BOSONE

    Dizionario Biografico degli Italiani - Volume 13 (1971)

di Zelina Zafarana

BOSONE. - Su B., cardinale vissuto attorno alla metà del sec. XII, la tradizione erudita del Cinque-Seicento ha tramandato una serie di notizie che, partendo evidentemente dal dato di fatto di uno stretto rapporto col pontefice inglese Adriano IV (Nicola Breakspear), fanno di lui un inglese di nascita (Panvinio), anzi un nipote dello stesso Adriano (tanto che, a partire dallo Eggs, gli viene addirittura attribuito il cognome di Breakspear: probabilmente per un meccanico riflesso di schemi nepotistici più tardi usuali nella storia cardinalizia), e monaco di S. Albano. Tale tradizione non trova in realtà conferma alcuna nelle fonti; ma l'editore dell'opera di B., Duchesne, appoggiava nella sua introduzione (pp. XXXIX s.) la verosimiglianza di una origine inglese, notando come B. faccia la sua apparizione in Curia, in qualità di scriptor S. R. E. e datario di lettere pontificie, a partire dal 1149, in coincidenza cioè con l'arrivo a Roma di Nicola Breakspear, che Eugenio III elesse cardinale vescovo di Albano: B. sarebbe dunque venuto a Roma al suo seguito; di più, l'avrebbe poi accompagnato nella sua legazione in Scandinavia, nel corso del 1152-1154, arco di tempo per il quale il Duchesne non trovava documentata la sua presenza in Curia. Le notizie della tradizione erudita hanno così finito con l'essere accolte pressoché come dati di fatto in tutta la letteratura e nei repertori, fino ai più recenti; e questo malgrado che già dal 1936 un lavoro - rimasto troppo sconosciuto - del Geisthardt le avesse fondatamente poste in discussione, rintracciando documenti di una presenza in Curia di B. ben anteriore all'anno 1149.

In effetti la Historia compostellana, riferendo la legazione in Spagna (1135-36) del cardinale Guido da Pisa, menziona anche un "quemdam suum clericum facundum" B., ben noto al pontefice, che si trovò a svolgere nel corso della legazione un ruolo particolare di fiducia (fu inviato a Roma a chiedere ulteriori, dirette istruzioni a Innocenzo II). Più tardi, nel 1148, un B. "clericus domni pape" (Erdmann, p. 145), inviato nella penisola iberica col compito di convocare l'episcopato al concilio di Reims, assisteva a un sinodo in Braga. Ora, una lettera che S. Tommaso Becket scriverà molto più tardi, nel 1166, a B. rievocava fra l'altro l'inizio della loro amicizia: "...cum a tempore Guidonis Pisani familiaritatem personaliter contraxerimus" (Robertson, Materials..., VI, pp. 57 s.); in quell'occasione, aggiunge Tommaso, e proprio per la sua mediazione B. aveva allacciato rapporti con Teobaldo arcivescovo di Canterbury (1139-1161). Con tale passo del Becket è da porre in connessione una seconda lettera inviata a B. da un altro dei suoi amici inglesi, Giovanni di Salisbury, nel 1173, che ricorda i rapporti di "familiaritas" esistenti fra B. e il clero di Canterbury "a diebus domni Lucii" (Lucio II, 1144-1145; Epistolae, ed. Giles, n. 321). Ora una legazione di prelati inglesi era giunta a Roma quando, alla morte di Innocenzo II, si era posta la questione del rinnovo del titolo di legato all'arcivescovo Enrico di Winchester, titolo cui aspirava anche Teobaldo di Canterbury: per cui durante i brevi pontificati di Celestino II e di Lucio II i due arcivescovi inglesi erano presenti in Roma. I passi citati delle due lettere permettono dunque di ipotizzare fondatamente (Geisthardt, pp. 17 s.) che fu in tale occasione che il giovane Tommaso Becket, allora al servizio dell'arcivescovo di Canterbury, conobbe B. e gli fece conoscere Teobaldo, e che allora anche si allacciò l'amicizia fra B. e Giovanni di Salisbury. I rapporti indubbiamente stretti con gli ambienti ecclesiastici inglesi non possono dunque essere assunti come prova di un'origine inglese di Bosone. La menzione precisa di Guido da Pisa nella lettera del Becket, poi, rende molto probante l'identificazione di B. col chierico che si era distinto nella legazione iberica. E gioverà anche ricordare come Guido da Pisa, dal 1132 cardinale diacono dei SS. Cosma e Damiano e particolarmente attivo nei rapporti con la Spagna, era divenuto sotto Eugenio III cancelliere: è alla morte di Guido (avvenuta dopo il 16 maggio 1149) che B. gli subentra nella carica di datario delle lettere pontificie (la sua prima datazione conosciuta è del 6 novembre di quell'anno).

