa di commento continuo, un vasto apparato di glosse a quest'ultimo, che presto si affermò come l'apparato per eccellenza, la glossa ordinaria alle Decretali di Gregorio IX, il lavoro per cui B. fu definito, per antonomasia, "glossator", ovvero "Decretalium apparatus compilator".

All'apparato, che ebbe almeno quattro versioni, B. lavorò per oltre un trentennio. Definitivamente scartata la data del 1263, che lo Schulte indicava come quella del completamento e della prima pubblicazione dell'opera, si distinguono ora, in base alle ricerche di Kuttner-Smalley fondate su un numero cospicuo di manoscritti, una prima redazione della giossa di B., da collocarsi fra il 1234 e il 1241, che ci è testimoniata da un manoscritto oxoniense (il Bodl. Lat.th. b. 4) datato nell'explicit 12 luglio 1241 (al di là di tale anno non si può andare, oltretutto, per l'assenza di ogni riferimento alla legislazione di Innocenzo IV); una seconda redazione che contiene citazioni delle decretali innocenziane Officii e Pia (la prima emanata tra il 28 giugno 1243 e il 23 febbr. 1244, la seconda fra il 1243 e l'agosto 1245), ma che non fa alcun riferimento agli statuti del concilio di Lione del 25 ag. 1245, e che pertanto è databile fra il luglio 1243 e l'agosto 1245; quindi una terza redazione da porsi tra il 1245 e il 1253 circa. Per la quarta, l'ultima e finale stesura, bisogna attendere altri dieci anni. Essa è posteriore a una ben nota additio diB. in cui si ricorda la consacrazione (maggio 1263) del vescovo di Bologna Ottaviano, e forse non ricevette nemmeno l'ultima mano dell'autore. B. padroneggiò con sicurezza tutta la letteratura anteriore e dimostrò una particolare attitudine nella scelta e nella rielaborazione del materiale esegetico dovuto a una serie numerosa di autori, quali Alano, Bernardo di Compostella antiquus,Tancredi, Lorenzo e Vincenzo Ispano: ad alcune glosse di questi ultimi egli mantenne la sigla che ne individuava la provenienza, ma, in complesso, i riferimenti espressi alla letteratura precedente sono relativamente poco frequenti: talune glosse portano la sigla di B. ("Ber." o "Bern."), che ne è certamente l'autore; altre non recano alcuna sigla, ma sono tradizionalmente attribuite a Bernardo.

Con la pubblicazione della prima redazione della glossa di B. dovette coincidere quella dell'apparato alle Decretali di Goffredo da Trani, che apparve prima del 1241-1243, ma fu soppiantata dall'opera più fortunata del parmense, che prevalse anche sull'apparatus di Innocenzo IV. Un'antica confusione di B. con Bernardo da Compostella iunior,come pure l'attribuzione a Vincenzo Ispano di un esagerato contributo all'opera di B., sono state facilmente scartate dalla critica. Ma mancano ancora efficaci strumenti filologici e bibliografici che ci orientino nella massa enorme dei manoscritti (citati dallo Schulte in modo sbrigativo là dove tratta del testo delle Decretales,e nel paragrafo riservato a B. citati solo quei pochi dell'apparato senza il testo; ma un primo nucleo importante e in certo modo classificato di codici ci è offerto dalle indicazioni di Kuttner-Smalley; si vedano anche i codici descritti da Bohácek e Stelling-Michaud) e delle edizioni a stampa (le prime a Magonza, 1472, e a Strasburgo, circa 1472). Dell'opera maggiore di B. vennero col tempo a far parte integrante numerose additiones di canonisti contemporanei e posteriori, quali Giovanni d'Andrea e l'Ostiense, senza peraltro alterare il carattere fondamentale di quella che doveva restare, in perfetta analogia con l'opera accursiana sul Corpus iuris civilis e con l'opera di Bartolomeo da Brescia sul Decretum Gratiani,la glossa ordinaria alle Decretales Gregorii IX.

