GIORGI (Banti Giorgi), Brigida

Dizionario Biografico degli Italiani - Volume 55 (2001)

di Roberto Staccioli

GIORGI (Banti Giorgi), Brigida. - Nacque a Monticelli d'Ongina, nel Piacentino, il 1° maggio 1755 da Giacomo (Giuseppe) e Antonia Raimondi, musici girovaghi.

Il padre era barcaiolo, ma suonava apprezzabilmente il violino e il mandolino, strumento che insegnò alla figlia unitamente al canto. La G. trascorse l'infanzia a Cremona, dove la famiglia si stabilì per dare alla bambina un'istruzione scolastica. La prematura morte di un parente causò anche la perdita di un valido sussidio economico, costringendo i componenti della famiglia a separarsi per cercare fortuna. La G. cominciò così a girovagare con il padre anche fuori d'Italia; per circa due anni si esibì in paesi e villaggi della Germania, finché nel 1775 i due decisero di recarsi a Parigi.

È degno di nota un episodio che rivela come già a quell'epoca la G. avesse una personalità assai spiccata: nel viaggio verso Parigi padre e figlia vennero assaliti da una banda di malviventi, che però vennero messi in fuga dalla ragazza stessa, tempestivamente impossessatasi della pistola del genitore. A Parigi i Giorgi vissero per circa tre anni, cantando dapprima davanti ai caffè dei boulevards; fu in una di queste esibizioni che la G. venne casualmente notata da A.-D.-M. de Vismes du Valgay, impresario ed ex direttore dell'Opéra-Comique, il quale, colpito dalla voce calda e vibrante della ragazza le propose un'audizione. De Vismes le fece ascoltare un'aria di agilità di A. Sacchini, che la G. cantò alla perfezione, pur non avendo alcuna nozione di solfeggio né di teoria musicale.

La prova così felicemente superata le consentì di esordire nel 1776 all'Opéra-Bouffe negli intervalli fra gli atti dell'Iphigénie en Aulide di C.W. Gluck in un'aria di N. Piccinni e in una di Sacchini. Tali esibizioni le procurarono immediatamente alcune scritture all'Opéra; fu però boicottata dalle altre primedonne della compagnia, nonostante godesse della protezione della regina Maria Antonietta, con la quale aveva avuto l'onore di cantare a Versailles alcuni duetti di Sacchini. La G. decise così di lasciare la Francia e nel 1779 si trasferì a Londra, debuttando in un concerto con orchestra alla sala del Pantheon di Oxford street. Fu in quest'occasione che ebbe la fortuna di essere ascoltata da Lucrezia Aguiari, detta La Bastardella; la famosa cantante, che avrebbe lasciato Londra pochi giorni dopo, le fece avere un donativo di 100 sterline annue per permetterle di affrontare uno studio più sistematico. La G. fu quindi indirizzata a Sacchini, nel frattempo stabilitosi a Londra, il quale la affidò a G. Piozzi, che a sua volta la indirizzò a C.F. Abel. Nella capitale inglese la G. conobbe il danzatore veneziano Zaccaria Banti, che sposò ad Amsterdam alla fine di quello stesso anno. Da Amsterdam i coniugi Banti si recarono a Venezia, dovendo Zaccaria esibirsi al teatro S. Samuele; all'inizio del 1780 partirono per Vienna, dove la G. apparve in alcuni concerti. L'anno successivo seguì a Londra il marito, che doveva presentare alcune coreografie per il Covent Garden, dopodiché tornò in Italia, e nella primavera del 1782 debuttò al teatro alla Pergola di Firenze ne I due fratelli sciocchi di P.A. Guglielmi. Nella stagione di carnevale 1782-83 il castrato G. Pacchiarotti la presentò al pubblico del teatro S. Benedetto di Venezia nell'Attalo re di Bitinia di G. Sarti, e in Piramo e Tisbe di F. Bianchi, non prima di averle fatto prendere lezioni di arte scenica dal celebre tenore D. Mombelli. A queste opere seguirono, sempre nel 1783, La fede trionfante, oratorio quaresimale di Bianchi, al teatro di S. Pietro di Trieste, e in autunno l'Ezio di F. Alessandri e Piramo e Tisbe di G.B. Borghi alla Pergola. Nella stagione 1783-84 fece il suo debutto a Napoli al teatro del Fondo nel dramma quaresimale Il sacrificio di Abramo di F. Robuschi, con Mombelli; successivamente cantò al teatro Regio di Torino nella Briseide di F. Bianchi (dicembre 1783), nell'Amaionne di B. Ottani, accanto al tenore G. David, e nella festa teatrale Bacco e Arianna di A. Tarchi (primavera 1784), con G. Crescentini.