Dei rapporti fra B. e l'ambiente inglese ci rimangono testimonianze soprattutto nella corrispondenza di Teobaldo di Canterbury e di Giovanni di Salisbury (particolare ruolo in favore di Canterbury dovette svolgere B. nell'affare del vescovo Nigello di Ely: cfr. Geisthardt, pp. 26 ss.). Anche i rapporti con S. Tommaso Becket, oltre che dalla già citata lettera, sono confermati dal rilievo dato, nella Vita Alexandri, al suo martirio e poi alla sua solenne canonizzazione (Liber pontificalis, II, pp. 425 s.). Non risulta invece che B. sia mai stato in Inghilterra: la notizia data dal Watterich (Pontificum Rom. vitae, I, p. LXXIX e cfr. Duchesne, p. XXXIX) di una legazione inglese di B. nel 1158-1159 non ha alcuna conferma documentaria. Come pure risulta infondata la già menzionata ipotesi del Duchesne circa una legazione a fianco di Nicola Breakspear nel 1152-1154: in realtà la presenza di B. è documentabile in Curia, dove data lettere pontificie, fino al maggio 1153, quando la direzione della cancelleria viene assunta da Rolando Bandinelli (Geisthardt, pp. 23 s.), e nell'ottobre di quell'anno B. è menzionato da Anastasio IV quale "scriptor noster" (Jaffé-Löwenfeld, n. 9747).

Mostrata l'inconsistenza dell'ipotesi di una nascita inglese di, B., il Geisthardt (pp. 37 ss.), si adopera da parte sua a ricercarne le possibili origini in zona toscana, fondandosi sul particolare interesse per questa regione che sembra emergere a tratti nelle Vitae, sul rapporto già menzionato con Guido di Pisa e su quello che Geisthardt postula con Lucio II - in base al particolare rilievo che assume la sua Vita - già canonico in Lucca; anche di Alessandro III B. ha cura di sottolineare a posizione di grande rilievo occupata nella Chiesa pisana prima del pontificato (Liber pontificalis, II, p. 397); e dei documenti di un soggiorno in Toscana di B. si dirà più oltre. In particolare, gli indizi sembrano convergere su Lucca: per la chiesa lucchese di S. Reparata il 7 ott. 1153 B. richiedeva a Anastasio IV un privilegio, e nel 1160 è attestata la sua presenza in Loppia, presso Lucca, in compagnia di un canonico del luogo, Manfredi (Liber censuum, II, p. 134). Nulla di assolutamente probante, dunque: ma certo un'ipotesi documentata e possibile.

L'avvento al trono pontificio di Adriano IV (1154) segna un periodo di notevole avanzamento nella posizione di B., che assumeva la carica di "camerarius domini pape". Egli stesso, a conclusione della Vita Adriani, così si firmava: "Actum Bosonis... qui ab ipso pontifice ab exordio sui apostolatus eius camerarius constitutus... assidue usque ad ipsius obitum familiariter secum permansit" (Liber pontificalis, II, p. 397). Con B. tale carica, appare assumere un rilievo fino allora mai conosciuto, soprattutto da quando a essa si aggiunse nel 1157 (la prima sottoscrizione è del gennaio) il titolo cardinalizio, della diaconia dei SS. Cosma e Damiano (il titolo che era stato di Guido da Pisa e poi di Rolando Bandinelli). A partire da allora B. appare muoversi in veste di rappresentante del papa, in una vigorosa opera di restaurazione del patrimonio territoriale della Chiesa nella Campagna, nella Sabina, in Toscana: opera che sembra preludere alla politica che sarà poi propria di un Innocenzo III. Tale attività è da B. stesso messa in rilievo - se pure impersonalmente - nella Vita Adriani (Liber pontificalis, II, p. 396), e numerosi documenti ne sono conservati dal Liber censuum di Cencio camerario (v. specialmente pp. 385 ss.). Ed è con ogni probabilità da attribuire alla iniziativa di B. camerario anche quel nucleo dello stesso Liber censuum che Cencio, nella sua prefazione (pp. 1 s.), dice risalire al tempo di Adriano IV: nucleo che dovette poi passare nelle raccolte di Albino e dello stesso Cencio (cfr. in proposito l'introduzione di P. Fabre all'edizione del Liber censuum, pp. 5 s.).

