BIONDO Flavio

BIONDO Flavio

Enciclopedia Italiana (1930)
di Bartolomeo Nogara

BIONDO Flavio. - Con poca esattezza si dice comunemente Flavio Biondo, mentre Flavio è un nome secondario tratto, alla foggia umanistica, da Flavus, traduzione latina di Biondo. Egli poi nella maggior parte dei documenti si sottoscrive Blondus Forliviensis, o semplicemente Blondus. Nacque a Forli verso la fine del 1392; questa data, contro l'opinione corrente che lo fa nascere nel 1388, si deduce con certezza da una nota autografa in fine al Cod. Vat. lat. 1795, dalla quale risulta che egli aveva otto mesi quando scoppiò in Forlì una certa sommossa a cui nel foglio seguente si attribuisce la data del 7 agosto 1393. Fece i suoi studî di grammatica, retorica e poetica sotto la guida del cremonese Giovanni Balestreri e conseguì presto buona riputazione di senno e di dottrina, se, ventenne appena, fu invitato nelle Puglie da Attendolo Sforza, in qualità di segretario e cancelliere. L'invito non fu accettato, ma tra il B. e gli Sforza, specialmente Francesco Sforza che arrivò poi alla signoria di Milano, passarono sempre relazioni di simpatia e di benevolenza.

Nel 1420 strinse amicizia con Guarino veronese, prendendo parte attiva al movimento umanistico del tempo. Negli ultimi mesi del 1423 sposò Paola Michelini o Muccolini, di nobile famiglia forlivese, che lo fece padre di dieci figli; ma in quel tempo medesimo, travolto dalle discordie civili e costretto ad esulare, dovette cercare occupazione ad Imola, Ferrara, Venezia, Vicenza, Brescia. Ritornò in patria nel 1427, quando la città, passata sotto il dominio della Chiesa, era governata dal legato pontificio Domenico Capranica. Col Capranica il B. fu in ottimi rapporti e da lui ebbe qualche pubblico incarico; ma per poco, perché, quando questi nel gennaio 1430 lasciò il governo della città, egli fu in trattative con Francesco Barbaro per andare con lui a Bergamo. Nel 1432 era cancelliere di Giovanni Vitelleschi nella marca d'Ancona; ma già nei primi mesi del '33 era passato a Roma col titolo di notaio di camera, e un anno dopo riceveva da Eugenio IV la nomina a segretario apostolico. In mezzo alle gravi turbolenze che costrinsero il pontefice a fuggire con la sua corte a Firenze, B. spiegò una straordinaria attività, e, dopo essersi recato in missione nello stesso anno due volte a Venezia e due volte da Francesco Sforza, riuscì a concludere un trattato, firmato a Firenze il 29 novembre 1434, nel quale lo Sforza s'impegnava a sgombrare le terre della Chiesa e a mantenerle in libertà.

Da questa data in poi non pare che il B. prendesse parte diretta al maneggio degli affari politici. Fermo al suo posto di segretario apostolico, esercitò di tanto in tanto la carica di notaio di camera e nell'aprile del 1436 conseguì l'ufficio di scrittore delle lettere apostoliche; ma il resto della sua vita, che abbraccia ventisei anni, fu da lui dedicato, oltre che all'adempimento dei suoi doveri d'ufficio, anche alla preparazione delle opere storiche ed antiquarie che ne tramandarono fino a noi il nome e la fama. Quindi accompagnò Eugenio IV nei suoi viaggi a Bologna, a Ferrara e poi di nuovo a Firenze, durante le laboriose trattative per la riunione della chiesa greca con la latina; scrisse il trattato De verbis Romanae locutionis (1435), nel quale, contro Leonardo Bruni, sostenne che il volgare italiano moderno è la continuazione naturale dell'antico linguaggio latino, e dettò dodici libri di storia contemporanea, che formarono poi i dieci libri della 3ª decade Historiarum ab inclinatione Romanorum e i primi due della 4ª. Tornato col pontefice e con la corte a Roma compose i tre libri Romae instauratae (1444-1446) e proseguì nel grande lavoro delle Historiae, cosicché nell'autunno del 1453 anche la 1ª e la 2ª decade erano compiute e pubblicate.

Durante il pontificato di Niccolò V, colpito da qualche grave calunnia e costretto perciò a lasciar Roma e l'ufficio di segretario, peregrinò per l'Italia e scrisse una descrizione storica e geografica della penisola dalle Alpi al golfo di Salerno che, col titolo di Italia illustrata, fu pubblicata sulla fine del 1453. Nel medesimo tempo, mettendo a profitto le sue cognizioni storiche e geografiche, cercò con altri scritti di persuadere gli stati italiani ad unirsi per combattere l'avanzata dei Turchi. A questo scopo nell'aprile del 1452 tenne a Napoli un discorso dinnanzi ad Alfonso il Magnanimo e all'imperatore Federico III, e nel 1453, caduta Costantinopoli, indirizzò una lunga e documentata esortazione alla guerra santa ad Alfonso di Napoli (in cui è un'importante geografia politica degli stati balcanici), un'altra al doge di Genova Pietro di Campofregoso e una terza al doge di Venezia Francesco Foscari. Negli anni che corrono dal 1455 al 1463 riprese i suoi studî prediletti di storia e di antichità, e col titolo di Roma triumphans espose in dieci libri le istituzioni religiose, civili e militari di Roma antica. L'opera, cominciata nel 1457 fu terminata alla dieta di Mantova nel 1459 e dedicata a Pio II. Seguirono a breve distanza nel 1460 il trattato De militia et iurisprudentia dedicato a Borso d'Este, e il primo libro di una storia del popolo veneto. Aveva quindi intrapresa una serie di correzioni e giunte all'Italia illustrata, e vagheggiava, in una lettera a Francesco Sforza del febbraio 1463, la continuazione della 4ª decade delle storie, quando il 4 giugno 1463 fu colto dalla morte. Ebbe sepoltura in Roma davanti alla porta maggiore della chiesa di S. Maria d'Aracoeli.

Nel campo degli studi storici ed archeologici B. fu un precursore. Per il primo, scrivendo le Decadi, egli seppe abbracciare con un solo sguardo la storia generale dell'Italia e dell'Europa, risalire alle fonti, discernere tra esse quelle più degne di fede, e ravvisare in quell'età di mezzo, giudicata barbara e poco degna di studio, una delle fasi più importanti per le quali è passata la storia dell'umanità. Con la Roma instaurata fece una descrizione sistematica di Roma, ricostruendo la topografia antica col sussidio della storia, delle iscrizioni, dei monumenti e delle testimonianze classiche, integrandole e ravvivandole con le memorie dei monumenti medievali e contemporanei. Con l'Italia illustrata rimise in onore la geografia storica e tracciò un'immagine fedele della patria nostra alla metà del '400, dove trovano posto le notizie degli autori classici e delle cronache medievali e dove sono accuratamente ricordati i monumenti e gli uomini più insigni del suo tempo. Con la Roma triumphans egli fece un trattato vero e proprio delle istituzioni pubbliche e private di Roma antica, in cui, ritessendo la vita e le istituzioni antiche, non perdette mai di vista la nuova civiltà in cui viveva e richiamò spesso avvenimenti e costumi contemporanei, formule e pratiche religiose e cristiane che hanno radice in formule e pratiche pagane.

Bibl.: A. Masius, Flavio Biondo, sein Leben u. seine Werke, Lipsia 1879; B. Nogara, Scritti inediti e rari di Flavio Biondo, Roma 1927.

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