Distinti dalla Glossa, anche se ad essa affiancati in alcuni manoscritti e nelle più tarde edizioni, sono i Casus longi, discussioni dei problemi di fatto e di diritto posti e risolti dalle singole decretali. Lo Schulte ne indica molti manoscritti; per ciò che riguarda le edizioni a stampa, il primo dei quattordici incunaboli che si conoscono è di Parigi e reca la data del 13 giugno 1475. Si è detto che i Casus entrarono a far parte della Glossa nelle più tardi edizioni di questa, ma essi vennero anche pubblicati nelle opere di Niccolò de' Tedeschi (Milano 1504). Sempre a proposito di casus, il Kuttner aggiunge al catalogo delle opere di B. (contro lo Schulte) i Casuset notabilia alle Novelle di Innocenzo IV, compresi in un'opera dall'incipit  "Olim ante istam constitutionem". Il Kessler ha confermato l'attribuzione, indicando in uno dei 18 mss. in cui l'opera segue i Casus alle Decretali (contro tre soli mss. in cui l'opera si presenta da sola) la sottoscrizione "Expliciunt casus magistri Bernardi Parmensis novaruum constitutionum" (ms. Wien 2071).

Inedita è l'altra opera di B., la Summa super tittilis Decretalium, i cui numerosi manoscritti sono indicati nel Repertorium del Kuttner, che integra e corregge i dati forniti dallo Schulte. Questi è ancora necessario per la descrizione dell'opera, che comprende brevi esposizioni compendiose delle materie dei singoli titoli del Liber Extra.Ma la concezione dell'opera non è del tutto nuova. Si fanno, come quelli di antecedenti bene individuati, i nomi di Bernardo da Pavia, di Ambrogio, di Damaso, di Tancredi, di Vincenzo Ispano. Il prologo della Summa è identico, all'inizio, con il prologo della Summa titulorum di Ambrogio e con quelli degli apparati di Tancredi e di Vincenzo; ma è ancora da vagliare criticamente se B. abbia tenuto presente, per questo inizio dell'opera, Tancredi o piuttosto Ambrogio; e così resta da accertare se a quest'ultimo spetti un posto apprezzabile accanto a Bernardo da Pavia e a Damaso, ampiamente utilizzati lungo tutto il lavoro di Bernardo. Che ai due ultimi, e specialmente alla Summa Decretalium del pavese, B. abbia attinto senza risparmio, e spesso testualmente, è palese. In realtà B. non si preoccupò tanto di creare un'opera originale, quanto di completare quella dei predecessori, che avevano lavorato solo intorno ai testi delle compilationes,e di tener dietro pertanto all'evoluzione legislativa; e poiché la struttura della Summa non lo consentiva, B. preferì rinviare, dove occorrevano più minuti dettagli, al proprio apparato, che a sua volta possiede nella Summa un utile complemento, uno strumento di orientamento per lo studioso nella sistematica del Liber Extra. L'appartenenza a B. della Summa super titulis Decretalium è indiscutibile. Si può supporre che, dopo aver compiuto l'apparato alle Decretali, B. abbia scritto, stante l'inattualità di quelle esistenti, la sua Summa, che fa precisi e frequenti riferimenti all'apparato; e quindi i Casus. Ciò mentre in continuazione procedeva a ritoccare l'apparato.

Il Sarti attribuisce a B. anche un Consilium magistri Bernardi doctoris Decretalium,conservato in un codice della Biblioteca dei frati minori di Cesena, che verte sull'interpretazione di una decretale di Gregorio IX in materia di bestemmia. Secondo Kuttner-Smalley, sarebbe inoltre opportuno svolgere ricerche intorno a una possibile opera esegetica di B. sulle Decretali del pontefice Innocenzo IV.

B. - che fu maestro, fra gli altri, di Guglielmo Durante - non appartiene alla rosa dei canonisti eccelsi, anche se l'opera che ci ha lasciato è giustamente considerata fondamentale nella letteratura canonistica. A renderla tale contribuirono, non solo la seria cultura in entrambi i diritti, il raffinato senso giuridico, ma, soprattutto, la grande chiarezza espositiva dell'autore. Ourliac indica alcuni luoghi che rivelano le doti migliori del canonista parmense: dal significato mistico attribuito alla croce episcopale (gl. propter historiam ad X.1.15.1), all'etimologia di cardinale (gl. cardinalium ad X.1.24.2), alla questione lucidamente esposta della legittimazione dei bastardi di Filippo Augusto (Casus, ad X.4.17.13). Rileva, peraltro, lo stesso Ourliac che le teorie giuridiche non si trovano in B. se non allo stato frammentario. Toccherà ai canonisti dell'età immediatamente seguente di collocare in un coerente quadro sistematico le idee sparse nella vasta opera di B., alla quale, nonostante la sua frammentarietà, che è del resto il connotato del genere letterario della glossa, sappiamo che si deve ricorrere sempre come a un punto obbligato di riferimento nello svolgimento storico del diritto canonico.

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