La sua voce chiara, l'intonazione perfetta, il fraseggio sempre appropriato e spontaneo la resero una delle cantanti più richieste nei teatri della penisola e la sua carriera divenne sempre più fitta di impegni: nell'autunno 1784 si esibì alla Pergola di Firenze in Ifigeniain Aulide di A. Prati e al S. Benedetto di Venezia in Quinto Fabio di F. Bertoni, con il Pacchiarotti e M. Babini (ripresa a Trieste nel 1785); nella stagione di carnevale del 1785 cantò, sempre al S. Benedetto, nell'Alessandro nelle Indie (poi Trieste, primavera 1785) e ne Il disertore, entrambe di F. Bianchi; fu inoltre al teatro Nuovo di Padova nell'Ifigenia di A. Tarchi (fiera del Santo 1785), al Nuovo di Livorno ne Il Demetrio, forse di P.A. Guglielmi (autunno 1785), e al teatro di Corte di Reggio Emilia nel Medonte di G. Sarti (fiera 1785). Nella stagione di carnevale 1786 la G. debuttò al teatro alla Scala di Milano nell'Ipermestra di S. Rispoli, e nell'Ariarate di Tarchi, accanto a G. Crescentini.

Nell'inverno 1786 fu invitata personalmente a Varsavia dal re di Polonia Stanislao Poniatowski, che la assunse come cantante di corte insieme al compositore G.B. Viotti. La G. soggiornò nella capitale polacca dal settembre 1786 al febbraio 1787, impegnata a cantare al teatro Nazionale ne La vestale di G. Giordani, Il principe Kolowakandij di P. Persichini e nell'Ariarate di Tarchi; in questo periodo diede anche alla luce il primo figlio, che chiamò Stanislao in ossequio al sovrano. A Varsavia la G. divenne talmente celebre da potersi permettere di interrompere una rappresentazione, essendosi risentita per l'eccessivo brusio di alcuni spettatori, e vi fu addirittura bisogno della mediazione del re per calmare le sue ire. Intanto a Napoli l'impresario del S. Carlo le proponeva insistentemente una serie di vantaggiose scritture a fianco di G. David e Crescentini per la stagione 1787-88. Tornò quindi in Italia per prodursi sulle scene partenopee in ScipioneAfricano di Bianchi (13 ag. 1787), L'Ariarate di Tarchi (4 nov. 1787), Fedra di G. Paisiello (gennaio 1788), Debora e Sisara di P.A. Guglielmi (quaresima 1788 e 1789), Didone abbandonata di P. Anfossi (30 maggio 1788), Enea e Lavinia di P.A. Guglielmi (13 ag. 1788), Rinaldo, di P.A. Skokov (4 nov. 1788), Catone in Utica di Paisiello (5 febbr. 1789). Nella primavera del 1789 riapparve in Enea e Lavinia, per l'inaugurazione del teatro Nuovo di Codogno e alla Scala di Milano (luglio 1789). Tra l'estate e l'autunno dello stesso anno viene registrata una sua presenza a Varsavia in una non meglio identificata opera di Paisiello, ma in settembre la G. era già tornata in Italia per alcuni concerti privati a Bologna. Subito dopo tornò a esibirsi sulle scene del S. Benedetto di Venezia, accanto al castrato A. Martini detto Senesino, nel pastiche Motezuma (autunno 1789) e, nella successiva stagione di carnevale 1790, in Aspasia di G. Giordani e in Zenobia di Palmira e nella cantata L'armonia, entrambe di Anfossi.