Un segno eloquente del potere da B. conseguito sotto il pontificato di Adriano IV è dato dal ruolo che egli svolse in periodo di sede vacante (settembre 1159), particolarmente agitato per la doppia elezione di Alessandro III e di Vittore IV. In tale occasione egli si affrettò a occupare la fortificazione di S. Pietro, "cuius custodes fidelitatem ei iuraverant domno papa Adriano vivente...", come si apprende dalla lettera che i canonici di S. Pietro sostenitori dell'antipapa Vittore, inviavano a Federico Barbarossa, in termini pieni di odio per B., "auctor scelerum" e "primogenitus Sathanae" (in Rahewini Gesta Friderici I imperatoris, a cura di G. Waitz, in Mon. Germ. Histor.,Script. rer. Germ. in usum scholarum, Hannoverae et Lipsiae 1912, pp. 320 s.; cfr. anche p. 307).

La carica di camerario, strettamente legata alla persona del pontefice, veniva a cessare con la morte di Adriano IV; e l'aprirsi, con lo scisma, di un periodo ben difficile per la S. Sede toglieva d'altra parte i presupposti per una politica di recupero patrimoniale.

Nel 1160-1161 B. era in Toscana (l'ultimo segno della sua presenza in Curia è del 19 febbraio: Jaffé-Löwenfeld, n. 10624): si è già menzionata la sua presenza a Loppia nel 1160 (20 nov.); l'anno seguente era a Pisa, come si apprende da una lettera di Alessandro III del 20 settembre (Jaffé-Löwenfeld, n. 10677), da cui risulta che B. era incaricato di saldare un debito con un Lucchese che si trovava in quella città (cfr. Geisthardt, p. 67). Di una più tarda legazione a Lucca, non databile, sappiamo da un'altra lettera dello stesso pontefice (p. Kehr, Italia pontificia, III, Berolini 1908, p. 466 n. 2; cfr. Geisthardt, p. 38).

Nel febbraio 1162 B. compare di nuovo a fianco del papa, allora a Genova e in procinto di imbarcarsi per la Francia: non compì però con lui il viaggio, ma si attardò a Genova, non sappiamo con quale missione, raggiungendo più tardi il pontefice in Francia, dove appare a Clermont il 18 agosto. La sua presenza rimane da questo momento pressoché costante a fianco di Alessandro, attraverso le sue varie vicende, in Francia e in Italia. Tra il 18 ag. 1165 e il 18 marzo 1166 è da porre la sua promozione a cardinale prete di S. Pudenziana (titolo del Pastore).

L'ultima sottoscrizione conosciuta è del 29 luglio 1178. L'anno precedente aveva accompagnato il papa a Venezia, dove era stata stipulata la pace col Barbarossa, e il viaggio è narrato con particolare vivacità e diffusione nella Vita Alexandri, che si interrompe bruscamente alla Pasqua del 1178: in tale anno è dunque da porre la morte di Bosone.

L'opera di B., le Vitae dei papi o Gesta pontificum romanorum, inizia con il secolo IX (col pontificato di Stefano V: 885-891): B. doveva ignorare la continuazione del Liber pontificalis compiuta fino ad Onorio II ad opera del convinto anacletiano Pandolfo, poiché egli si riallaccia così direttamente al punto dove cessava l'antico Liber pontificalis. Portato via da Roma subito dopo la morte di Anacleto II e rielaborato a opera di Pietro Guglielmo di Saint-Gilles, il Liber pontificalis di Pandolfo era destinato ad essere ripreso e assunto a base della continuazione umanistica (in proposito, e per la struttura del Liber, v. G. Billanovich, Gli umanisti e le cronache medioevali. Il "Liber pontificalis"..., in Italia medievale e umanistica, I[1958], pp. 103 ss.). La continuazione di B. rimase invece a sé, e trovò il suo veicolo di trasmissione non all'interno del corpus del Liber pontificalis, bensì in quello del Liber censuum. Nel Liber censuum di Cencio camerario del 1192 (cod. Vat. lat. 8486) figurano solo due corte e scarne cronache (Cronica romanorum pontificum et de persecutionibus eorumdem,De nominibus... pontificum romanorum, a c. di Fabre-Duchesne, I, pp. 317 ss.); all'esemplare del ms. Riccardiano 228, eseguito nella prima metà del sec. XII, furono aggiunti, fra il 1254 e il 1265 (Fabre, 1886, p. 153), alcuni quaderni di formato diverso contenenti i Gesta di B. (per la storia del manoscritto Riccardiano, cfr. l'introduzione di P. Fabre, pp. 28 ss. e inoltre A. Maier, Der Katalog der päpstlichen Bibliothek in Avignon..., in Arch. Hist. Pontif., I [1963], p. 114) e da tale esemplare deriva la rimanente tradizione manoscritta.

Tutta la prima parte dei Gesta non è opera di B., ma semplice rielaborazione di materiale tratto da Bonizone di Sutri. L'inizio è preso da quella introduzione al IV libro del De vita christiana che, per il suo carattere di excursus sulla storia del Pontificato romano, godette di una notevole fortuna anche indipendentemente dal resto dell'opera. Per la parte da Giovanni XII (955-966) in poi, la fonte è il Liber ad amicum, e la narrazione si fa più distesa. Bonizone è ricalcato molto da vicino (la rielaborazione è grezza, non si tenta neppure di nascondere il carattere di excerpta, lasciando ad esempio la prima persona là dove essa è adoperata da Bonizone), anche se con notevoli tagli, e con la preoccupazione di informare a "medaglione" il materiale che nel contesto della fonte aveva carattere molto più estesamente discorsivo e polemico; da qui il raccogliere il racconto intorno alla figura dei pontefici di volta in volta in carica, da qui dunque anche il diminuito rilievo dato al ruolo di Ildebrando sotto i suoi predecessori: il che non significa affatto che il tono sia meno accesamente gregoriano di quello di Bonizone.

Bonizone serve da fonte fino a Gregorio VII: venuto a mancare il suo Liber ad amicum, B. non trova evidentemente alcuna fonte utilizzabile per i pontificati di Vittore III e Urbano II, e salta quindi a quello di Pasquale II. Spesso B. fa grande uso di documenti ufficiali che, nella sua posizione, gli dovevano essere ben facilmente accessibili. Così per la vita di Pasquale II, che risulta una compilazione dagli Annales Romani e - appunto - da tutta una serie di documenti. E nella vita di Callisto II viene riportato il testo del concordato di Worms, secondo l'esemplare conservato negli archivi vaticani. A partire dalla vita di Onorio II comincia l'attenzione tutta particolare dell'autore per le recuperationes patrimoniali dei pontefici, mentre da quella di Innocenzo II uno dei temi costanti è l'attenzione - vivamente polemica - per la renovatio senatus in Roma. Con la vita di Adriano IV - compiuta non prima del 1166-1167, quando era già cardinale prete - B. dovette considerare in un primo momento compiuta la sua opera, che firmava, a modo di explicit, nei termini visti sopra. Ma il racconto continua poi, e ben più ampio e animato, con Alessandro III, fino ad assumere nell'ultima parte un andamento annalistico. L'interruzione, come si è visto, è brusca, al 1178, e l'inserimento verso la fine di documenti senz'alcun tentativo di coordinarli col discorso dà l'impressione della provvisorietà. È questa comunque la parte più interessante dell'opera, e costituisce una delle principali fonti per il pontificato di Alessandro III. Il tema prevalente è ovviamente lo scisma fra imperium e sacerdotium: leitmotiv è la rivendicazione della libertas ecclesiae. L'attenzione di B. si estende ad un vasto arco: protagonisti nella sua storia sono ormai, al di là dell'imperatore scismatico, i Regni europei e i Comuni che hanno collegato la causa della propria libertas a quella della libertas ecclesiae (Liber pontificalis, II, p. 429, 21); ma anche le trattative con l'Oriente hanno parte notevole nel racconto. Citatissimo nella letteratura storica nella sua qualità di fonte su Alessandro III, B. non è in realtà ancora stato oggetto di uno studio complessivo per se stesso, per la sua opera di storico e di uomo impegnato nella politica della Curia quale membro di quel collegio cardinalizio che egli definiva "pars corporis papae" (ibid., p. 417, 28).