Trasferitasi a Napoli, partecipò con David, all'Aminta di P. Guglielmi, favola boschereccia allestita in occasione delle nozze delle principesse Maria Teresa e Maria Luisa di Borbone con gli arciduchi Francesco e Ferdinando d'Austria. Per tre anni la G. fu protagonista incontrastata del S. Carlo, cantando in Zenobia in Palmira di Paisiello (30 maggio 1790), La disfatta di Dario di G. Giordani e altri autori (13 ag. 1790), La vendetta di Nino, o sia Semiramide di Bianchi (12 nov. 1790), Pizzarro nell'Indie di M. Bernardini (23 genn. 1791), Lucio Papirio di G. Marinelli (30 maggio 1791), Briseide di F. Robuschi (13 ag. 1791), Antigona di P. Winter (4 nov. 1791), Alessandro nell'Indie (12 genn. 1792) e Gionata di Piccinni (4 marzo 1792).

Sempre nel 1791 la G. si esibì per il pubblico romano nell'oratorio di P. Guglielmi La morte di Oloferne (anche Napoli, teatro del Fondo, quaresima 1791). Fu probabilmente in tale occasione che la pittrice Louise-Elisabeth Vigée Le Brun annotò alcune impressioni sulla G.: "Era di corporatura piccola, minuta e di aspetto non bello, con una tale quantità di capelli che il suo chignon rassomigliava a una criniera di cavallo. Ma che voce! Non si può istituire alcun paragone colla potenza e l'estensione di quella voce. La sala in tutta la sua grandezza non poteva contenerla […] Aveva un aspetto fisico del tutto particolare: il petto era notevolmente alto e costruito a guisa di mantice. Fu allora che io pensai che questo inconsueto meccanismo respiratorio poteva contenere e sprigionare la forza e l'agilità della sua voce" (cfr. Roberti).

Da Roma la G. si recò ancora una volta a Bologna, dove fece una sola apparizione nella Zenobia di Palmira di Anfossi (teatro Nuovo, autunno 1792; poi Brescia, Accademia degli Erranti, fiera 1792), e poco dopo partecipò all'inaugurazione del teatro la Fenice di Venezia, cantando ne I giuochi d'Agrigento di Paisiello (fiera dell'Ascensione 1792), e nell'Alessandro nell'Indie di Bianchi (autunno 1792), ancora con David e Pacchiarotti. Nella seguente stagione di carnevale, sempre alla Fenice, apparve in Ines de Castro di G. Giordani e in Tarara, o sia La virtù premiata di Bianchi. Nello stesso anno si recò in Spagna con il marito, stabilendosi a Madrid, dove godette di protezioni altolocate: la duchessa di Osuna divenne madrina del terzo figlio della cantante, e con lei la G. tenne un intenso rapporto epistolare (cfr. Mulas). Nella capitale spagnola cantò al teatro de Los Caños del Peral in Zenobia di Palmira, Semiramide e Ines de Castro, non senza accesi contrasti con il tenore G. Simonis, anche in scena (cfr. Lozzi), che la indussero a partire per l'Inghilterra.

Giunse a Plymouth ai primi dell'aprile 1794, dopo aver rischiato il naufragio; a metà del mese arrivò a Londra, dove l'impresario del King's theatre le offrì un compenso tra le 1400 e le 1500 sterline annue, con l'obbligo di ricoprire esclusivamente ruoli principali, una serata d'onore per ogni stagione, alloggio a carico della direzione, copertura delle spese straordinarie e di viaggio, nonché la protezione nella compagnia di G.B. Viotti. Debuttò così al King's theatre ne LaSemiramide di Bianchi con enorme successo; la stessa G. narrò di questo suo debutto in una lettera alla duchessa di Osuna (cfr. Mulas).