Fonti e Bibl.: Per l'attività nella penisola iberica di B. chierico, cfr. Historia compostellana, in H. Flórez, España Sagrada, XX, Madrid 1765, pp. 571, 580; A. Brandão, Monarchia Lusitana, III, Lisboa 1632, f. 175v; C. Erdmann, Papsturkunden in Portugal, Berlin 1927, p. 145. Per i rapporti con il clero inglese, cfr. J. C. Robertson, Materials for the History of Thomas Becket,Epistolae, in Rer. Britann. Medii Aevi Script., LXVII, 6, London 1882, pp. 57 s.; Joannis Saresberiensis Opera, a cura di I. A. Giles, Oxonii 1848; II, nn. XXX-XXXII, XXXVI, CII-CV, CCCXI, CCCXXI; The Letters of John of Salisbury, a cura di W. J. Millor-H. E. Butler-C. N. L. Brooke, London 1955, pp. 18 s., 71, 77 s.

Per il Liber censuum, v. l'edizione di P. Fabre-L. Duchesne, Paris 1889-1952, ad Indicem (e cfr. l'introd. di P. Fabre, pp. 5 ss.); cfr. anche la voce di M. Michaud in Dictionn. de droit canonique, III, coll. 237 s.

I Gesta Pontificum furono editi da L. A. Muratori in Rer. Ital. Scriptores, III, Mediolani 1723, coll. 277 ss., col titolo Vitae nonnullorum Pontificum Romanorum a Nicolao Aragoniae S. R. E. Cardinali conscriptae (Nicolò Roselli, 1314-1362, detto il cardinale d'Aragona, autore di una compilazione dei Liber censuum sotto Innocenzo VI), poi da I. Watterich, in Pontificum romanorum... vitae, I-II, Lipsiae 1862, passim., infine da L. Duchesne, Le Liber pontificalis, II, Paris 1955, pp. 353-446 (cfr. anche l'introduzione, pp. XXXVII ss., e le aggiunte e l'indice a cura di C. Vogel, III, ibid. 1957). A. Brackmann, che si proponeva di continuare l'edizione del Liber pontificalis intrapresa dal Mommsen per i Mon. Germ. Histor., fornisce una lista di manoscritti in Neues Archiv, XXVI (1900-1901), pp. 317 ss. V. anche P. Fabre, Les vies des papes dans les mss. du Liber censuum, in Mélanges d'archéol. et d'hist., VI (1886), pp. 147-161, e Repertorium fontium medii aevi, II, Romae 1967, p. 566.

Della letteratura erudita che sta alla base delle notizie non documentate su B., cfr. O. Panvinius, Romani pontifices et cardinales S. R. E., Venetiis 1557, pp. 113, 118; Joannis Pitsei Relationumhistoric. de rebus Anglicis..., Parisiis 1619, pp. 827 s.; G. J. Eggs, Supplementum novum purpurae doctae, Augustae Vindelicorum, et Graezii 1729, pp. 76 s.

Per la letteratura recente su B., unica opera solida resta quella di F. Geisthardt, Der Kämmerer Boso, Berlin 1936. Sul valore di B. quale fonte, v. soprattutto A. Frugoni, Arnaldo da Brescia nelle fonti del secolo XII, Roma 1954, pp. 139-146; M. Pacaut, Alexandre III, Paris 1956, ad Indicem;M. Maccarrone, Papato e Impero dalla elezione di FedericoI..., Romae 1959, ad Indicem.

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