Fece seguito La serva padrona di Paisiello, intermezzo abbinato alla cantata La vittoria dello stesso, scritta in occasione della vittoria sulla Francia riportata il 1° giugno 1794 dall'ammiraglio R. Howe, a capo della flotta inglese, davanti a Brest. Per celebrare degnamente l'evento, la G. concluse la serata cantando l'inno God save the King, che eseguì con abbellimenti e cadenze di propria invenzione; questa esibizione diede luogo a giudizi discordanti, soprattutto sulla la sua pronuncia inglese: di fatto la versione dell'inno con le variazioni della G. venne data alle stampe ed ebbe grande diffusione in tutta Londra.

La presenza della G. al King's theatre fu ininterrotta sino al 1802; vi cantò, spesso sotto la direzione di Viotti, tutte le opere del suo repertorio, aggiungendovi Aci e Galatea (1795) di Bianchi, Alceste, o sia Il trionfo dell'amor coniugale (1795) e Ifigeniain Tauride (1796) di Gluck, Labella Arsene (1795) e Zemira e Azor di A.-E.-M. Grétry (luglio 1796, in italiano con la traduzione ritmica di L. Da Ponte), Nina, or Love has turned her head di Paisiello (Nina, o sia La pazza per amore, aprile 1797), Ipermestra di G. Sarti (novembre 1797), Cinna (adattata da Da Ponte, 1798) di Bianchi, La Didone (circa 1800) di Paisiello (per la cronologia dettagliata dell'attività londinese della G., v. Genesi).

La sua ultima apparizione al King's theatre fu nell'Armida di Bianchi (aprile 1802), dopodiché decise di tornare in Italia. Qui iniziò una relazione sentimentale con il tenore Diomiro Tramezzani, il quale, ancora sconosciuto, raggiunse una celebrità quasi immediata cantando a fianco della G. nell'Antigona di Bianchi al Comunale di Bologna nell'autunno 1802, e alla Fenice di Venezia nel Mitridate di S. Nasolini nel 1803. Nel 1804, dopo aver cantato al teatro Nuovo di Brescia, la G. si recò a Livorno, dove fu contagiata da un'epidemia di febbre gialla che la costrinse a una lunga quarantena; ristabilitasi, fu in grado di partecipare ai festeggiamenti dati nel 1805 al teatro alla Scala per l'incoronazione di Napoleone, re d'Italia. Nel teatro milanese cantò per tutto il 1805, poi tornò a Bologna, dove si esibì en travesti al teatro del Corso ne I riti di Efeso di G. Farinelli. Nel novembre dello stesso anno, trovandosi in difficoltà finanziarie, accettò una scrittura per Venezia; il fisico già debilitato dalla precedente malattia, nonché il clima malsano della laguna furono causa di un grave attacco di febbre, probabilmente di polmonite.

La G. morì appena cinquantenne, dopo tre mesi di malattia, il 18 febbr. 1806 a Bologna. I suoi funerali vennero celebrati nella chiesa di S. Tommaso in strada maggiore e le spoglie furono sepolte nel cimitero della Certosa.

Quella della G. fu una voce fuori dal comune: i medici che ne effettuarono l'autopsia poterono constatare una laringe di eccezionale grandezza, una cassa toracica particolarmente voluminosa e polmoni di dimensioni di due terzi superiori alla media, il che le permetteva una non comune ampiezza di inspirazione e lunghezza di fiati. La G. non aveva avuto un'educazione musicale completa; dotata di una memoria musicale prodigiosa, cantava a orecchio ed era in grado di ripetere all'istante ogni brano che le veniva proposto, eseguendolo con stile appropriato; inoltre amava ripetere più volte i "da capo" con variazioni sempre diverse. Non bella, era tuttavia piacente, e se in teatro si difendeva dalle rivalità con un atteggiamento a volte decisamente aggressivo, fuori dall'ambiente era amabilissima, avendo assimilato i modi delle dame aristocratiche, le quali facevano a gara per averla ai loro ricevimenti. Numerose le testimonianze sulla sua voce e il suo stile di canto, a cominciare da quella molto dettagliata di lord R. Mount-Edgcumbe: "Her voice, sweet and beautiful throughout, had not a fault in any part of its unusually extensive compass. Its lower notes, which reached below ordinary sopranos, were rich and mellow; the middle, full and powerful and the very high, totally devoid of shrillness: the whole was even and regular, one of those rich "voci di petto", wich can alone completely satisfy the ear" (pp. 78 s.). Decisamente negativo è invece il ritratto che ne fece L. Da Ponte nelle sue Memorie: "una femminaccia ignorante, sciocca e insolente […] dedita alla crapola, alle dissolutezze e alla bottiglia […], non aveva ritegni; e quando alcuna delle sue passioni era stuzzicata dalle difficoltà […] diventava un aspide, una furia, un demone dell'inferno, che avrebbe bastato a sconvolgere tutto un impero, non che un teatro" (p. 186). Nelle Memorie la G. appare inoltre come una donna scaltrissima, attenta a procurarsi i favori di compositori e librettisti, tentando di sedurre il Da Ponte stesso, pur di mantenere la propria immagine di primadonna.

Fonti e Bibl.: R. Mount-Edgcumbe, Musical reminiscences, London 1825, pp. 10 s., 15, 22 s., 29, 43, 78 s., 81, 83 s.; W.Th. Parke, Musical memoirs, London 1830, pp. 194 s., 251, 254 s.; L.-E. Vigée Le Brun, Souvenirs d'Italie, Paris 1835, I, p. 74; L. Da Ponte, Memorie. Libretti mozartiani, Milano 1988, pp. 185 ss., 194 ss.; F. Castil-Blaze, L'opéra italien, Paris 1856, p. 79 s.; G. Banti, Vita di B. Banti nata G., Bologna 1869; G. Roberti, La musica in Italia nel secolo XVIII, secondo le impressioni di viaggiatori stranieri, in Riv. musicale italiana, VIII (1901), pp. 543 ss.; C. Lozzi, B. Banti, regina del teatro lirico del secolo XVIII, in Riv. italiana di musicologia, XI (1904), pp. 64 ss.; C. Anguissola, S. Nasolini e G. Giacomelli, musicisti piacentini, Piacenza 1935, pp. 22 ss.; C.L. Curiel, Il teatro S. Pietro di Trieste (1690-1801), Milano 1937, p. 196; E. Faustini-Fasini, Opere teatrali, oratori e cantate di G. Paisiello, Bari 1940, p. 145; O. Mulas, Virtuose: viaggi e stagioni dell'ultimo decennio del Settecento, Madrid 1979, pp. 39 ss.; R. Celletti, Storia del belcanto, Firenze 1986, p. 112; E. De Giovanni, Studi di musicologia piacentina, Piacenza s.d., p. 43 s.; M.G. Genesi, Una primadonna tardosettecentesca, B. G.-Banti, Monticelli d'Ongina 1991; F.-J. Fétis, Biogr. univ. des musiciens, I, p. 237 (s.v.Bandi G., B.); C. Schmidl, Diz. biogr. dei musicisti, I, p. 108 (s.v. Banti, Brigitta); Enc. dello spettacolo, I, col. 1438 (s.v. Banti G., B.); The New Grove Dict. of music and musicians, II, p. 123; Diz. enc. univ. della musica e dei musicisti, Le biografie, I, p. 299 (s.v.Banti G., B.).

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